Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Il mondo è degli operosi?

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 agosto 2021

Scriveva Cesare Balbo nel “Sommario della Storia d’Italia”: “Il mondo è di chi sei prende; cioè degli operosi, cioè di chi opera per sé, cioè degli indipendenti.” Se riduco in estrema sintesi l’osservazione del Balbo, ne ricaverei questa prodigiosa sentenza: “Il mondo è degli indipendenti”. L’indipendenza è un valore che si oppone alla servitù. Nella vita sociale non dovrebbe essere per l’individuo altra servitù all’infuori di quella per la quale ci sentiamo costretti al compimento del proprio dovere, ammesso che il dovere che dobbiamo sempre compiere per noi stessi possa talora apparire come servitù. Non sembri, a questo punto, un paradosso l’affermazione: “Chi è dolcemente e continuamente servo fedele e pronto del proprio dovere è più che mai libero e indipendente.” Nella fattispecie, però, si tratta di ben altro. L’indipendenza morale di cui vogliamo indicare, è già una diretta conseguenza del dovere compiuto tranquillamente e assiduamente, conseguenza che determina uno stato di spirituale sicurezza per cui ci sentiamo liberi in noi e, quel che più importa, liberi al cospetto del mondo. Chi opera servo non della propria coscienza ma dell’altrui, non opera più per sé e contravviene al fecondo spirito d’indipendenza che è spirito rinnovatore e conquistatore. La servitù è sempre un attributo dei deboli come la gruccia un sostegno per chi non può reggersi. Dalla sicurezza di sé lo spirito d’indipendenza e quindi il carattere motore del vero indipendente è che tutto fa per sé e sempre fa, anche quanto tutto quello che fa è per gli altri. “Il mondo è di chi sel prende” non di chi consente che altri lo prendano perché non sanno superare sé stessi e si prestano ai sottili servigi altrui eliminando a poco a poco la propria azione. È il caso quindi di dire che i più grandi indipendenti sono quelli che hanno saputo abilmente spiazzare gli altri. Il tema trattato è per me avvincente. Credo che le parole del Balbo riassuminino il pensiero prevalente dell’Ottocento dove l’opera dell’uomo deve essere improntata a “operosità”, a inventiva, a impegno solidale con i propri simili. Sta di fatto che oggi riusciamo a vedere le cose un tantino diverso. Manca all’uomo la libertà di scelta. Fin dalla nascita è oppresso dai suoi stessi natali: può essere stato generato da famiglie povere o ricche, può essere procreato nel profondo sud e mi riferisco soprattutto all’Africa nera e all’America meridionale ed essere figlio delle bidonville. E oggi ce lo ritroviamo agli angoli delle strade dell’opulento occidente a stendere una mano per elemosinare una monetina per sopravvivere. Come potrà essere operoso? E che senso può avere in questo caso l’operosità? (Riccardo Alfonso)

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