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Scuola: L’ex premier Conte chiede il riscatto gratuito della laurea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 Maggio 2021

Quando la politica dice che occorre andare incontro ai giovani, bisogna farlo con i fatti. Quelli che vorrebbe realizzare l’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Assieme alla riscrittura delle norme che regolano il lavoro, la riformulazione dei diritti dei dipendenti, a iniziare da quelli dei precari, che non possono continuare a essere considerati su un piano diverso rispetto ai colleghi di ruolo, Conte ha chiesto espressamente di finirla con il riscatto oneroso del diploma di laurea: bisogna offrire, ha detto l’ex premier, “il riscatto gratuito degli anni di laurea in modo da rendere più conveniente la formazione superiore e l’arricchimento culturale senza compromettere la sostenibilità del nostro sistema pensionistico”.Anief plaude alla proposta formulata dal Presidente del Consiglio uscente. Quando, lo scorso anno, con la Legge di Bilancio 2020 è stato aperto il riscatto della laurea agevolato. Pure grazie all’azione del sindacato, anche ai lavoratori che temporalmente posizionano i propri periodi di studi prima del 1996, quindi senza più distinzioni tra i diversi periodi di studi universitari svolti, il giovane sindacato ha detto che si trattava di un segnale ma che bisognava fare di più: ha subito spiegato di non accettare la decisione di considerare quegli anni con il sistema contributivo, abbattendo quindi ulteriormente l’assegno pensionistico. Ora lo ribadisce, ricordando che per un lavoratore ad oggi il riscatto della laurea ai fini previdenziali rimane un onere non accessibile a tutti: l’Inps ha calcolato che occorrono oltre 5.200 euro per ogni anno di studi.Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, “aprire al riscatto gratuito della laurea sarebbe un segnale importantissimo. Come anche il calcolo retributivo per almeno tutti coloro che l’hanno conseguita fino al 1996: l’assegno di quiescenza sta infatti progressivamente diventando sempre più lontano e piccolo, sempre più vicino alla soglia di povertà. È bene che lo Stato consideri che si sta tirando la corda in modo eccessivo. Per rimanere nella scuola, oggi un docente o un amministrativo è troppo penalizzato dalle ultime riforme previdenziali: a fine carriera c’è un gap rispetto a colleghi europei, come quelli tedeschi, di circa mille euro al mese. E si va in pensione con assegni in media del 40% più bassi dell’ultimo stipendio. Si sta veramente esagerando, diamo un segnale importante. Ha fatto bene Giuseppe Conte a fare questa proposta. Esortiamo il Governo a portarla avanti”.

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