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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Archive for 24 aprile 2021

Da Trump a Biden: goodbye, Afghanistan

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

By Domenico Maceri, PhD. Nel 2009, al suo primo anno di vicepresidente, Joe Biden scrisse a mano un memorandum al presidente Barack Obama, nel quale asseriva l’importanza di ritirare le truppe dall’Afghanistan. Quest’idea era maturata da una visita di Biden all’Afghanistan durante la quale capì che si era fatto tutto quel che si poteva in quella parte del mondo. Obama e Biden ebbero ottimi rapporti e il 44esimo presidente considerò il suo vice come partner di fiducia nelle sue decisioni ma nel caso del ritiro delle truppe non seguì il consiglio. Ora, da presidente, Biden compie ciò che si era dovuto fare quando lui era vicepresidente.Biden ha recentemente spiegato che entro l’undici settembre dell’anno in corso, anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle, le truppe americane faranno ritorno a casa. L’attuale inquilino della Casa Bianca ha chiarito che la guerra in Afghanistan, durata 20 anni, è stata la più lunga nella storia americana. Continuare con la stessa strategia sperando in diversi risultati non è ragionevole. Biden ha reiterato che lui è il quarto presidente americano, due democratici e due repubblicani, che hanno mantenuto truppe in Afghanistan e non intende “passare questa responsabilità” a un quinto presidente. È ora di riportare le truppe a casa, ha concluso Biden. Con l’eliminazione di Osama bin Laden, portata a termine dalle Navy Seals americane nel 2011 in Pakistan dove il leader di Al Qaeda si era rifugiato, gli obiettivi di fermare futuri attacchi agli Stati Uniti sono stati raggiunti. Quindi è tempo di porre fine all’infinita guerra.Va ricordato che la guerra in Afghanistan iniziò subito dopo gli attacchi dell’undici settembre 2011 e mirava a eliminare le basi terroristiche di Al Qaeda che si erano stabilite nell’Afghanistan. Si era poi cercato di stabilire un governo capace di mantenere la pace, impedendo ad altri gruppi terroristici dii stabilirsi nella nazione del Sudest asiatico. Gli obiettivi si erano però ampliati cercando di fare dell’Afghanistan un paese democratico stabile. I successi, però, sono stati limitati: l’Afghanistan rimane un paese poverissimo la cui risorsa principale consiste di narcotici estratti dalla coltivazione dell’oppio. Nonostante le elezioni e il governo eletto dai cittadini i discordi sono continuati fra i diversi gruppi etnici—Pashtun 38%, Tagiki 25%, Hazara e Uzbechi 9%, separati da differenze religiose e linguistiche. Il governo di Kabul non è mai riuscito, anche con l’assistenza militare americana e di alleati, a stabilire il controllo in tutto il paese. In parte ciò si deve al fatto che fuori di Kabul il governo centrale è visto come straniero e quindi non è difficile per i talebani trovare sostenitori che li assistano nella loro lotta per il controllo. Gli interessi geopolitici di paesi vicini come il Pakistan e l’Iran, che continuano a supportare alcuni dei diversi gruppi etnici ci mettono del loro, rendendo difficile al governo centrale di Kabul di mantenere il controllo del paese. I talebani, che rappresentano i Pashtun, il gruppo etnico più grande, riuscirono a governare il Paese fra il 1996 e il 2001 con una politica estremista. Tolsero tutti i diritti ai cittadini imponendo una forma di estremo radicalismo islamico, esibendo grande riluttanza a condividere il potere con gli altri gruppi etnici. Imposero la shari’a (legge islamica) che includeva anche l’amputazione di una o entrambe le mani per i reati di furto e la lapidazione degli adulteri. Il trattamento delle donne fu abominevole.Il governo democratico però non riuscì a unificare il paese e i talebani continuarono a dominare specialmente nelle zone rurali. Si crede che una volta partiti gli americani e i loro alleati il governo centrale di Kabul non potrà resistere e verrà sopraffatto e si farà ritorno al tipo di governo estremista del passato talebano. Ecco perché alcuni hanno auspicato giustamente che le forze americane dovrebbero essere rimpiazzate da truppe delle Nazioni Unite per mantenere la pace e dare più tempo alle diverse etnie di raggiugnere accordi stabilendo compromessi.La decisione di Biden di riportare le truppe a casa era già nota ma prima di annunciarla Biden si è consultato con i vertici delle forze militari americane. Sembrerebbe che i generali fossero contrari ma alla fine il presidente è il commander-in-chief e avranno poca scelta eccetto di metterla in pratica. Ovviamente le reazioni dei leader democratici all’annuncio del ritiro delle truppe sono stata positive specialmente dall’ala sinistra del partito. Da parte repubblicana si è avuta una spaccatura. Mitch McConnell, del Kentucky e leader della minoranza del GOP al Senato, ha classificato il ritiro come un “grave errore”. I senatori Rand Paul (Kentucky) e Ted Cruz (Texas) hanno approvato. Ha approvato anche Mike Pompeo, segretario di Stato durante l’amministrazione di Donald Trump, il quale non potrà fare altro che sorridere poiché pensava di fare ritirare le truppe solo pochi mesi prima nel mese di maggio.Al di là della possibile insicurezza in Afghanistan dopo il ritiro delle truppe americane c’è anche da considerare le migliaia di afgani che hanno lavorato a fianco degli americani come interpreti, autisti, cuochi, ecc. i quali potrebbero divenire bersagli dei talebani considerandoli “traditori”. Il governo americano ha il dovere di offrire loro asilo politico ma di questi giorni Biden, alle prese con i migranti alla frontiera col Messico, sembrerebbe poco propenso a farlo.Il ritiro delle truppe dall’Afghanistan ci conferma l’idea che l’America, nonostante tutte le sue risorse, non può creare nazioni democratiche dove non c’è una tradizione locale per questo tipo di forma di governo. La democrazia è un sistema fragile come ci hanno rivelato gli eventi di insurrezione del 6 gennaio scorso a Washington. Biden lo capisce. Il ritiro delle forze dall’Afghanistan dovrebbe anche condurre a una rivalutazione delle truppe americane sparse per il mondo. Più della metà del bilancio americano va per la difesa e con le necessità di investire nell’interno del Paese sarebbe una buona soluzione di ridurre la corsa alle armi e investire nei bisogni degli americani. Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Mostra A Misura

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

Roma Via Flaminia 122 Mercoledì 19 maggio 2021, dalle ore 14.00 alle ore 21.00 SU PRENOTAZIONE Fino al 25 giugno 2021 con ingresso contingentato visite secondo le regole sanitarie dell’emergenza COVID – 19 orario dal lunedì al venerdì ore 15.00 – 19.00. AlbumArte con l’Accademia di Belle Arti di Roma, inaugura la mostra A MISURA con opere, azioni e performance di Lucia Bricco, Diana Legel, Aura Monsalves, Juliane Schmidt, Diana Sirianni, Maria Giovanna Sodero, Alessandra Wolframm, Wang Ximan, a cura di Donatella Landi, che sarà aperta al pubblico, secondo le regole sanitarie, fino al 25 giugno 2021.Dopo il lungo periodo in cui gli spazi culturali sono stati chiusi per l’emergenza sanitaria, siamo felici di poter proporre un progetto corale, dove voci e narrazioni differenti alimentano con una linfa speciale, la potenza e la dinamicità della mostra stessa. Siamo fiere del fatto che siano otto artiste tutte donne, come la curatrice, per sottolineare ancora una volta che non si riparte senza le donne, che hanno pagato un prezzo drammaticamente maggiore durante la crisi pandemica, in termini di disponibilità alla cura, disoccupazione e violenza domestica. Donatella Landi, artista visiva e docente, qui nella veste di curatrice, riunisce per questa mostra collettiva un gruppo di artiste di varie nazionalità, che attualmente vivono e lavorano in Germania, Grecia, Cina e Italia e che, in tempi diversi, sono state sue allieve presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. La mostra indaga approcci, visioni e tecniche distanti tra loro, ma ciò che accomuna le opere presentate, pur “formalmente” dissimili, è l’attenzione al corpo come unità di misura, veicolo dell’esperienza del mondo.

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14° festival internazionale di cortometraggi

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

Si svolgerà dal 10 al 22 maggio. La cerimonia di premiazione che sarà, se la situazione lo permetterà, in presenza, si terrà a San Nicolò la sera del sabato 22 maggio 2021 dalle ore 20:00. Il festival per il 2021 è offerto in un’edizione online per raggiungere il proprio pubblico, nazionale e internazionale, senza che abbia la necessità di muoversi da casa, garantendo la sicurezza di tutti. Una formula di successo, che nel 2020 ha visto superare le 4500 iscrizioni online da tutto il mondo e di tutte le età, per un evento unico nel suo genere in Italia.In aumento il numero di cortometraggi inviati per la selezione. Quest’anno hanno partecipato 2624 corti pervenuti da 101 paesi diversi, tra cui Nepal, Malesia, Egitto e Colombia In 9 mesi, 17 selezionatori volontari hanno visionato i contenuti per 300 ore per offrire un programma di alta qualità e valore culturale. La proiezione dei cortometraggi sarà online, con biglietto gratuito, dal 10 al 21 maggio, prenotabile sul sito del Festival (www.cortiaponte.it). Nella Sezione Ufficiale si troveranno corti d’autore, narrativi o di animazione, una parte dei quali è indirizzata a bambini e ragazzi. Mentre la Sezione 3.25 è interamente dedicata a opere cinematografiche realizzate da bambini, ragazzi e giovani di tutto il mondo dai 3 ai 25 anni di età.Il festival è arricchito da due innovative sezioni competitive, molto amate dai giovani: il “Concorso 48 ore”, una vera e propria sfida di creatività che consiste nel produrre un cortometraggio in sole 48 ore con elementi dati, e il “Concorso colonne sonore”, per sonorizzazioni e musiche composte appositamente per la sigla del Festival.L’edizione 2021 si spinge oltre e propone diversi laboratori on-line per le scuole e le famiglie, oltre a degli incontri di formazione per i docenti, affinché il mondo audiovisivo possa entrare nella didattica. Questi eventi sono organizzati in collaborazione con la libreria Pel di Carota e il CIAS (Coordinamento Italiano Audiovisivi a Scuola). L’elenco completo degli eventi è disponibile sul sito del Festival.“Corti a Ponte” è ideato da Corti a Ponte APS e gode del patrocinio della Regione del Veneto, della Provincia di Padova, del Comune di Padova, del Comune di Ponte San Nicolò e del Comune di Legnaro. È organizzato con il sostegno del Comune di Ponte San Nicolò, del MIUR e del MIBAC nell’ambito del Piano Nazionale Cinema per la Scuola, e con la collaborazione del CIAS – Coordinamento Italiano Audiovisivo a Scuola, dell’Università degli Studi di Padova, di UNICEF – Comitato di Padova, dell’Associazione Vite in viaggio, del Club UNESCO di Padova, del Punto Giovani Toselli, di Innesti sociali e del Teatro Ragazzi G. Calendoli – ONLUS. Partner dell’iniziativa sono il Comune di Ponte San Nicolò, l’Istituto Comprensivo di Ponte San Nicolò, il Liceo Artistico “Modigliani” di Padova, l’Istituto Superiore “Scalcerle” di Padova, l’Istituto Comprensivo di Legnaro, la Scuola dell’infanzia di Roncaglia, la Libreria Pel di Carota l’Animator Fest (Serbia), Kino Otok Isola Cinema (Slovenia).www.cortiaponte.it

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Cremona fiere: Nuovo cuore digitale

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

Il secondo polo fieristico lombardo per grandezza e dimensioni apre al digitale e presenta Hybrid studio, un progetto altamente innovativo che permetterà di aggiungere un’alta potenza tecnologica all’efficiente quartiere espositivo con 55.000 mq di aree coperte e 70.000 mq di aree scoperte e al funzionale centro congressi adatto a eventi di ogni tipo.Il nuovissimo spazio multimediale consentirà l’organizzazione di forum, convegni, eventi fieristici e trasmissioni streaming, in presenza oppure online, grazie ad una piattaforma digitale dotata di regia video, sfondo con strip-Led, monitor 4k, sistema audio e luci, connettività ad alta efficienza.“Abbiamo colto la necessità di continuare a lavorare a distanza, a causa della pandemia, come un’opportunità – dichiara il Direttore Generale di CremonaFiere Massimo De Bellis- pensando alla creazione di uno spazio digitale altamente tecnologico. Abbiamo letto in chiave positiva un evento che ha colpito al cuore ogni settore produttivo, fieristico in particolare, anche per lanciare un messaggio di positività e rilanciare, attraverso un progetto che punta sull’innovazione digitale, le possibilità di fare business in maniera competitiva. Da sempre le manifestazioni fieristiche di CremonaFiere, infatti, fanno di specializzazione e professionalità i propri punti cardine e sono ulteriormente valorizzate dai contenuti culturali, artistici e tecnico-scientifici di alto livello sviluppati in collaborazione con centri di ricerca, università, associazioni e istituzioni internazionali. La nostra attività non si è mai fermata nonostante il Covid, seppur con modalità digitali, differenti da quelle a cui il settore era abituato, che se da un lato hanno tolto la possibilità di incontrarsi e stringersi la mano, dall’altro hanno favorito la nascita di un format fieristico innovativo che CremonaFiere sta portando avanti in vista della Fiera Internazionale del Bovino da Latte in programma da 2 al 4 dicembre 2021”. La creazione di Hybrid Studio fa parte del progetto “Hei!- Hybrid Event Ideas” concepito da CremonaFiere grazie alla collaborazione di importanti partners di origine cremonese come Acid Studio, C2 Corporate, Giochi di luce e Pro World.

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Assenza soluzioni convincenti per infrastrutture aree interne”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

“Il Governo ha presentato oggi alle regioni e alle autonomie il quadro degli investimenti del PNRR che avremo modo di approfondire nei prossimi giorni in Parlamento. Una operazione imponente dalla quale dipenderà la ripresa del nostro paese e la maggiore dinamicità della nostra economia. Ascolteremo in Parlamento con grande attenzione le comunicazioni del Presidente del Consiglio che ci consentiranno di avere maggiori informazioni sul piano e sulle sue modalità di attuazione. Oltre all’apprezzamento rispetto alle molte scelte condivisibili e sicuramente coerenti rispetto alle grandi linee di indirizzo europee e nazionali, resta il rammarico di non leggere proposte convincenti sul tema della coesione territoriale che, seppur affrontata con compiutezza rispetto al grande tema del Sud del paese, non offre soluzioni convincenti in tema di aree interne e marginali che non insistono solo nel mezzogiorno del paese.” E’ quanto dichiarato da Fabio Melilli, presidente della commissione Bilancio alla Camera dei Deputati.“Si sceglie infatti di non dare soluzione al gap infrastrutturale presente soprattutto nelle aree appenniniche, ma non solo in esse, caratterizzate dalla scarsità ed a volte persino dall’inesistenza di collegamenti ferroviari, che consentano ai capoluoghi di provincia di quelle aree di interagire con le città metropolitane penalizzando l’accessibilità, le residenze, il lavoro e lo sviluppo. Si adducono spesso motivi legati alla difficoltà di rispettare i tempi stringenti del PNNR ma il tema non viene affrontato nemmeno nelle schede sugli investimenti aggiuntivi che il governo si propone di finanziare con lo scostamento di bilancio dove transitano peraltro tutte le risorse relative alle aree terremotate inizialmente previste nel PNRR.“A tale carenza – conclude Melilli – si può porre rimedio solo finanziando ed avviando da subito la progettazione di alcune nuove tratte, peraltro previste dai documenti di programmazione dello stesso governo, che potranno essere finanziate con fondi nazionali ed europei. Se nemmeno questa stagione di investimenti straordinari riuscirà a dare le risposte che le popolazioni attendono da decenni, si toglie a quelle terre la speranza di colmare il divario storico che ne ha impedito lo sviluppo.”

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L’enigma dell’inflazione

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

A cura di Patrick Zweifel, Chief Economist di Pictet Asset Management. La prospettiva di una brusca ripresa delle pressioni inflazionistiche sta iniziando a preoccupare gli investitori. La nostra analisi storica prende in esame il comportamento di azioni, obbligazioni e di altre classi di attivi nei periodi in cui l’inflazione è in corso.I timori legati all’inflazione riecheggiano sui mercati finanziari. Uno stimolo fiscale e monetario senza precedenti per contenere le conseguenze della pandemia di COVID-19 ha portato gli investitori a temere che il calo pluridecennale delle pressioni inflazionistiche possa infine compiere un’inversione. Ora si interrogano su come prepararsi.In parte, la storia suggerisce che le prospettive di mercato dipendono da quale sarà il contesto inflazionistico.Un mix di prezzi in aumento e crescita economica modesta, ad esempio, favorisce le materie prime e l’oro. L’inflazione con un’economia che “si surriscalda”, nel frattempo, funge da impulso non solo per gli investimenti difensivi, ma anche per gli attivi reali in generale, tra cui il settore immobiliare residenziale, le azioni e le obbligazioni ad alto rendimento.Il rischio di un forte aumento dell’inflazione statunitense è probabilmente al suo massimo livello da almeno 15 anni. I lockdown, volti ad arginare la pandemia, hanno causato colli di bottiglia dell’offerta, con conseguente aumento dei prezzi delle materie prime e di altri fattori produttivi; anche i tempi di consegna si sono allungati, riducendo ulteriormente la disponibilità delle merci.Anche gli effetti di base saranno significativi. Un anno fa i prezzi del petrolio sono crollati: quelli di alcuni contratti petroliferi sono entrati in territorio negativo nel 2020 e la loro successiva ripresa spingerà le misure dell’inflazione annuale oltre il 3% nel secondo trimestre.Questi fattori hanno alimentato le preoccupazioni sull’inflazione. Le aspettative sull’inflazione nel lungo periodo, espresse dal tasso di inflazione di breakeven a 10 anni, sono salite al 2,3%, il livello massimo da luglio 2014. Anche le aspettative sull’inflazione delle famiglie per il prossimo anno sono cresciute, salendo di 1,2 punti percentuali al 3,3%, quelle a 5 anni sono salite al 2,7%. Le pressioni inflazionistiche trainate dall’offerta dovrebbero diminuire con l’apertura dell’economia, man mano che la pandemia sarà ricondotta sotto controllo. Allo stesso tempo, però, la domanda è destinata a salire quando i consumatori inizieranno a spendere i contributi statali, non ultimo nei servizi che per lungo tempo non sono stati disponibili. Nei periodi in cui l’inflazione era elevata e la crescita bassa, l’oro e le materie prime hanno generato rendimenti annui del 19%, i TIPS dell’8% e i Treasury del 7%. In questi periodi, il credito high yield, i mercati monetari e i titoli azionari hanno registrato la performance peggiore.Infine, quando l’inflazione e la crescita sono state entrambe contenute, i Treasury e il credito investment grade hanno registrato rendimenti dell’8%, mentre le azioni sono cresciute del 6%. In quelle condizioni, oro e materie prime hanno realizzato la performance peggiore. È interessante notare come l’adeguamento di tali rendimenti al rischio non alteri sostanzialmente questi risultati; tuttavia, in questo caso ci limitiamo a utilizzare i dati disponibili dal 1998 piuttosto che l’intera cronologia dal 1950. L’unica differenza è che i TIPS appaiono più interessanti durante i periodi di espansione inflazionistica su base corretta per il rischio.La nostra analisi dei rendimenti delle classi di attivi statunitensi suggerisce che gli investitori hanno molto materiale a disposizione per analizzare gli sviluppi economici. L’inflazione decollerà e diventerà una componente integrale, o ci limiteremo ad affrontare un picco temporaneo dopo il quale le pressioni sui prezzi svaniranno tornando ai trend degli ultimi decenni? L’economia tornerà come prima e manterrà lo slancio? La Federal Reserve statunitense adeguerà la sua politica monetaria all’economia reale? Gli ultimi stimoli scateneranno un surriscaldamento? A prescindere dal risultato effettivo, almeno la storia offre un’idea di ciò che gli investitori potrebbero aspettarsi dalle classi di attivi. (abstract)

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Commento post meeting BCE

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

A cura di Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm.Per il meeting di oggi, gli analisti si aspettavano generalmente di non vedere alcun cambiamento nella politica monetaria, né per quanto riguarda il PEPP, né tanto meno per quanto riguarda un aumento dei tassi d’interesse. I mercati erano focalizzati più sul tono delle dichiarazioni della Lagarde, che su azioni concrete, ricercando qualche segnale di cambiamento dell’entità degli acquisti da giugno in poi. Certo, nella mattinata abbiamo assistito a un minimo nervosismo, con i tassi delle obbligazioni Europee che sono saliti marginalmente fino alle 15:00, per poi ritornare a scendere sotto i livelli di ieri dopo l’intervento della Lagarde, che ha confermato le aspettative non attuando alcun cambiamento sostanziale, utilizzando una retorica accomodante e confermando che la politica monetaria europea sarà slegata da quella americana. Rispetto alla Fed, la Bce mantiene un approccio più intransigente rispetto al vincolo di inflazione del 2%, anche perché il target è molto più lontano, dato che le aspettative negli USA per il 2021 vedono un CPI al 2.6%, mentre in Europa i valori sono più contenuti (1.6%) in linea con la crescita depressa dell’ultimo decennio. Questo per adesso non basta a raffreddare i mercati, che comunque vedono la traiettoria dei prezzi ancora ampiamente sotto controllo, ma potrebbe creare una fonte di ambiguità sul medio-lungo termine, specialmente se si dovesse accendere in UE una dinamica di ripresa simile a quella vista negli Stati Uniti”. Infatti, i miglioramenti sul fronte economico e la distribuzione dei vaccini potrebbero portare i tassi d’interesse europei a salire prima del previsto, comportando alcune sfide, non solo per l’obbligazionario, impattato per via diretta dalle decisioni della BCE, ma anche per l’azionario, le cui valutazioni si basano su una crescita degli utili spinta anche da una politica monetaria espansiva. Una rivalutazione della ripresa economica inciderà principalmente sulla parte medio-lungo della curva, la cui pendenza è già aumentata in maniera sostanziale rispetto a tre mesi fa, ma ci aspettiamo che il percorso di normalizzazione rimanga graduale e attinente alle condizioni di mercato.

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BCE: Calma apparente. Che cosa cova sotto la cenere?

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR. Cosa ci si aspettava dal meeting di oggi? A marzo, la BCE aveva preannunciato che gli acquisti del PEPP sarebbero aumentati in maniera significativa nel seguente trimestre, una misura volta a tenere i tassi sotto controllo. Dal meeting di marzo, i tassi delle curve europee sono effettivamente rimasti sotto controllo, anche a fronte di un aumento molto contenuto degli acquisti netti del PEPP (da un ritmo di ca 15 a 17bn a settimana). Molto probabilmente il trend in discesa dei tassi a lungo termine americani ha aiutato la BCE.Nel meeting di oggi, la BCE ha lasciato i tassi invariati come era scontato attendersi. Come sempre in queste circostanze, il tono e i commenti della BCE sono di particolare interesse. Il mercato oggi era interessato a tre temi: se la BCE giudica l’aumento degli acquisti PEPP sufficiente o intende accelerare; se e quando intende successivamente ridurre gli acquisti nel PEPP (tapering) e a che condizioni; come la BCE vede i rischi riguardo allo scenario macroeconomico in Europa.Che risposte ha dato la Lagarde oggi? Nel corso della conferenza stampa, la Lagarde ha ripetuto che è prematuro parlare di riduzione degli acquisti netti del PEPP e che questi ultimi continueranno a superare i livelli di inizio anno (gennaio e febbraio), specialmente se valutati su base mensile (il mercato tende a focalizzarsi sui dati settimanali, più volatili). Ciò indica acquisti nell’ordine di 80-90 miliardi al mese, rispetto ai 50-60 di gennaio-febbraio.In risposta a una domanda sulla crescita, la Lagarde ha sostenuto che i rischi non sono cambiati rispetto a marzo e che la zona Euro tornerà ai livelli di attività pre-pandemici nella seconda metà del 2022. La Lagarde ha aggiunto però che questo non vuol dire che ci sarà una vera e propria normalizzazione, visto che il livello del PIL rimarrà sotto il potenziale (ci sarà un output gap).Sarebbe bello, ma non si può. In risposta a una domanda sulla Fed, la Lagarde ha ammesso che sarebbe auspicabile una normalizzazione della politica monetaria in Europa che coincida con quella degli Stati Uniti, ma le condizioni macroeconomiche semplicemente non lo consentono. In altre parole, gli USA sono molto più avanti su cammino della crescita e inflazione rispetto all’eurozona. Nel complesso, il tono della conferenza stampa è apparso in linea con le attese, forse al margine dovish.Le tensioni interne sembrano però destinate a crescere. In generale, sul tema della comunicazione la BCE può sembrare ambigua, ma dobbiamo ricordare che per la BCE l’ambiguità è una scelta obbligata. La Presidente Lagarde si trova a mediare tra le varie anime del Consiglio, che sono spesso in disaccordo tra di loro, come si evince chiaramente dalle dichiarazioni pubbliche.Durante la pandemia, la BCE era riuscita a raggiungere un’unità di intenti che aveva sorpreso il mercato e offerto un assist importante alla politica fiscale. Uscendo dalla pandemia, queste tensioni inevitabilmente ritorneranno alla superficie. Da un lato, i falchi spingono per una riduzione del QE quanto prima e un ritorno alla normalità. Dall’altro, la maggioranza del Consiglio registra invece un’inflazione attesa ancora sotto il target e – con ogni probabilità – un livello del PIL dell’eurozona ancora sotto il potenziale. Pertanto, ogni discussione su tapering rimane prematura.La Lagarde ha inoltre ripetuto che la BCE non è legata a rigidi targets (ad es. un formale Yield Curve Control), anche se, comunque la si voglia chiamare, è palese che la BCE intende per ora continuare sul sentiero di un controllo dei rendimenti (implicito o esplicito) tramite acquisti di titoli governativi. Sarà interessante vedere se a giugno, con i vaccini in aumento e (sperabilmente) un’economia in ripresa, questo messaggio potrà cambiare in linea con le nuove previsioni macro. Per adesso, questo sembra poco probabile.

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“Flash BCE: Conferma dello status quo e appuntamento al 10 giugno”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte SIM. La riunione Bce piuttosto interlocutoria in cui la Lagarde ha ribadito i concetti principali espressi nella riunione di marzo: CRESCITA la ripresa globale sta supportando l’area Euro ma rimangono rischi nel breve Nel primo trimestre il PIL è atteso in calo (pubblicazione preliminare attesa il 30 aprile) INFLAZIONE In accelerazione nei prossimi mesi Gli indicatori di inflazione basati su dati di mercato stanno evidenziando rialzo graduale PIANO PEPP: confermata l’intenzione di continuare a ritmo di acquisti più accelerato vs primo trimestre Non è stata discussa l’ipotesi del timing di interruzione del PEPP Il ritmo di acquisti netti in accelerazione va valutato vs i primi due mesi del 2021 (media di 12,3Mld€) vs la media post riunione di metà marzo (circa 17Mld€). Importante considerare anche i reinvestimenti nel flusso lordo totale e soprattutto il flusso medio mensile piuttosto che i dati settimanali In sintesi si può dire che la riunione ha aggiunto poco rispetto a quanto già noto dalla precedente. Le decisioni sul tema fine del PEPP/rimodulazione del ritmo di acquisti sono state etichettate come premature. Di conseguenza la reazione improntata al sell on news di brevissimo con borse in leggero ritracciamento e euro in marginale deprezzamento.Allo stesso tempo è stata ribadita l’importanza della TLTRO. Di fatto implicitamente un rinvio a decisioni più di peso nella riunione del 10 giugno, quando saranno aggiornate le stime di crescita ed inflazione. In quella sede la Bce sarà chiamata a decidere sula continuazione o meno del ritmo accelerato del PEPP e, soprattutto, se eventualmente rendere ancor più appetibili le operazioni TLTRO per supportare l’area Euro nella fase di ripresa post Covid, alla luce anche dell’enfasi posta dalla Lagarde proprio sull’importanza del ruolo della TLTRO desunta dall’ultimo Bank Lending Survey. Sul fronte cambio, continua la vigilanza per il ruolo svolto sulla dinamica dei prezzi, con l’area 1,20 che attualmente appare essere di sostanziale conforto per la BCE. A tal proposito ribadisco il target in area 1,16 entro giugno, intervallato da una fase temporanea di pull back che ha due estensioni: 1,2050 già raggiunto e successivamente area 1,22. Successivamente a favore del dollaro potrebbe prevalere l’effetto “aperture anticipate”, che potrebbe portare ad un nuovo temporaneo rialzo dei tassi prima di un trend decrescente nella seconda parte dell’anno, frutto di acquisto di investitori esteri e di piani fiscali aggiuntivi Us finanziati prevalentemente con tasse piuttosto che incremento di emissioni Treasury

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La gestione del rischio legato al cambiamento climatico

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

A cura di Chris Wagstaff, Responsabile pensioni ed educazione all’investimento di Columbia Threadneedle Investments. Istituita dall’ONU nel 1970, l’Earth Day, ossia la Giornata Mondiale della Terra, che si è celebrata il 22 aprile scorso. Earth Day è il nome usato per indicare il giorno in cui si celebra l’ambiente, con l’obiettivo di sensibilizzare tutta la popolazione mondiale (governi, cittadini, opinione pubblica) sulla salvaguardia del pianeta. Il tema dell’edizione di quest’anno è Restore Our Earth. Il programma prevede una tre giorni di iniziative ed eventi virtuali a sostegno del clima e della sostenibilità ambientale, a cui si potrà partecipare in streaming su piattaforme e canali social di earthday.org. L’attenzione nei confronti dei temi della sostenibilità è cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi anni, con il fenomeno del cambiamento climatico prima e con la pandemia globale ora, in un susseguirsi di profondi cambiamenti socio-economici.Capire a che punto del processo di costruzione del portafoglio vanno inglobate le considerazioni sulla gestione del rischio legato al cambiamento climatico e se queste debbano costituire input primari o secondari. In molti casi, la gestione del rischio legato al cambiamento climatico è parte integrante della selezione dei gestori ma probabilmente secondaria rispetto a fattori quali il tasso di rendimento richiesto, i parametri di rischio, la diversificazione e la liquidità nel determinare l’asset allocation strategica, che possono incidere in maniera significativa sul profilo di rischio/rendimento, sulla diversificazione e sulle caratteristiche di liquidità del portafoglio.L’Accordo di Parigi fissa un obiettivo di lunghissimo termine a cui ambire, ma i proprietari di attivi guarderanno inevitabilmente al proprio gruppo dei pari per un primo confronto di base e per monitorare in corso d’opera i parametri climatici prescelti. Perché tale raffronto funzioni, tutte le parti in gioco dovranno aumentare il livello di trasparenza e fissare traguardi intermedi realistici. In particolare, le emissioni Scope 3 hanno una definizione vaga, sono per lo più stimate e soggette al rischio del doppio conteggio, inoltre il modo in cui i fornitori di dati raccolgono le informazioni varia enormemente in quanto ognuno utilizza metodologie diverse e adotta una visione differente dello stesso fattore. Malgrado queste limitazioni, gli investitori stanno utilizzando i dati a disposizione (principalmente di Ambito 1 e 2 ma anche di Ambito 3, spesso dopo aver apportato qualche correzione discrezionale) per decidere quali sono le società che si stanno impegnando per potenziare le proprie credenziali di sostenibilità e usare questi dati per monitorarne i progressi nel corso del tempo.Poiché molti fornitori di dati ESG offrono coperture difformi, adottano metodologie non standardizzate e formulano valutazioni ESG soggettive, misurare i fattori ESG in maniera uniforme è estremamente difficile. Fortunatamente, i gestori patrimoniali con ottime credenziali sul fronte dell’amministrazione responsabile e del profilo ESG stanno lavorando a soluzioni all’avanguardia e ad hoc che, nel tempo, consentiranno di offrire ai proprietari di attivi dati più accurati con cui prendere decisioni ancora più informate.Di fatto, l’aumento degli standard di rendicontazione e trasparenza consente di valutare e quantificare in maniera più efficiente i rischi e le opportunità legati al clima in relazione a ciascuna impresa, il che, a sua volta, conduce a titoli con quotazioni più accurate, a mercati finanziari più efficienti sul fronte dei prezzi e ad un’allocazione più efficiente del capitale. Fortunatamente, la direzione intrapresa dalle aziende è quella che conduce alla divulgazione integrale dei rischi climatici associati alle loro attività in maniera più standardizzata e omogenea.I rischi di transizione e fisici analizzati dai gestori patrimoniali vengono comunicati ai proprietari di attivi, molti dei quali stanno già analizzando questi rischi in maniera autonoma comunicando l’intensità di carbonio dei propri portafogli (rispetto a benchmark adeguati) ai loro sottoscrittori o beneficiari.Le esposizioni del portafoglio a questi rischi vengono tipicamente riportati sotto forma di impronta di carbonio. La TCFD raccomanda ai proprietari di attivi di comunicare l’intensità di carbonio media ponderata dei loro portafogli (per ogni titolo in portafoglio) sulla base delle emissioni di Ambito 1 e 2 (quelle che esulano dal controllo dell’organizzazione) ed espresse in tonnellate di CO2 equivalenti (tonnellate di emissioni di CO2)/fatturato in milioni di USD). Tuttavia, nei rapporti preparati per i titolari di attivi, e in particolare per i portafogli azionari, molti gestori forniscono parametri supplementari, come le emissioni di carbonio (tonnellate di emissioni di CO2/milioni di USD investiti) e le emissioni di carbonio totali (tonnellate di emissioni di CO2). Ad integrazione di questa analisi del rischio – benché si tratti di un’area ancora sperimentale, e fermi restando i tre limiti appena discussi – i gestori e i proprietari di attivi stanno cercando di potenziare la gestione del rischio legato al cambiamento climatico sviluppando indicatori basati sul Value-at-Risk (VaR) delle esposizioni climatiche del portafoglio al fine di stimare le perdite potenziali in un dato scenario climatico. (abstract by http://www.columbiathreadneedle.it)

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Guida strategica per migliorare la sostenibilità degli Schemi di Qualità Alimentare

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

La guida verrà presentata nell’ambito di un webinar in programma per mercoledì 26 aprile a partire dalle 12 (è possibile registrarsi qui).La Guida, attraverso l’esperienza maturata da diversi casi di studio, costituisce uno strumento per professionisti, responsabili politici e istituzioni per approfondire la relazione tra schemi di qualità alimentare e sostenibilità attraverso la generazione di beni pubblici. Strength2Food è un progetto quinquennale Horizon 2020 avviato a marzo 2016. Ha lo scopo di fornire all’UE e ai suoi Stati membri raccomandazioni basate su dati concreti sull’attuazione della politica per la qualità. L’Università di Parma ha il ruolo di vice coordinatore del progetto.

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Scoperto un nuovo meccanismo alla base della malattia di Parkinson

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

Grazie allo studio di una rara forma ereditaria della malattia di Parkinson, ricercatori dell’Università di Trento hanno descritto un nuovo meccanismo patologico alla base della malattia che potrebbe in futuro essere sfruttato in chiave terapeutica anche per le forme non genetiche. Pubblicato sulla rivista Brain*, il lavoro è stato coordinato da Giovanni Piccoli, ricercatore del Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata (Cibio), con il supporto del programma carriere della Fondazione Telethon, l’Istituto Telethon Dulbecco.Quella di Parkinson è una malattia neurodegenerativa ad evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge specifiche aree del cervello, i gangli della base, deputate al controllo del movimento e dell’equilibrio. Nel tempo si assiste alla degenerazione di specifici neuroni presenti nei gangli della base, quelli dopaminergici, e parallelamente alla comparsa di aggregati di proteine con effetto tossico sulle cellule. Ad oggi le basi molecolari della malattia non sono ancora note e questo ha ostacolato lo sviluppo di farmaci risolutivi: infatti, le terapie farmacologiche attuali basate sul trattamento L-DOPA o DOPA agonisti sono in grado soltanto di alleviare i sintomi, ma non di risolvere la malattia alla radice.Si stima che nel mondo siano oltre 10 milioni le persone colpite dalla malattia di Parkinson. Nella maggior parte dei casi l’insorgenza è del tutto sporadica, ma esistono anche rare forme familiari di origine genetica, causate cioè da mutazioni a carico di specifici geni: studiarle si è rivelato molto utile per fare luce sui meccanismi, ancora in gran parte oscuri, della patologia. Il gruppo guidato da Piccoli si occupa di una particolare proteina espressa sia nel cervello che in altri tessuti, LRRK2, che quando presenta la mutazione G2019S è responsabile di circa il 10 per cento delle forme genetiche di Parkinson.Coinvolta in diversi meccanismi cellulari, fra cui il controllo dell’attività neuronale, LRRK2 è una chinasi, ovvero una proteina che agisce trasferendo un gruppo fosfato ad altre molecole: questa reazione chimica, denominata fosforilazione, è un meccanismo fondamentale usato dalle proteine per regolare i programmi cellulari. In presenza della mutazione G2019S, associata all’insorgenza di forme familiari di Parkinson, LRRK2 aumenta la sua attività di fosforilazione. Inoltre, studi condotti su materiale autoptico di pazienti e neuroni umani generati a partire da cellule pluripotenti hanno evidenziato come la mutazione G2019S di LRRK2 induca morte cellulare e formazione di aggregati proteici. Tra le proteine bersaglio di LRRK2 c’è anche NSF, un enzima coinvolto nel traffico delle vescicole: ed è proprio su questo enzima che si sono concentrati i ricercatori del Cibio.

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Diabete e over 65

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

In Italia 3,27 milioni di persone dichiarano di avere il diabete e un milione sono le persone che non sanno di averlo. Il 67% dei diabetici si colloca nella fascia di età pari o superiore ai 65 anni, e circa un paziente su 5 ha età pari o superiore a 80 anni. Per tutti loro mantenere un buon controllo glicemico è la chiave che consente di vivere meglio e rappresenta il punto di partenza per prevenire alcune patologie o complicanze connesse con il diabete stesso, non soltanto per le persone con più di 65 anni. Basti pensare al fatto che al diabete è associato il 60-80% delle morti per malattie cardiovascolari. Per queste ragioni Senior Italia FederAnziani ha lanciato una campagna educazionale e di empowerment del paziente che mette a disposizione strumenti informativi e formativi utili a migliorare la gestione della malattia rendendo la persona con diabete sempre più consapevole. Questa campagna è supportata dal contributo non condizionato di Abbott.Attraverso webinar dedicati ai senior, interviste a medici e video testimonianze di pazienti, la campagna punta a sensibilizzare gli over 65 sull’importanza di sani stili di vita e del corretto monitoraggio. Le interviste ai massimi esperti del settore consentiranno di approfondire diversi temi, tra cui i benefici clinici di un controllo/monitoraggio frequente della glicemia, l’importanza della condivisione dei dati, anche da remoto, con il medico e con i familiari, le comorbidità, l’alimentazione, l’importanza dell’attività fisica e molto altro. Gli interventi degli opinion leader saranno diffusi attraverso il network di comunicazione della federazione della terza età, ovvero il Tg quotidiano Senior News, il canale YouTube (https://www.youtube.com/user/federanziani), la pagina Facebook Senior Italia, e la newsletter settimanale. Alle pillole degli esperti si aggiungeranno i racconti e le esperienze di vita delle persone che convivono ogni giorno con il diabete. I consigli e le indicazioni provenienti dalla comunità scientifica saranno inoltre riassunti in un Vademecum e saranno al centro di una serie di eventi online destinati al pubblico senior, che consentiranno a quest’ultimo di ascoltare gli esperti e di rivolgere loro domande specifiche al termine degli incontri. «In questo periodo di emergenza Covid non bisogna abbassare la guardia rispetto a un’altra pandemia silenziosa, ovvero quella del diabete. È fondamentale avere sempre a cura la propria salute e non dimenticare che il monitoraggio resta lo strumento più importante per prevenire le complicanze, e quindi per vivere meglio e più a lungo. Questo è fondamentale non solo per le persone che convivono col diabete, ma anche per lo stesso SSN, dato che una migliore gestione di una patologia tanto diffusa genera elevati risparmi in ambito socio-sanitario, in virtù delle minori ospedalizzazioni, liberando risorse che possono essere reinvestite in modo strategico» afferma Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani.

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Richieste di credito delle imprese

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

Per far fronte al fabbisogno di liquidità, nel 2020 le imprese italiane hanno intensificato la propensione a rivolgersi agli istituti finanziari, tendenza che si è confermata anche nel primo trimestre del 2021 con le richieste di credito che sono cresciute complessivamente del +28,7% rispetto al Q1 2020. È quanto emerge dall’analisi delle istruttorie di finanziamento registrate su EURISC, il Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF. Dall’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF emerge anche un notevole incremento dell’importo medio richiesto (+61,9%), che nel primo trimestre dell’anno si è attestato a 111.997 Euro.Per quanto riguarda le Imprese individuali, che rappresentano la spina dorsale del tessuto economico e produttivo nazionale, le richieste di credito hanno visto un importo medio pari a 41.655 Euro (+44,5% rispetto al corrispondente periodo 2020). L’incidenza dello scaglione fino ai 20.000 Euro arriva a spiegare il 61,5% del totale. Per quanto riguarda le Società di Capitali, invece, l’importo medio richiesto ammonta a 150.212 Euro, segnando un incremento percentuale pari a +60,5%. Nello specifico, oltre la metà delle richieste presenta un importo superiore ai 20.000 Euro.

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L’Italia in prima linea a tutela del lavoro creativo

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

“Dopo il voto del Senato, si definisce la strada che porta all’approvazione del decreto di recepimento della direttiva copyright in Italia: un passo di fondamentale importanza per la tutela dell’industria creativa nel nostro Paese” dichiara il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Ricardo Franco Levi. Il Senato ha infatti approvato in via definitiva la legge di delegazione europea 2019-2020 che, all’articolo 9, prevede l’attuazione della direttiva Ue 2019/790 a tutela del diritto d’autore. “Il governo italiano – spiega Levi – sarà così in prima linea in Europa per dare al nostro Paese regole capaci di dare nuove tutele al lavoro creativo, agli autori e a tutti gli attori del mondo del libro promuovendo allo stesso tempo la diffusione della conoscenza”. “L’impegno nostro e del Governo non finisce qui; – conclude Levi – la direttiva e il suo recepimento vanno considerati come un punto di partenza e non di arrivo. Perché possano dispiegare i suoi effetti benefici, infatti, devono essere accompagnati da nuovi strumenti che consentano la gestione del diritto d’autore online in maniera semplice ed efficiente. Come AIE siamo impegnati da dieci anni per la costruzione di una infrastruttura tecnologica aperta che assolva questo compito. Il lancio da parte della presidenza di turno dell’Unione europea dell’iniziativa “Copyright infrastructure” e la scelta della Commissione europea di definire prioritario gli investimenti per realizzarla nel suo “Piano d’azione sulla proprietà intellettuale per rafforzare la resilienza e la ripresa economica dell’UE” vanno nella direzione da noi auspicata e sulla quale abbiamo richiamato l’attenzione nelle interlocuzioni con il Governo”.

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La lunga storia dell’Intelligenza artificiale

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

A cura di Enrico Bertino, Co-founder & Chief AI Officer di Indigo.ai. Nella storia di Microsoft l’acquisizione di Nuance per quasi 20 miliardi di dollari è seconda solo a quella di LinkedIn: per il social network dei professionisti la società fondata da Bill Gates, nel 2016, aveva messo sul piatto 26 miliardi di dollari. La cifra investita per la società attiva nell’intelligenza conversazionale sanitaria conferma quanto alta sia l’attenzione del mercato verso un settore in continua espansione. E d’altra parte è stata proprio Microsoft la prima società ad aver avuto accesso al Gpt-3, l’algoritmo elaborato da OpenAi che ha sviluppato un modello di linguaggio senza precedenti, capace di interpretare e scrivere in maniera chiara e corretta qualunque cosa. Da una semplice email a un articolo di giornale. Al punto che, simile a quanto teorizzato nel test di Turing, chi legge un articolo di giornale scritto da Gpt-3 non è in grado di capire se il testo è prodotto da un uomo o una macchina. Oggi l’attenzione verso il linguaggio sviluppato dall’intelligenza artificiale è continuamente sotto i riflettori: le aziende fanno a gara per integrare nei loro sistemi i migliori algoritmi, a volte anche senza aver ben chiaro come utilizzarli al meglio. Ma se adesso dialogare con un chatbot ci sembra normale o quasi è merito dal lavoro e delle ricerche iniziate 70 anni fa da un gruppo di scienziati visionari.E d’altra parte non è certo un caso che il test di Turing si chiami così: è stato Alan Turing il padre dei moderni computer, nel 1950, a teorizzare un criterio per determinare se una macchina sia in grado di pensare come un essere umano. L’aspetto stupefacente del test è nell’aver teorizzato una capacità di linguaggio simile a quella dell’uomo, prima ancora che nascessero dei veri computer. E il semplice fatto che Turing si sia concentrato sulle parole anziché sulla potenza di calcolo chiarisce quale sia l’importanza e la difficoltà di sviluppare un’intelligenza artificiale del genere. E spiega indirettamente come mai 70 anni fa si immaginasse che all’inizio del nuovo millennio tutte le macchine avrebbero superato agevolmente il test, mentre in realtà siamo ancora lontani dall’ottenere un risultato del genere. Nel 1956 per la prima volta alcuni ricercatori parlano di intelligenza artificiale, ma dopo una fiammata iniziale, l’interesse lentamente viene meno. Certo nel 1966 arriva Eliza, il primo chatbot della storia che simula un terapista utilizzando le stesse parole del proprio interlocutore, ma non accende gli entusiasmi. Inizia così quello che in gergo si chiama il lungo inverno dell’intelligenza artificiale: un periodo di stanca lungo quasi 30 anni e interrotto solo sporadicamente da esperimenti più o meno fallimentari come Parry nel 1972 o Dr Sbaitso nel 1992. Nel 1995 arriva la prima svolta con Alice un software creato con Aiml, l’Artificial Intelligence Markup Language, studiata per imitare un linguaggio naturale. Non è una rete neurale capace di imparare autonomamente, ma un sistema che segue un percorso preordinato. È quindi capace di rispondere a tutte le domande pensate dai programmatori, ma non può uscire dal sentiero tracciato. Ed è quindi un ottimo punto di partenza per i bot più semplici.L’accelerazione sull’intelligenza artificiale arriva negli ultimi 10 anni. Nel 2011 Watson, il sistema di Ibm batte in diretta televisiva i campioni americani di “Chi vuole essere milionario”, una vittoria che ha un grande eco, ma non eccezionale considerato che il software aveva di fatto immagazzinato l’informazione presente su Internet. Nel 2016 è la volta il Tay, l’account Twitter creato da Microsoft per sperimentare l’intelligenza artificiale: era programmato per rispondere in modo automatico a chiunque gli scrivesse. L’obiettivo era che Tay rispondesse in modo naturale, imparando da quello che leggeva in altre conversazioni e che gli veniva scritto. È stato un fallimento totale: in poche ore Tay ha iniziato a scrivere cose razziste, insultare e negare l’olocausto. Colpa dei troll, probabilmente, ma anche degli errori di programmazione della società. Forse anche della fretta di arrivare primi.I passi avanti sono stati tanti, e oggi l’intelligenza artificiale è integrata praticamente in ogni nostra attività quotidiana. Ma oggi noi operatori del settore abbiamo un’altra sfida. Non solo stare al passo con le innovazioni quotidiane dal punto di vista del business, ma soprattutto sapere governare e guidare uno sviluppo sano ed etico dell’intelligenza artificiale: affinché sia inclusiva e mai divisiva.

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Sempre e da tutti sostenibili i costi della democrazia?

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

By Fausto Carratù. Ci avete mai pensato? la democrazia si è affermata nelle nazioni più avanzate e più ricche del pianeta, mentre in quelle più povere e meno avanzate, fa fatica ad affermarsi o a mantenersi. Inevitabile la domanda: è la democrazia a portare ricchezza oppure è la ricchezza a sostenere la democrazia? Considerato l’ampio sfruttamento di immense risorse a cui i paesi divenuti nei secoli scorsi ricchi e democratici, hanno sottoposto l’intero pianeta (si pensi solo alle tante miniere di preziosi, di ossidi metallici, di diamanti, petrolio, uranio, ecc, per non parlare del fenomeno della schiavitù e dello sfruttamento umano che in tante regioni del pianeta ancora permane), verrebbe da concludere che le democrazie esistono solo se c’è ricchezza sufficiente a sostenerla. Dobbiamo concludere che dove non c’è ricchezza, la democrazia costerebbe troppo, non si reggerebbe? Tradotto in termini più concreti, una nazione povera può permettersi la democrazia, con i costi dei suoi riti, le campagne elettorali, i numerosi appuntamenti elettorali, i parlamenti, i pletorici apparati amministrativi, informativi, sanitari, giudiziari, con l’esplosione dei diritti a cui stiamo assistendo, includenti persino il problematico diritto al divertimento, alla morte assistita, al cambio di sesso?Una simile analisi potrebbe portare ad uno sconvolgente riesame della storia passata, quando la mancanza di democrazia forse non era dovuta, sempre o solo, a mancanza di volontà o di evoluzione delle idee politiche, ma alla semplice impossibilità economica? È un bel tema che “Popolo Sovrano” propone volentieri alla trattazione di qualche coraggiosa ricerca accademica, e, nel caso in cui qualche cosa esistesse, vi preghiamo di segnalarla. (fonte: Associazione Popolo Sovrano)

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Pubblicati nel New England Journal of Medicine i dati di Fase 3 del vaccino a dose singola contro il COVID-19 di Johnson & Johnson

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

NEW BRUNSWICK, N.J. Johnson & Johnson (NYSE: JNJ) (l’Azienda) ha annunciato oggi la pubblicazione sul New England Journal of Medicine dei dati primari dello studio clinico di Fase 3 ENSEMBLE per il proprio vaccino a dose singola contro il COVID-19, sviluppato da Janssen, azienda farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson. La pubblicazione dell’analisi primaria segue i dati di efficacia e sicurezza annunciati a gennaio, dimostrando che lo studio ha soddisfatto tutti gli endpoint principali primari e secondari, e ha rilevato che il vaccino a dose singola contro il COVID-19 di Johnson & Johnson ha prevenuto l’ospedalizzazione e la morte in tutti i partecipanti allo studio 28 giorni dopo la vaccinazione.Questi dati hanno dimostrato che, nonostante l’alta prevalenza di varianti emergenti di SARS-CoV-2 tra i casi di COVID-19 nello studio, compresa la variante sudafricana del ceppo B.1.351 e la variante del ceppo P2 individuata in Brasile, l’efficacia del vaccino è stata trasversale contro l’infezione sintomatica, e il vaccino ha mostrato protezione contro l’ospedalizzazione e la morte correlate a COVID-19 a 28 giorni dalla vaccinazione. I dati dello studio indicano l’inizio dell’efficacia 7 giorni dopo la vaccinazione, la prevenzione dell’ospedalizzazione e della morte La protezione è stata generalmente trasversale tra le etnie e i gruppi di età, compresi gli adulti sopra i 60 anni (N=14.672), e quelli con e senza comorbidità.L’efficacia è iniziata in modo evidente sette giorni dopo la vaccinazione per le forme gravi/critiche della malattia e 14 giorni dopo la vaccinazione per le forme da moderate a gravi/critiche. È importante notare che l’efficacia del vaccino ha continuato ad aumentare circa otto settimane dopo la vaccinazione, che è la durata media del follow-up richiesto dalla Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti. I dati aggiuntivi raccolti dopo l’annuncio dei risultati2 non hanno evidenziato riscontro di un calo della protezione nel tempo, dopo aver seguito circa 3.000 partecipanti per 11 settimane e 1.000 partecipanti per 15 settimane.Le varianti osservate in un’analisi in corso nello studio ENSEMBLE includono la variante B.1.351 (20H/501Y.V2), che è stata identificata nel 95% dei casi di COVID-19 in Sudafrica, e la variante del ceppo P2, che è stata identificata nel 69% dei casi di COVID-19 in Brasile. In Sudafrica, l’efficacia del vaccino è stata mantenuta al 64% contro le forme da moderate a gravi/critiche della malattia e all’81,7% contro le forme gravi/critiche al giorno 28 dopo la vaccinazione. L’efficacia è stata mantenuta anche nei partecipanti in Brasile, con il 68,1% di efficacia contro le forme da moderate a gravi/critiche della malattia e l’87,6% contro le forme gravi/critiche. Font: https://www.janssen.com/emea/our-focus/infectious-diseases-vaccines/respiratory-infections/covid-19.

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Constructing Minds

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

A Conversation with Lisa Feldman Barrett. In this episode of the podcast, Sam speaks with Lisa Feldman Barrett about the origins and function of the human brain. They discuss how brains evolved, the myth of the “triune brain,” the brain’s network organization, the predictive nature of perception and action, the construction of emotion, concepts as prescriptions for action, culture as an operating system, and other topics.Lisa Feldman Barrett is University Distinguished Professor of psychology at Northeastern University with appointments at the Massachusetts General Hospital (MGH) and Harvard Medical School. Dr. Barrett is among the top 1% most-cited scientists for her revolutionary research in psychology and neuroscience.She is the recipient of a NIH Director’s Pioneer Award for transformative research, the Mentor Award for Lifetime Achievement from the Association for Psychological Science (APS), and the Distinguished Scientific Contribution Award from the American Psychological Association (APA).She is an elected fellow of the American Academy of Arts and Sciences, the Royal Society of Canada, and a number of other honorific societies. (font: http://www.samharris.org)

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The Economist: Vladimir Putin’s next move

Posted by fidest press agency su sabato, 24 aprile 2021

We have two covers this week. In most of the world we report on Vladimir Putin’s next move. His main domestic opponent, Alexei Navalny, is in prison, on hunger strike and in danger of dying. Living standards in Russia are sliding, and with them support for Mr Putin’s party. Mr Navalny’s videos exposing corruption at the top, and offering a guided tour of a gaudy palace that Mr Putin denies owning, have struck a chord. To distract public attention and fire up patriotic voters, Mr Putin is once again menacing his neighbours. In recent weeks he has massed more than 100,000 Russian troops on the border with Ukraine, a country he has already partly dismembered. Then, on April 22nd, his defence minister said they were pulling back again. Whether they will all pull back remains unclear. Also unclear is whether this massive show of force was just for show, or to intimidate Ukraine into making more concessions. President Joe Biden faces a test. America and its allies must find ways to deter Mr Putin from aggression abroad and oppression at home. It will not be easy, for Russia has built a siege economy, stagnant but unusually resistant to sanctions. Fortunately, unlike his predecessor, Mr Biden has no illusions about the strongman in the Kremlin. Our cover in Asia describes India’s alarming second wave of covid-19. On April 21st the country recorded 315,000 new infections in a single day—the highest tally of any country at any point in the pandemic. Experts suspect that even this is a massive undercount. Makeshift pyres are being erected on pavements outside crematoriums to deal with the influx of bodies. The government of Narendra Modi grew complacent after India’s earlier, milder wave. Instead of focusing on public health, it has poured its energies into partisan politics, holding huge and largely maskless campaign rallies in West Bengal. Although India is a big vaccine-maker, it has failed to secure enough doses, and production is now threatened by American export controls on vital kit. The government should adopt strict curbs on large gatherings, even religious ones, and scramble to help vaccine-makers ramp up their output. Unless India’s covid surge is brought under control, the entire world will suffer. Zanny Minton Beddoes Editor-In-Chief The Economist.

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