Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

“Il ritorno degli investitori”

Posted by fidest press agency su martedì, 1 giugno 2021

A cura di Richard Colwell Responsabile azioni britanniche di Columbia Threadneedle Investments. Nel 2020 ci sono stati momenti in cui investire nel Regno Unito era come assistere alle partite di calcio nell’ultimo anno: che desolazione quegli spalti deserti! Gli spiriti animali, già fiaccati dal protrarsi dei negoziati sulla Brexit e dalle conseguenti incertezze, sono stati messi fuori combattimento lo scorso marzo dal diffondersi della pandemia. Gli investitori si sono dileguati, le quotazioni azionarie esprimevano pessimismo e pochi sembravano attendersi che le aziende colpite dalla crisi sarebbero sopravvissute: bisognava agire, non farsi domande. Di conseguenza le azioni britanniche hanno ceduto il 20% circa. Conosciamo i pericoli del market timing, soprattutto quando lo si applica incorrettamente (Figura 1). Siamo lieti di aver mantenuto il sangue freddo, raccogliendo la sfida e incrementando la nostra esposizione a queste società apparentemente in difficoltà. I futuri sviluppi saranno sicuramente interessanti e non mancano spunti di discussione. Gli operatori hanno ritrovato l’ottimismo, ma cosa succederà quando gli stimoli fiscali e i programmi di cassa integrazione termineranno? Si avranno purtroppo più insolvenze di quelle registrate dopo la crisi finanziaria globale perché le banche hanno più capitali e possono permettersi di chiedere il rimborso dei crediti inesigibili. Un periodo prolungato di vero e proprio aumento dell’inflazione, non solo chiacchiere e lievi incrementi, ridurrebbe lo spazio di manovra della Federal Reserve statunitense. Si consentirà davvero al presidente della Fed, Jerome Powell, di surriscaldare l’economia e fino a quando le banche centrali globali continueranno a controllare i mercati? Nell’arco di tre anni la Fed ha fatto salire il disavanzo statunitense più di quanto fosse avvenuto complessivamente durante le recessioni del 1974, del 1982, dei primi anni ’90, del 2000 e del 2008. L’impatto di questi sviluppi svolgerà un ruolo cruciale.Il Regno Unito rappresenta tuttora un ricco terreno di caccia. Alcune delle aree più penalizzate hanno messo a segno un sostanzioso recupero, ma crediamo che sussista tuttora un notevole potenziale di rialzo. Questo non solo alla luce della rimonta del segmento value o della possibile ricomparsa dell’inflazione: in qualità di gestori attivi, riteniamo che il rally sia espressione di un più ampio apprezzamento delle società britanniche quotate sul mercato azionario del Regno Unito. In qualità di gestori esperti che hanno già affrontato cicli ribassisti, sappiamo che lasciandoci aperto un ventaglio di possibilità e mantenendo un atteggiamento di apertura nei confronti di settori in difficoltà possiamo ottenere buoni risultati.Sarebbe stata una mossa coraggiosa puntare tutto sulla ripresa dopo i lockdown, una strategia che con il senno di poi si è dimostrata vincente, ma siamo in ogni caso riusciti a beneficiare in misura non trascurabile della graduale riapertura delle economie. Così come sarebbe stato inopportuno giocarsi tutto sulla carta della resilienza, forse ora sarebbe troppo semplicistico continuare ad acquistare titoli di banche e materie prime e scommettere sulla reflazione.In futuro il mercato britannico presenterà un quadro più diversificato che premierà un’efficace selezione dei titoli, ambito in cui possiamo ottenere risultati brillanti facendo affidamento sulle competenze del nostro team e sulla nostra organizzazione. Possiamo contare su un processo di ricerca basato sui fondamentali in grado di scovare le gemme nascoste, sulla nostra abilità nel ravvisare società trascurate dagli operatori che presentano solide caratteristiche malgrado qualche problema, e sull’engagement attivo con i vertici delle società al fine di esaminare i motivi alla base delle performance aziendali.Possiamo inoltre esercitare un impatto in ambiti quali la stewardship e la governance, aspetti importanti di cui forse – per tornare un’ultima volta alla metafora calcistica – le Big Six del calcio britannico avrebbero dovuto tener conto prima di ritirarsi dal progetto europeo della Superlega, poi fallito. Possiamo essenzialmente fare leva su tutti i vantaggi offerti dalla gestione attiva. Adotteremo un atteggiamento pragmatico e aspetteremo con pazienza che, con la ripresa, il Regno Unito offra infine le opportunità promesse per gran parte dell’ultimo decennio.

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