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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Scuola: Tra poco più di 15 giorni addio allo smart working

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 settembre 2021

Largo alle “prestazioni di lavoro in sede” per i dipendenti di tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300 e anche il CONI fino a revisione organica della disciplina di settore. Il riferimento, contenuto nel Dpcm del 23 settembre 2021, è al decreto legislativo n. 165 del 30 marzo 2001. Il Governo ritiene, con questo provvedimento, che vi siano “le condizioni per un graduale rientro in presenza, e in sicurezza, dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni”, attraverso apposito “decreto del Ministro per la PA, ovviamente nel rispetto della cornice delle misure di contrasto del fenomeno epidemiologico adottate dalle competenti autorità”. Sul ritorno al lavoro in presenza dei lavoratori pubblici, in piena pandemia da Covid19, con le varianti del virus che si trasformano di continuo e numeri di contagiati e di decessi ancora poco rassicuranti, permangono diversi dubbi. E ancora più perplessità si pongono per l’abbandono del lavoro agile: non più di sei mesi, la parte pubblica si impegnava – con il Patto per l’innovazione e coesione sociale nella PA – ad individuare una disciplina contrattuale per la gestione dello smart working, evitando, si legge nel patto, “una iper regolamentazione legislativa” e che “vi sia più spazio per la contrattazione di adattare alle esigenze delle diverse funzioni queste nuove forme di lavoro che, se ben organizzate, hanno consentito la continuità di importanti servizi pubblici anche durante la fase pandemica”. Di quell’accordo, però, non sembra essere rimasto molto.

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