Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Archive for 1 aprile 2021

70 anni fa nasceva il primo computer commerciale della storia

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

Il 31 marzo del 1951,70 anni fa, gli ingegneri J. Presper Eckert e John Mauchly, consegnarono all’United States Census Bureau il primo computer commerciale al mondo che prese il nome di UNIVAC I (Universal Automatic Computer I) con l’obiettivo di monitorare il cosiddetto baby boom, ovvero il sostanziale aumento demografico che si verificò in America all’inizio degli anni Cinquanta. Messo in funzione il 14 giugno seguente, vennero vendute 46 unità ad alcune società e al governo USA: oltre all’ufficio dei censimenti americano, l’UNIVAC I fu acquisito da General Electric, società privata che lo impiegò nella sua fabbrica di elettrodomestici di Louisville per la gestione dei libri paga dell’azienda e per il sistema di controllo degli inventari dei magazzini. Cosa ha di straordinario questa invenzione? Si potrebbe pensare al prezzo di vendita, tra 1,25 e 1,5 milioni di dollari, o alle sue dimensioni, grande quanto un grosso armadio per un peso totale di 13 tonnellate. La vera rivoluzione consiste però nel fatto che per la prima volta nella storia un computer venne usato per l’elaborazione dei dati, e non solo per equazioni e calcoli complessi, funzione principale fino a quel momento. Inoltre, per la prima volta venne adottato il termine “automatico”: tutti i dati, sia numeri che lettere, erano immagazzinati e letti da un’unità a nastro metallica, senza il bisogno di inserire i programmi manualmente. Uno strumento del tutto innovativo e visionario che il New York Times chiamò “Il genio matematico alto 2,43 m”, in grado di registrare e classificare un cittadino medio in base al sesso, stato civile, istruzione, residenza e altre informazioni in un sesto di secondo. Ma cosa è cambiato in 70 anni nella gestione dei dati a livello commerciale? Si potrebbe dire che per la prima volta nella storia un computer abbia anticipato l’evoluzione che avrebbe preso il nome di Data Integration, ovvero un complesso processo di assimilazione, mappatura, spostamento e trasformazione dei dati, necessario a ottenere la loro elaborazione e il loro funzionamento. Oggi la digitalizzazione ha portato a un’esponenziale crescita della mole di dati che le aziende devono saper gestire in modo efficace e rapido. Da enormi computer si è passati a software in grado di gestire in modo intuitivo, dinamico e sicuro i dati. Tra queste ci sono quelle di Primeur, multinazionale italiana specializzata in Data Integration, che da oltre 30 anni fornisce i propri strumenti ad aziende nazionali e internazionali. “In 70 anni la tecnologia ha fatto enormi passi avanti. L’UNIVAC I è stato sicuramente il precursore di questo movimento che oggi è fondamentale per gestire l’operatività delle grandi aziende del settore pubblico e privato – afferma Stefano Musso, CEO di Primeur – una gestione migliore dei dati vuol dire un maggiore incremento della produttività, del time to market e del servizio complessivo di un’azienda, oltre a permettere di prendere scelte più precise e rapide a livello di business management”.Nonostante le difficoltà riscontrate dai due scienziati nella costruzione dell’UNIVAC I, questa opera portò loro grandi soddisfazioni e primati. Il 4 novembre 1952 per la prima volta nella storia un computer riuscì a prevedere la vittoria alle elezioni presidenziale di Dwight D. Eisenhower con un margine di errore dell’1%. Da quel momento gli americani presero realmente coscienza dell’importanza tecnologica di questa macchina, tanto che UNIVAC divenne la parola più comune per indicare i computer. UNIVAC I non fu l’unica impresa per gli scienziati Presper Eckert e John Mauchly: pochi anni prima, esattamente nel 1946 progettarono ENIAC, Electronic Numerical Integrator and Calculator, il primo computer elettronico general purpose nella storia. Il progetto venne affidato ai due scienziati dall’U.S. Army Ordinance Department che aveva bisogno di uno strumento capace di risolvere i problemi di calcolo delle curve balistiche dei proiettili dell’artiglieria. A differenza dell’UNIVAC, questo primo computer occupava una superficie di 180 metri quadrati e pesava circa 30 tonnellate. Oltre alle dimensioni notevoli, l’ENIAC consumava fino a 150 kilowatt di potenza: proprio per questo motivo, quando venne messo in funzione per la prima volta, provocò un black-out generale nel quartiere ovest della città di Filadelfia. Non a caso, la parola inglese “brainiac”, ovvero cervellone, deriva proprio dal primo computer elettronico ENIAC. Da costare 1 milione di dollari e pesare 13 tonnellate, il computer è entrato in ogni casa e ufficio di tutto il mondo, rivoluzionando il modo di vivere e di lavorare. Nell’ultimo anno la pandemia ha spinto notevolmente il mercato dei PC, registrando la miglior crescita dell’ultimo decennio a livello globale: come riportato dal Financial Times, secondo una ricerca della società Gartner nell’ultimo trimestre del 2020 le unità di Personal Computer spedite in tutto il mondo sono state 79,4 milioni, un aumento del 10,7% rispetto all’anno precedente, mentre su base annua c’è stata una crescita del 4,8% rispetto al 2019, con 275 milioni di unità vendute in più, il dato più alto mai registrato dal 2010. La società di ricerca IDC, invece, ha registrato 303 milioni di unità spedite con una crescita del 13,1% nel 2020, mentre Canalys ha affermato che nell’ultimo anno le spedizioni sono cresciute dell’11% e hanno raggiunto le 297 milioni di unità.

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Ancora troppa confusione nel settore Energia

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

Bollette e bonus al centro della riunione di Arera a cui ha preso parte anche l’associazione Codici. Sul tavolo l’aumento dei prezzi delle materie prime, con un incremento delle bollette dell’energia del 3,8% per l’elettricità e del 3,9% per il gas. Su base annua, però, restano i risparmi, così come rimane invariato il tema del passaggio al mercato libero.“Passano gli anni, ma resta il nodo degli oneri di sistema – dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – ed è su questo, a nostro avviso, che bisogna intervenire, con forza. L’andamento altalenante dei prezzi rende ancora più confuso un settore dove per il consumatore non è facile orientarsi, tra voci poco comprensibili, costi non sempre chiari e spese che fanno della nostra bolletta una delle più care in Europa. È arrivato il momento di tirare una linea e voltare pagina”.“I consumatori – aggiunge Giovanni Riccobono, esperto del settore Energia dell’associazione Codici – da una parte vedono rinviata la fine del mercato tutelato e dall’altra l’ennesimo aumento delle bollette, il secondo del 2021. Questo potrebbe spingerli ad affacciarsi al mercato libero, tuttavia ad oggi l’informazione sulle modalità di confronto risultano ancora poco chiare, anche in virtù di bollette poco comprensibili, dove non sono ben distinti, ed evidenziati, i costi di competenza dei fornitori e quelli fissi dettati da Arera. Sicuramente con il nuovo rinvio al 2023 c’è molto lavoro da fare per rendere quanto più possibili informati e autonomi i consumatori nelle loro scelte”.Rientra in quest’ottica la comunicazione di servizio sulla scia di quanto discusso sempre nella riunione di ieri. Parliamo dei bonus sociali di sconto per le bollette di acqua, luce e gas per le famiglie in stato di disagio economico, con Isee non superiore a 8.265 euro. “Fino allo scorso anno – spiega Massimiliano Astarita, esperto del settore Energia dell’associazione Codici – bisognava presentare la richiesta al Comune o al Caf da febbraio. Una pratica poco nota, tanto che solo un terzo dei potenziali beneficiari ha usufruito di questi sconti. Per superare il problema, Arera ha reso automatico il bonus. È importante sottolinearlo, perché ad oggi in tanti ci contattano chiedendo quando devono presentare la domanda. Bisogna solo rinnovare il proprio Isee, per il resto l’iter procede in automatico, con i bonus che scattano a luglio”.Codici è a disposizione con i propri esperti per fornire assistenza ai consumatori, che possono contattare il numero 06.55.71.996

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SMA annuncia i risultati finanziari definitivi del 2020

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

Niestetal. Nel 2020 SMA Solar Technology AG (SMA/FWB: S92) ha venduto inverter per una potenza complessiva di circa 14,4 GW. Le vendite sono aumentate di circa il 26% rispetto all’anno precedente (2019: 11,4 GW). Il fatturato del gruppo SMA è aumentato di circa il 12%, per un totale di 1026,6 milioni di Euro (2019: 915,1 milioni di Euro). L’aumento di fatturato va ricondotto in particolare all’ottimo andamento degli affari nei comparti Large Scale & Project Solutions e Home Solutions. Il margine operativo lordo (EBITDA) è raddoppiato raggiungendo i 71,5 milioni di Euro (margine EBITDA: 7,0%; 2019: 34,2 milioni di Euro, 3,7%).Il risultato netto del Gruppo è stato di 28,1 milioni di Euro (2019: –8,6 milioni di Euro). Il risultato per azione è quindi salito a 0,81 Euro (2019: -0,25 Euro). La liquidità netta (net cash) è scesa a 226,0 milioni di Euro (2019: 303,0 milioni di Euro). Il calo è da ricondurre sostanzialmente al fatto che il dato comparativo della fine del 2019 includeva una quantità elevata di anticipi incassati per un grosso ordine evaso nel primo trimestre del 2020. Alla fine del 2020 gli anticipi dei clienti sono tornati a un livello normale. L’Equity Ratio è cresciuto alla fine dell’esercizio, toccando il 41,8% (2019: 37,6%). SMA dispone, inoltre, di una linea di credito di 100 milioni di Euro presso diversi istituti bancari locali In considerazione dell’andamento positivo degli affari dell’anno passato e delle previsioni di crescita per il 2021, il Consiglio di Amministrazione e il Consiglio di Vigilanza raccomanderanno all’assemblea generale del 1 giugno 2021 di liquidare un dividendo di 0,30 Euro per azione per l’esercizio 2020. Ciò corrisponde a una quota di distribuzione del 37% rispetto al risultato del gruppo.“SMA ha superato con successo le notevoli sfide della pandemia nel 2020, raggiungendo gli obiettivi di crescita in termini di fatturato e risultato”, spiega Jürgen Reinert, CEO di SMA. “Nel segmento delle applicazioni fotovoltaiche residenziali, il fatturato è aumentato notevolmente soprattutto in Europa, Medio Oriente e Africa; nel settore delle centrali fotovoltaiche abbiamo guadagnato quote di mercato in particolare negli Stati Uniti, e consolidato ulteriormente la nostra posizione di leader in Australia, dove possiamo vantare una quota di mercato complessiva di circa il 65%, includendo la potenza delle centrali già in funzione o in cui la cui messa in servizio è già stata approvata. Sono particolarmente soddisfatto anche di un importante traguardo raggiunto nel 2020 nella nostra strategia di sostenibilità: la sede centrale di SMA è ora alimentata al 100% con elettricità proveniente da impianti fotovoltaici ed eolici situati nelle immediate vicinanze. Anche per il riscaldamento il nostro bilancio di emissioni di CO2 è neutro. Il nostro obiettivo è raggiungere un bilancio neutro di emissioni di CO2 in tutto il mondo entro il 2025.” er il primo trimestre 2021 il Consiglio di Amministrazione di SMA prevede un fatturato di 235-245 milioni di Euro (1° trimestre 2020: 287,9 milioni di Euro) e un margine operativo lordo (EBITDA) di 14-17 milioni di Euro (1° trimestre 2020: 12,3 milioni di Euro). Il Consiglio di Amministrazione di SMA conferma le previsioni di fatturato e risultati per l’esercizio 2021 pubblicate il 5 febbraio 2021, con un aumento di fatturato che dovrebbe collocarsi tra i 1.075 e i 1.175 milioni di Euro a fronte di un margine operativo lordo (EBITDA) compreso fra i 75 e i 95 milioni di Euro.

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Eruzioni esplosive: ecco come si rompe il magma

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

Benché particolarmente fluido, il magma basaltico di vulcani quali Etna e Stromboli si frammenta come un bicchiere di vetro che cade. Ma, proprio perché fluido, molte delle fratture si ricompongono, riducendo la quantità di cenere eruttata e il suo impatto su chi vive intorno ai vulcani. Questa è la scoperta di un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’Università di Monaco (Germania) e delle messicane Universidad de Ciencias y Artes de Chiapas di Tuxtla, e Universidad Nacional Autónoma de México di Mexico City. Il lavoro Fracturing and healing of basaltic magmas during explosive volcanic eruptions è stato appena pubblicato su ‘Nature Geoscience’.“Con questo studio”, spiega Jacopo Taddeucci, ricercatore dell’INGV e primo autore del lavoro, “abbiamo voluto comprendere le modalità di formazione delle particelle vulcaniche, dalle bombe vulcaniche, che possono raggiungere le dimensioni di una automobile e che cadono intorno al cratere, alla microscopica cenere vulcanica che, invece, si disperde anche a migliaia di chilometri. Tutte queste particelle si formano quando il magma che causa una eruzione si frammenta in modo esplosivo. Per i magmi basaltici, come quelli dell’Etna o dello Stromboli, questo processo non è ben compreso e ci sono teorie contrastanti tra i ricercatori”.In ogni tipo di esplosione, dalle piccole esplosioni di Stromboli che attirano i turisti, ai pericolosi parossismi dello stesso vulcano, fino alle fontane di lava che in questi giorni stanno caratterizzando le attività dell’Etna, il magma basaltico mostra specifici comportamenti. “Studiando i campioni di un numero consistente di eruzioni basaltiche”, prosegue il ricercatore, “abbiamo scoperto che in tutti i campioni sono presenti dei microscopici cristalli rotti. Per capire l’origine di questi cristalli abbiamo effettuato degli esperimenti di laboratorio dove abbiamo fuso delle bombe dell’Etna e, poi, abbiamo fatto esplodere la roccia fusa iniettando del gas a pressione. Quello che abbiamo verificato”, aggiunge Taddeucci, “è che i cristalli sono stati rotti dalla frammentazione del magma. Le caratteristiche di questi cristalli ci dicono che il magma basaltico, all’apparenza fluido, in realtà si è frammentato in maniera fragile, come un bicchiere di vetro che cade. Ma ancora più interessante è la scoperta che, siccome alla frammentazione il magma è ancora fuso, molte delle fratture che si sono formano ‘in rottura’ poi si risaldano. Questo processo di ‘ricomposizione’ delle fratture riduce la quantità di cenere eruttata dal vulcano”. “I risultati ottenuti”, prosegue il ricercatore, “ci aiutano a stimare quante particelle si formeranno nelle future eruzioni e di che dimensioni saranno, punto essenziale per affrontare le conseguenze delle eruzioni esplosive. Inoltre, queste nuove conoscenze ci guidano anche nel percorso inverso, ossia nel ricostruire le dinamiche delle eruzioni del passato a partire dallo studio dalle particelle che hanno lasciato. È indubbio che questa scoperta apre nuovi orizzonti per lo studio del vulcanismo esplosivo” conclude Jacopo Taddeucci.

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Explosive eruptions: this is how magma breaks down

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

Although particularly fluid, the basaltic magma of volcanoes such as Etna and Stromboli shatters like a falling drinking glass. But, precisely because it is fluid, many of the fractures are healed, reducing the amount of ash erupted and its impact on those who live around volcanoes. This is the discovery of a team of researchers from the italian National Institute of Geophysics and Volcanology (INGV), the University of Munich (Germany) and the Mexican Universidad de Ciencias y Artes de Chiapas in Tuxtla, and Universidad Nacional Autónoma de México in Mexico City. The work Fracturing and healing of basaltic magmas during explosive volcanic eruptions has just been published in ‘Nature Geoscience’.”With this study”, explains Jacopo Taddeucci, researcher at INGV and first author of the study, “we wanted to understand the modalities of formation of volcanic particles, from volcanic bombs, which can reach the size of a car and which fall around the crater, to the microscopic volcanic ash which, on the other hand, is dispersed up to thousands of kilometers away. All of these particles form when the magma causing an eruption breaks up explosively.For basaltic magmas, such as those of Etna or Stromboli, this process is not well understood and there are conflicting theories among researchers “. In every type of explosion, from the small explosions of Stromboli that attract tourists, through the dangerous paroxysms of the same volcano, to the lava fountains that are characterizing the ongoing activity of Etna, basaltic magma shows specific behaviors.“By studying the samples of a large number of basaltic eruptions”, the researcher continues, “we discovered that in all the samples there are microscopic broken crystals. To understand the origin of these crystals, we carried out laboratory experiments where we melted Etna bombs and then blew up the molten rock by injecting gas under pressure. What we have found”, adds Taddeucci, “is that the crystals have been broken by the fragmentation of magma. The characteristics of these crystals tell us that the basaltic magma, apparently fluid, has actually fragmented in a fragile way, like a falling drinking glass. But even more interesting is the discovery that, since the magma is still molten upon fragmentation, many of the fractures that are formed at fragmentation’ later heal. This healing process of the fractures reduces the amount of ash erupted by the volcano”.“The results obtained”, continues the researcher, “help us to estimate how many particles will form in future eruptions and what size they will be, an essential point for dealing with the consequences of explosive eruptions. Furthermore, this new knowledge also guides us in the reverse path, that is to reconstruct the dynamics of past eruptions starting from the study of the particles they have left. There is no doubt that this discovery opens new horizons for the study of explosive volcanism “concludes Jacopo Taddeucci.

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Transizione ecologica del sistema agroalimentare italiano

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

Una lettera al Presidente del Consiglio Draghi e al Ministro Patuanelli per chiedere di allineare l’Italia alle strategie di transizione ecologica dell’Unione europea. AIAB, Assobio, Associazione per l’Agricoltura Biodinamica e FederBio hanno inviato oggi una lettera al Presidente Mario Draghi e al Ministro Patuanelli per chiedere che lo sviluppo del biologico costituisca un elemento centrale della transizione ecologica del sistema agricolo e alimentare.Mentre l’Europa punta fortemente sulla conversione al biologico con il Green Deal e le strategie di attuazione Farm to Fork e Biodiversità, che hanno l’obiettivo ambizioso di triplicare le superfici agricole coltivate a biologico e ridurre l’uso dei pesticidi e degli antibiotici del 50% entro il 2030, l’Italia sta perdendo un’opportunità concreta per lo sviluppo di un settore che può contribuire alla ripresa economica del Paese. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non prevede infatti investimenti strategici per favorire la conversione al biologico, settore che vede l’Italia fra i Paesi leader in Ue.Con oltre 80.000 imprese certificate e più di due milioni di ettari di superficie agricola coltivata o in conversione al biologico, il 16% della superficie agricola totale, l’Italia è un punto di riferimento non solo per la produzione ma anche per la trasformazione e l’esportazione, con quasi 7 miliardi di euro di fatturato complessivo.Il biologico è un settore che continua a crescere a ritmi decisamente elevati sia come consumi che come produzione, inoltre attrae imprenditoria giovanile, investimenti e genera nuova occupazione, inserendosi perfettamente nell’ambito di un’economia sempre più circolare e “verde”. Deluse dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che, a differenza delle strategie europee, non fa alcun riferimento al biologico, le principali Associazioni del bio hanno scritto al Presidente del Consiglio per sollecitare interventi finalizzati alla conversione al biologico, quale asset fondamentale per il rilancio del sistema agroalimentare.In particolare, nella lettera si auspica che nel percorso di stesura definitiva del PNRR possano essere accolte le proposte che le Associazioni avevano già avanzato nel corso dell’audizione presso la Commissione agricoltura della Camera, nessuna delle quali è stata inserita nel parere condizionato che è stato espresso.Nello specifico si fa riferimento alla digitalizzazione e innovazione del sistema del biologico per favorire la trasparenza delle filiere e la semplificazione per le imprese del settore, a interventi diretti a promuovere lo sviluppo dei distretti biologici e delle filiere di “Made in Italy Bio” e alla promozione di ricerca e innovazione per il biologico finalizzata alla transizione ecologica dei sistemi agricoli e alimentari.Infine, nelle riforme collegate al PNRR relative alla revisione del sistema della fiscalità ambientale per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030, le Associazioni sollecitano l’inserimento del biologico come sistema produttivo con impatto positivo sull’ambiente e sulla salute anche al fine d’incentivarne i consumi in coerenza con le strategie europee del Green Deal.

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“Sulle tracce di Nemo. Da studio internazionale nuovi indizi sull’orologio biologico del pesce pagliaccio”

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

Australia, largo della costa Queensland. Qui, a soli 5 metri sotto la superficie dell’Oceano Pacifico, nella coloratissima barriera corallina ricca di anemoni, vive il pesce pagliaccio. Questo pesce dall’inconfondibile livrea rosso-arancio striata di bianco e nero, è diventato famoso grazie al film Disney “Alla ricerca di Nemo”, dove il padre del piccolo Nemo intraprende un lungo viaggio per raggiungere il figlio. E la fantasia, come spesso accade, non è poi così lontana dalla realtà. È ciò che emerge da un recente studio internazionale a cui ha partecipato il Professor Cristiano Bertolucci del Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie dell’Università di Ferrara, pubblicato su Scientific Reports, rivista scientifica del gruppo editoriale Nature.Al centro della ricerca condotta dai biologi sono proprio i meccanismi che consentono a questo pesciolino di “tornare a casa”, al reef, anche dopo lontane incursioni nell’Oceano aperto.“I piccoli di pesce pagliaccio nascono nell’anemone-casa dei genitori, che lasciano subito dopo la schiusa delle uova per farvi ritorno tempo dopo. Libere nell’immensità dell’Oceano, le larve di pesce devono riuscire a orientarsi per poi ritornare alla barriera corallina e a loro volta “accasarsi”. Per farlo, è cruciale che riescano a riconoscere la posizione del Sole e, come questo sia possibile resta ancora poco conosciuto”.L’ipotesi è che i pesci pagliaccio facciano affidamento per orientarsi anche su un orologio biologico endogeno che fornisce informazioni sulla posizione del Sole.“A permettere un corretto orientamento con una bussola solare – continua Bertolucci – parteciperebbe quindi un orologio biologico, in funzione già dallo stato larvale fino all’età adulta, il cui ruolo non era ancora stato indagato ma che suggerirebbe la capacità di questi animali di misurare il tempo”. Primo importante risultato di questa ricerca è aver rilevato che questo orologio interno non resta immutato, ma cambia nell’arco della vita. I ricercatori si sono concentrati sui tre stadi della vita del pesce pagliaccio – larvale, giovane e adulto – per valutare variazioni nella sua funzionalità.Spiega Bertolucci: “Dallo stato larvale sino a quando fa ritorno al reef, il pesce pagliaccio si mantiene principalmente animale notturno. Le cose cambiano una volta “accasati”. È in questo momento che il pesce cerca l’anemone a cui legarsi per la vita. La simbiosi tra pesce e anemone fa scattare un cambiamento nell’orologio biologico dell’animale, che, nell’età adulta, sembra quindi adeguarsi alla diurnalità del suo ospite”.La parte sperimentale della ricerca si è svolta all’Università di Oldenburg, in Germania, dove i pesci sono stati posti in vasche e osservati attraverso telecamere ad alta risoluzione per cogliere il maggior numero di informazioni possibili sulle loro attività. A queste osservazioni sono stati affiancati studi molecolari. “Questi sono stati condotti su linee cellulari di embrioni ai primi stadi di sviluppo, fatte crescere e selezionate in laboratorio. L’utilizzo di linee cellulari ha permesso di superare problemi di tipo etico e di lavorare con un numero di campioni più elevato, garantendo ripetibilità e significatività statistica, caratteristiche cruciali per uno studio scientifico – aggiunge Bertolucci. Ma non solo. “Grazie agli esperimenti in vitro, sottoponendo le cellule a diverse sostanze che stimolano o inibiscono la risposta alla luce, siamo riusciti a dimostrare a livello molecolare che l’orologio biologico dei pesci pagliaccio funziona ed è ben strutturato.”Questa ricerca, condotta grazie ad una collaborazione con i gruppi di ricerca di Gabriele Gerlach dell’Università di Oldenburg e di Nicholas Foulkes del Karlsruhe Institute of Technology e finanziata dalla German Science Foundation e dal Ministry of Science and Culture of Lower Saxony (Germania), non solo offre uno strumento versatile e ricco di potenziale come le linee cellulari, ma è anche il primo passo verso una comprensione più profonda di un pesce iconico. Nonostante sia il pesce più celebre del mondo subacqueo, sono ancora molti i punti interrogativi che avvolgono la vita del pesce pagliaccio, come il misterioso sistema simbiotico che forma con l’anemone.

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Stellantis. Iannone (FdI): Stato stratega per evitare deserto occupazionale

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

“La mancanza di politiche industriali di grande respiro non consente di difendere la capacità occupazionale del Paese ed è fondamentale che lo Stato rivesta il ruolo di stratega per poter essere garante ed evitare che si verifichi un vero e proprio deserto occupazionale in alcune aree, per di più già in forte difficoltà. La Fiat di Pomigliano d’Arco rappresenta uno dei pochi polmoni lavorativi in un territorio che ad oggi vanta 229mila percettori di reddito di cittadinanza. Una situazione allarmante, come evidenziato dalle crisi industriali di Whirpool a Napoli, ItalCementi a Salerno, Treofan a Battipaglia, Meridbulloni a Castellammare, che impongono la necessità di difendere la produzione italiana, perchè, pur essendo evidente che l’Italia debba puntare su turismo e servizi, il nostro Paese non può prescindere dalla produzione di beni”. Lo ha detto il senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone, commissario regionale di FdI in Campania nel corso del web meeting di Fratelli d’Italia dal titolo “Fiat addio?”.

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Libro: “Asilo Teatrale degli Appennini – Un sistema teatrale integrato nel cuore delle Marche”

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

E’ stato scritto dalla apecchiese Arianna Morganti con i contributi e le conclusioni di Nicola Nicchi.Il testo si fa portavoce di un progetto che nasce nel 2015 e che prende forma nel percorso di ricerca iniziato dall’autrice all’interno del Master in Performing Arts Management organizzato dall’Accademia Teatro alla Scala. Da un lavoro di tipo didattico conclusosi 5 anni fa, attraverso una necessaria revisione, si è arrivati a un testo vero e proprio che si presenta ai lettori come un manuale in cui si perseguono due principali obiettivi: diffondere i tratti distintivi e gli esiti del progetto “Asilo Teatrale degli Appennini” e della sua prima messa in pratica, e proporre sistemi integrati di teatro da applicare e sviluppare in territori del tutto specifici, ovvero quelli delle aree interne del basso appennino pesarese-anconetano al fine di contribuire al relativo sviluppo comunitario, culturale ed economico.La volontà di proporre un progetto culturale ad hoc per queste terre è stata dettata dalla profonda consapevolezza di Arianna Morganti e Nicola Nicchi, da sempre attivi nel mondo dell’arte e dello spettacolo, del ruolo del teatro all’interno della comunità. L’obiettivo che li ha spinti ad intraprendere tale percorso è quello di portare il teatro dove non c’è, in quelle zone di confine, fatte di piccoli paesi silenziosi e di terre feconde da coltivare con grazia e dedizione, per renderle luoghi ideali per una nuova idea di accoglienza e impresa culturale. Sebbene il comune di Apecchio sia quello in cui ad oggi il progetto si concentra, la pubblicazione si rivolge soprattutto a quei paesi vicini e simili, per natura e per caratteristiche, alla realtà apecchiese. I nove comuni facenti parte delle aree interne del basso appennino pesarese-anconetano (Acqualagna, Apecchio, Cagli, Cantiano, Piobbico, Frontone, Serra Sant’Abbondio, Arcevia, Sassoferrato), infatti, sono presenti nel manuale e descritti come principali attori del sistema integrato che l’autrice propone. Un manuale rivolto gli addetti ai lavori, gli operatori culturali e gli organizzatori teatrali, e non solo. Il libro parla anche agli amanti e agli appassionati del teatro e dello spettacolo in senso ampio, oltre che ai giovani che ben presto si troveranno davanti ad un sistema culturale da ristrutturare e innovare. Il fine dell’autrice è quello di contribuire, anche solo simbolicamente, ad un ripensamento culturale necessario alla ripartenza di un settore tendenzialmente poco presente all’interno dei progetti volti allo sviluppo e all’innovazione territoriale.

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La scienza delle risorse umane secondo Reverse

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

“Human Resources Science”. Ecco il nuovo chiaro payoff di Reverse, società di head hunting fondata nel 2017 da Alessandro Raguseo e Daniele Bacchi, che ha rimodellato la propria immagine all’insegna dell’innovazione, dell’utilizzo di tools specifici, del metodo scientifico, dell’oggettività e della certezza dei risultati grazie ad un approccio data driven – aspetti che la contraddistinguono nel panorama delle risorse umane.Reverse è riuscita a trasformare l’head hunting in una scienza esatta, in cui il time to hire è ridotto al minimo e il match tra candidato ed esigenze aziendali è perfetto perché, grazie al metodo scientifico e alle tecnologie utilizzate, viene personalizzata la strategia per ogni mandato di ricerca.Reverse è infatti la prima società ad aver digitalizzato tutti i processi di ricerca del personale, integrando sapientemente tecnologia e saper fare umano: oltre a garantire la certezza dei risultati, la tecnologia viene utilizzata per velocizzare e semplificare i processi e svolgere attività ripetitive e automatiche, in modo da lasciare all’Head Hunter quanto più tempo possibile per dedicarsi alla relazione diretta e umana con il candidato, prendendosi cura delle persone. Da sempre un passo avanti in termini di sperimentazione, ricerca e miglioramento continuo dei servizi offerti, Reverse ha sviluppato software e messo a punto soluzioni per rendere il lavoro preciso e scientifico. Tra le innovazioni ideate e adottate per risolvere i problemi dell’head hunting contemporaneo spiccano: Il recruiting collaborativo: Reverse è l’unica società di head hunting in Europa ad applicare il metodo del recruiting collaborativo, dove le hard skills dei candidati sono valutate dagli Scout, specialisti della stessa categoria professionale del profilo da cercare appartenenti ad un corposo network internazionale tessuto dalla società. Il segugio elettronico: Hound, il “cane da caccia” creato nei laboratori di Reverse, è in grado di fiutare in tempi record il candidato in qualunque canale si trovi. Appena lo individua, scava e colleziona tutte le informazioni sul candidato presenti sul web. Il Candidate Design: per definire le esigenze aziendali e i profili da cercare, Reverse realizza una lavagna virtuale su cui vengono tracciate le esigenze dell’azienda in forma visuale. Su questa board interattiva verrà data forma al profilo ricercato componendo un’immagine chiara e fresca del candidato. Il maggiordomo artificiale: in Reverse ogni head hunter può contare sull’aiuto di un software che lo supporta nella gestione di tutte le attività connesse a una ricerca, senza perdere il filo. Job Viewer: in piena trasparenza, grazie ad un’interfaccia intuitiva e “smart”, l’azienda mandataria può visualizzare in tempo reale tutto il processo di lavoro, partecipando agli avanzamenti. Job Reputation Analysis: si tratta di un’indagine che Reverse offre al cliente per condividere con lui i dati raccolti dalla tecnologia durante il processo di ricerca e selezione. Ad esempio, consente di indagare sui motivi per i quali alcuni candidati non sono interessati all’offerta di lavoro dell’azienda, informazioni preziose che consentono di prendere decisioni chiave per portare una selezione al successo.

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“Digital Learning Un-Conference – The Playbook”

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

Il manuale sarà realizzato come risultato della seconda edizione della “Digital Learning Un-Conference– The Playbook” prevista venerdì 16 aprile 2021 dalle 9.30 alle 12.30 su piattaforma on line Trello. Incontro che vedrà la partecipazione di un centinaio esperti di formazione e trainer aziendali da tutta Italia. L’evento sarà strutturato in diversi workshop interattivi della durata di 50 minuti ciascuno. I laboratori saranno spazi aperti, dove i partecipanti potranno discutere e proporre le proprie idee in tema di formazione on line. Si ragionerà sugli strumenti da utilizzare, sulle piattaforme migliori, sulle modalità operative. L’obiettivo è di condensare le idee emerse in un “Digital Learning Playbook”. Un’enciclopedia on line dedicata al mondo della formazione. Una sorta di Wikipedia della formazione digitale, contenente buone prassi, modelli da seguire, strumenti operativi e procedure da poter utilizzate. Un manuale aperto, in stile Wikipedia, dedicato al mondo della formazione on line, contenente buone prassi, modelli da seguire, strumenti di lavoro e pratiche vincenti per realizzare un’efficace formazione a distanza. Uno strumento operativo fondamentale per il mondo della formazione, in particolar modo in tempi di pandemia in cui quasi tutti gli eventi formativi sono passati dall’incontro in presenza all’evento da remoto. L’idea di realizzare questo manuale digitale è de IlCuboRosso, la divisione di Fòrema che si occupa di sviluppo organizzativo (Fòrema è l’ente di formazione di Assindustria Venetocentro di Padova, diretto da Matteo Sinigaglia). Il “Digital Learning Playbook” sarà un manifesto scritto da chi nella formazione ci mette le mani ogni giorno. Un manuale digitale, disponibile on line e aperto a modifiche da parte dei soggetti interessati. Un sistema di conoscenza orizzontale ed interattivo, aperto al contributo degli utilizzatori, sul modello Wikipedia dove gli utenti possono intervenire in prima persona per implementare i contenuti. Sarà uno strumento operativo per chi lavora nell’ambito della formazione, con testi, foto, strumenti operativi, procedure, buone prassi. Con questo manuale si potranno superare i limiti geografici e fisici che ancora oggi vincolano il mondo della formazione alla fisicità e alla presenza, dando nuovo slancio e nuovi spazi alle diverse modalità di apprendimento. Il mondo della formazione attualmente è ancora molto vincolato alla territorialità dei formatori, legati in genere ad una particolare area di operatività. Con questo playbook digitale si potrà proiettare il mondo della formazione in una dimensione nazionale.

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Terapia domiciliare del COVID-19

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

La recente disponibilità, anche in Italia, di combinazioni di anticorpi monoclonali anti proteina Spike di SARS-CoV-2, genera nuove opportunità terapeutiche per i pazienti che si trovino nelle fasi iniziali di malattia per evitare l’evolversi verso condizioni di maggiore gravità. Questo significativo progresso terapeutico favorisce il confronto scientifico inerente al trattamento iniziale della malattia da COVID-19, precipuamente nella fase di gestione domiciliare. Nel recente passato sono state perseguite molte ipotesi terapeutiche da utilizzarsi a domicilio, poi non suffragate dalle evidenze degli studi prospettici, quali la somministrazione di idrossi-clorochina, di antibiotici e di farmaci antiretrovirali. Altre opzioni farmacologiche devono ancora superare il vaglio degli studi comparativi prima di poter essere considerate nell’utilizzo routinario; si fa riferimento in tal senso a colchicina, le cui proprietà anti infiammatorie potrebbero essere di giovamento ai pazienti, ad ivermectina, farmaco antiparassitario molto attivo in vitro su SARS-CoV-2 ma ancora in fase 2 di sperimentazione clinica per tale indicazione e ad eparina a basso peso molecolare, opzione di grande interesse e potenziale valore per la quale però mancano ancora dati comparativi in grado di definirne con precisione posologia, efficacia e sicurezza. Una citazione a parte merita l’utilizzo degli steroidi. Tali farmaci si sono dimostrati molto utili nelle fasi evolutive di malattia, quando la eccessiva risposta infiammatoria prevale sull’azione del virus e porta una quota di pazienti verso le condizioni di maggiore gravità. Di fatto desametasone alla dose di 6 mg/die rappresenta oggi l’unica terapia ad avere raggiunto un’evidenza di efficacia indiscutibile, in uno studio prospettico randomizzato di amplissime dimensioni. Ma lo stesso studio dimostra inconfutabilmente che il farmaco è efficace solo nei pazienti che presentino insufficienza respiratoria e necessità di supporto di ossigeno, mediamente con una storia di malattia superiore a 7 giorni; di contro, nei soggetti senza necessità di supporto di ossigeno vi è evidenza di un trend negativo sulla sopravvivenza. Questo dato non è un paradosso ma ben si correla con la patogenesi della malattia da COVID-19, che consta di due fasi successive che si embricano tra loro, una fase iniziale dominata dall’effetto della replicazione virale ed una successiva, che coinvolge fortunatamente solo una parte di pazienti, dominata da una risposta infiammatoria eccessiva e non controllata. È noto, infatti, che l’infiammazione è utile per il controllo della replicazione virale, per cui spegnerla troppo presto potrebbe facilitare la replicazione virale, inducendo un viral load elevato e di conseguenza innescare, in un tempo successivo e potenzialmente ritardato, la risposta infiammatoria sregolata. È evidente che, dimostrata l’inutilità della terapia antibiotica e della clorochina, tutte le cautele prima menzionate sugli steroidi e stante la attuale indisponibilità di antivirali somministrabili per os ed essendo ancora in via di definizione il ruolo di eparina basso peso molecolare, l’armamentario terapeutico per la gestione domiciliare dei pazienti è minimo. In questo contesto diventa fondamentale l’istituzione di collaborazioni clinico-gestionali tra centri ospedalieri e medicina territoriale per un approccio ragionato e coordinato al paziente con malattia da COVID-19. Quanto affermato nulla toglie al ruolo imprescindibile e centrale della medicina di comunità nella difficile partita contro SARS-CoV-2: individuare i casi, gestire al meglio i contatti, monitorizzare i pazienti, cogliere il momento in cui sia necessario un approfondimento diagnostico, una richiesta di collaborazione alle strutture ospedaliere e/o un ricovero sono attività fondamentali e preziosissime nell’approccio multidisciplinare e multistep alla malattia. Già oggi con l’arrivo degli anticorpi monoclonali la corretta selezione dei pazienti meritevoli di tale terapia rappresenta un momento gestionale centrale di collegamento tra ospedale e territorio per far sì che si arrivi più agevolmente a somministrare il giusto farmaco al giusto paziente. In tal senso si ribadisce la disponibilità di tale società scientifica a supportare studi clinici prospettici in collaborazione con la medicina di comunità, per incrementare la conoscenza sul trattamento domiciliare del COVID-19: a partire dall’utilizzo dei monoclonali fino a proposte di studi spontanei su nuovi e vecchi farmaci.

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È il momento di guardare ai mercati emergenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Il primo anno di pandemia ci restituisce un mondo che va a due velocità. Per una parte del pianeta, infatti, è per il momento confermata la dinamica di recupero a “V”, peraltro una “V” alquanto pronunciata. Per il resto dei Paesi, invece, la ripresa pare meno netta. Prendiamo l’Europa continentale, dove i rallentamenti sia nel processo di implementazione del piano fiscale comunitario da €750 miliardi sia nel programma delle vaccinazioni stanno gravando pesantemente sulle prospettive della regione. Tanto che abbiamo di recente rivisto al ribasso le nostre stime per la crescita economica dell’eurozona nel 2021, portandole al 4,6%. La parte di mondo virtuosa è guidata da quelle che già prima del COVID erano le prime due economie del pianeta: Stati Uniti e Cina. Due Paesi che, nonostante le divergenze e le tensioni che ne hanno minato le relazioni negli ultimi anni, paiono ancora oggi strettamente connessi dal punto di vista economico.Infatti, se da un lato l’economia del colosso asiatico marcia speditamente, sostenuta in particolare dalla produzione industriale e dalle esportazioni , al contrario quella statunitense è trainata dai consumi, con la ripartenza della produzione che è stata sinora più lenta. Di conseguenza, per essere soddisfatta questa domanda massiccia si rivolge ai beni importati e, principalmente, a quelli provenienti dalla Cina. Una domanda destinata ad aumentare ulteriormente con il nuovo piano fiscale dell’amministrazione Biden e con l’impiego della liquidità accumulata negli ultimi mesi. Torna quindi di estrema attualità il tema dell’interdipendenza economica tra Cina e USA, a dimostrazione di come il commercio globale giocherà un ruolo fondamentale anche nella ripresa post-COVID. Si tratta di un elemento che non potrà che portare beneficio ai Paesi emergenti, le cui economie da sempre sono fortemente legate alla dinamica del commercio internazionale.Questo fattore si aggiunge alle motivazioni che spingono a guardare con particolare interesse ai mercati emergenti. Tali Paesi si trovano su un percorso di crescita tendenziale strutturalmente più elevato rispetto a quello dei Paesi avanzati e il differenziale si è ampliato ancora di più nell’ultimo anno: molti Stati del mondo in via di sviluppo, soprattutto asiatici, sono stati infatti capaci di gestire in modo più efficace la pandemia e le loro economie ne stanno giovando..Se nel 2020 i mercati emergenti sono arrivati a contribuire per il 50% al PIL globale, questa quota pare dunque indirizzata a incrementarsi ulteriormente negli anni a venire: secondo le nostre stime, arriverà al 57% entro il 2030. Non solo, già oggi nell’area emergente viene realizzato il 53% dei profitti aziendali e questi Paesi sono abitati dall’84% della popolazione mondiale, fonte di una poderosa spinta demografica. Il sorpasso economico è, quindi, ormai prossimo, mentre più lento è quello sui mercati finanziari.Gli strumenti di investimento dei mercati emergenti, infatti, presentano un grande potenziale di rendimento, ma sono anche soggetti a repentine brusche correzioni. Tali episodi, che tendono a ripetersi con una certa frequenza, ogni 2-3 anni, scoraggiano gli investitori che approcciano questi mercati.Nelle ultime settimane ne abbiamo avuto un assaggio, con le azioni cinesi che hanno perso circa il 17% in un mese (in valuta locale). Nello stesso periodo le obbligazioni cinesi hanno invece guadagnato quasi l’1%. Un altro elemento che complica le scelte di investimento è appunto la grande dispersione di performance che si registra tra le attività finanziarie dei mercati emergenti. Fonte: https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2021/idee-di-investimento/03/e-il-momento-di-guardare-ai-mercati-emergenti

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PA: Sottoscritto il Patto Innovazione e coesione sociale

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

Arriva a compimento l’accordo tra amministrazione pubblica e Confederazioni sindacali, presso l’Aran, degli gli atti di indirizzo sul riavvio della stagione contrattuale: un rinnovo, relativo al triennio 2019-2021, che interessa oltre tre milioni di dipendenti pubblici e che prevede anche di far confluire l’elemento perequativo delle retribuzioni all’interno della retribuzione fondamentale. Sarà compito del Governo, successivamente, individuare le misure legislative utili a promuovere la contrattazione decentrata e a superare il sistema dei tetti ai trattamenti economici accessori. L’accordo fa anche riferimento al lavoro agile: nei futuri contratti collettivi nazionali dovrà essere definita una disciplina normativa ed economica che garantisca condizioni di lavoro trasparenti, che favorisca la produttività e l’orientamento ai risultati, conciliando le esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori con le esigenze organizzative delle PA. Saranno quindi disciplinati aspetti di tutela dei diritti sindacali, delle relazioni sindacali e del rapporto di lavoro quali il diritto alla disconnessione, le fasce di reperibilità, il diritto alla formazione specifica, la protezione dei dati personali, i permessi e le assenze dal lavoro.Con i contratti collettivi del triennio 2019-2021, si procederà anche alla successiva rivisitazione degli ordinamenti professionali del personale, ricorrendo a risorse aggiuntive con la legge di bilancio per il 2022 e adeguando la disciplina contrattuale ai fabbisogni di nuove professionalità e competenze. Lo stesso vale per le specifiche professionalità non dirigenziali dotate di competenze specialistiche e per l’estensione dei sistemi di riconoscimento delle competenze acquisite negli anni, anche tramite opportune modifiche legislative.Con questo accordo, inoltre, il Governo si impegna a definire politiche formative di ampio respiro, con particolare riferimento al miglioramento delle competenze digitali e di specifiche competenze avanzate di carattere professionale: questo significa che formazione e riqualificazione assumeranno il rango di investimento strategico e non saranno più considerati come mera voce di costo. All’interno dei nuovi Ccnl saranno adeguati i sistemi di partecipazione sindacale, valorizzando gli strumenti di partecipazione organizzativa e il ruolo della contrattazione integrativa. Si concorda, infine, sulla necessità di implementare gli istituti di welfare contrattuale, con riferimento al sostegno alla genitorialità e all’estensione al pubblico impiego di agevolazioni fiscali già riconosciute al settore privato, relative alla previdenza complementare e ai sistemi di premialità finalizzati a migliorare i servizi e a valorizzare il personale meritevole.

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Giovani: Assegno unico ed universale

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

L’approvazione dell’assegno unico ed universale è un’atto importante per il futuro del nostro Paese! Una misura fortemente voluta con coraggio dal Ministro alle Pari opportunità e Famiglia Elena Bonetti. Un assegno per tutti i figli fino ai 21 anni per investire sul futuro delle bambine e bambini. Questa misura però sia solo l’inizio di un percorso che metta al centro i giovani e la loro formazione .Nei prossimi giorni presenteremo un piano che andrà ad integrare l’assegno unico e universale per sostenere l’autonomia Studentesca. E’ quanto scrivono Studentiperdraghi. (nr. E’ una iniziativa molto opportuna e certamente incontrerà il favore del presidente Draghi che in proposito aveva parlato di un progetto che la Commissione europea avrebbe dovuto far proprio consentendo l’erogazione di un congruo assegno per i giovani che aderiscono ad Erasmus a partire dai 16 anni oltre la possibilità di viaggiare in treno gratis nelle tratte delle aree comunitarie. Sulla stessa falsa riga l’assegno di cittadinanza dovrebbe essere assegnato ai disoccupati in cerca di un’occupazione ma solo se frequentano corsi professionali per l’abilitazione ad una professione o ad un mestiere e prevedere per chi già lavora alcuni mesi o un anno sabbatico per migliorare la propria attività lavorativa o per cercarne un’altra. Tutto questo anche per favorire la mobilità occupazionale su base volontaria. A latere sarebbe necessario incominciare a pensare a un nuovo modello occupazionale e assistenziale e in questo senso la Fidest lo aveva già segnalato a livello istituzionale ma dopo le lodi è subentrato un silenzio assordante.)

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Sars-CoV-2, con precedente immunità naturale la risposta anticorpale a una dose di vaccino è elevata

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

Secondo una lettera all’editore pubblicata sul New England Journal of Medicine, gli individui che sono già guariti da Covid-19 e ricevono un vaccino a mRna contro la malattia mostrano titoli anticorpali più elevati dopo una dose rispetto a quelli senza immunità preesistente. «I nostri risultati suggeriscono che una singola dose di vaccino suscita una risposta immunitaria molto rapida negli individui che hanno già mostrato positività per Covid-19» spiega Florian Krammer, della Icahn School of Medicine del Mount Sinai di New York City, primo firmatario della lettera.I ricercatori hanno notato che l’efficacia di due iniezioni di vaccino a mRna si è mostrata alta in persone che non avevano mai incontrato il nuovo coronavirus, e si sono chiesti quale sarebbe stata la risposta a una sola dose di tale vaccino nelle persone che invece avevano già avuto Covid-19. Per rispondere alla domanda hanno esaminato le risposte anticorpali in 110 individui, di cui 67 non avevano mai incontrato il nuovo coronavirus e 43 sieropositivi a Sars-CoV-2. Gli esperti hanno scoperto che la maggior parte dei partecipanti sieronegativi mostrava valori di immunoglobuline G per Sars-CoV-2 variabili e relativamente basse entro 9-12 giorni dalla vaccinazione, mentre i partecipanti sieropositivi hanno sviluppato rapidamente titoli anticorpali alti e uniformi entro pochi giorni dalla vaccinazione. Gli autori evidenziano che i vaccinati con immunità preesistente avevano titoli anticorpali da 10 a 45 volte superiori a quelli dei vaccinati senza immunità precedente negli stessi momenti successivi alla prima dose di vaccino. Ma non solo, infatti i titoli anticorpali mediani misurati nei partecipanti con immunità preesistente hanno superato quelli trovati nelle persone senza precedente immunità di un fattore superiore a 6. Tuttavia, i ricercatori sottolineano che saranno necessarie ulteriori indagini per confermare se una sola dose di vaccino sia veramente sufficiente per dare una protezione efficace in questa popolazione. (fonte Doctor33)

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Vaccino AstraZeneca, Aifa: operatori sanitari vigilino su segni e sintomi. Ecco quali

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

Se nei giorni successivi alla vaccinazione anti-Covid compaiono segnali come mancanza di respiro, dolore toracico, gonfiore alle gambe, dolore addominale persistente, mal di testa grave o persistente e visione offuscata è necessario rivolgersi immediatamente ad un medico. Questo è quanto deve sapere i pazienti sottoposti alla vaccinazione e i segnali di tromboembolia e/o trombocitopenia su cui gli operatori sanitari devono vigilare. A comunicarlo agli operatori Nota informativa importante concordata con le autorità regolatorie europee e l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sul vaccino Covid-19 AstraZeneca e rischio di trombocitopenia e disturbi della coagulazione. A seguito della procedura di segnale condotta a livello europeo, l’Agenzia Italiana del Farmaco fornisce gli operatori sanitari informazioni sui seguenti punti emersi dalla valutazione: • Vaccino Covid-19 AstraZeneca: i benefici superano i rischi nonostante un possibile collegamento con casi molto rari di trombi associati ad un livello basso di piastrine. • Una combinazione di trombosi e trombocitopenia, in alcuni casi accompagnata da sanguinamento, è stata osservata molto raramente dopo la vaccinazione con il vaccino Covid-19 di AstraZeneca. • Gli operatori sanitari devono vigilare su segni e sintomi di tromboembolia e/o trombocitopenia. • I vaccinati devono essere informati della necessità di consultare immediatamente un medico se sviluppano sintomi quali: mancanza di respiro, dolore toracico, gonfiore alle gambe, dolore addominale persistente dopo la vaccinazione. Inoltre, chiunque abbia sintomi neurologici, inclusi mal di testa grave o persistente e visione offuscata dopo la vaccinazione, o noti lividi cutanei (petecchie) al di fuori del sito di vaccinazione dopo pochi giorni, deve rivolgersi immediatamente ad un medico. La nota ricorda che sono stati riportati casi di eventi tromboembolici a seguito della somministrazione del vaccino Covid-19 AstraZeneca in diversi paesi dell’Area economica europea, alcuni dei quali hanno portato a sospensioni locali di lotti specifici o dell’uso del vaccino stesso. Una combinazione di trombosi e trombocitopenia, in alcuni casi accompagnata da sanguinamento, è stata osservata molto raramente dopo la vaccinazione con il vaccino Covid-19 AstraZeneca. Questo include casi gravi che si presentano come trombosi venosa, anche in siti di insorgenza insoliti come: trombosi cerebrale dei seni venosi, trombosi venosa mesenterica, nonché trombosi arteriosa in concomitanza con trombocitopenia. La maggior parte di questi casi si è verificata in donne di età inferiore ai 55 anni tra i sette e i quattordici giorni successivi alla vaccinazione, tuttavia ciò può riflettere l’aumento dell’uso del vaccino in questa popolazione. Alcuni casi hanno avuto un esito fatale. Il Prac ha effettuato un’indagine completa con una tempistica accelerata, compresa un’attenta revisione delle segnalazioni dei casi presenti in EudraVigilance di trombi e trombocitopenia in soggetti che hanno ricevuto il vaccino, prestando particolare attenzione alle informazioni su: sesso, età, fattori di rischio, diagnosi di Covid-19 (se disponibile), tempo di insorgenza dei sintomi rispetto alla vaccinazione, esito e la gravità clinica. L’indagine ha incluso anche una revisione della letteratura collegata, un’analisi tra i dati osservati e i dati attesi condotta sulle segnalazioni di EudraVigilance, includendo i seguenti Termini preferiti del dizionario MedDRA: trombosi del seno venoso (cerebrale), coagulazione intravascolare disseminata e porpora trombocitopenica trombotica. Mentre si continua a raccogliere ulteriori evidenze, il Prac ha raccomandato un aggiornamento delle informazioni sul prodotto del vaccino Covid-19 AstraZeneca sospensione iniettabile, sulla base di quanto noto al momento su questo problema di sicurezza. (fonte: Farmacista33)

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Ci salverà l’Europa? di Lia Montalti

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

Dalla Prefazione di Elisabetta Gualmini: “Non ci eravamo ancora ripresi dall’ultima crisi, quando la pandemia da Covid-19 ha investito il globo, colpendo duramente il sistema sociale, sanitario ed economico degli Stati.L’Unione europea è stata messa di fronte ad un bivio: proseguire nelle politiche di austerità, o intraprendere un percorso comune che mettesse al centro investimenti, sostegno all’economia e politiche sociali. Il piano Next Generation Eu, il Recovery Fund, il Mes, la nuova programmazione dei fondi europei rappresentano la soluzione giusta per far ripartire l’economia, per dare sostegno ai cittadini e soprattutto per creare il nuovo futuro comune? Come funzioneranno questi nuovi finanziamenti europei e quali opportunità potranno mettere in moto per le comunità, le imprese e i territori? Questo libro vuole essere una guida semplice per orientarsi nel mondo complesso delle politiche e delle strategie europee, anche approfondendo alcuni dei temi centrali per l’Europa e per gli italiani, come il Green Deal o la rivoluzione digitale, con lo sguardo rivolto al futuro.Lia Montalti si è laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche, indirizzo Studi europei, all’Università di Bologna, e successivamente ha conseguito il master in Organizzazione e Sviluppo economico.Dopo alcune esperienze nell’ambito dei fondi europei, rivolti al mondo della formazione e degli enti locali, ha avviato l’ufficio dei progetti europei del Comune di Cesena, diventando nel 2009 Assessora all’Ambiente e ai Progetti europei.Nel 2014 è stata eletta consigliera regionale dell’Assemblea legislativa dell’Emilia- Romagna, per il collegio di Forlì-Cesena, e nel 2020 è stata riconfermata ed eletta successivamente membro dell’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea legislativa, con delega al processo di attuazione e formazione del diritto dell’Unione europea, alle politiche europee, ai progetti di educazione alla cittadinanza europea e alle relazioni con le istituzioni europee ed internazionali.Da gennaio 2021 è membro del Congresso dei Poteri locali e Regionali del Consiglio d’Europa.

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Nuovo libro di Alessandra Paradisi dal titolo Pardes

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

La casa editrice i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno è lieta di annunciare la nuova uscita nella collana di poesia Fuochi diretta da Ottavio Rossani dal titolo Pardes di Alessandra Paradisi. Lavoro singolare che affonda le sue radici nella storia dell’uomo o meglio nella storia del simbolo dell’umanità, che attraversa ere, saperi, conoscenze talvolta più antiche della civiltà stessa. Dichiara l’autrice nella postfazione al volume: “La mia vita, come per ognuno di noi, è tutta nel nome: Alessandra Paradisi. Alessandra deriva dal greco Aléxandros (difensore degli uomini). Paradisi prende origini dal persiano pairidaeza per approdare al greco paradeisos e all’ebraico pardes, conservando lo stesso significato originario (giardino/recinto). Sono nata, lavoro e vivo a Roma e ho trascorso significativi periodi della mia vita nei paesi arabi. Ho solcato i mari mossi della giovinezza, ho combattuto battaglie personali e sociali, ho attraversato i deserti esistenziali dell’età di mezzo, per incontrare le parole. Come? Partendo da Aléxandros alla ricerca di Pardes, attraverso il Mediterraneo ed i suoi alfabeti. In primis quello ebraico. L’alfabeto ebraico (praticamente identico nella lingua antica e moderna) come per quasi tutte le scritture semitiche, compreso l’arabo, non ha vocali ma solo consonanti (anche se naturalmente Alessandra Paradisi nella lingua parlata le vocali si pronunciano). Per questo si dice che la Torah (il Pentateuco), che è stata scritta senza vocali e senza interpunzioni, è un libro “vivo”, che muta nel tempo e nello spazio a seconda di chi legge e quando legge. Lo stesso meccanismo anima la Poesia: un dialogo tra chi scrive e chi legge che porta lontano, oltre l’orizzonte del testo. La rima è un modo per varcare l’orizzonte. Le assonanze, le analogie, le permutazioni, sono strumenti di creazione continua ed imprevista (come nel vascello fantasma) che si offrono ad ogni lettore. Questa conoscenza sapienziale si traduce nella Cabala in una parola: PRDS (Pardes).” (Alessandra Paradisi) Alessandra Paradisi vive e lavora a Roma. Dirigente della RAI, è esperta di relazioni internazionali e di comunicazione. Ha rivestito nel corso degli anni ruoli importanti in organismi istituzionali e incarichi di vertice in associazioni internazionali del settore audiovisivo dell’area euromediterranea. Ha pubblicato due raccolte di poesie: Petrouchka (Omaggio a Stravinsky), 1989, San Marco Libri. CodiceinVerso, 2008, Editori Riuniti

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A. Tiburzi: Un mondo estinto

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

La comunità ebraica di Brody e il suo destino (1941-1945). Prefazione di Carlo Saletti. Ombre corte, 2020. Tra i sei milioni di ebrei assassinati ci sono anche i nove mila della importante e antica comunità di Brody, che tra il 1941 e il 1944 furono quasi totalmente annientati nelle strade della loro città, e poi nel ghetto, nelle loro abitazioni, nelle loro scuole, nelle sedi delle loro associazioni giovanili, nei campi di lavoro forzato e nei campi di sterminio di Bełźec e Majdanek. Ciò fu possibile anche grazie al fondamentale collaborazionismo degli ultranazionalisti ucraini, animati da antico antisemitismo. Nelle ultime settimane di guerra, i superstiti ebrei organizzarono una resistenza all’interno del ghetto per accelerare la ritirata dei nazisti, ma le Einsatzkommando delle SS risposero compiendo uno dei più grandi massacri della storia della Shoah, che non risparmiò nemmeno i ragazzi e le ragazze nascosti nei rifugi. I pochi superstiti di Brody lasciarono l’Europa orientale perché nuovamente vittime dell’antisemitismo del dopoguerra. Tra Israele e gli Stati Uniti costituirono il gruppo degli “ex residenti di Brody” e diedero vita al progetto Yitzkor Sefer shel Brod (Il libro della memoria di Brody), testo indispensabile per ricostruire i fatti avvenuti tra settembre 1941 e luglio 1944, e per cogliere il profondo legame con la loro comunità. Ripercorrendo minuziosamente la distruzione della comunità, il lavoro di Antonella Tiburzi descrive la pianificata ferocia dei nazisti e dei loro complici ucraini, facendo emergere il mondo culturale e intellettuale di quella humanitas estinta con la Shoah. Antonella Tiburzi insegna Didattica della storia all’Università di Bolzano, specializzata all’International School of Holocaust studies di Yad Vashem. I suoi studi riguardano la Shoah in Italia e in Unione Sovietica, il lavoro forzato nei lager, la resistenza ebraica e le vittime ebraiche dell’Aktion T4. Tra le sue pubblicazioni: Kanada Kommando (2007); Non perdonerò mai (2006); I giorni del sole nero. La deportazione da Roma (2007); Perché insegnare la storia della Shoah. Strumenti didattici, in G. Capriotti (a cura di), Antigiudaismo, antisemitismo, memoria (2009). Carlo Saletti, storico e regista teatrale, ha dedicato diversi studi alla Shoah. Tra i più recenti: Fine terra. Benjamin a Portbou (2010); Visitare Auschwitz (2011, con F. Sessi); Precursori dello sterminio (2012, con E. De Cristofaro); Auschwitz. Guida alla visita dell’ex campo di concentramento e del sito memoriale (2016, con F. Sessi).

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