Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Stati Uniti d’Europa. Esercito. Dalle parole ai fatti

Posted by fidest press agency su sabato, 28 agosto 2021

Dopo lo smacco Nato/Usa in Afghanistan e la ripresa del terrorismo con gli attentati a Kabul, si è avviata la corsa a prendere in considerazione l’Unione europea come entità politica e non solo economica: si è chiusa una partita iniziata dopo la seconda guerra mondiale, gli Usa non mostrano di essere in grado di garantire la nostra sicurezza continentale e mondiale. Tutti, compresi alcuni “strani” personaggi istituzionali che fino a ieri urlavano “no euro” e “Italexit” e per questo probabilmente sono stati anche eletti, si prodigano nel perorare un esercito europeo. Le cui funzioni – per i novelli europeisti, e anche alcuni “maitre à penser” dell’editoria nazionale – non sono ancora chiare, facendo sottendere una sorta di scambio: prima erano gli Usa ora l’Europa, almeno per il nostro territorio continentale. Gli Usa hanno sempre fatto i loro interessi di nazione curando le ricadute della loro azione sulla politica e sicurezza interna al proprio Paese. A livello europeo il concetto di nazione non ha senso, la nazione Europa non esiste. Possiamo giocarci solo la carta federalista e, al momento, con un grosso problema, l’assenza del Regno Unito che, per quanto riguarda gli eserciti, ha molto da insegnare a tutti. Inoltre, i Paesi dell’Unione, sconfitti o salvati nella seconda guerra mondiale, a parte l’anomalia francese, hanno limitata e recente esperienza. Questo per dire che un esercito europeo non potrà al momento avere una forza politica come quella messa in moto dagli Alleati contro il nazi-fascismo nel secolo scorso. Che è quanto si auspicherebbe oggi contro il terrorismo (incluso quello mascherato da guerre convenzionali, tipo Yemen). Dovremmo agire consapevoli dei nostri limiti.Per agire si dovrebbe passare dal dire al fare. E siamo in alto mare. E’ in corso la Conferenza sul futuro dell’Europa. Che non è all’altezza di questa urgenza: per tempi, modalità e tematiche. Poi ci sono i vari problemi all’interno dell’Ue, soprattutto con Ungheria e Polonia. E poi c’è l’Ue, che è Unione Europea e non Stati Uniti d’Europa o qualcos’altro con mandato politico in materia. Insomma: un esercito europeo oggi è solo accademia, pur rifacendosi ai nostri padri fondatori di Ventotene.La domanda è questa: di fronte a Talebani che in alcune settimane hanno conquistato un Paese dettando condizioni a Nato/Usa, di fronte alla scontata ripresa del terrorismo, gli Stati dell’Ue cosa pensano di fare? Diplomazia ad ampio raggio, certo, bene. Ma visto che il nemico (sì, proprio il nemico) sostiene che gli infedeli vanno convertiti o eliminati, forse è il caso non solo di allertare le ambulanze per morti e feriti, ma di forzare istituzioni e politica per “qualcosa” che ci difenda. Non sarà un Esercito europeo come i crismi istituzionali comandano, chiamatelo come volete, ma un facente funzioni in materia urge. Da poi perfezionare e armonizzare con le nostre istituzioni, non coi tempi jurassici della tradizionale eurocrazia. Ce la facciamo ad essere più veloci dei Talebani? Vincenzo Donvito, Aduc

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