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Scuola: Decreto Sostegni licenziato dal Senato con il vincolo quinquennale

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 maggio 2021

Niente da fare: il vincolo quinquennale rimane in vita. Migliaia di insegnanti assunti a tempo indeterminato a centinaia di chilometri da casa rimangono costretti a rimanere in quella sede per almeno 72 mesi consecutivi. E a nessuno interessa se ci sono tantissimi posti liberi, che andranno sicuramente a supplenza. Secondo la stampa specializzata, però, il problema è anche quello del provvedimento legislativo al quale l’emendamento era stato associato: “il decreto sostegni bis non è un dispositivo ideale per far approvare una norma sulla mobilità dei docenti. Ecco perché era stato dichiarato inammissibile in precedenza”, spiega Orizzonte Scuola. “Dopo gli incontri sindacati-Ministero avvenuti nei mesi precedenti si era arrivati ad uno stallo: le organizzazioni sindacali hanno mostrato il proprio assenso a sopprimere il blocco di cinque anni. Nelle ultime settimane si è cercato di trovare un’intesa politica ma alla fine non si è arrivati a nessun punto”.Si ricorda che il vincolo quinquennale è stato introdotto con il Decreto Legge 126/2019, coordinato con la Legge di conversione 159 dello stesso anno: si applica agli insegnanti immessi in ruolo con decorrenza giuridica 1° settembre 2020, e interessa tutte le graduatorie di reclutamento: Graduatorie ad esaurimento, concorso del 2016 e del 2018, sia Infanzia, Primaria che Secondaria. Il vincolo di cinque anni diventa ancora più assurdo, dal momento in cui rimane in piedi anche per i docenti disabili o che assistono un congiunto in situazione di disabilità grave riconosciuta precedentemente e già dichiarata nella procedura da cui sono stati immessi in ruolo (da GaE o da concorso).Il sindacato Anief ha sperato sino all’ultimo nell’approvazione della proposta, fortemente caldeggiata. “Siamo delusi – dice Marcello Pacifico, presidente del giovane sindacato autonomo – perché dei gruppi parlamentari avevano compreso la nostra crociata, che è anche quella di tanti docenti costretti a rimanere in sedi lontanissime dalle loro radici e dai loro affetti, pur in presenza di cattedre vacanti e disponibili in scuole molto più vicine. Non comprendiamo questo spirito quasi ‘punitivo’ intrapreso dall’amministrazione. La verità è che si vanno a colpire degli insegnanti, spesso madri e padri di bambini in tenera età, che hanno avuto solo la colpa di accettare il ruolo e una nomina al buio, condannati spesso da un algoritmo imperfetto”.

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