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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Allarme Cnel: metà degli uffici pubblici non usa internet e il 58% degli italiani non ha competenze digitali

Posted by fidest press agency su domenica, 4 aprile 2021

C’è un evidente disallineamento tra l’ancora modesto livello di tecnologie digitali utilizzate dalle amministrazioni pubbliche e l’uso generalizzato della rete internet e dei social che la pandemia ha imposto. Ma si tratta di un utilizzo spesso improvvisato, non supportato da competenze adeguate. Sono alcune delle conclusioni contenute nella “Relazione annuale 2020 del Cnel consegnata al Parlamento e al Governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle Amministrazioni pubbliche centrali e locali alle imprese e i cittadini, realizzata ai sensi dell’art. 10-bis della legge 936/1986 con il contributo di 30 istituzioni. Dallo studio nazionale emerge che “meno di una istituzione su due (41,9%) dichiara di utilizzare Internet e solo gli organi di governo centrale, nelle Università pubbliche e nelle Regioni vanno di pari passo alla diffusione del web. Nonostante ciò, i social costituiscono quasi ovunque la seconda tecnologia più utilizzata dopo internet. Sulla copertura VHCN, l’Italia ha accelerato il ritmo di diffusione della fibra ma resta ancora indietro rispetto alla media UE del 44%”. Nel contempo, “solo il 42% degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base e solo il 22% dispone di competenze digitali superiori a quelle di base. Inoltre, la percentuale di specialisti ICT in Italia è ancora al di sotto della media UE, così come la quota di laureati nel settore ICT, che registra un valore pari all’1% contro una media europea di 3,6%”. Il leader dell’Anief, Marcello Pacifico, si sofferma sulla mancanza di competenze e l’uso eccessivo delle nuove tecnologie: “l’utilizzo ad esempio esclusivo e prolungato della dad porta problemi relazionali a lungo termine i cui effetti non sono prevedibili. Per questo dobbiamo fare uno sforzo di riorganizzazione, così da prevedere anche delle scelte di prevenzione ai disagi”. Diventa allora fondamentale dare seguito al Patto per l’Innovazione del Lavoro pubblico e la Coesione sociale, sottoscritto nei giorni scorsi anche dalla Cisal, che ha l’intento di modernizzare il “sistema Italia” e l’incremento della coesione sociale, grazie all’opportunità offerta dal Pnrr, potenziando la PA con la semplificazione dei processi, un massiccio investimento nel capitale umano e l’avvio di una nuova stagione di relazioni sindacali che porti pure al rinnovo contrattuale. L’accordo avrà effetti di rinnovo e adeguamento su molti punti: assunzioni straordinarie, stipendi inadeguati, lavoro agile, formazione, aggiornamento, nuove professionalità, Università, Afam, formazione a distanza e lavoro agile, ricerca. Il sindacato ha presentato ai parlamentari un documento dettagliato che associa le nuove tecnologie ai diversi segmenti scolastici, dalla scuola dell’infanzia fino ai centri per adulti. Pacifico ha anche ricordato che “sugli studenti l’impatto delle dad è stato devastante, è necessario dare supporto a insegnanti e alunni. Bisogna tornare alla didattica in presenza ma bisogna capire come operare con le scuole aperte, perché non ci sono ancora gli strumenti adeguati e il prossimo anno non ci sarà nemmeno l’organico Covid; dobbiamo fare i conti ancora con le classi pollaio. Dobbiamo riflettere su come sono aperte queste scuole”.

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