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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Ipotiroidismo subclinico, terapia sostitutiva riduce mortalità solo nei giovani

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2021

L’ipotiroidismo subclinico (SH) è molto diffuso nella popolazione generale e la sua frequenza aumenta con l’invecchiamento. «SH si associa a una serie di marcatori di rischio cardio-vascolare (CV) e alcuni studi osservazionali riportano un aumento di mortalità per tutte le cause o CV; pochi studi, tuttavia, esaminano I possibili effetti del trattamento con ormone tiroideo (TH) sulla mortalità» afferma Nicola Argese, UOC Medicina Interna, Ospedale SS Annunziata, Taranto, il quale segnala la recente pubblicazione di una revisione sistematica e meta-analisi degli studi che hanno valutato gli effetti sulla mortalità del trattamento con TH. «Gli autori» riferisce Argese «hanno preso in considerazione solo studi che includevano soggetti adulti con SH documentato, trattati con qualsiasi tipo di terapia con TH, documentando la mortalità per tutte le cause e/o CV». Tra le 3645 pubblicazioni identificate – specifica – solo sette studi sono stati considerati eleggibili per l’analisi, cinque osservazionali (4 retrospettivi di coorte e 1 caso-controllo) e due RCT, con dimensioni del campione comprese tra 97 e 12.212 soggetti, per un totale di 21.055 soggetti inclusi. Gli studi sono stati condotti prevalentemente nel Regno Unito, Danimarca, Israele e da un consorzio multinazionale. Il 91% dei dati derivavano da 4 studi (e il 71% da 3). Circa i criteri di inclusione, riporta Argese, il valore massimo di TSH per i soggetti SH non era sempre uguale nei vari studi: in cinque di essi il valore arrivava a 10 o 20 mU/L, mentre in due non c’era alcun limite superiore a condizione che l’FT4 fosse normale. «In tutti i sette studi la levotiroxina (L-T4) era il trattamento prescritto per SH» riferisce lo specialista. «C’era un alto livello di eterogeneità tra gli studi per i risultati di mortalità globale, senza però evidenza di bias di pubblicazione e con buoni valori di sensibilità». In riferimento alla mortalità per tutte le cause, quest’ultima «nel complesso, non è stata modificata dal trattamento con L-T4: rischio relativo aggregato (RR) 0.95, intervallo di confidenza al 95% (IC95%) 0.75-1.22 (P = 0.70). «Numerosi lavori hanno valutato le associazioni tra SH e fattori di rischio CV, riportando risultati spesso discordanti» commenta Argese «e anche questa recente meta-analisi presenta alcuni limiti: a) solo 7 studi soddisfacevano criteri di inclusione, tuttavia con dimensioni campionarie molto eterogenee, e solo due studi includevano dati sufficienti per le sotto-analisi basate sull’età e sul cut-off TSH di 10 mU/L; b) nella maggior parte dei casi, la diagnosi di SH era basata su una singola misurazione di TSH; c) i pazienti più anziani che avevano iniziato terapia con TH non erano stati esposti abbastanza a lungo al trattamento per trarne beneficio quanto i più giovani. Bisogna considerare poi che i rischi CV di un trattamento eccessivo con TH possono essere maggiori nei pazienti più anziani, inficiando quindi eventuali effetti benefici del trattamento. Infine, il limite superiore del range di riferimento del TSH aumenta con l’invecchiamento e un numero significativo di pazienti più anziani può essere trattato in modo inappropriato con TH per livelli di TSH leggermente “elevati”, che in realtà sono normali per la loro età» conclude lo specialista. (fonte endocrinologia33)

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