Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Archive for 26 agosto 2021

Diciassettesima edizione del “Premio Nazionale Franco Enriquez”

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 agosto 2021

Il libro “Francesco De Gregori. I testi. La storia delle canzoni” (Giunti), a cura di Enrico Deregibus, ha vinto la diciassettesima edizione del “Premio Nazionale Franco Enriquez. Città Di Sirolo”.Il giornalista piemontese nelle oltre 700 pagine del volume racconta le 219 canzoni che De Gregori ha inserito nei suoi dischi dal 1972 a oggi, con ampie schede che riservano molte sorprese anche a chi conosce bene l’artista romano, uno dei più importanti protagonisti della storia della musica in Italia. Ad precedere le schede, i testi delle canzoni controllati e certificati direttamente da De Gregori.La motivazione del premio recita: “Il libro è il risultato di un indagine accurata e dettagliata da parte di Deregibus dentro e al di fuori delle canzoni, scandagliando con rispetto tutte le componenti: parole, musica, arrangiamenti, interpretazione. Il libro racconta la nascita, le fonti, l’ispirazione, la scrittura, quello che è successo dopo l’uscita, le tante versioni del loro autore e quelle di altri. Un volume copioso che grazie anche alla collaborazione di De Gregori ci restituisce il significato della creazione, il frutto del lavoro dell’anima e della ragione”.Il Premio Enriquez è organizzato dal Centro Studi Franco Enriquez, diretto da Paolo Larici. È un riconoscimento che viene assegnato a registi, attori, cantanti, ballerini, musicisti, giornalisti, scrittori e personaggi della comunicazione che si sono particolarmente distinti nella stagione 2020-2021 o nella loro carriera per un teatro, un cinema, una tv, una musica , un’editoria e una comunicazione di impegno sociale e civile. Tra i premiati di quest’anno, Iaia Forte, Giuseppe Pambieri, Anna Bonaiuto, Elisabetta Sgarbi e, alla memoria, Carla Fracci. La premiazione avverrà il 30 agosto a Sirolo (Ancona), al Teatro Comunale Cortesi.Enrico Deregibus è giornalista, saggista, consulente o direttore artistico di svariati festival ed eventi musicali, come “PeM Parole e musica in Monferrato”, in corso in questi giorni in Piemonte. È considerato il maggior esperto italiano di De Gregori, a cui aveva dedicato fra l’altro “Francesco De Gregori. Mi puoi leggere fino a tardi”, biografia del cantautore pubblicata nel 2015 sempre per Giunti.È inoltre ideatore e curatore del “Dizionario completo della canzone italiana” (Giunti, 2006) e, con Enrico de Angelis e Sergio Secondiano Sacchi, di “Il mio posto nel mondo. Luigi Tenco, cantautore. Ricordi, appunti, frammenti” (BUR, 2007). Del 2013 è “Chi se ne frega della musica?”, una raccolta antologica di suoi scritti usciti su varie testate (NdAPress)

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Cresce l’insicurezza alimentare nel mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 agosto 2021

BY Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista. In preparazione del summit di settembre delle Nazioni Unite, si è tenuto a Roma a fine luglio un incontro preparatorio della Food and Agriculture Organization (FAO) e del World Food Programme (WFP) sul sistema mondiale del cibo, anche con la partecipazione dei rappresentanti dei 500 milioni di piccoli agricoltori del mondo. C’è il rischio, o la quasi certezza, che gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu di ridurre la povertà, la fame e le diseguaglianze entro il 2030 possano essere mancati. Indubbiamente la pandemia ha complicato la situazione economica mondiale e indebolito i programmi di sviluppo, ma al riguardo è evidente anche la mancanza di volontà e di azione da parte dei principali attori economici e politici mondiali. Ancora oggi la povertà, le disparità di reddito e gli alti costi del cibo fanno sì che 3 miliardi di persone non abbiano accesso a un dieta sana e giusta. Secondo un rapporto pubblicato dalla FAO, lo scorso anno 811 milioni di persone, circa un decimo della popolazione mondiale, hanno affrontato la fame. 161 milioni di persone in più rispetto al 2019. Nel 2020 la fame è aumentata sia in termini assoluti sia proporzionali, superando la crescita della popolazione Si stima che circa il 9,9% degli abitanti del pianeta abbia sofferto di malnutrizione, rispetto al 8,4% del 2019. Più della metà di tutte le persone denutrite (418milioni) vive in Asia; più di un terzo (282 milioni) in Africa; e una percentuale minore (60 milioni) in America Latina e nei Caraibi. Ma l'aumento più marcato della fame si è verificato in Africa, con il 21% della popolazione, più del doppio di quella di qualsiasi altra regione del globo. Anche la disuguaglianza di genere si è aggravata: per ogni 10 uomini vittime dell’insicurezza alimentare, nel 2020 c'erano 11 donne nella stessa situazione, in crescita rispetto al 10,6 del 2019. Sono i bambini a pagare il prezzo più alto. Si stima che nel 2020 oltre 149 milioni di bambini sotto i cinque anni siano rachitici, o troppo bassi per la loro età e più di 45 milioni troppo magri per la loro statura. La pandemia ha anche causato un generale calo del reddito agricolo e ha influito più negativamente sui redditi delle famiglie rurali in tutte le regioni in via di sviluppo. Si tenga presente che il 9;80% dei cittadini più poveri del mondo, in altre parole 600 milioni di persone più dell,8,39% dell’intera popolazione europea – vive in aree rurali, lavora nel settore agricolo, ma soffre la malnutrizione. Se non si intraprenderanno azioni urgenti, la FAO teme che nel 2030 non solo la fame e la povertà non saranno sradicate ma ci potrebbero essere ancora 600 milioni di persone esposte al rischio di fame. Il rapporto afferma anche che nei prossimi quattro mesi almeno 23 aree mondiali saranno colpite da una elevata insicurezza alimentare e dalla fame. 17 sono in Africa e le altre in zone di guerra, come l’Afghanistan e lo Yemen. 41 milioni di persone rischiano la carestia se non riceveranno immediatamente cibo e assistenza. Secondo il Global Report on Food Crises del WFP, il 2020 ha visto 155 milioni di persone affrontare un'insicurezza alimentare acuta in 55 paesi, con un aumento di oltre 20 milioni rispetto al 2019. La stragrande maggioranza delle persone più esposte sono agricoltori. Sarà fondamentale che, accanto all'assistenza alimentare, essi siano aiutati a ricominciare la propria produzione alimentare, in modo che le famiglie e le comunità possano tornare all'autosufficienza. Quest’ultima si può perdere a seguito dello spostamento della popolazione, dell'abbandono di terreni agricoli, dell'interruzione del commercio e dei raccolti e del mancato accesso ai mercati. Secondo la Banca Mondiale, le perdite di reddito causate dalla crisi sanitaria e dai lockdown hanno fatto crescere di 97 milioni le persone che vivono in povertà. Il rapporto FAO/WFP ha anche rilevato che i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati costantemente da giugno 2020 a maggio 2021. A causa della forte domanda registrata durante la ripresa economica dopo la prima ondata della pandemia, vi è stata un'impennata dei prezzi degli oli vegetali, dello zucchero e dei cereali,. Nel giugno 2021, i prezzi dei generi alimentari, misurati dall'Indice FAO dei prezzi del cibo, sono aumentati di oltre il 30% in un anno. È probabile che gli alti prezzi internazionali dei prodotti alimentari, insieme agli elevati costi di trasporto, facciano aumentare il costo delle importazioni alimentari globali, specialmente nei Paesi in via di sviluppo. Ciò, una volta trasmesso ai mercati nazionali, limiterà l'accesso al cibo delle famiglie più vulnerabili e avrà un impatto negativo sulla sicurezza alimentare. David Beasley, direttore del WFP, è stato molto chiaro: “Mentre corriamo nello spazio, 41 milioni di persone in più rischiano di morire di fame”. Se i miliardari, che in un anno si sono arricchiti di oltre mille miliardi di dollari, contribuissero con 40 miliardi all’anno, entro il 2030 la fame potrebbe essere debellata nel mondo, ha polemicamente affermato.

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Scuola: Anief conferma lo sciopero del personale nel primo giorno delle lezioni in ogni regione

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 agosto 2021

La protesta per chiedere al Governo soluzioni concrete per riaprire in sicurezza. Pacifico: mancano gli spazi minimi nelle aule per realizzare il distanziamento. Avremo il record di supplenti. L’obbligo del green pass è inutile e discriminatorio e non eviterà la DAD. Dopo un anno e mezzo di Dad, sembrerebbe sacrilego invitare il personale ad astenersi dal lavoro ma per il giovane sindacato, tra i rappresentativi del comparto, non ci sono le condizioni per riaprire in sicurezza. Per questo Anief non ha sottoscritto il nuovo protocollo sulla sicurezza. Continua Pacifico: Da un anno aspettiamo regole nuove sul dimensionamento scolastico, mentre nel 2008 in due mesi furono rubati all’istruzione 10 miliardi. Ora con la variante Delta è stato accertato che il contagio si diffonde anche tra chi ha avuto il vaccino. Continuare a ripetere che l’obbligo vaccinale risolve il problema della DAD e anche quello del distanziamento interpersonale laddove non ci siano le condizioni equivale a mettere a rischio la salute di tutti i lavoratori e le lavoratrici delle istituzioni scolastiche, e dei nostri studenti e studentesse. Per questo si sciopera già il primo giorno della campanella. Chi governa deve ascoltare la voce che proviene dal mondo della scuola. Abbiamo bisogno di classi con non più di 15 alunni ogni 35 metri quadri e non di sanzioni e multe per chi non possiede un green pass per libera scelta o perché non può fisicamente permetterselo. Abbiamo bisogno di organici seri che possano rispondere a questa sfida senza più supplenti chiamati ogni anno. Avremo infatti 180 mila precari nonostante le nuove 50 mila immissioni in ruolo e le 110 mila autorizzate e poco più della metà del cosiddetto organico Covid (peraltro per i docenti da impiegare soltanto per i recuperi). Bisogna ripristinare il doppio canale di reclutamento per evitare l’avviso dei contratti a termine piuttosto che pensare di chiamare gli ennesimi supplenti al posto del personale senza green pass che pure ha lavorato in Dad e in presenza durante la crisi. La scuola merita delle risposte e urgenti. Ancora a giugno con le altre sigle sindacali abbiamo manifestato a piazza Montecitorio per chiedere cambiamenti dopo che il Governo era intervenuto nella scuola unilateralmente sul tema del precariato con l’approvazione del decreto legge sostegno bis. E non siamo stati ascoltati. Ad agosto, il Governo approva alla vigilia della chiusura del Parlamento un altro decreto legge senza consultare le parti sociali che introduce l’obbligo del possesso e dell’esibizione del green pass tra il personale scolastico e universitario e per gli studenti universitari. Abbiamo raccolto in due settimane quasi 150 mila firme per chiederne l’abolizione. A metà settembre in pochi giorni si svolgerà un dibattito parlamentare che avrebbe preteso più rispetto per convertire in legge il provvedimento. Non ci saremo il primo giorno della campanella perché vogliamo esserci a scuola in sicurezza e in presenza tutto l’anno. Chiediamo ascolto. Dialogare significa discutere in due mentre ormai il ruolo del sindacato durante questa crisi si è ridotto a ratificare scelte irragionevoli, senza un preventivo confronto. Siamo pronti a riprendere il dialogo sul tema della sicurezza in classe con dati alla mano e non con slogan.

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Scuola: Assunzioni docenti, siamo alla resa dei conti

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 agosto 2021

A pochissimi giorni dal nuovo anno scolastico, sono entrate nel vivo le nomine dalle graduatorie GPS per l’ultima tranche di immissioni in ruolo: il sindacato Anief ricorda che questa procedura alla fine ha scontentato tantissimi precari, perché ha riguardato un numero di poco superiore a 50 mila candidati, a fonte di 113.000 posti autorizzati. “Sono rimasti fuori – ha detto oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – tutti gli insegnanti iscritti seconda fascia, che si utilizzano per le supplenze, e tutti gli insegnanti iscritti in prima fascia senza i tre anni di servizio nella scuola statale. Motivo per cui abbiamo riaperto i termini di adesione per chi ha presentato quel modello di diffida che Anief ha messo a disposizione per poter partecipare a questi ruoli”.Il sindacato ha deciso di dare possibilità fino al 31 agosto di presentare ricorso: la possibilità vale per quanti siano esclusi dalle nomine in ruolo da GPS perché inseriti in I Fascia ma senza i 3 anni di servizio su posto comune in scuola statale e per i docenti inseriti in II Fascia GPS. Rimane indispensabile il requisito di aver inviato l’istanza entro i termini stabiliti del 21 agosto.La partita delle immissioni in ruolo non è chiusa. Anief ricorda che è sempre possibile aderire ai ricorsi contro le esclusioni illegittime dalle assunzioni a tempo indeterminato aderendo ai ricorsi Anief entro il 31 agosto: “L’obiettivo è rivendicare il ruolo, in autunno – ha detto il leader sindacalista Marcello Pacifico intervistato da Teleborsa – si assisterà a una battaglia giudiziaria nelle aule dei tribunali, per rivendicare quello che ha accolto il Comitato europeo dei diritti sociali, cioè la possibilità di estendere questo doppio canale di reclutamento a tutto il personale inserito in prima fascia, dal momento che il requisito del servizio ha tagliato le gambe almeno alla metà dei candidati”.“E poi c’è anche l’esclusione affrettata di chi si trova in seconda fascia, perché è assurdo – ha continuato Pacifico – che queste graduatorie valgano per poter fare una supplenza al 31 agosto o al 30 giugno e non per accedere ai ruoli come era stato deciso in via straordinaria per quest’anno dal decreto Sostegni bis”.”E’ ancora possibile per chi ha presentato questo modello di diffida aderire al ricorso entro il 31 agosto, poi si andrà a vedere se i tribunali italiani ritengono che sia legittimo quanto è stato disposto dal legislatore o se sia incostituzionale e violi le direttive comunitarie quanto perpetrato dall’amministrazione scolastica”, ha concluso il presidente nazionale Anief.

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Industria: Istat, fatturato giugno +3,1% su mese

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 agosto 2021

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, il fatturato dell’industria a giugno sale del 3,1% sul mese precedente e del 28,4% su base annua. “Dati ottimi. Non solo è un bene che, dopo il calo congiunturale di maggio, a giugno si sia tornati subito in territorio positivo, ma il rialzo è anche consistente e promettente” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Secondo il nostro studio, se si confronta il fatturato di oggi con quello del febbraio 2020, ultimo mese pre-lockdown, è superiore dell’8,4%, mentre rispetto a gennaio 2020, ultimo mese pre-pandemia, è maggiore del 6,3%. Non solo, ma andando indietro di due anni, rispetto a giugno 2019, ora il livello, nei dati corretti per gli effetti di calendario, è più alto del 7,4%, +6,8% su giugno 2018. Insomma, non c’è raffronto che non sia molto positivo” conclude Dona. (By Mauro Antonelli)

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Afghanistan: droghe e tutto il resto, che fare?

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 agosto 2021

E’ incredibile come in tutte le vicende di queste settimane sull’Afghanistam dopo le prime fiammate di informazione, la questione oppio sia passata decisamente in secondo piano. Come se, coi Talebani prima e con gli Usa/Nato dopo, la principale attività economica afghana non sia arrivata a soddisfare il 90% del mercato mondiale. E come se qualcuno avesse dubbi che così continuerà anche con i Talebani di oggi. E tutte le note ricadute del caso: – interne: può un Paese vivere civilmente ed economicamente basandosi su prodotti illegali che, per la distribuzione, hanno bisogno del fior fiore della malavita internazionale? – esterne: i loro prodotti, quando arrivano, per esempio sul mercato europeo, sono responsabili di 1,5 milioni di tossicodipendenti e di tutto il disordine pubblico, giudiziario, sociale, economico e umano che è collegato al mercato nero. Cosa significa non porre la droga illegale al centro dell’agenda? Soprattutto lasciare il nuovo governo talebano a se stesso. Super condizionato da aiuti che arriveranno da una Cina che, apparentemente disinteressata per ora alle ricadute dell’oppio nei propri confini nazionali, porterà comunque in Afghanistan infrastrutture e posti di lavoro. Gli “occidentali” non sono graditi: sconfitti che hanno investito miliardi di dollari quasi esclusivamente in armamenti per un esercito che ha dimostrato di non esser tale, e con le loro economie finanziarie (spesso predatorie) che hanno ignorato i tesori delle cosiddette terre rare, lasciando prosperare e crescere le coltivazioni di oppio.I cinesi non devono far arricchire nessun privato ma ampliare il loro potere di penetrazione e controllo, senza molto guardare il “pelo nell’uovo” (il più importante – al momento – non far lavorare le donne). Quindi “occidentali” fuori, cinesi dentro. Nel frattempo le persone continuano a non morire di fame grazie all’oppio illegale che, se anche i Talebani dicono di voler combattere, difficile che lo faranno la di fuori della facciata, visto che il loro movimento in questi anni di non-governo si è alimentato proprio con questo mercato dell’oppio.In attesa che gli “occidentali” cerchino di capire meglio cosa è successo (3), occorre correre ai ripari. L’Unione europea sarà bene che avvii più di una riflessione e iniziativa per comprendere le pesanti ricadute sul proprio territorio (droghe e, presumibilmente, nuovo terrorismo): conseguenza di aver affidato la propria politica estera ad un Paese (Usa) interessato solo ai propri problemi nazionali.Intanto, per farci meno male, far uscire l’oppio dal mercato illegale con la legalizzazione, non sarebbe un passo azzardato. Soprattutto da parte degli Stati nazionali, che hanno tempi più rapidi dell’Ue e, figuriamoci, delle Nazioni Unite con le loro convenzioni proibizioniste. Vincenzo Donvito, Aduc

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108 anni scrittore Pahor: Rojc (Pd), un secolo vissuto lucidamente

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 agosto 2021

“La sua vita è il racconto della morte e della rinascita. Ma è anche testimonianza di un secolo diabolicamente orgoglioso di se stesso, che Boris Pahor ha vissuto appieno, raccontandolo con lucidità”. È il pensiero augurale che la senatrice e letterata Tatjana Rojc dedica allo scrittore triestino di lingua slovena Boris Pahor, che oggi festeggia il 108/mo compleanno. Nato nel 1913 a Trieste, allora porto principale dell’Impero Austro-Ungarico, con la sua vita e i suoi libri ha attraversato tutto “il secolo breve”, dalle prime persecuzioni della minoranza slovena, allo squadrismo fascista, fino alle guerre mondiali e ai campi di sterminio nazisti, dove fu deportato. Membro dell’Accademia slovena delle scienze e arti, Pahor è stato insignito di importanti premi e onorificenze, anche a livello internazionale: fra gli altri, nel 2007 gli è stata attribuita la Legion d’Onore da parte del Presidente della Repubblica Francese. “La vita e l’opera di Pahor sono l’esperienza che diviene monito – riflette la senatrice – ma che mantiene nel contempo la consapevolezza che esiste pur sempre la speranza della salvezza. Uno scrittore che scrive anche pagine di una liricità estrema, non avendo pudore di parlare di sentimenti, di debolezze, di quell’estremo bisogno di libertà di dire, di vivere, che non lo ha mai abbandonato”. “E poi la sua Trieste – aggiunge Rojc – sospesa tra passato e presente, che si apre sul golfo. E i pàstini sotto Contovello. E il Carso, le querce con le loro foglie intagliate dalla natura. Il creato che non e’ mai caos ma consapevolezza. A quest’uomo che considero maestro e amico, i miei auguri piu’ affettuosi”.

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The Tragedy of Afghanistan

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 agosto 2021

“The survival of the EU depends on its ability to adapt to external changes. In this respect, the tragedy in Afghanistan is a litmus test also for us”, says Sandro GOZI, President of the Union of European Federalists (UEF) and MEP for Renew Europe. “As Europeans”, continues GOZI, ” we have a duty to shoulder our responsibilities. We can choose whether to manage or suffer the migratory flows from Afghanistan, which in any case exist and will exist. If we choose to suffer them, without an effective policy to manage them, it will be a political and moral disaster. This is why we cannot afford to wait until all the countries agree to accept the refugees; we would only waste time, there will always be a few governments against. The time has come to take responsibility for deciding by majority vote, involving a group of countries and using EU funds. If we decide together it will be easy to manage the phenomenon, there will be no invasion. If we wait for unanimity we will remain prisoners of our impotence”. “In this moment the EU”, continues GOZI, “is committed to the process of the Conference on the future of Europe, to discuss without taboos the changes needed to adapt Europe’s capacity to act to the challenges of the present day. It is clear that what is happening in Afghanistan should also make us reflect. The United States has been criticised, but NATO’s indecision and improvisation are also blatant. This means that we Europeans must become autonomous and acquire the ability to fight to protect our values and interests. The goal we must set ourselves is to build a European sovereignty, through a federal political union, proceeding with the states that believe in this project. Concretely, this means to share at European level some key competences in the economic and political fields, to create a federal budget, to build a real common foreign policy – starting from the ever-closer cooperation to prepare also in this field the federal transition – and to create an army of the European Union, to achieve a proper strategic autonomy in defence and security.” “The Conference on the future of Europe”, GOZI concludes, “is an opportunity that we cannot risk missing, all the more so when a tragedy like this one of the Afghan people shows us the urgency to change in order to act and take control of the political processes. Our political future and our very civilisation are really at stake”. By Anna Echterhoff, UEF Secretary General

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