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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Dal passato remoto all’attualità: La lezione che viene da Tito Livio

Posted by fidest press agency su domenica, 29 agosto 2021

Scriveva Tito Livio: “Questa è l’indole della moltitudine o servilmente si sottomette o ferocemente signoreggia; non sa né misuratamente spregiare, né possedere la libertà che è nel mezzo.” Nel commento si legge: “La storia di tutti i tempi e di tutte le genti ci offre larga messe di esempi per dimostrare la profonda verità di questa sentenza. In ogni popolo sempre la libertà è divenuta anarchia, la sommissione cesarismo.” Cosa s’intende dire? Dobbiamo forse considerare che la grande massa, la parte più vitale di una nazione, finisce con l’essere governata più dall’istinto che dalla ragione, più dall’impeto che non conosce confini ed è inerte, grave, brutale? Quante volte assistiamo alla parola che riesce a provocare e ad abbagliare chi ascolta, ma trascorso il momento magico la stessa parola sarà trascinata nel fango, dall’irrisione e annegata nella gora della volgarità. Come la foresta ora il piano ora il dorso mostra delle foglie a seconda che vada o venga la raffica, e così la moltitudine ha entusiasmi e odi, a seconda di illogiche e fugaci variazioni. Dobbiamo, quindi, arguire, che quando più ferreo e insoffribile il giogo tanto più chi lo subisce lo tollera paziente e rassegnato? Ma fino a quando? Finché arriverà un imbonitore di turno che cavalcherà la speranza di una riforma, chiederà una rivoluzione, parlerà di una rinnovazione e si arriverà alla guerra? E dopo? Penso alla “Enciclopedia” che aveva preparato alla rivolta filosofica e che condusse alla Rivoluzione Francese e al Marxismo che aveva costruito le premesse per la Rivoluzione d’ottobre in Russia. Segue, logica e ineluttabile, la personificazione di questa rivolta che è sedata con la vittoria ma è pagata con l’arbitrio e già si pensa ad un’altra rivoluzione. E via di questo passo. La mia riflessione a questo punto s’incentra su un personaggio di mia creazione: Vulnus. Un uomo che ho collocato intorno al tremila d.C. ma con una dote particolare che gli ha permesso di ricordare il tempo in cui aveva vissuto nel XX secolo. Ciò mi consentì un parallelismo tra una società come la mia, in una crisi profonda d’identificazione, e quella possibile che avrebbe potuto scaturire un millennio dopo. L’interrogativo di fondo resta quello di chiedersi se fosse stato possibile costruire un modello di società in cui non vi fosse un popolo da sottomettere e un altro da sollevare in armi per spezzare il giogo che lo tiene imprigionato. La risposta che ho trovato è positiva ma a quale prezzo? E Vulnus sta lì a raccontarcelo in tutti i dettagli. (Riccardo Alfonso dal libro “Io scrivo”)

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