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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Ipertensione arteriosa polmonare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 settembre 2021

Cologno Monzese. Janssen, l’azienda farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson, ha presentato al Congresso ESC 2021 i risultati dell’analisi post-hoc dei dati combinati degli studi clinici di fase 3 GRIPHON e fase 3b TRITON su pazienti con ipertensione arteriosa polmonare (PAH), che valutano in un’ampia popolazione di pazienti l’efficacia dell’utilizzo precoce di selexipag per prevenire la progressione della malattia.L’analisi ha dimostrato che, nei pazienti trattati con selexipag entro i 6 mesi dalla diagnosi, la tempestività dell’intervento ha portato a una riduzione del rischio di progressione della malattia del 52 per cento (primo evento) rispetto al gruppo di controllo (hazard ratio [HR] 0.48; intervallo di confidenza [IC] al 95 per cento 0.35, 0.66; n = 649).1,2 La PAH è una malattia rara e per questo è spesso diagnosticata tardivamente nelle persone che ne soffrono. Questo comporta che spesso, alla diagnosi, i pazienti si trovino in stadi già avanzati della malattia con sintomi gravi e una prognosi sfavorevole.3 L’obiettivo del trattamento è il raggiungimento o il mantenimento di uno stato di rischio basso.4 La terapia di combinazione (utilizzando due o più classi di farmaci contemporaneamente) è raccomandata nelle correnti linee guida, sulla base di un solido corpo di evidenze, per aiutare a migliorare precocemente i sintomi e prevenire gli eventi di progressione della malattia.4,6. Le analisi combinate dei risultati degli studi GRIPHON e TRITON sono state svolte su pazienti a cui è stata diagnosticata la PAH da non più di sei mesi dalla randomizzazione (n=649; 404 nello studio GRIPHON e 245 nello studio TRITON). È stato fatto un confronto tra coloro che hanno seguito una terapia con selexipag (n = 329) e un gruppo di controllo con placebo (n = 320).1,2 L’endpoint primario dello studio era il tempo dalla randomizzazione al primo evento di morbilità o morte (per tutte le cause), fino a sette giorni dopo l’ultima assunzione del farmaco in studio.7,8,9 Selexipag o placebo sono stati somministrati nel 44 per cento dei pazienti in triplice combinazione con un antagonista recettoriale dell’endotelina (ERA) e un inibitore della fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE5i), nel 32 per cento dei casi in combinazione con un ERA oppure un PDE5i e nel 24 per cento dei pazienti come monoterapia.†1,2 Si è osservata una riduzione del rischio di progressione della malattia (primo evento) del 52 per cento nei pazienti che hanno ricevuto selexipag rispetto al gruppo di controllo con placebo (HR 0.48 [95 per cento CI 0.35, 0.66]; n=649). È stato osservato un evento di progressione della malattia in 67 pazienti (20 per cento) appartenenti al gruppo a cui era stato somministrato selexipag e in 116 pazienti (36 per cento) appartenenti al gruppo di controllo. 1,2 Tra i pazienti che hanno ricevuto selexipag in aggiunta a ERA più PDE5i il rischio di progressione della malattia è stato ridotto del 48 per cento rispetto al gruppo di controllo (n= 285; 145 nel gruppo selexipag e 140 nel gruppo di controllo con placebo; HR: 0.52 [95% CI 0.30, 0.92]). Gli eventi avversi (AE) riportati nei due studi clinici erano coerenti con i profili di sicurezza noti dei farmaci.

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