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Scuola: Obbligo vaccinale, è inutile se prima non si dimezza il numero di alunni per classe

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2021

“Nel Pnrr il Governo ha messo 28 miliardi per la scuola ma non ho visto un euro per sdoppiare le classi, questo è un problema fondamentale, perché il virus circolerà ancora per uno o due anni. E al di là del Covid-19, un minor rapporto alunni-classi dà migliori risultati sugli apprendimenti. Prima di pensare a un eventuale obbligo vaccinale, che dovrebbe essere esteso anche a tutti gli studenti oltre agli insegnanti e agli Ata, bisogna affrontare queste problematiche”. Così si è espresso il presidente nazionale del sindacato Anief, Marcello Pacifico, commentando la proposta di rendere obbligatori i vaccini per consentire il rientro a scuola in presenza. Nel corso di un’intervista all’agenzia Teleborsa, il sindacalista ha detto che anche nel corso del “question time di ieri alcuni parlamentari hanno chiesto al ministro Roberto Speranza di introdurre l’obbligo vaccinale. Noi come sindacato Anief siamo contrari, non per una questione ideologica, ma perché riteniamo che” per fare lezione a scuola in sicurezza “il problema principale è quello di aumentare spazi”. In effetti, il ministro della Salute ha ricordato che fino ad oggi “siamo all’85% di persone che operano nelle scuole che hanno ricevuto almeno la prima dose: è sbagliato far passare un messaggio che non riconosca che siamo di fronte a un dato robusto. Detto questo dobbiamo ancora lavorare perchè questo numero possa salire”. Ma, giustamente, dal ministro Speranza non è giunta alcuna volontà di obbligare la somministrazione del vaccino. “La questione della diffusione del virus – ha spiegato Pacifico – è legata al distanziamento e dunque al problema delle classi pollaio, molto diffuso nelle nostre scuole. Il rischio di contrarre il virus ci sarebbe, infatti, anche con più vaccinati. Tra l’altro il Garante della Privacy si è espresso sul fatto che è illegittimo per il datore di lavoro chiedere i dati delle vaccinazioni ai propri lavoratori, a meno di un intervento legislativo”.

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