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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Troppe le differenze territoriali nella diagnosi e cura delle interstiziopatie polmonari

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2021

Sono ancora troppe le differenze territoriali nella diagnosi e cura delle interstiziopatie polmonari (Interstitial Lung Disease, ILD) nelle malattie reumatologiche autoimmuni. Sono, infatti, presenti in Italia strutture sanitarie di eccellenza alle quali però si affiancano situazioni di grandi carenze. E’ pertanto necessario prevedere delle nuove modalità di inclusione del territorio. E’ questo uno dei punti emersi in un incontro multidisciplinare del progetto RETE ILD, organizzato da ISHEO con il contributo incondizionato di Boheringer Ingelheim Italia S.p.A. Il progetto, giunto al secondo incontro nazionale, si intitola “Verso una proposta organizzativa di collaborazione multidisciplinare nella diagnosi e trattamento delle ILD in pazienti con MRA”. L’evento online ha visto la partecipazione di specialisti reumatologi, pneumologi, radiologi, internisti, e il contributo delle Associazioni ANMAR e GILS, che hanno dato voce e portato il punto di vista dei pazienti. “Il 50% degli ospedali italiani non ha una reumatologia né una pneumologia – ha affermato il prof. Antonino Mazzone, Direttore del Dipartimento Area Medica, Cronicità e Continuità Assistenziale dell’Asst Ovest Milanese di Legnano -. Identificare i centri HUB sarebbe fondamentale poiché consentirebbe di coinvolgere i centri SPOKE. È infatti necessario prevedere un sistema che permetta di includere nel dialogo i centri periferici per fornire dei riferimenti e adeguata formazione. Raggiungere il vasto territorio non può che prevedere il coinvolgimento dell’internista, figura presente in tutti gli ospedali e che rappresenta spesso il primo interlocutore per questi pazienti”. L’aspetto di inclusione del territorio è stato fortemente sottolineato anche dall’ ANMAR, Associazione Nazionale Malati Reumatici. “Il numero di pazienti reumatologici colpiti da interessamento polmonare non è irrilevante ed esistono delle complessità relative all’aspetto di diagnosi precoce – ha aggiunto Silvia Tonolo, Presidente di ANMAR -. Gli HUB dislocati sul territorio possono rappresentare dei punti di eccellenza e di riferimento che devono coinvolgere, includere e stimolare il territorio poiché è qui che ci sono i pazienti in attesa di diagnosi precoce e che hanno necessità di essere presi in carico al più presto”. Si delinea una progettualità che parte dalla definizione di criteri di individuazione dei centri che possano rappresentare dei riferimenti sul territorio, per porre in comunicazione i centri, creare delle occasioni di confronto per definire delle metodologie di approccio comuni, modelli realmente applicabili e declinabili a livello nazionale, e uniformare il linguaggio. Ad oggi è necessario partire stimolando il dibattito e allineando la comunicazione tra gli specialisti. Adottare un linguaggio comune per favorire il confronto e l’analisi multidisciplinare dei casi è un ulteriore aspetto, emerso come fondamentale per assicurare la migliore diagnosi e successiva assistenza ai pazienti. L’implementazione dei modelli di telemedicina, ulteriore aspetto emerso durante il dibattito, è fondamentale poiché questi strumenti consentirebbero di colmare nell’immediato importanti carenze territoriali, che potrebbero essere in futuro sanate attraverso l’implementazione di modelli di gestione e la formazione di figure specializzate che siano presenti in modo capillare sul territorio. Il valore di questi strumenti è riconosciuto e supportato anche dagli stessi pazienti, poiché come affermato da Ilaria Galetti, rappresentante GILS “Sarebbe sempre auspicabile la presenza di un team multidisciplinare per la presa in carico dei pazienti affetti da patologie reumatiche autoimmuni poiché coinvolgono diversi organi. Ad oggi c’è una grandissima discrepanza tra centri del nord e del sud e bisogna, quindi, “portare la conoscenza” laddove non è presente. Le piattaforme di condivisione dei dati, ad esempio, rappresentano uno strumento prezioso il cui utilizzo consentirebbe ai pazienti di ricevere una valutazione di livello senza doversi necessariamente spostare, quindi una soluzione economicamente vantaggiosa per il paziente. L’ideale sarebbe sviluppare una piattaforma in cui condividere, in maniera del tutto sicura, i dati sensibili dei pazienti che possa essere utile soprattutto ai centri più piccoli dove c’è maggiore bisogno di un confronto con colleghi esperti”.

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