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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Archive for 4 agosto 2021

Mostra: Colori nelle mani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 agosto 2021

Firenze. Dal 2 ottobre 2021 all’8 gennaio 2022 la Galleria Poggiali di Firenze, nelle sue due sedi di via della Scala e di via Benedetta presenta la mostra Colori nelle mani dell’artista austriaco Arnulf Rainer (Baden, 8 dicembre 1929) con la curatela di Helmut Friedel.Colori nelle mani presenta un corpus di dipinti inediti, scelti appositamente dall’artista, dal curatore e dai galleristi attingendo da opere venute alla luce tra il 1981 e il 1985. Tra queste si trovano anche quelle della famosa serie dei dipinti fatti con le mani che furono esposti per la prima volta a Kassel per Documenta 7.La mostra, che sarà accompagnata da un testo critico di Giovanni Iovane, si inserisce nella tradizione della sede fiorentina della Galleria Poggiali che ha infatti esposto il lavoro di grandi maestri come ad esempio Claudio Parmiggiani, Gilberto Zorio, Enzo Cucchi che hanno sempre lavorato appositamente per la galleria.Noto al grande pubblico per la sua arte astratta e informale, Arnulf Rainer durante i suoi primi anni di carriera fu influenzato dal Surrealismo facendo poi evolvere il suo stile verso la distruzione delle forme, con annerimenti, ridipinture e mascherature di illustrazioni e fotografie che dominano i suoi lavori successivi. Era molto vicino all’Azionismo viennese, caratterizzato da body art e pittura sotto l’effetto di droghe e dipinse a lungo la relazione tra la vita e la morte concentrandosi ampiamente sul tema di Hiroshima in relazione al bombardamento nucleare della città giapponese e alle sue ricadute politiche e fisiche. Ha esposto nei grandi eventi internazionali come ad esempio la Biennale di Venezia (1980 e 2011) e la Biennale di San Paolo (1996) o ancora Documenta 7 (1982). Le sue opere sono esposte nei più importanti musei del mondo come il MOMA e il Guggenheim Museum di New York, il Centre Georges Pompidou di Parigi, lo Stedelijk di Amsterdam e il Kunstforum Vienna. Nel 1993 a New York è stato inoltre aperto l’Arnulf Rainer Museum. Dopo una splendida carriera, e a 92 anni, la Galleria Poggiali porta per la prima volta in assoluto Arnulf Rainer a Firenze e gli dedica una grande mostra.

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Campionato parapendio: titolo italiano 2021 non assegnato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 agosto 2021

Il brutto tempo ha funestato lo svolgimento del campionato nazionale di volo in parapendio a partire dal forte vento che ha obbligato gli organizzatori a posticipare di un paio di giorni la prova d’esordio.Per inderogabili questioni di sicurezza si è dovuto dolorosamente rinunciare all’utilizzo del decollo ufficiale a 1584 metri sulle pendici del Monte Caio nel comune di Tizzano val Parma e ripiegare sulla più modesta quota del Monte Ciumè a 750 metri sopra Langhirano. Atterraggi a Torrechiara sotto la collina sulla quale si erge l’omonimo castello in un contesto storico spettacolare soprattutto se visto dal cielo. Grazie alla formula aperta anche ai piloti stranieri in lizza per il Trofeo 100 Laghi, erano presenti un centinaio di piloti provenienti da una dozzina di nazioni oltre che dall’Italia, compresa una sparuta pattuglia di quote rosa che non si è tirata indietro di fronte ai maschietti. La competizione si è svolta solo su tre manches delle sette previste, per lo più ridotte a percorsi minimi rispetto alle potenzialità di mezzi e piloti, rispettivamente 43, 66 e 30 km. Fallita la prospettiva di un quarto volo l’ultimo giorno, non è stato possibile omologare il campionato e assegnare il titolo, come previsto dalle norme FAI, cioè la federazione internazionale, sotto la cui egida si svolgono le principali competizioni.Sono stati, invece, assegnati i premi per il Trofeo 100 Laghi con la vittoria di un pilota di casa, il giovane Michele Boschi, in odore di maglia azzurra, la nazionale italiana di parapendio campione del mondo in carica. Ha lasciato il secondo posto al veneto Loris Berta e il terzo al polacco Michal Gierlach.Sul podio femminile la francese Sandra Antony, davanti alla milanese Silvia Buzzi Ferraris, pluricampionessa della nazionale, e all’ungherese Katalin Juhasz. Per la classe “sport”, cioè piloti che volano con parapendio meno performanti, al primo posto l’italiano Ionut Ulici davanti al polacco Grzegorz Fiema e Giulio Testolin di Thiene (Vicenza) Infine per la classe “serial” al primo posto il parmigiano Andrea Terenziani, seconda Sandra Antony e terzo Tommaso Carlini di Roma.Organizzazione a cura dell’Aero Club Gaspare Bolla di Parma insieme al Paraclub Monte Caio – Deltaclub Melloni. Patrocini dell’Associazione Pro Schia-Monte Caio, dell’Ente Parchi del Ducato, dell’Unione Montana Appennino Parma Est, della Provincia di Parma e della Regione Emilia Romagna.

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“L’agenzia per la cybersicurezza nazionale nasce con colpevole ritardo”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 agosto 2021

Fratelli d’Italia è stata la prima forza politica a chiederne l’istituzione già tre anni fa e da questa responsabilità il governo non può esimersi”. Lo dichiara il vicecapogruppo vicario di Fratelli d’Italia al Senato, Isabella Rauti. “Basti pensare che lo stesso ministro per l’Innovazione Colao ha dovuto ammettere che il 95 per cento dei server della pubblica amministrazione sono obsoleti – sottolinea Rauti – per capire la necessità per l’Italia di dotarsi di una architettura cibernetica tale da garantire sicurezza ai nostri sistemi informatici. Sarà forse una coincidenza che ci troviamo a parlare e decidere su questa materia quando il Ced della Regione Lazio è stato oggetto di un cyber attacco. Ma il punto è che ben prima che fosse inserito all’interno del Pnrr il tema della transizione digitale, FdI aveva chiesto che ci si occupasse e si provvedesse a rendere resilienti le Reti “. “L’hackeraggio, la manipolazione harward e software, lo spionaggio informatico – conclude Rauti – sono una sfida sistemica, geopolitica e geostrategica e la risposta non può essere un carrozzone politicizzato’ ma un’Agenzia pubblica, competente e dinamica. Il quinto dominio, quello cyber, è diventato un teatro operativo e la cybersicurezza deve essere trattata come un asset fondamentale per la sicurezza e l’interesse nazionale”.

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Una legge sulla Giustizia fatta dalla politica e non dalla magistratura

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 agosto 2021

“Chi disprezza compra”. E come se comprerebbero, Travaglio e tutti gli assatanati dalle manette e dalle chiavi buttate dopo avere chiuso i cancelli delle celle. Ci starebbero ad avere segnato un punto come quello di Draghi e della ministra Cartabia, che loro chiamano “riformetta” quando devono fare bella figura. Oppure “schiforma” quando sono fuori controllo e parlano come mangiano. Per capire che cosa sono riusciti a portare a casa il presidente banchiere e la Guardasigilli presidente emerita della Corte Costituzionale, basti pensare che per la prima volta, su un provvedimento di questa natura, la classe politica ha deciso indipendentemente dalla Magistratura organizzata. Addirittura, nonostante la sua manifesta contrarietà. Non succedeva da trenta anni. Se in altre circostanze ci fosse stato lo stesso coraggio, la storia italiana sarebbe stata diversa. La pratica democratica non sarebbe caduta così in basso e nemmeno il prestigio della classe politica.L’attenzione dei giornali e dei partiti si è concentrata a torto tutta sulla questione della prescrizione. E’ più facile, così, tirare la coperta tutta dalla propria parte: per dimostrare, se si è giustizialisti, che la legge Cartabia lascia praterie libere all’impunità di corrotti e mafiosi; oppure, al contrario, che continueranno i processi infiniti come spada di Damocle eternamente sospesa sul capo degli imputati. In realtà la improcedibilità viene graduata, in Appello e in Cassazione a seconda della gravità dei reati e la complessità delle indagini e, addirittura escludendo i reati più gravi, quelli imprescrittibili e sanzionati con l’ergastolo.Inoltre (ed è la parte più importante della legge, anche se quasi ignorata dal dibattito fra le parti interessate a scatenare una guerra incivile) la legge si preoccupa di vari altri aspetti assai rilevanti per la velocità dei processi e per le persone coinvolte. Ci sarà un regime transitorio per consentire agli uffici giudiziari di organizzarsi, con l’assunzione di 20mila assistenti e addetti amministrativi. Deposito degli atti e notifiche potranno arrivare per via telematica. E, sempre allo scopo di snellire i processi, sono previsti il contenimento dei tempi delle indagini, si potrà chiedere il rinvio a giudizio solo se gli elementi acquisiti consentano una «ragionevole previsione di condanna», altrimenti scatterà il non luogo a procedere. E la durata massima delle indagini sarà in proporzione alla gravità del reato. E ancora: il diritto all’oblio per gli indagati prosciolti, l’incremento delle pene alternative alle affollatissime carceri.Certo, non è la panacea. Ma nemmeno acqua fresca. E che ciò sia stato possibile, significa che il clima è cambiato. Qualcuno ha avuto il coraggio di dimostrare che non è obbligatorio restare nelle mani dei mozzaorecchi e dei loro trombettieri mediatici, nemmeno se si legifera in tema di giustizia. Sembra certo che il Parlamento non modificherà il testo del governo, peraltro definito dopo ampie consultazioni con le forze politiche. Del resto quasi a ciascuno è toccato il suo, per fare bella figura con i propri elettori: a Salvini il modo di interpretare il ruolo abituale di Capitan Fracassa; alla Meloni di dire, come sempre, il suo no a prescindere; a Berlusconi di ribadire il suo garantismo; ai 5 Stelle di promettere sfracelli senza poi mantenere la promessa; e al PD di apparire, ancora una volta una sorta di spalla del trio Conte-Grillo-Di Maio. Contenti loro! Nicola Cariglia, direttore Pensalibero, consulente Aduc

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Gazzetta del Mezzogiorno kaput! Avanti il prossimo. La ‘banchizzazione’ dell’editoria?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 agosto 2021

L’autorevole quotidiano pugliese “Gazzetta del Mezzogiorno” ha per ora chiuso i battenti. Nella recente storia sono pochi i quotidiani di un certo rilievo che sono andati a gambe all’aria (ricordiamo l’Unità e Paese Sera) perchè lo Stato verso molti di essi è generoso, tant’è che esiste alla bisogna il Dipartimento per l’informazione e l’editoria (Presidenza Consiglio ministri). Si pensi che il maggior partito di Governo (M5S) aveva tra i suoi obiettivi quello dello smantellamento di questo Dipartimento ma poi, si sa, hanno cambiato tante cose, inclusa questa. Si dice che questi soldi dei contribuenti dovrebbero servire a garantire la pluralità dell’informazione. A parte alcune eccezioni, garantiscono invece un’esistenza che altrimenti non ci sarebbe grazie all’assenza della logica minimale di qualunque azienda i cui conti non tornano, bilanci attivi e prodotti confezionati per essere venduti.E’ sintomatica la reazione, per esempio, dell’ordine professionale dei giornalisti. Giustamente preoccupati per i loro aderenti si prestano al classico sport nazionale di “sparare sul pianista” (istituzione), sempre colpevole di non aver fatto abbastanza (cioè: dato più soldi). Sono come quei sindacati che se la prendono con aziende che non producono capitale e non vanno neanche in pari e licenziano i lavoratori. In entrambi i contesti si chiede l’intervento pubblico: lavoro e informazione sono pilastri della nostra comunità che, però, non possono essere mantenuti solo da chi è bravo a produrre e paga le tasse. L’alternativa a questa logica di base è lo Stato imprenditore, che forse alcuni vorrebbero, ma che non è nella nostra economia (abbiamo già scelto il capitalismo, per ora).Quindi occorrerebbe, nel caso dei giornali e non solo, sfruttare le occasioni che le leggi offrono. Se c’è un capitalista, affidarsi a lui nel bello e cattivo tempo e non restare di stucco se poi il capitalista è tale e, senza capitale, cerca migliori lidi. Altrimenti ci sono le cooperative: i lavoratori si accordano fra di loro e gestiscono con il loro capitale minimo, essenzialmente umano. In entrambi i casi, se non producono e vendono, kaput!Queste logiche sono però teoriche perché, per esempio, per le banche si applica l’assioma che “non devono fallire mai”, anche se sono state gestite coi piedi e le mani bucate. E lo Stato, vedi l’ultimo caso Mps, interviene. Abbiamo l’impressione che si voglia procedere così anche per i media che, non a caso (ma non per tutti), sono intrecciati con sponsor partitici. In attesa di essere smentiti, seguiamo, e invitiamo a seguire, gli eventi della Gazzetta del Mezzogiorno.Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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È uscito il primo singolo con videoclip: Luna piena

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 agosto 2021

Una canzone-tormentone originale per l’estate, che racconta la vera ripresa di una storia d’amore tra i suoi due protagonisti dopo sette anni. Palermo, i suoi giovani e i suoi paesaggi luminosi creati dal sole sono il set naturale di “Luna piena”, il primo singolo dello YouTuber Gioacchino Gargano, che dopo avere raccontato le periferie della città attraverso il suo canale online ed essere entrato agli onori della cronaca per le minacce subite da un posteggiatore abusivo, questa volta ha scelto di dedicarsi alla musica, la sua più grande passione.«La ragazza del video – racconta Gioacchino Gargano – è stata il mio primo amore 7 anni fa. Ci siamo ritrovati, ci siamo rinnamorati e oggi siamo fidanzati. È proprio veri che certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. La canzone e il video raccontano la nostra storia ripartita».Suoni pop e sudamericani, per raccontare la storia d’amore estiva tra i due protagonisti del brano, da oggi su YouTube e nelle principali piattaforme musicali online.La regia è di Salvatore Pecoraro.

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Covid-19, immunità dopo vaccino o guarigione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 agosto 2021

La comunità scientifica si interroga con indagini e studi sulla durata dell’immunità nelle persone vaccinate contro Sars-CoV-2 e in quelle che invece hanno ottenuto un’immunità naturale avendo contratto il virus. A questo proposito, alcuni ricercatori inglesi hanno riferito, in una lettera di ricerca pubblicata su Lancet, che gli anticorpi generati dalla seconda dose di vaccino tendono a diminuire già dopo sei settimane. Questo fatto potrebbe significare la necessità di un’ulteriore dose, se non per tutti almeno per i più fragili, ma è importante sottolineare che l’organismo è in grado di utilizzare altre difese, come le cellule B e T della memoria, oltre agli anticorpi dosabili. Ecco cosa dicono gli studi finora condotti.I ricercatori sono arrivati a queste conclusioni analizzando campioni ematici di 605 persone tra i 50 e i 70 anni, che avevano completato la vaccinazione con Pfizer o Astrazeneca, notando che tra le tre e le sei settimane dopo la seconda dose il livello degli anticorpi inizia a scendere, ed è decisamente più basso dopo 10 settimane, passando da 7.500 unità per millilitro a 3.320 per Pfizer, e da 1.200 a 190 per Astrazeneca. «Sappiamo che gli anticorpi calano dopo un certo periodo in tutti i vaccini, questo però non significa che l’organismo non riesca più a rispondere, ci sono altre cellule del sistema immunitario che possono entrare in azione. Anche se diminuisce il livello degli anticorpi, infatti, le cellule B e T potrebbero proteggere molto bene dalla malattia grave» spiega Robert Aldridge, dell’University College di Londra, autore senior della lettera. La diminuzione potrebbe essere fonte di preoccupazione soprattutto in questo momento, quando in Gran Bretagna si presenta un’alta circolazione della variante delta, e far pensare a una strategia di vaccinazione che comprenda un’ulteriore somministrazione.Intanto un’analisi effettuata sulla popolazione di Vo’ Euganeo, portata avanti dal gruppo di Andrea Crisanti dell’Università di Padova con la collaborazione dell’Imperial College di Londra, e pubblicata su Nature Communication, ha rilevato che gli anticorpi naturali contro SARS-CoV-2 sono rinvenibili nei pazienti ancora nove mesi dopo la guarigione. «Uno degli elementi più rilevanti che emerge da questo lavoro è proprio che i pazienti che si erano infettati a febbraio 2020 avevano a novembre ancora importanti livelli di anticorpi nel sangue, e questo indipendentemente dalla tipologia di infezione, sia tra i sintomatici che tra gli asintomatici» spiega Crisanti. In novembre, infatti, il 98,8% dei pazienti che erano positivi il virus a maggio mostrava ancora reazione ad almeno un antigene, e il 18,6% mostrava addirittura un aumento degli anticorpi. Questo studio suggerisce quindi che la risposta immunitaria non è proporzionale ai sintomi presentati, e, insieme alle ultime prove emerse, supporta la scelta di cambiare le tempistiche di vaccinazione delle persone già guarite, per cui, secondo l’ultima circolare del Ministero, è sufficiente una singola dose di vaccino, da somministrare “preferibilmente entro i 6 mesi” e comunque “non oltre 12 mesi dalla guarigione”. (fonte Farmacista33)

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