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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Mario Tassone: bisogna ritrovare la politica…

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 aprile 2021

Sulla pandemia c’è una continua oscillazione sulle misure da assumere. Non ci sono certezze. Il mondo della scienza si diversifica al suo interno: la scienza non c’è! Emergono i vecchi mali con il carico di antiche inadempienze e degli approfittatori. Si assiste al gioco del pendolo, ai colori cangianti, a una approssimazione disarmante. Le regioni operano con le “loro” regole che si contrappongono a quelle a livello nazionale, come la Costituzione impone. Si aggrava la situazione economica dei lavoratori, degli esercenti che non trovano adeguate copertura nei provvedimenti “ristori”. La crisi della pandemia sta rendendo insostenibile la condizione dei cittadini che non danno più affidamento al Parlamento: una crisi nella crisi! Infatti il vuoto della democrazia risalta pericolosamente con la gente sommersa dai rigagnoli delle troppo approssimazioni. E’ strano che a una esigenza di corrispondere alla domanda di partecipazione democratica, il segretario del Partito Democratico riproponga una legge elettorale quasi analoga a quella del 1994. Quella riforma, che fu voluta da chi guidava il Partito Popolare come catarsi purificatrice dopo tangentopoli, penalizzò solo la storia della DC, dei partiti riformisti, lasciando indenne la sinistra verso la quale dopo la scissione del Ppi aderirono gli amici che oggi sono nel PD dopo le esperienze della Margherita e dell’Ulivo. Quella legge, che avrebbe dovuto garantire l’alternanza e più democrazia, non ha mai funzionato come non hanno funzionato le altre successive. La legge elettorale non può prescindere dalla forma di Stato e di governo, dalla modifica del titolo V della Costituzione introdotta nel 2001. Vagheggiare il maggioritario mitigato eventualmente da una quota di proporzionale o doppio turno, senza preferenze è un grimaldello alla repubblica parlamentare prevista dalla Costituzione. Con una Costituzione invariata, infatti, il ripercorrere le strade dei sistemi maggioritari con deputati “nominati” rende ardua l’agibilità democratica con un reticolato di capi e sottocapi. Non comprendiamo cosa intende fare Letta con i cinque stelle. Uno schieramento unico? Sarebbe un brutto epilogo per un PD se cercasse la propria identità in una alleanza strutturale con un movimento che è andato in senso contrario della storia. Bisogna puntare sulla democrazia. Bisogna rendere vivi valori accantonati. Bisogna ritrovare l’onore della coerenza. Bisogna offrire alla gente lo strumento della politica, spazzato via dalle leggi elettorali approvate dal 1994 in poi. A ciascuno il suo! Il compito oggi di costruire il centro a noi che ci ispiriamo al popolarismo cristiano e a quanti si rifanno al riformismo liberal-sociale e democratico.

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