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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Mario Tassone: il ricordo di Aldo Moro

Posted by fidest press agency su martedì, 11 Maggio 2021

Sono trascorsi 43 anni dell’uccisione di Aldo Moro. Dopo 55 giorni dal sequestro e dall’uccisione dei cinque uomini della scorta, il Suo corpo era stato ritrovato in Via Caetani. Spesso il ricordo va a quei giorni e si ripropone il film al rallentatore di una agonia in un clima dì disumana rassegnazione, di approssimativi calcoli della “ragion di Stato”. Il Paese in quei giorni, e anche negli anni precedenti, si rivelò fragile, impreparato a contrastare il disegno criminale e destabilizzante del terrorismo. Pagine buie quelle del marzo e maggio del 1978. Con il trascorrere degli anni, le nebbie di addensano sempre di più e il mistero dell’assassinio di Moro e della Sua scorta diventa una “categoria”, un fortino di segreti inespugnabile, un dato acquisito, un vaso di Pandora che ancora non si riesce a scoprire. Moro ha pagato per la Sua visione profetica, per il Suo amore per l’Italia, per il Suo disegno volto ad allargare la base della democrazia coinvolgendo realtà che avevano calcato le vie sterili dell’utopia. Aveva compreso oltre dieci prima la caduta del muro di Berlino e il fallimento del comunismo. Il governo che nasceva il 16 marzo del 1978 era il risultato del grande impegno di Moro per assicurare all’Italia una democrazia compiuta dell’alternanza. Il compromesso storico, come venne chiamato, non inseguiva un calcolo di basso profilo di un ‘alleanza con Berlinguer, ma indicava una strategia in cui il Paese si ritrovasse per costruire il futuro nella libertà e nella democrazia. Era la visione dei cristiani democratici, dei laici riformisti, era la lezione degasperiana che Moro offriva anche a chi aveva creduto nel comunismo per rafforzare la base del consenso verso le istituzioni democratiche. Moro ha pagato per questo? Certamente sì! Fu vittima di oscure trame di pezzi infedeli delle istituzioni che hanno ipotecato il futuro. È noto lo scontro fra coloro che erano per trattare la liberazione del presidente della D.C e coloro che erano per il no. Passò la linea della ”fermezza” per difendere la dignità della Nazione ,come si disse. In questi 43 anni dalla morte di Moro il Pase ha subito un lento declino. Non si trattò allora, ma ci siamo arresi a spinte che hanno alterato lo spirito della Costituzione. L’Italia è meno libera, meno democratica. Poteri non investiti dal popolo occupano spazi impropri. Lo snodo delle decisioni non è il Parlamento o il governo. L’Italia è parcellizzata da un neo-feudalesimo politico. Nuove baronie e inediti salvatori della Patria si impongono; acrobati travestiti da politici prendono la scena. La partecipazione, la democrazia, la libertà di un Paese normale per cui si è battuto Moro? Sono un richiamo formale. Rimane una morte che grida vendetta. La nostra vendetta è costruire la democrazia, recuperare la politica restituire ai loro “spazi naturali” i tanti abusivi che hanno occupato e mortificato questo Paese. Così avremo onorato Moro bandendo la ritualità delle parole, ma con la coerenza delle scelte.

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