Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Certificati vaccinali, dubbi su modalità di rilascio e attestazione di guarigione

Posted by fidest press agency su domenica, 2 Maggio 2021

«Il nostro non è un no, se il paziente ce li chiede i certificati “verdi” li facciamo, tuttavia non tocca a noi certificare la guarigione di un paziente Covid che ha ricevuto dall’Asl il responso di negativizzazione; e più in generale non tocca al medico di famiglia espletare incombenze che nessun altro nel Servizio sanitario prende in carico». Angelo Testa presidente del sindacato Snami risponde ai media che scrivono di passaporto vaccinale a rischio in Italia “per il rifiuto dei medici di base”. Rivolto a consentire trasferimenti e vita sociale ai vaccinati Covid, ai guariti e ai titolari di referti negativi, il certificato ha sollevato le perplessità di Snami e Fimmg. In una nota la Fimmg appare in attesa dal Governo dei chiarimenti chiesti dal Garante della Privacy, che dubita si debba attestare i motivi specifici del rilascio del certificato: se un cittadino non volesse far sapere di aver preso il Covid, perché “ridondare” di informazioni? Pure lo Snami punta non tanto il certificato vaccinale (pass 1) o il tampone negativo (pass 3) quanto l’attestazione di avvenuta guarigione. Per Testa la certificazione, che – non essendo normata altrimenti – è libero professionale, «comporterà una serie di richieste e aggravi burocratici». E non è un modo di dire. «Io temo che qualcuno pensi che noi medici di famiglia “non facciamo niente”, e perciò dovremmo affrontare ogni novità burocratica, anche quelle che non ci spettano. Al momento, faccio sapere, stiamo trattando tutta la fenomenologia non Covid degli assistiti, più il Covid in termini di malattia, reperibilità, telemedicina, effettuazione dei tamponi, reporting degli esiti, effettuazione dei vaccini nei nostri studi e altrove (oggi ne ho fatti 56 in un hub territoriale, la medicina generale in gran parte delle regioni vaccina negli hub!), relativo reporting anche di questi esiti nel portale regionale. Ora ci si chiede il certificato verde, ma chi ha steso quella norma forse non conosce né quanto lavoriamo né cosa facciamo». Sui giornali si sottolinea come il “pass”, pur stoppato dal Garante e “doppiato” da iniziative locali come il corona-pass altoatesino, sia molto atteso nelle località turistiche italiane perché azzererebbe la quarantena chiesta ai cittadini stranieri. Oggi chi entra da stati dell’Unione europea (o Svizzera Norvegia Liechtenstein Andorra Monaco, Elenco C dell’Allegato 20) deve aver effettuato un tampone nelle 48 ore precedenti, compilare un’autodichiarazione, comunicare il suo ingresso al Dipartimento di prevenzione Asl e restare 5 giorni in albergo per poi fare un altro tampone il sesto giorno: impossibile girare il paese in vacanze medio-brevi o fare turismo mordi e fuggi. Chi viene dal resto del mondo, oltre alle precedenti incombenze, sconta una quarantena di 10 giorni (prima del 18 aprile era di 14 giorni). «Un miglioramento dell’informatizzazione e la telemedicina potrebbero aiutarci», ammette Testa. E spiega: «Ci sono alternative: si potrebbe attribuire valore di certificato all’esito del tampone sia per i non contagiati sia per i guariti; si potrebbe studiare una app che inserisca i dati di vaccinazioni, guarigioni, tamponi negativi nel fascicolo sanitario così che il cittadino possa scaricarli e portarli con sé; si potrebbe chiedere al medico di famiglia di certificare per i soli test da lui eseguiti. Il Decreto Covid invece ci chiede per ogni cittadino guarito che intenda spostarsi di andare a vedere la documentazione rilasciata dal Dipartimento di prevenzione Asl che ha eseguito il tampone, di scaricarla, di certificare sulla base di quanto scaricato. Lo posso fare ma è un mio compito? Di certo non è previsto dalla convenzione, quindi è un certificato in libera professione, va pagato (non con l’Iva perché come i certificati per patente e porto d’armi è a tutela della salute pubblica). Ma non facciamo questioni di denaro. È che noi Mmg non siamo qui ad attendere cose da fare: se davvero si pensa che non facciamo niente, propongo di prenderci tutti una settimana di ferie e al termine si verifichi se la nostra assenza ha pesato o no sull’utenza». Il “green pass” fa discutere anche i medici di emergenza urgenza della società scientifica Simeu: troppo breve la durata di 6 mesi della validità della vaccinazione. «Si apre un problema organizzativo per medici e infermieri che hanno completato il ciclo vaccinale tra fine gennaio e febbraio», spiega il presidente Giulio Maria Ricciuto. «Superata da evidenze scientifiche che ormai portano la copertura immunitaria ad almeno 9 mesi, la scadenza renderà scoperti gli operatori sanitari fra luglio e agosto». Al rientro dalla pausa estiva, i medici di 118 e pronti soccorso rischiano perciò di non poter stare a contatto con i malati. Servirebbe quanto meno una terza dose sulla cui efficacia non si hanno evidenze, e per somministrare la quale si rischia poi di sospendere le vaccinazioni di anziani. By Mauro Miserendino fonte Doctor33

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