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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

“Il ritorno dei titoli value, ma solo se sostenibili”

Posted by fidest press agency su sabato, 20 marzo 2021

A cura di Marco Ghilotti, Senior Business Development Manager, e Gabriele Susinno, Senior Client Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Gli istituzionali stanno progressivamente ruotando i portafogli verso titoli ciclici e value. Si tratterà di un trend che nel corso del 2021 si rafforzerà, con una forte attenzione verso la sostenibilità. Nelle ultime settimane sui mercati è tornata la volatilità mentre monta il timore di fiammate inflazionistiche e persiste l’incertezza sull’evoluzione della pandemia.La storia insegna che in questi frangenti, l’approccio da privilegiare è diversificazione e selezione attiva, ovvero scegliere con attenzione settori e società che sono esposti positivamente alla rotazione cyclical e Value garantendo al contempo gli aspetti ESG. Gli investitori istituzionali si stanno seriamente attrezzando in questa direzione, spinti non solo dai regolatori ma anche dall’impegno dei consigli di amministrazione che stanno trovando nell’engagement una delle soluzioni. Da parte nostra, si consolida sempre più la convinzione che non ci siano E e S senza G.Il 2020 ha esacerbato fattori sociali quali la capacità di sopravvivenza, la disillusione dei giovani e l’erosione della coesione sociale. La sostenibilità sta diventando l’opportunità di crescita del secolo. Diversi governi dell’OCSE stanno attivamente includendo misure a sostegno della transizione verso un’economia verde. I cambiamenti nei modelli di business e la fiducia dei consumatori accompagneranno l’ottimismo reflazionistico post-pandemico indotto dal policy mix in questa fase del ciclo. Le aspettative di maggiore crescita nominale, l’irripidimento della curva dei rendimenti, la maggiore leva operativa di alcuni favoriranno una rotazione della leadership rispetto alla precedente fase di mercato. Tutti alisei che sospingono favorevolmente i titoli ciclici, come industriali e materiali, esposti alla crescita attesa del Pil, e value, favoriti rispetto ai growth dalle aspettative di un aumento del rendimento reale. Caratteristiche che appaiono sempre più verificate nell’evoluzione che i mercati hanno mostrato da inizio anno. La ripresa degli utili rimane la chiave di lettura, in un contesto di valutazioni elevate e in presenza di un sentiment degli investitori saldamente rialzista.Durante il mese di febbraio, un portafoglio ponderato investito nei titoli più sottovalutati (ovvero nel quartile inferiore in termini di price to book ratio), ha battuto l’indice MSCI World del 6%. Dagli anni Novanta del secolo scorso, basandosi sulla stessa metrica, solo 5 mesi hanno assistito ad una sovra performance maggiore, il primo dei quali è novembre 2020. Per gli altri bisogna risalire al 2009 all’esplosione della bolla internet negli anni 2000-2001. Allora come oggi i settori value privilegiati sono l’Energy e i Financials. Il contesto resta favorevole per un’attenzione particolare alle valutazioni. Le ragioni sono diverse, la prima è la paura della recente forte corsa verso i risky assets, paura che segnala un potenziale cambiamento di paradigma nei modi di implementare l’ottimismo che le aspettative post-COVID ingenerano. Persistono comunque rischi in termini di potenziale ritorno di un’inflazione superiore alle attese o di un aumento della disoccupazione e di ulteriori difficoltà aziendali se la pandemia dovesse protrarsi più a lungo.Le ultime settimane hanno anche visto ritornare la volatilità sui mercati azionari con il movimento dei rendimenti obbligazionari. Ciò induce gli investitori a riconsiderare la composizione del proprio portafoglio. Ad esempio, il rendimento dei buoni del tesoro statunitensi a 10 anni è salito dallo 0,9% all’inizio dell’anno all’1,6% l’8 marzo, a causa delle preoccupazioni che un atteggiamento politico troppo espansivo e una forte ripresa economica possano scatenare pressioni inflazionistiche.Resta da capire come conciliare il ritorno del value con l’approccio ESG, dal momento che la maggior parte delle strategie di investimento ESG tende ad essere orientata verso settori in crescita come la tecnologia. L’intrinseca componente growth ha contribuito alla buona performance delle strategie ESG negli ultimi anni, poiché i titoli tecnologici growth e long duration hanno beneficiato dei bassi tassi di interesse e, più recentemente, delle perturbazioni causate dalla pandemia. La disparità di valutazione tra i settori è riportata nel grafico seguente.

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