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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

BCE: ci rivediamo a settembre

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 luglio 2021

A cura di Pasquale Diana, Senior Macro Economist di AcomeA SGR Il comunicato della BCE vira chiaramente in una direzione dovish. In questo meeting di luglio la BCE ha lasciato i tassi invariati, ha ribadito l’intenzione di continuare gli acquisti nel PEPP a un ritmo molto superiore che a inizio 2021, e non ha offerto alcun elemento nuovo riguardo a possibili cambiamenti dei programmi di acquisti (PEPP o APP).L’elemento più importante è stato il cambiamento della forward guidance, in seguito alla recente Strategy Review. In precedenza, la BCE diceva che i tassi sarebbero saliti solo in presenza di un outlook di inflazione prossimo al 2% (“close to, but below 2%”) nelle sue previsioni. Adesso, dichiara che alzerà i tassi quando vedrà l’inflazione al 2% ben prima della fine del suo orizzonte di previsioni, e quando sarà convinta che possa rimanere su quei livelli. Per raggiungere questo obiettivo, la BCE è disposta a tollerare un periodo d’inflazione moderatamente superiore al target.Può sembrare un cambiamento insignificante, ma non lo è. Vediamo perché. Nel corso della conferenza stampa, la Lagarde ha sostenuto che il Consiglio si sarebbe concentrato sul punto medio della previsione d’inflazione. Ad esempio, in un outlook che va dal 2022 al 2024, la BCE in passato avrebbe potuto fare riferimento alla traiettoria d’inflazione verso la fine del periodo e giustificare un rialzo dei tassi con una previsione di 2% nel 2024. Adesso, la banca centrale dice che a meno che l’inflazione non sia già vista al 2% nel mezzo della previsione (il 2023 nel nostro esempio), e si mantenga stabilmente a quei livelli, la BCE non contemplerà un rialzo dei tassi. È una forward guidance chiaramente più precisa – e più dovish – di quella precedente.Mentre la Lagarde ha sottolineato che c’è stata unanimità sulla necessità di riflettere la nuova forward guidance nel comunicato, sono emerse delle divergenze marginali sul testo. Questo fa pensare a qualche malumore mai sopito, ma non è una novità. Il punto interrogativo più importante è: se la BCE sposta l’asticella dell’inflazione verso l’alto, ma continua a vedere l’inflazione ben al di sotto del 2% nelle sue previsioni, come mai non fa ancora più stimolo oggi? Ricordiamo che le previsioni di giugno vedevano l’inflazione all’1,9% nel 2021, all’1,5% nel 2022 e all’1,4% nel 2023.Nel corso della conferenza stampa, la Lagarde è rimasta molto vaga sulla questione di ulteriore stimolo monetario, ma è chiaro che le nuove previsioni di settembre saranno un input importante. Se la BCE dovesse continuare a vedere l’inflazione ben al di sotto del 2%, allora una discussione più esplicita su quali strumenti la banca centrale intenda adottare per spingere l’inflazione verso il suo obiettivo sarà inevitabile. Inoltre, tra due mesi la BCE presumibilmente avrà più elementi per stabilire quanto la variante delta incida sulla ripresa dell’attività in eurozona. Pertanto, il meeting di settembre si presenta come un test particolarmente interessante della nuova forward guidance.

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