Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Protocollo vaccini in farmacia

Posted by fidest press agency su sabato, 10 aprile 2021

In un momento di emergenza come questo, i farmacisti sono stati al fianco della popolazione e continueranno a esserlo con quanto sarà necessario per uscire dalla crisi. A fronte dell’esigenza di allargare il più possibile e nel più breve tempo la capacità vaccinale del nostro Paese, ben venga anche la figura del farmacista vaccinatore, ma a condizione che possa operare con tutte le indispensabili misure di sicurezza a tutela tanto del professionista, quanto di chi riceve il vaccino. Tra queste, in primo luogo, la presenza del medico, che garantisca un tempestivo intervento in caso di eventi avversi e detenga la responsabilità della somministrazione. A lanciare l’appello Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale farmacisti non titolari, Sinasfa, che ha inviato una lettera al Commissario straordinario per l’emergenza. Tutto questo, «a fronte di un percorso di studi che ha fornito al farmacista una preparazione e una impostazione professionale di tutt’altra natura. I farmacisti, va considerato, non hanno mai inoculato prima d’ora nessun vaccino, non hanno maturato alcun tipo di esperienza al riguardo. Per chi non è abituato, non è semplice gestire un’emergenza, capire tempestivamente cosa stia succedendo e sapere come agire, in attesa che arrivino i soccorsi. Non siamo medici e non siamo infermieri». Il punto, per Sinasfa, è che «per poter somministrare i vaccini ci vogliono le debite condizioni di sicurezza e queste, per farmacisti che non lo hanno mai fatto prima, consistono nella presenza del medico». Per altro, sul fonte della responsabilità, «nel caso in cui si verificasse un evento avverso, chi ha somministrato il vaccino rischia di essere inserito nel registro delle notizie di reato nella veste di indagato per verificare che tutti i protocolli e le procedure siano state applicate in maniera corretta, oltre ovviamente a verificare la presenza in farmacia – ed eventualmente il corretto uso – di tutti i dispositivi di sicurezza previsti dall’Accordo. Solo alla fine delle indagini il Giudice potrebbe verificare l’applicabilità o meno dello scudo penale, introdotto di recente con il cosiddetto Decreto Covid, e, quindi, decidere se aprire o meno un procedimento a carico del vaccinatore». Detto questo, «per quanto non possiamo non rilevare che tutto sia avvenuto senza che ci sia stato un confronto all’interno della categoria, vorrei chiarire che non è una questione di contratto scaduto o di un apparato normativo contrattuale che non prevede tali mansioni. I farmacisti, fin dall’inizio della pandemia, sono stati in prima linea al fianco della popolazione e continueremo a esserlo e a fare quanto necessario per uscire dalla crisi. Ma per noi c’è una questione di sicurezza e in questo senso la presenza del medico durante l’inoculazione, in farmacia o altrove, è fondamentale, per la tutela in primo luogo dei cittadini, ed averlo escluso ci sembra ad alto rischio». Francesca Giani (abstract fonte Farmacista33)

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