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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Gestione domiciliare Covid

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2021

Un malato lieve che improvvisamente si aggrava e rischia la morte o un malato i cui peggioramenti si possono studiare e prevedere? La gestione a casa del Covid nella pratica del medico di famiglia presenta problemi pratici e anche di aderenza alle indicazioni istituzionali, caute quando si va oltre il paracetamolo e molto precise su cortisonici ed eparine. Dopo un’ampia revisione della letteratura internazionale, la Simg, Società italiana di medicina generale e delle cure primarie pubblica un position paper che di fatto mette fine a polemiche e iniziative non suffragate dall’evidenza. Lo stesso estratto, a firma Simg, è stato inoltrato agli Ordini provinciali, agli Assessorati regionali e alle Direzioni generali delle Asl.Estratto dall’articolo a prima firma di Davide Donno (Istituto Spallanzani) et al “How to treat COVID-19 patients at home in the Italian context: An expert opinion pubblicato sulla rivista Infectious Disease Reports” 2021;13:251-258, nonché pubblicato sulla Rivista Simg, sarà aggiornato periodicamente in base ad eventuali nuove evidenze scientifiche in collaborazione con la Simit – Società italiana malattie infettive e tropicali. Simg ha deciso di proporre una expert opinion, come spiega il presidente Claudio Cricelli, perché è «necessario utilizzare indicazioni semplici e comprensibili sulla base delle evidenze scientifiche disponibili e delle raccomandazioni ufficiali del Ministero della Salute e dell’Istituto superiore di Sanità». Una delle evidenze scientifiche emerse in questo anno di pandemia, infatti, è l’enorme numero di soggetti asintomatici, paucisintomatici o con forme che non richiedano il ricovero ospedaliero: pazienti gestibili a casa, riducendo così la pressione sul sistema sanitario e minimizzando l’impatto socio-psicologico sui pazienti stessi anche se nessuno studio sulla terapia domiciliare è stato finora proposto, condotto o pubblicato. Il Documento offre risposte su dati certificati da Oms, Iss, Ministero della Salute, indicando all’inizio i criteri per identificare rispettivamente pazienti Covid-19 asintomatici, lievi, moderati o gravi e di questi coloro che potrebbero essere trattati a casa. Poi entra nel vivo con la gestione della febbre e il controllo della saturazione. Una frequenza respiratoria oltre i 20 atti al minuto, una saturazione sotto il 92% o il 90% in caso di paziente broncopneumopatico, un calo brusco della SPO2 entro le due ore, o la scarsa sensibilità alla somministrazione di ossigeno a domicilio devono mettere sul chi vive, unitamente alle condizioni riscontrate di assistenza da parte dei familiari. Per le terapie, vengono poi considerati gli utilizzi di antivirali – importanti le indicazioni sul remdesivir da somministrare in ospedale a pazienti ossigenati ma non ad alto flusso – e di antibiotici, a regola controindicati, di idrossiclorochina. E si rivaluta, elemento importante, la profilassi antitrombotica: ricorrervi è consigliato per gli allettati, ma non va trascurato che la malattia è debilitante, costringe a volte a letto a lungo, ci possono essere situazioni di rischio “insospettabili”. Quanto agli steroidi, il desametasone si lega statisticamente a un calo del 33% dei decessi nei pazienti ventilati e del 20% dei pazienti in ossigenoterapia, secondo letteratura, ma ciò non deve incoraggiare a somministrarlo a pazienti lievi e che soprattutto non hanno ancora sviluppato i sintomi poiché potrebbe inibire la risposta immunitaria. Anche sugli integratori alimentari la sensazione dalla lettura è di avere qualche strumento in più rispetto alle indicazioni istituzionali: la statistica correla bassi livelli di vitamina D a una parte importante dei decessi, e in più “in una recente revisione sistematica e meta-analisi di studi randomizzati controllati, l’integrazione di vitamina D ha ridotto il rischio di infezione acuta delle vie respiratorie”. Si accenna infine alle prospettive imminenti: anticorpi monoclonali e nuovi antivirali saranno disponibili per contrastare anche a casa il progredire della malattia, con la capacità di ridurne le complicanze e i ricoveri. (Fonte Doctornews33)

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