Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Qualche riflessione sul Bitcoin

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 aprile 2021

A cura di Luca Paolini, Chief Strategist di Pictet Asset Management. Con il boom del prezzo del Bitcoin, gli investitori dimostrano sempre più interesse verso questa criptovaluta. Ma quanto è prossima a diventare un vero e proprio strumento d’investimento? Non è una coincidenza che il Bitcoin sia tornato in prima pagina non appena sono sorte preoccupazioni sull’inflazione. Questo perché le criptovalute, tra le quali il Bitcoin spicca, sono diventate barometri del sentiment sulla politica monetaria aggressiva delle banche centrali e sulla repressione finanziaria. Nell’ultimo decennio le banche centrali hanno sostenuto le loro economie sulla scia della crisi finanziaria globale, facendo scendere i tassi di interesse e i rendimenti obbligazionari al di sotto del tasso di inflazione e imponendo di fatto agli investitori rendimenti negativi una volta rettificati per l’inflazione. Ciò è diventato ancora più evidente, quando hanno risposto in modo persino più massiccio alla crisi economica causata dalla pandemia di COVID. Allo stesso tempo la sfiducia nei confronti del controllo dei governi cresce sempre di più, man mano che le nostre vite si spostano online. Una valuta digitale anonima diventa quindi interessante.Ultimamente il Bitcoin ha vissuto un periodo particolare a causa dei timori che le banche centrali si fossero spinte troppo oltre con le misure di quantitative easing e gli altri stimoli. Il timore crescente è che le autorità monetarie stiano gradualmente monetizzando il disavanzo pubblico, ossia che stiano finanziando in via permanente la spesa eccessiva dei governi come strumento per sostenere le loro economie a seguito della pandemia di COVID. Questo è un problema, perché storicamente la monetizzazione del debito è stata un precursore di un’inflazione fuori controllo. Più di recente, la criptovaluta ha mostrato una modesta correlazione positiva con le azioni e l’oro e una correlazione negativa con i Treasury USA e il dollaro. Uno dei problemi principali per gli investitori è che il Bitcoin è impossibile da valutare. Non si tratta di un problema relativo al bene sottostante, ma al bene stesso. Non genera reddito. E, a differenza dell’oro, non ha una storia lunga durante la quale è stato in grado di costruirsi una reputazione ampiamente riconosciuta come riserva di valore alternativa. È poco negoziato, spesso associato a transazioni illecite e soggetto a forti oscillazioni. L’attrattiva principale per il Bitcoin rimarrebbe quindi la sua disponibilità limitata, con un tetto massimo di 21 milioni di unità. E ci vuole una potenza di calcolo ancora superiore per estrarre ogni ulteriore Bitcoin, rendendo questa valuta immune al tipo di deprezzamento delle valute tradizionali che molti dei suoi sostenitori temono.Ma anche in questo caso il Bitcoin deve affrontare diversi rischi. Secondo una stima, il mining di Bitcoin richiede già più elettricità di quanta ne consumi l’Argentina. Il governo iraniano ha attribuito i blackout locali alle operazioni di mining di Bitcoin che consumano molta energia elettrica. Questo dà ai governi un altro motivo per adottare misure aggressive contro il Bitcoin.La criptovaluta conquista regolarmente le prime pagine dei giornali e ha grande risonanza nelle chatroom su Internet. Ma è sempre più difficile che possa diventare un vero e proprio strumento di investimento, men che meno un sostituto del dollaro.

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