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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Arte patrimonio dell’Umanità o dei pochi? Un caso fiorentino e non solo

Posted by fidest press agency su sabato, 24 luglio 2021

Domanda che ci sorge in dispregio delle leggi italiane che prevedono, per qualunque uso, l’autorizzazione del museo in cui un’opera d’arte (senza copyright) è custodita.Si sono verificai due casi recenti a Firenze. Qualche settimana fa una campagna pubblicitaria del Comune (tramite Alia/Rifiuti) con l’uso delle immagini delle opere d’arte che rendono secolare la città (David, Venere, Medusa). Oggi l’uso dell’idea dell’immagine della Venere di Botticelli per una iniziativa di un sito porno).In entrambi i casi c’è la denuncia dei gestori del Museo degli Uffizi, che hanno sottolineato come l’uso (specialmente nel caso odierno della Venere) sia a fini commerciali. Ma sarebbe lo stesso se non a fini di lucro, visto che hanno denunciato anche l’azienda fiorentina dei rifiuti per una campagna a fini sociali. Insomma: l’opera d’arte è mia e sono io che ne decido l’uso! Siamo parlando di opere di secoli fa in cui il tradizionale copyright non esiste più, ma che sostanzialmente viene utilizzato da musei come qualunque impresa commerciale.Torniamo alla domanda iniziale. Arte patrimonio dell’Umanità o dei pochi? Quello che ci è stato regalato dalla storia sembra quindi non appartenere a tutti, ma ad alcuni pochi a cui vengono concessi diritti per il solo fatto di essere stati designati dallo Stato custodi di un’opera per la quale noi contribuenti già paghiamo (gli Uffizi, nella fattispecie, non sono un museo privato) in imposte e – come consumatori – in biglietti per le visite. E’ bene ricordare che l’Umanità è composta da tutti, che agiscano per lucro o meno. Umanità di cui, oltre i tempi delle leggi sul copyright, tutti dovremmo usufruirne. Certo, per usufruirne, come per i diritti, sono necessarie le leggi… ma siamo sicuri che alcuni pochi debbano decidere sull’uso di un’idea di un’opera d’arte? Cos’è l’arte se non ossigeno di desideri e di estetica? Forse paghiamo per respirare? Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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