Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Afghanistan: droghe e tutto il resto, che fare?

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 agosto 2021

E’ incredibile come in tutte le vicende di queste settimane sull’Afghanistam dopo le prime fiammate di informazione, la questione oppio sia passata decisamente in secondo piano. Come se, coi Talebani prima e con gli Usa/Nato dopo, la principale attività economica afghana non sia arrivata a soddisfare il 90% del mercato mondiale. E come se qualcuno avesse dubbi che così continuerà anche con i Talebani di oggi. E tutte le note ricadute del caso: – interne: può un Paese vivere civilmente ed economicamente basandosi su prodotti illegali che, per la distribuzione, hanno bisogno del fior fiore della malavita internazionale? – esterne: i loro prodotti, quando arrivano, per esempio sul mercato europeo, sono responsabili di 1,5 milioni di tossicodipendenti e di tutto il disordine pubblico, giudiziario, sociale, economico e umano che è collegato al mercato nero. Cosa significa non porre la droga illegale al centro dell’agenda? Soprattutto lasciare il nuovo governo talebano a se stesso. Super condizionato da aiuti che arriveranno da una Cina che, apparentemente disinteressata per ora alle ricadute dell’oppio nei propri confini nazionali, porterà comunque in Afghanistan infrastrutture e posti di lavoro. Gli “occidentali” non sono graditi: sconfitti che hanno investito miliardi di dollari quasi esclusivamente in armamenti per un esercito che ha dimostrato di non esser tale, e con le loro economie finanziarie (spesso predatorie) che hanno ignorato i tesori delle cosiddette terre rare, lasciando prosperare e crescere le coltivazioni di oppio.I cinesi non devono far arricchire nessun privato ma ampliare il loro potere di penetrazione e controllo, senza molto guardare il “pelo nell’uovo” (il più importante – al momento – non far lavorare le donne). Quindi “occidentali” fuori, cinesi dentro. Nel frattempo le persone continuano a non morire di fame grazie all’oppio illegale che, se anche i Talebani dicono di voler combattere, difficile che lo faranno la di fuori della facciata, visto che il loro movimento in questi anni di non-governo si è alimentato proprio con questo mercato dell’oppio.In attesa che gli “occidentali” cerchino di capire meglio cosa è successo (3), occorre correre ai ripari. L’Unione europea sarà bene che avvii più di una riflessione e iniziativa per comprendere le pesanti ricadute sul proprio territorio (droghe e, presumibilmente, nuovo terrorismo): conseguenza di aver affidato la propria politica estera ad un Paese (Usa) interessato solo ai propri problemi nazionali.Intanto, per farci meno male, far uscire l’oppio dal mercato illegale con la legalizzazione, non sarebbe un passo azzardato. Soprattutto da parte degli Stati nazionali, che hanno tempi più rapidi dell’Ue e, figuriamoci, delle Nazioni Unite con le loro convenzioni proibizioniste. Vincenzo Donvito, Aduc

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