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Giacomo Balla: dal primo autoritratto alle ultime rose

Posted by fidest press agency su martedì, 13 aprile 2021

Roma 15 aprile – 22 maggio 2021 Inaugurazione giovedì 15 aprile ore 10,00 – 20,00 Cocktail dalle 17,00 Galleria Russo Via Alibert, 20 http://www.galleriarusso.com lunedì dalle 16.30 alle 19.30; dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 19.30 Ingresso libero Catalogo a cura di Fabio Benzi È Giacomo Balla, punto cardinale dell’arte del ‘900, il protagonista della mostra visibile da giovedì 15 aprile presso la Galleria Russo di Roma. Curata da Fabio Benzi, “Giacomo Balla. Dal primo Autoritratto alle Ultime rose” offrirà al pubblico degli studiosi e degli appassionati l’occasione di ripercorrere l’intera carriera dell’artista attraverso una sorprendente galleria di studi preparatori – talvolta inediti – punteggiata da alcune importanti opere definitive. A questi materiali, per lo più direttamente provenienti da Casa Balla e sinora rimasti presso gli eredi, la mostra affida il compito di condurre il visitatore al cuore degli intricati percorsi creativi del grande caposcuola, affiancando incunaboli giovanili, illuminanti bozzetti di capolavori noti e ultime opere. Questo romanzo per immagini – circa ottanta le opere in mostra – che nello spazio di poche sale racconta un percorso di cinquant’anni, ha un incipit folgorante nel primo autoritratto conosciuto di Giacomo Balla (1894), un piccolo olio di eccezionale importanza storica che si segnala per la trovata di utilizzare come supporto il retro di un ritratto fotografico dell’artista bambino, con il risultato di un inaspettato gioco di specchi tra i due versi del dipinto. Il tema dell’autorappresentazione, cruciale nel catalogo delle opere di Balla, ritorna in Ball’io, pastello del ’40, sempre rimasto nell’appartamento di via Oslavia, a cui in famiglia ci si riferiva scherzosamente come al ritratto del Professor Piccard. A quanto pare per via dei capelli grigi arruffati che molto ricordavano la capigliatura del famoso scienziato, in quel tempo, ricorda Elica Balla, impegnato nell’esplorazione dei “fondi marini con la sua batisfera” . L’assoluta modernità della sintassi divisionista degli esordi – un sasso gettato nello stagno dello stanco ambiente artistico romano dall’arrivo, nel 1895, di quel torinese “diverso e feroce” (Boccioni) – è ben sintetizzata da un gruppo di studi preparatori per le tele del Ciclo dei Viventi, opere di vertice della fase pre-futurista realizzate tra il 1902 e il 1905. Dei sei bozzetti, uno si riferisce al Mendicante e cinque a due diverse versioni della Pazza, quella in collezione GNAM e una di cui non si conosce l’attuale ubicazione. I disegni preparatori dell’opera dispersa rivelano con illuminante chiarezza l’ispirazione alle opere grafiche di Munch, visto da Balla all’Esposizione degli Amatori e Cultori di Roma e subito fiutato come portatore di un prezioso tesoro di novità. L’invenzione della lingua futurista “Lo stato di un’anima che ha un’illusione che a un tratto si rompe” così Filippo Marinetti descrive S’è rotto l’incanto, un grande olio su tela esposto per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1926, ma verosimilmente realizzato tra il 1920 e il 1921, anni in cui Balla può oramai fregiarsi del titolo di indiscusso caposcuola della compagine futurista. In quella straordinaria invenzione cromatica di variazioni sul rosa va visto il momento più alto di una nuova ricerca del suo torrentizio artefice, questa volta concentrato sulla parola. La superficie pittorica è infatti composta da un incastro di elementi geometrici che, a un’osservazione ravvicinata, risultano essere le lettere della parola INCANTO spezzate dall’interferenza di saettanti linee grigie. La presenza di un capolavoro così singolare non deve però distrarre dalla vera qualità della mostra, che è quella di seguire passo passo l’evoluzione di un artista costantemente impegnato a progettare e rappresentare la modernità.Col procedere del tempo, il suo codice futurista si arricchisce di nuovi segni: linee-forza, linee spaziali, linee andamentali, forme-rumore, linee di velocità, forme plastiche, vortici sono vocaboli da organizzare in composizioni sempre più ambiziose.L’ultimo, avvincente capitolo della creatività balliana è quello del recupero della figurazione come chiave per uscire dagli accademismi in cui, all’inizio degli anni ’30, l’esperienza del futurismo astratto appare irreversibilmente scivolata. Opere emblematiche della nuova ricerca sono Colorluce (1933) e Pianticella delicata (1937), magistrali ritratti delle figlie Luce ed Elica chiaramente ispirati alle foto delle dive del cinema pubblicate sui rotocalchi popolari. È infatti nel fenomeno del nascente divismo mediatico inventato dalla portentosa industria cinematografica hollywoodiana che Balla, quasi precursore di un’estetica pop, individua la direzione presa dalla modernità. La Galleria Russo Fondata a Roma nel 1897, la Galleria Russo è una delle più prestigiose gallerie d’arte italiane.

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