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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Scuola e PA – La Regione Sicilia impone il vaccino anti-Covid ai lavoratori

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 luglio 2021

“L’ordinanza di un presidente regionale o provinciale non rappresenta valida base giuridica per introdurre limitazioni a diritti e libertà individuali che implichino il trattamento di dati personali, che ricade nelle materie assoggettate a riserva di legge statale”: lo dice il Garante della Privacy, a proposito della decisione del presidente della Regione Sicilia di firmare un’ordinanza che obbliga gli enti pubblici, ma anche un lungo elenco di aziende, a compilare una sorta di anagrafe dei vaccinati, indicando quali dipendenti non lo sono per spingerli a immunizzarsi. Inoltre, secondo il quanto riportato nell’ordinanza, firmata dal governatore Nello Musumeci, in caso di rifiuto i lavoratori dovranno essere trasferiti a mansioni non a contatto con il pubblico. Nel “mirino” della Regione ci sono anche i dipendenti che conducono attività con “servizi essenziali e di pubblica utilità” indicati dalla legge del 1990 sul diritto di sciopero, includendo quindi anche la Scuola, l’Università e la Ricerca. “Il garante della privacy – annotano gli uffici e riporta la stampa – ha già invitato regioni e province autonome a soprassedere dall’adottare o dare attuazione a iniziative territoriali che prevedano l’uso dei certificati vaccinali, per finalità ulteriori e con modalità difformi rispetto a quelle previste dalla legge nazionale Anief aveva sin da subito fatto rilevare che il datore di lavoro non può acquisire, neanche con il consenso del dipendente o tramite il medico compente, i nominativi del personale vaccinato o la copia delle certificazioni vaccinali: a dirlo era stato, pochi mesi fa con delle Faq esplicative, lo stesso Garante della privacy nell’esprimersi sulle vaccinazioni obbligatori in riferimento alla “disciplina in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro né dalle disposizioni sull’emergenza sanitaria. Il consenso del dipendente- aveva detto il Garante – non può costituire, in questi casi, una condizione di liceità del trattamento dei dati. Il datore di lavoro può, invece, acquisire, in base al quadro normativo vigente, i soli giudizi di idoneità alla mansione specifica redatti dal medico competente”.

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