Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Il culto della nostra identità

Posted by fidest press agency su martedì, 30 marzo 2021

La nostra identità si dispiega tra un punto di partenza e di arrivo per tutti ineludibile. È quello genetico. Si voglia o no, la vita di ognuno si snoda lungo una traccia programmata nelle sue linee generali. I nostri gradi di libertà sono molteplici, ma entro limiti indipendenti da noi. L’indipendenza di tali limiti crea la nostra “dipendenza”. Atei o credenti si trovano, da questo punto di vista, sullo stesso binario. Sopra la nostra volontà, c’è un altro imperativo, chiamato, impersonalmente, destino, o personalmente indicata col nome di Dio. Nel momento in cui entriamo in quest’ordine d’idee giunge l’ora, come osserva l’Ubaldi, “di compiere un salto in avanti verso un nuovo tipo di selezione biologica, non più quella feroce del passato che esaltava come campione il vincitore violento, assaltante. Oggi divenuto pericolo sociale. Si tratta di un tipo di selezione più progredita, che vuole produrre l’uomo intelligente, lavoratore, spiritualmente forte, collettivamente organizzato. Si tratta di costruire l’uomo cosciente che sa pensare da sé, indipendente dal giudizio altrui, un responsabile, perché conosce la legge di Dio e secondo essa sa vivere”. La coscienza di trovarsi dentro la legge e in armonia con essa conferisce una maggiore resistenza nelle avversità e un maggiore equilibrio in senso all’ordine universale. Chi ha capito come funziona la vita, si accorge d’essere al di fuori delle vaghe astrazioni. Si rende conto come la legge sia una forza viva, operante, risanatrice, positiva. Sa che la sua giustizia finisce col vincere tutte le ingiustizie umane e che quindi il vincitore finale è il giusto e non il prepotente della terra. La legge è imparziale e universale. Ripaga ciascuno secondo i meriti. Oltre questo livello, comune ai razionalisti e agli stoici, oggi si va affermando un elemento di trascendenza che percorre tutti i rami più alti del sapere. Quella che un grande matematico italiano definiva la “insufficienza logica dell’universo naturale”, e quella che un grande logico tedesco definiva “incompiutezza” oggi si presenta nell’orizzonte della vita come aspetto escatologico. Qual è l’ultima parola della vita? È forse la morte come voleva il grande Claude Bernard e come pensa la maggior parte della gente? Oppure l’ultima parola della vita è ancora la vita, la vita oltre la vita? Che significa oltre? C’è un cammino che dall’esterno, diciamo dalle regioni epidermiche, porta verso l’interiorità che non si arresta al fenotipo, cioè al tipo che appare. Quando dico “fiore” io celebro un’apparenza fatta di sepali e di petali, la loro decadenza coincide con una deiscenza. È là che s’incontra il genoma e la sua immortalità relativa. Quando io dico “la vita oltre la vita”, penso appunto al genoma e alla legge interiore che lo sottende. Ove si colloca questa legge interiore, se non nella logica che, per l’appunto, si chiama logica della vita? Ecco allora che questa moralità biologica, che riscontriamo nelle leggi della vita, non è altro che un’espressione dell’universale ordine della legge a questo livello. Si tratta della stessa disciplina che la scienza ha visto nel campo fisico e dinamico e che accade nel campo più avanzato, quello della condotta dell’uomo, quello della morale che la dirige. Si tratta dello stesso principio di ordine insito nella legge e funzionante a livelli evolutivi diversi. È così che si spiega come la condotta umana sia soggetta a norme etiche. È così che possiamo dire che la vita, sia pure in proporzione e forma adatta al suo grado di evoluzione, è fondamentalmente onesta. Fino al suo livello più alto, quello della psiche e della coscienza, ciò è dato da uno stato di equilibrio, di rispondenza tra causa ed effetto, tra azione e reazione, che riscontriamo nel mondo della materia ed energia. Si tratta dello stesso principio di ordine che, al livello superiore della psiche, prende la forma di rettitudine nella condotta e di giustizia. Cosa mai dice tutto questo? Non dice forse unità fondamentale del tutto, non dice forse unità fondamentale della legge? Non dice forse principio di armonia che regge tutto l’universo? Tutto è un momento della legge. Tutto si moralizza in misura diversa a qualunque livello. (Riccardo Alfonso)

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