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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Convenzione, il testo di Sisac non convince i medici di famiglia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2021

Una riforma delle cure primarie viaggia in parallelo alla trattativa sulla convenzione. Delusi dalla trattativa per il rinnovo dell’accordo dei medici di famiglia, Sindacato Medici Italiani, Cgil Medici e Simet scrivono al ministro Roberto Speranza, per far sì che il dibattito sul futuro economico e giuridico della medicina di famiglia non resti confinato al tavolo con la Sisac. Ricordano il ciclone Covid che ha fatto 170 vittime nella categoria, la carenza di giovani per il ricambio e i pensionamenti in massa, i 288 Mmg mancanti nel Bolognese, i 180 a Bergamo, i medici milanesi che assistono 2 mila cittadini l’uno. “Sarebbe necessario un investimento sul personale in termini formativi, organizzativi e contrattuali per potenziare i servizi di presa in carico – scrivono i tre sindacati a Speranza – al contrario ci viene proposta una bozza che non tiene conto delle nuove esigenze organizzative dell’assistenza territoriale e che sminuisce il ruolo dei medici sia in termini professionali che economici”. Il testo di Sisac “prevede l’abolizione di alcune indennità di funzione, non tiene conto degli sforzi organizzativi messi in campo dai medici, non incentiva le nuove generazioni, non prende in esame la necessità di nuove tutele né incentiva le pari opportunità, considerando che il 50% dei professionisti è rappresentato da donne”. Di qui l’appello al ministro a “rilanciare la medicina generale a partire da un contratto innovativo da un punto di vista organizzativo e dignitoso da un punto di vista economico”. E dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che “non può ridursi solo a un finanziamento per la costruzione di nuove strutture”. Con i leader Smi Pina Onotri e Simet Mauro Mazzoni, il segretario nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn Andrea Filippi ha firmato la lettera e spiega che si tratta di un’apertura al Ministro, «in un contesto frammentato, nel quale vogliamo comunque evitare si inneschino contrapposizioni. Le regioni hanno all’improvviso accelerato per la firma di un accordo nazionale che noi sollecitavamo da anni ma il cui impianto ora è superato, perché fermo alla sanità pre-Covid; bisogna guardare alla proposta di riforma di assistenza territoriale e cure primarie che Ministero della Salute e Regioni in Agenas stanno elaborando, legata al PNRR. Anziché soffermarci sugli articoli di un testo “vecchio” sarebbe bene capire quale sarà la collocazione dei medici di famiglia, guardia, 118, pediatri e specialisti convenzionati».Ci sono dei segni per cui tutti i convenzionati potrebbero essere indirizzati alla dipendenza? «Secondo Fp-Cgil – spiega Filippi – i professionisti e i servizi dovrebbero ruotare intorno alle esigenze dei pazienti; come servizio la medicina generale deve fare rete con altre professioni evitando di rimanere isolata. Per noi la dipendenza è il passaggio più semplice per rendere più governabili i sistemi di assistenza territoriale. Ma attenzione, alcune regioni pensano ad un cambio di contratto senza voler affrontare un loro difetto nel governare il sistema. È più importante organizzare bene i servizi dove il medico esercita che trasformarlo in dipendente. Questo, al di là del fatto che la dipendenza costa meno, e porterebbe subito 20 miliardi di euro alle casse dell’Inps, risanandolo, e ponendo fine alla cassa parastatale Enpam e alle doppie cariche di sindacalisti-ordinisti-membri di CdA. Un tema da affrontare con un referendum nella categoria». Cosa vuol dire che le regioni devono governare bene i propri servizi? «Le elaborazioni del PNRR fin qui cercano di equilibrare varie ipotesi regionali per avere un maggior controllo sulle sanità territoriali. Si valutano possibili evoluzioni del rapporto dell’attuale Mmg (dipendenza subito o ruolo ad esaurimento per gli attuali convenzionati ndr) ma non si esplicita un problema a nostro avviso centrale: i servizi territoriali devono avere un datore di lavoro e lo stato deve offrire in tutto il Paese un sistema integrato omogeneo. L’assenza di una catena di comando si è vista durante i picchi del Covid-19 e ha penalizzato la medicina di famiglia. Se le Asl si riappropriano del loro ruolo organizzativo, i servizi riguadagneranno priorità e – credo – qualità, e poco importa che il medico sia convenzionato o dipendente perché il servizio funzioni ed egli stesso sia più soddisfatto» In Lombardia qualcuno evoca una terza via alla dipendenza: case della salute ed ospedali di comunità – che possono essere società private – potrebbero assumere gli ex medici convenzionati come dipendenti. «La Lombardia anziché modificare i rapporti di lavoro apre a forme di accreditamento di privati. A nostro avviso la riforma sottesa dal PNRR dovrebbe consentire in tutta Italia alle Asl di evitare esternalizzazioni di servizi. I cittadini peraltro vanno avvertiti, come Cgil li incontreremo in giro per l’Italia, a partire dal 7 ottobre a Roma, al Centro Congressi Frentani, per spiegare che dietro il “privato” c’è il “profitto”, un obiettivo che prima o poi condiziona l’offerta di servizi ed intacca il diritto del cittadino a fruire persino dei livelli essenziali di assistenza. Invece di esternalizzare, le Asl – partecipate dai cittadini con i loro bisogni – dovrebbero da una parte riappropriarsi, attraverso i distretti, del ruolo di programmazione e committenza di prestazioni, e dall’altra dovrebbero mettere in condizione di ben lavorare i sanitari che, legati ad esse con un rapporto di dipendenza o di subordinazione, erogano prestazioni ai cittadini-pazienti. Soluzioni alternative che mischiano le carte impediscono forme di controllo sugli operatori e non vanno verso l’equità nell’accesso ai servizi». Mauro Miserendino fonte Doctor33

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