Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

I dolori innominati

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 agosto 2021

Fu Pietro Verri, per quanto ne so, a chiamarli per primo “dolori innominati”. È un modo di esistere doloroso senza che ci accorgiamo di quale natura sia e da quale parte di noi trae origine. Per Verri ogni uomo ha con sé, quasi sempre, qualche dolore di questo genere, perché ogni uomo ha qualche difetto fisico o ansia spirituale che lo assilla. I “dolori innominati” possono essere il tedio, la noia, l’inquietudine, la malinconia. Sono dolori non forti, ma decisi che ci rendono addolorati senza darci un’idea locale del dolore e formano alla fine il nostro malessere. Questi mali sono la sorgente di tutti i piaceri più delicati della vita. Se esaminiamo l’uomo in cui è veramente allegro, contento e vivace, lo troveremo insensibile alla musica, alla pittura, alla poesia e a ogni espressione artistica a meno che non sia abituato a riflettervi meccanicamente e la vanità lo spinga a mostrarsi sensibile ipocritamente. Per contro se un uomo è triste presterà maggiore attenzione all’armonia, gusterà con delizia la melodia di un bel concerto, godrà un piacere fisico reale che gli farà cessare il suo dolore innominato. La musica, è bene ricordarlo, è una forma di comunicazione molto forte e incisiva e sa esprimere parecchie cose provocando in ciascuno di noi sensazioni anche diversissime. Uno la troverà sommamente semplice e innocente, l’altra tenera e appassionata, il terzo la troverà armonica e ripiena e così via. L’idea che si possa apprezzare meglio la musica quando si è tristi non mi convince del tutto. Sembra quasi che sia un predisposizione necessaria per una lettura di un certo genere. Per quanto possa essere limitata la mia esperienza, posso dire che la musica mi piace in ogni occasione e se sono lieto e ben disposto non mi lascio di certo distrarre da questa mia condizione per divagare con la mente altrove. E questo discorso vale sia per la musica classica sia per quella concertistica ma non certo per quella da camera e questo mi fa pensare che non è il mio dolore innominato a fare la sua scelta ma, semmai, il mio modo di recepire il messaggio musicale, a prescindere. (Riccardo Alfonso)

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