Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Un nuovo modello di sanità per il mondo post-COVID

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 giugno 2021

A cura di Lydia Haueter, Senior Investment Manager del Pictet-Health e del Pictet-Biotech di Pictet Asset Management. Poco tempo fa l’OMS ha pubblicato un rapporto sulla gestione globale della pandemia. Pur ammettendo i propri errori (ad esempio il fatto di non aver dichiarato subito lo stato di pandemia mondiale), l’organizzazione ha anche sottolineato il grande fallimento della cooperazione internazionale, che ha determinato situazioni tanto diverse nelle varie parti del mondo. Di recente, inoltre, The Economist ha presentato un modello per stimare il numero reale delle vittime della pandemia di COVID-19. In tutto il mondo i decessi ufficiali ammontano a 3 milioni circa, ma considerando le morti non dichiarate, soprattutto in Asia (con particolare riferimento all’India) e in Africa, si stima che il numero reale delle vittime sfiori i 10 milioni.Solo lo 0,2% delle forniture globali di vaccini è destinato ai mercati emergenti e, benché vi siano diversi vaccini in via di sviluppo che potrebbero ampliare l’offerta mondiale, le società produttrici hanno difficoltà con la produzione e ricevono poco aiuto dai Paesi avanzati, la cui domanda è in gran parte soddisfatta dai vaccini a mRNA. Le disuguaglianze emerse con la pandemia interessano anche i Paesi più ricchi, come gli Stati Uniti o la Svizzera: la morbosità (incidenza della malattia) e la mortalità (decessi) della malattia COVID-19 sono più alte tra le fasce più povere della popolazione, probabilmente a causa di una maggiore esposizione legata alla densità di persone sul luogo di lavoro o nelle abitazioni, ma anche a causa di uno stato generale di salute peggiore per via di comorbilità come l’obesità e la mancanza di attività fisica, che possono provocare danni più gravi. È difficile ridurre le ineguaglianze sul fronte sanitario nei Paesi più ricchi, figuriamoci su scala globale. Ad esempio, negli Stati Uniti una discriminante costante nell’esito delle cure sanitarie a pazienti ricchi e poveri è il livello di istruzione e la capacità di richiedere l’assistenza medica necessaria. L’onere del controllo della qualità delle prestazioni sanitarie e della continuità delle misure preventive ricade quindi interamente sul paziente. Fortunatamente, le cose stanno lentamente cambiando. I nuovi modelli di business allineano gli incentivi per compagnie assicurative e centri medici a quelli dei pazienti. Parliamo di assistenza sanitaria basata sul valore (“value based care”), un sistema che prevede il pagamento di un servizio sanitario in base al risultato e non per la prestazione in sé. In altre parole il paziente (o il governo) acquista un “pacchetto sanitario” e poi spetta al fornitore del servizio determinare come meglio occuparsi della salute del paziente. I professionisti del settore sanno bene che prevenire le malattie è più facile (e meno costoso) che curarle, quindi a parità di compenso la scelta è obbligata. Economicamente è più conveniente assegnare al paziente un case manager che coordini i trattamenti e faccia da intermediario fra i vari specialisti, piuttosto che lasciare che il paziente faccia due risonanze magnetiche invece di una sola o si sottoponga a tre procedure non strettamente necessarie, per poi magari sentirsi esattamente come prima. Come è più conveniente far iscrivere il paziente a una palestra specializzata dove i fisioterapisti supervisionano ogni progresso anziché sottoporlo a un’operazione altamente invasiva di fusione spinale. La bellezza di questo approccio è che toglie un peso al paziente e crea un sistema che lo accompagna nella giusta direzione.

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