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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Eccezionalismo americano o minimalismo (di policy) europeo?

Posted by fidest press agency su domenica, 9 maggio 2021

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Se è sicuramente vero che nella sua storia l’umanità si è ritrovata raramente in una situazione come quella attuale (fortunatamente), è altrettanto chiaro che non abbiamo certezze riguardo a come e quando usciremo dall’attuale emergenza sanitaria e su quali saranno le reali conseguenze dal punto di vista socio-economico. Anche per questo motivo, con i programmi di vaccinazione che proseguono a ritmo spedito in buona parte del mondo avvicinandoci alla tanto agognata immunità di gregge, economisti e operatori di mercato si stanno già proiettando nel post-COVID, immaginando gli scenari che potrebbero realizzarsi. Quello di base al momento prevede una ripresa a V trainata soprattutto da Stati Uniti e Cina, nonostante quest’ultima abbia mostrato di recente alcuni segnali di rallentamento che ci hanno indotto a rivedere leggermente al ribasso le previsioni di crescita del PIL nel 2021 dal 10,5% al 10%. Una battuta d’arresto registrata non tanto sul fronte dei consumi domestici, che permangono sul loro trend di crescita robusta in linea con il focus del quattordicesimo piano quinquennale (2021-2025) sulla “circolazione interna”, quanto a livello di produzione industriale ed esportazioni. Negli Stati Uniti, le imponenti misure di bilancio varate dall’amministrazione Biden, pari al 12% del PIL, a cui vanno aggiunte le spese previste dal futuro piano infrastrutturale (il cui varo è previsto tra la fine dell’estate e l’autunno), dipingono un quadro incoraggiante. In particolare, grazie ai trasferimenti previsti dalla manovra fiscale, i consumi dovrebbero arrivare a crescere molto al di sopra del livello tendenziale sospingendo in alto anche la crescita del PIL che al momento prevediamo al 7% per il 2021, ma con la possibilità concreta di ulteriori sorprese positive. Una dinamica che dovrebbe portare l’output gap (la differenza tra PIL realizzato e PIL potenziale) a chiudersi e passare in territorio positivo molto presto (fine anno) negli USA, con i rischi di inflazione che ne conseguono. Tale evenienza è invece inverosimile in Europa dove il riassorbimento dello “slack” economico richiederà non meno di un altro anno e mezzo/due. In conclusione, USA e UE mostrano due approcci molto diversi alla gestione della ripartenza post-COVID, i primi assumendo un rischio ‘calcolato’ di inflazione con lo scopo di favorire una rapida ripresa e un mercato del lavoro più solido, l’Unione Europea rischiando di ritirare gli stimoli troppo presto, quando l’economia è ancora alle prese con le ferite inferte dalla pandemia e dai ripetuti lockdown. L’eccezionalismo USA contrapposto al minimalismo europeo in politica economica si traduce non solo in sentieri diversi dei tassi di interesse (molto più ripido quello USA), bensì anche nel rischio di un’ulteriore divergenza di crescita, inflazione e, con segno opposto, dei tassi reali nei prossimi trimestri. (abstract. Fonte:bc-communication.it

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