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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Archive for 5 ottobre 2021

Il nuovo progetto della Galleria dell’Accademia di Firenze con l’Accademia di Belle Arti

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Nasce PORTE A FUMETTI, un nuovo progetto della Galleria dell’Accademia di Firenze in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti che vede coinvolti gli studenti del Corso del Biennio di Illustrazione, guidati dal professore Alessandro Baldanzi. E non porte qualsiasi, bensì quelle dei bagni della Galleria dell’Accademia, il cui maquillage sarà completamente trasformato e rinnovato da delle vere e proprie storie a fumetti, indovinelli illustrati che, di certo, consentiranno ai visitatori di ingannare l’attesa.Sedici studenti del corso di Illustrazione si sono subito messi al lavoro con grande creatività, usando le porte come fossero pagine bianche, dando sfogo alla loro fantasia, creando rebus del tipo “trova l’intruso” oppure “trova le differenze”, storielle ed aneddoti che riguardano non solo le opere conservate nella Galleria ma anche la città di Firenze, andando a cercare angoli nascosti. Dove sono finiti gli abiti del David? E il Porcellino che fine ha fatto? E la sfera de Verrocchio? E il Diavoletto del Giambologna dove si trova? giusto per citarne alcuni. Otto porte dove all’esterno troviamo l’indovinello e all’interno la soluzione, per un totale di sedici facciate in tutto. Le immagini saranno stampate su pellicola trasparente e applicate sulle porte stesse a partire dal 29 settembre, un sistema di facile rimozione in caso di danneggiamento e usura che consentirà la possibilità di intercambiare lenarrazioni e sostituirle,nel tempo, con delle nuove.Hanno partecipato al progetto: Gaia Cesarano, Maria Lucia Carbone, Cosimo Ermini, YINING JIA, AyawoEndo, Adriana Tripoli, Mattia Morbidelli, Rebecca Lauritano, Alice Tropepi, Silvia Franchini, Gianmarco Tielli, Carlo Settembrini, Marinella Fontana, Lorena Scremin, Anna Capra, Elena Benedetti, Benedetta Trani Gatti. La collaborazione tra la Galleria dell’Accademia di Firenze e l’Accademia di Belle Arti, due istituzioni storicamente molto vicine, dal dicembre 2020 ha dato vita, con successo, a Radio Accademia, dove gli allievi del corso di Didattica per il Museo,tenuto dalla professoressa Federica Chezzi, hanno realizzato, durante il precedente periodo di lockdown, una serie di podcast, ascoltabili online su http://www.galleriaaccademiafirenze.it, che raccontano in modo avvincente e divertente, allo stesso tempo, particolari inediti e curiosità dei capolavori di alcuni fra i più celebri maestri dell’arte italiana che fanno parte delle collezioni della Galleria.

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La legge sul biologico approderà nell’Aula di Montecitorio il prossimo novembre

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

L’auspicio è che, come già avvenuto in commissione Agricoltura ad agosto e al Senato in precedenza, le richieste del mondo produttivo agricolo italiano trovino piena e concreta sponda in Parlamento con l’approvazione definitiva di una norma che il Paese attende da oltre dieci anni”. Lo dichiara il deputato Pasquale Maglione, esponente M5S in commissione Agricoltura e relatore della proposta di legge ‘Disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare con metodo biologico’. “La norma ci permetterà – aggiunge – di armonizzare tutte le misure e le azioni volte alla salvaguardia e allo sviluppo delle produzioni biologiche che, nel nostro Paese, coinvolgono già circa 82mila operatori per oltre 2mila ettari coltivati e ci vede tra i leader europei con Francia e Spagna. Potremo così festeggiare il 23 settembre 2022 la prima Giornata europea dell’Agricoltura Biologica, appena istituita dal Commissario Ue Janusz Wojciechowski, con una legge di settore moderna affinché aumentino produzione e consumo nonché la sostenibilità ambientale del comparto primario nazionale, in linea con le strategie comunitarie ‘Farm to Fork’ e ‘Biodiversità’”. “Ulteriore impulso, infine – conclude Maglione – giungerà dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dove sono dedicati esclusivamente al bio 300 milioni di euro del Fondo per la creazione di contratti di filiera e distretto”.

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Le partnership di Darec Academy

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Orgogliosa dei nuovi obiettivi raggiunti attraverso la partnership con importantissimi Enti ceritificatori e Università italiane e straniere, la Darec Academy con sede a Roma in Via Lucio Elio Seiano, 21 (Zona Tuscolana) prosegue le selezioni per l’accesso all’Accademia di Formazione Professionale al Musical.Grazie agli accordi con queste nuove e autorevoli istituzioni, l’offerta formativa proposta dall’Accademia diventa ancora più appetibile per quei giovani che aspirano a lavorare nel mondo dello spettacolo dal vivo, dando un valore aggiunto alla formazione dei propri allievi.L’incontro tra DAREC ACADEMY E UNIVERSITY OF WEST LONDON consentirà agli allievi di intraprendere un percorso di studi con esame finale sul CANTO MUSIC THEATRE.La partnership tra DAREC ACADEMY E RSL – AWARDING THE CONTEMPORARY ARTS permetterà agli allievi di approcciarsi a qualsiasi disciplina a scelta, con particolare attenzione al PAA – PERFORMANCE ARTS AWARDS.Le suddette partnership consentiranno agli allievi di ottenere CERTIFICAZIONI DI LIVELLO UNIVERSITARIO RICONOSCIUTE DALLA COMUNITA’ EUROPEA. Grazie all’accordo con UNIARES – E _CAMPUS UNIVERSITA’ gli allievi potranno conseguire la Laurea in Letteratura, Musica e Spettacolo indirizzo Artistico Audiovisivo e dello Spettacolo e accedere a questo e altri corsi con un SCONTO ESCLUSIVO. I prossimi provini si terranno su PRENOTAZIONE oggi e il 15 ottobre presso la sede della Darec Academy, Via Lucio Elio Seiano, 21 (Zona Tuscolana – Metro A – Giulio Agricola). Per prenotare la tua audizione clicca qui e compila il form: https://www.darec-academy.it/audizioni/ Il comitato direttivo offre l’opportunità di ottenere borse di studio. Per tutte le informazioni sull’Accademia, visita il sito https://www.darec-academy.it/

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Mercato energia pulita in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

È urgente che l’Italia definisca la propria strategia nazionale per l’idrogeno, indicando con precisione gli obiettivi che intende raggiungere e i percorsi per traguardarli, nella scia della Strategia Europea e come già fatto dai principali Paesi membri. E per ottimizzare lo sviluppo del mercato, che al momento si può definire “primordiale”, è necessario creare nuovi sistemi di incentivazione, sia per i produttori che per gli utilizzatori finali, e avviare progetti pilota per valutare in concreto le differenti opzioni sia dal punto di vista della produzione che del trasporto, che dell’uso dell’idrogeno. Senza dimenticare di riprendere con decisione gli investimenti nelle energie rinnovabili alla base della produzione di idrogeno verde, l’unica che rispetti appieno il livello di emissioni consentite dalla normativa europea. È la conclusione a cui giunge l’Hydrogen Innovation Report 2021, il primo che l’Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano dedica alla produzione di idrogeno dal punto di vista delle tecnologie, delle emissioni di CO2, dei modelli di business e della loro sostenibilità economica, tema di grande attualità che si inserisce nell’ampio dibattito sulla necessità di accelerare in tutto il mondo il processo di neutralità carbonica. “Gli obiettivi per il settore dell’idrogeno dovrebbero essere integrati nella roadmap di decarbonizzazione prevista dal Fit for 55 – spiega Davide Chiaroni, vicedirettore dell’E&S Group – così da pianificare lo sviluppo aggregato delle fonti di energia rinnovabile necessario a raggiungere questi risultati. Senza l’ottimizzazione degli iter autorizzativi per permettere una crescita vera delle rinnovabili, in Italia non sarà possibile sviluppare un mercato dell’idrogeno ‘pulito’. Una nota decisamente positiva, però, viene dagli importanti investimenti stanziati all’interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza: 3,7 miliardi di euro, di cui 2 per l’uso di idrogeno in settori difficili da decarbonizzare”.sono diversi tipi di elettrolizzatori, alcuni già sul mercato e altri in fase di sviluppo: gli elettrolizzatori alcalini (AEL) sono utilizzati già da molti anni in alcuni comparti industriali come la produzione del cloro-soda e hanno dimostrato una notevole affidabilità, funzionano per 60.000-100.000 ore e utilizzano materie prime non costose, ma non possono operare a bassi carichi e hanno un elevato footprint; in alternativa, gli elettrolizzatori a membrana polimerica (PEM) hanno un design molto più compatto, possono essere operativi a bassi e alti carichi e hanno una vita utile sufficientemente elevata, attorno alle 50.000-80.000 ore, ma richiedono materiali molto costosi come platino e iridio per i catalizzatori. L’iridio in particolare, l’elemento chimico meno presente sulla crosta terrestre, si teme possa diventare un collo di bottiglia: oggi il suo costo è salito del 400% rispetto al 2015-2020 proprio per l’importanza che ricopre nella produzione dell’idrogeno. Entrambi questi elettrolizzatori operano a bassa temperatura, attorno ai 70-80 gradi, e risentono di una efficienza non molto elevata, circa 60 kWh per kg di H2. L’elettrolizzatore a ossidi solidi (SOEC) opera invece ad alta temperatura, 700 gradi, con una maggiore efficienza di produzione dell’idrogeno – e questo è interessante in particolare per quei settori che hanno vapore ad alta temperatura all’interno dei loro processi – ma risente ancora di un livello di maturità tecnologica relativamente basso. (abstract)

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PIMCO: Con rendimenti più bassi, resilienza attraverso la flessibilità

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

A cura di Dan Ivascyn, CIO di PIMCO. Siamo ancora in un mondo in cui c’è molto poco rendimento. Quindi questo è un ambiente di mercato, o un ambiente di trading, in cui si ha la sensazione che la gente voglia aggiungere durata o esposizione ai tassi di interesse. Naturalmente, ci sono alcune preoccupazioni legittime sull’inflazione ma, in generale, c’è molta domanda repressa per l’esposizione ai tassi d’interesse. Pensiamo che ciò stia aiutando a sostenere i rendimenti, persino a guidare i rendimenti verso il basso. Ma da una prospettiva fondamentale, osservando attentamente i dati economici nel corso degli ultimi due mesi, ci sono stati segnali che abbiamo raggiunto il picco di crescita, che molto dell’impatto dello stimolo che si è verificato l’anno scorso sta cominciando a dissiparsi, che queste varianti COVID, guidate da Delta, naturalmente, stanno portando ad una certa pressione di crescita o di riapertura che stiamo vedendo in tutta l’economia qui in questo paese, ma anche in altre regioni del mondo, in particolare nei mercati emergenti. E questo, secondo noi, ha fatto sì che il mercato riducesse un po’ le sue ipotesi di crescita. Pensando agli investimenti nei mercati pubblici e privati, i clienti stanno cercando di essere creativi per mantenere i rendimenti che si aspettano, o date le valutazioni piuttosto piene, cercando resilienza e protezione dove possono trovarla. E un modo per ottenere ciò, ovviamente, è essere più flessibili in termini di mandati su cui ci si concentra. Questo può significare rinunciare alla liquidità, può significare allontanarsi da ciò che c’è tipicamente in un prodotto più tradizionale a reddito fisso o azionario di tipo benchmark. È fondamentale fornire soluzioni che cerchino di creare mandati flessibili, quando un cliente può permettersi di rinunciare a un po’ di liquidità. E nell’ambiente attuale, con il supporto della banca centrale che ha un impatto così forte sulle aree più tradizionali del mercato, pensiamo che abbia perfettamente senso cercare quella flessibilità, e questo a volte significa sfruttare le opportunità sul lato privato del set di opportunità, ma certamente espandere il mandato, essere più flessibili, a volte lavorare in un modo piuttosto anticonvenzionale come veri partner in vari tipi di mandati strategici, pure. E penso che facendo questo, si possa raccogliere un significativo rendimento incrementale, un rendimento incrementale, se si parla di opportunità di reddito fisso. L’attrattiva relativa di alcuni di questi settori più lontani dalla corsa rimane abbastanza ampia, da una prospettiva storica. L’immobiliare commerciale, anche gli MBS, sono un esempio di un profilo che tipicamente è più resistente rispetto alla garanzia delle alternative di debito aziendale. Non solo; ci piacciono ancora gli investimenti garantiti da beni, gli investimenti legati all’edilizia, in particolare gli investimenti stagionati che non si basano sul fatto che i prezzi delle case continuino ad aumentare, ma hanno beneficiato dei significativi aumenti che abbiamo visto l’anno scorso o due. Ma pensiamo che questi siano buoni investimenti di fine ciclo da una prospettiva di valutazione. Siamo sulla difensiva sull’esposizione ai tassi d’interesse. Siamo abbastanza costruttivi, almeno nel caso di base, che l’inflazione rimarrà relativamente sotto controllo e tornerà ai livelli con cui le banche centrali sono a loro agio. Non si viene pagati molto per assumere un rischio d’inflazione significativo nei portafogli, i segmenti di alta qualità del mercato obbligazionario ci sembrano un po’ cari. Poi, infine, ci sono aree dei mercati emergenti che pensiamo abbiano senso per diversificare l’esposizione del portafoglio e generare alcuni rendimenti incrementali. Ma bisogna essere incredibilmente selettivi, a livello di paese, e poi anche all’interno di un paese, determinando quale sia il modo migliore per esprimere le opinioni, dove si tratta di debito estero, tassi locali, valuta.

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Non si arresta la marcia dei boschi italiani

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Aumenta la loro superficie e biomassa, e con esse la capacità di assorbire anidride carbonica E’ quanto emerge dall’ultimo Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi forestali di Carbonio. La lettura dei dati a confronto evidenzia un aumento della superficie forestale di circa 586.925 ettari per un valore complessivo di 11.054.458 ettari di foresta, pari al 36,7 % del territorio nazionale; la consistenza dei boschi italiani, espressa come metri cubi di biomassa è aumentata del 18,4%, i valori ad ettaro sono passati da 144,9 a 165,4 metri cubi; lo stock di carbonio, nella biomassa epigea e nel legno morto, è passato da 490 milioni di tonnellate rispetto alla rilevazione del 2005 a 569 milioni di tonnellate di Carbonio organico, equivalente ad un valore della CO2 che passa da 1.798 milioni di tonnellate a 2.088 milioni di tonnellate, con un incremento di 290 milioni di tonnellate di CO2 stoccata e quindi sottratta all’atmosfera. L’anidride carbonica è il gas serra maggiormente responsabile dell’innalzamento globale delle temperature, sottratta dall’atmosfera. Le foreste svolgono un ruolo essenziale nel garantire gli equilibri naturali e ambientali globali e, contemporaneamente, nel contribuire al soddisfacimento dei bisogni del genere umano: affinché le foreste “contino” nelle scelte e nelle strategie politiche ed economiche del Paese, bisogna prima di tutto “contare” le foreste. L’Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio (INFC) è un’indagine campionaria periodica finalizzata alla conoscenza della qualità e quantità delle risorse forestali del Paese, fonte di statistiche forestali a livello nazionale e regionale. INFC è uno strumento di monitoraggio che produce conoscenza concreta a supporto della politica forestale e ambientale realizzato dall’Arma dei Carabinieri tramite il Comando Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari in collaborazione con partner scientifico il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi per l’economia agraria) e il contributo dei Corpi Forestali delle Regioni e Province Autonome. I risultati dell’ultimo Inventario fanno anche emergere ulteriori aspetti ambientali di grande rilievo, rendendoci ancor più palese l’importanza strategica delle nostre foreste nel contribuire al rispetto degli impegni internazionali assunti dall’Italia, al benessere dell’ambiente e della società e ponendoci, di conseguenza, di fronte alla responsabilità di proseguire, nell’interesse della collettività, nelle attività di monitoraggio quantitativo e qualitativo degli ecosistemi forestali, con continuità e con sempre maggiore professionalità. L’Inventario rappresenta già, ma sempre più lo sarà in futuro, una sorta di “termometro verde” in grado di misurare la consistenza e lo stato di vitalità delle foreste, ma soprattutto permetterà di valutare il loro contributo per mitigare la “febbre planetaria”.

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Il rilancio dell’Italia visto dall’Anbi

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

“Come la stragrande maggioranza del Paese, i Consorzi di bonifica ed irrigazione stanno facendo la loro parte per il rilancio dell’Italia, non solo completando ed avviando lavori per circa un miliardo di euro nel rispetto dei tempi previsti, ma avendo presentato progettualità definitive, per oltre 4 miliardi e 300 milioni di euro, da inserire nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, perché nelle condizioni di rispettare il cronoprogramma imposto dall’Unione Europea. Per questo, non ci piacciono certi distinguo, che cominciamo ad avvertire nel mondo della politica”: a dirlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), intervenuto all’inaugurazione della centrale idroelettrica Mulino San Giuseppe a Canneto sull’Oglio, nel mantovano, là dove Hermann Einstein, padre di Albert, produsse la prima energia a servizio della comunità locale. “L’idea – ricorda Paolo Magri, Direttore Tecnico del Consorzio di bonifica Garda Chiese, autore dell’intervento – fu di chi, a fine ‘800, sfruttò il salto del corso d’acqua. Il Consorzio ha installato una coclea idraulica, cioè la vite inventata da Archimede: pensata per sollevare i liquidi, qui la si usa per provocare un moto rotatorio, sfruttando la forza dell’acqua e, grazie ad una dinamo, produrre elettricità.” La piccola centrale, ricca però di significati, avrà una produzione media annua fino a 250.000 kilowattora in un anno; la potenza elettrica massima, che poteva essere prodotta con la turbina di Einstein, era di circa 16 Kilowatt, ora si arriva a 50!” Il Presidente dell’ente consortile, Gianluigi Zani, approfitta dell’occasione per lanciare un appello: “Stiamo portando avanti opere per oltre 40 milioni di euro. Ce l’abbiamo messa tutta e siamo riusciti a presentare progetti cantierabili per il P.N.R.R. in pochissimo tempo e ne siamo orgogliosi ma vogliamo che le Istituzioni tutte siano al nostro fianco.” E’ l’ennesima dimostrazione che oggi in Italia il primo problema non sono le risorse economiche, anche se sono 25 anni che non si investe nella prevenzione del dissesto idrogeologico – conclude il Presidente di ANBI – Il piano di resilienza è una straordinaria opportunità. Dobbiamo fare in modo che entro il 2026 tutte le risorse siano spese. E’ vero che ci sono tempistiche europee, cui non siamo abituati, ma accettiamo la sfida; prendiamo esempio dallo sport, perché se l’Italia fa l’Italia, ce la fa.”

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Scuola: La scuola media perde punti e docenti di ruolo

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Gli alunni italiani della scuola media imparano meno dei loro coetanei europei: in tre anni di corso peggiorano i risultati ottenuti alla primaria e solo al 10% piace frequentare le lezioni. Inoltre, la maggior parte dei loro docenti sono precari, soprattutto gli insegnanti di sostegno (nel 60% dei casi): i supplenti nell’ultimo decennio sono quasi raddoppiati, passando da 35mila a 60mila. E non vi sono stati miglioramenti. È la fotografia scattata oggi dalla Fondazione Agnelli nel presentare oggi il Rapporto scuola media 2021. Tra le proposte figurano anche la valorizzazione del personale, il miglioramento dello status professionale e l’aumento del tempo scuola: seppure le posizioni di fondo siano lontane, soprattutto sul reclutamento del personale, quello di dare soddisfazione al personale e di allineare gli stipendi agli altri paesi Ocse, sono punti più volte citati anche dal sindacato Anief. A distanza di 10 anni, la qualità degli apprendimenti degli allievi di secondaria di I grado resta critica, inferiore non solo a gran parte degli altri paesi avanzati, ma anche ai livelli che ci si poteva attendere sulla base dei risultati alla primaria. Il Rapporto segnala, ad esempio, come nelle ultime rilevazioni internazionali TIMSS (matematica e scienze) gli apprendimenti in matematica degli studenti italiani siano sempre ampiamente sopra la media internazionale in IV primaria, ma in III media scendano decisamente al di sotto.Le difficoltà degli studenti in larga misura si spiegano con quelle dei loro docenti: molte criticità che già 10 anni fa ostacolavano i docenti di scuola media risultano, infatti, confermate o aggravate. Nell’anno scolastico 2020-21 erano 202.000 i docenti della secondaria di I grado (a tempo indeterminato e determinato), circa il 13% in più del 2011 (nello stesso periodo la popolazione studentesca alle medie è scesa del 3%). Poiché il numero di docenti di ruolo è rimasto quasi invariato (144.000 mila nel 2011, l’anno scorso poco più di 142.000), l’incremento si deve interamente alla crescita dei docenti precari: gli incarichi annuali o ‘fine al termine delle attività didattiche’ erano circa 35.000 (19%), l’anno scorso quasi 60.000 (30%). In particolare, nell’a.s. 2020-21 era drammatica la percentuale di precari nel sostegno (60% del totale del sostegno).Il Rapporto evidenzia anche che nonostante le numerose assunzioni in ruolo della legge della Buona Scuola del 2015 e il recente aumento dei pensionamenti, non si è verificato in questi anni l’atteso ringiovanimento dei docenti di ruolo della secondaria di I grado che auspicavamo nello scorso Rapporto: l’età media era poco più di 52 anni nel 2011, ora è poco meno. Mentre 1 docente su 6 ha 60 anni e oltre, coloro che vanno in cattedra prima di 30 anni sono invece un minuscolo drappello: 1 su 100.Dalle criticità emerse discendono alcune proposte di politica scolastica. In primo luogo, occorre lavorare sugli insegnanti, valorizzandoli, e sulla qualità dell’insegnamento. Servono percorsi di formazione iniziale per la secondaria con un forte orientamento alla didattica, a partire da una laurea magistrale per l’insegnamento; qualsiasi direzione prenda la riforma del reclutamento, criteri di abilitazione molto selettivi con prove pratiche per valutare le competenze didattiche; formazione in servizio obbligatoria, che comprenda un costante aggiornamento dei metodi di insegnamento e una periodica valutazione; miglioramento dello status professionale e delle motivazioni dei docenti (incentivi di carriera e retribuzioni), anche per attirare verso l’insegnamento i migliori laureati. In secondo luogo, la didattica va modellata sulle esigenze specifiche della scuola media. Intanto, con metodologie più coerenti all’evoluzione cognitiva ed emotiva degli adolescenti (gruppi di apprendimento fra pari, strategie metacognitive); inoltre, pensando la scuola media come percorso di orientamento al futuro, con strumenti e metodologie didattiche che favoriscano la scoperta e la valorizzazione delle inclinazioni personali, dando indicazioni per le scelte successive (apprendimento per mezzo di progetti individuali, didattica per compiti di realtà, apprendimento socioemotivo). Infine, la Fondazione Agnelli chiede un’estensione del tempo scuola alla secondaria di I grado, con la scuola del pomeriggio come scelta ordinamentale. Tempi più lunghi e distesi favoriscono le pratiche didattiche orientate a percorsi di apprendimento individualizzati e quelle attività (sportive, artistiche ed espressive.

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NTT rafforza l’alleanza con Microsoft

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

NTT Ltd., fornitore globale di soluzioni tecnologiche e di business, annuncia oggi la fase successiva della sua alleanza strategica con Microsoft, per offrire soluzioni affidabili e sicure che aiutino le aziende clienti ad accelerare le iniziative di trasformazione digitale. NTT è tra i partner selezionati per lanciare Operator Connect per Microsoft Teams, che porta le chiamate PSTN su Teams, aggiungendo funzionalità integrate di chiamata in grado di semplificare le comunicazioni aziendali. Disponibile da oggi, Operator Connect mette a disposizione telefonia carrier-grade e servizi di supporto in 39 paesi, con extra aggiuntivi tra cui registrazioni compliance, dynamic E911, Call Queue e interoperabilità video. Le funzionalità di supporto e servizi gestiti di NTT forniscono anche un supporto completo del ciclo di vita per aiutare i clienti ad attivare soluzioni olistiche per tutti i carichi di lavoro, incluse chiamate, collaboration, customer experience integrata e produttività. L’essere uno dei partner selezionati per lanciare Operator Connect è un’altra pietra miliare della partnership strategica tra NTT e Microsoft. Nel 2019, le due aziende si sono impegnate a creare una nuova generazione di offerte di servizi gestiti per migliorare l’esperienza dei dipendenti e dei clienti basata su Microsoft 365, Microsoft Viva e Azure Communications Services. Queste offerte sono supportate dalla network fabric intelligente e sicura di NTT, che include la sua recente soluzione Private 5G, la prima soluzione full-stack LTE/5G privata “Network-as-a-Service” disponibile in commercio. L’alleanza continuerà a fornire ai clienti agilità, trasformazione e automazione avanzate per i loro business, aiutandoli a orientarsi nel passaggio verso un modello di lavoro ibrido. Questo ulteriore sviluppo è l’inizio dell’investimento congiunto nei servizi collaborativi che si estende ad Azure Communications Services, Mobility e Microsoft Viva, per disporre dei migliori servizi gestiti e valore aggiunto offerto da un Gruppo come NTT. Commentando questo annuncio, Abhijit Dubey, Chief Executive Officer di NTT Ltd., ha dichiarato: “Siamo orgogliosi di rafforzare la nostra alleanza con Microsoft e di essere stati nominati tra i primi partner di sviluppo per offrire Operator Connect agli utenti di Microsoft Teams. Inoltre, garantiamo servizi di supporto per l’intero ciclo di vita in modo tale che le organizzazioni possano beneficiare di un’esperienza coerente e senza interruzioni. La pandemia ha cambiato completamente il modo in cui lavoriamo ma ha accentuato l’importanza della connettività e delle comunicazioni. Operator Connect fornito da NTT consentirà alle aziende di connettersi e di coinvolgere i propri dipendenti e clienti, indipendentemente dal luogo in cui lavorano.”

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Analfabetismo 4.0, la ripresa corre ma lascia indietro la formazione

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Prosegue a Torino la cinque giorni degli Stati Generali Mondo Lavoro ITALIA con una mattinata dedicata agli 8 Competence Center che il Ministero dello Sviluppo ha voluto disseminati sul territorio italiano per il trasferimento delle competenze tecnologiche d’avanguardia all’industria.Moderato da Marco Pratellesi, giornalista Tech La Repubblica, l’evento mette a fuoco in modo chiaro i problemi che il Paese deve affrontare per essere all’altezza del nuovo mondo: la cifra piccola-media che contraddistingue la nostra industria e che, grazie alle doti di flessibilità, rapidità o operosità connaturate alla piccola dimensione, è uscita meglio di aziende più strutturate dalla crisi pandemica, sconta il limite del think small quando si tratta di formazione. La ripresa incalza e le imprese faticano a tener testa ai ritmi produttivi, quindi o ignorano completamente il rischio di inadeguatezza delle proprie competenze al futuro immediato oppure sognano dipendenti quantici in grado di lavorare e studiare contemporaneamente. Tradotto, non c’è tempo per studiare. Ma è anche una questione di risorse. Per decidere di formare i dipendenti bisogna comprendere che ce n’è bisogno, quindi servono risorse di visione e di change management che non ci sono.I competence center nascono in Italia con questa missione: trasferire alle imprese italiane competenze sulle nuove tecnologie, formazione di tecnici e di management, orientamento e consulenza per comprendere in quale direzione focalizzare lo sforzo formativo o ri-formativo e, se necessario, linee produttive pilota per un test before invest sulle innovazioni. Tutto questo è possibile grazie all’ecosistema di cui si sostanziano i Competence Center, catalizzatori di Università, Centri di Ricerca, Istituti Tecnici Superiori, Aziende socie, Aziende clienti e finanziatori. Lontano però dal côté accademico, i Competence Center affinano il proprio intervento formativo e consulenziale sulla progettualità imprenditoriale, quasi una formazione su misura, oltre alla possibilità di testare le innovazioni in un contesto protetto e cofinanziato.Nei prossimi 30 anni il tasso di automazione passerà dal 33% al 50%. Molti interpretano questa diffusione delle tecnologie robotiche, del machine learning e dell’intelligenza artificiale come una rivoluzione che costerà il lavoro a milioni di italiani. In realtà l’impatto potrebbe essere di gran lunga inferiore se le aziende decidessero di aggiornare le competenze dei propri dipendenti, se non tutti almeno quelli che possono essere aggiornati. Tra vent’anni nemmeno il magazziniere continuerà a fare il suo lavoro come lo fa oggi. O l’amministrativo, o il manager.Mancano infatti ingegneri, dicono le aziende, perché quei pochi che ci sono e non si sono trasferiti all’estero sono agganciati dalle aziende prima di laurearsi. Ieri raccontavamo che mancano carpentieri, fabbri, meccanici, saldatori e termoidraulici e si incolpavano le università e gli enti formativi di non favorire un incontro tra esigenze delle imprese e formazione. Tutto vero. Ma questa mattina scopriamo che nemmeno le imprese assolvono il proprio compito di aggiornare le competenze dei propri dipendenti, il che non è un compito sociale ma un obiettivo imprenditoriale. Tanto che qualche azienda, esasperata, pensa a comprare una piccola azienda tecnologica invece di cercare invano gli ingegneri che le servono. Costa ma è già tutto pronto, chiavi in mano.E non è solo quesitone di ingegneri e di tecnici. Tutti dovranno confrontarsi con il mondo dei dati, la nuova ricchezza, anche e soprattutto il personale amministrativo, gestendoli con cautela per tutelarli da una nuova anonima sequestri: il cybercrime. Se i dati sono la nuova ricchezza delle aziende, la tutela dei dati è la nuova cassaforte che passa per la formazione delle persone che li gestiscono. La cyber security non è questione di compliance ma un fattore abilitante di corretta gestione del rischio. Inoltre molte aziende dispongono di una quantità invidiabile di dati ma non sanno cosa farne. Anche in questo senso i competence center servono come consulenti favorendo una maggiore competitività sul mercato globale.Risalendo la catena della formazione lungo la catena decisionale, serve quindi re-skilling e up-skilling dei dipendenti, tecnici e progettisti, ma anche formazione del personale amministrativo che gestisce i dati e del management che deve gestire il cambiamento. Poi si arriva al vertice e il dubbio è legittimo: non sarà che l’età media dei nostri piccoli imprenditori lavori contro un aggiornamento delle competenze della nostra industria? Forse se il management si allinea sarà in grado di stuzzicare la curiosità imprenditoriale di chi sta sopra che vedrà, nell’offerta di un test before invest su nuove linee produttive, uno stimolo verso il futuro.Apre l’incontro l’intervento di Manuele Vailati, Amministratore Delegato Start Hub Consulting, che propone una piattaforma digitale che funga da incubator di innovation manager, creando una community di manager del cambiamento, in collaborazione con i Competence Center presenti. E invita tutti a lavorare insieme per indirizzare i 1.100 milioni in arrivo dal PNRR secondo il reale fabbisogno delle imprese.Presenti tutti gli 8 Competence Center italiani. Il giro comincia da Enrico Pisino, CEO di CIM4.0, competence center del Piemonte specializzato in additive manufacturing e tecnologie per la digital factory. È sua una riflessione importante: noi come CIM 4.0 abbiamo un’esperienza di pochi mesi, ma io, personalmente, ne ho di qualche decennio e non ricordo, nemmeno nei momenti in cui girava tanta ricchezza, che questa finisse in innovazione formazione. Finiva nei dividendi. Quindi i posti di lavoro che verranno a mancare perché obsoleti non sono da imputare alle nuove tecnologie ma alla mancanza di investimenti degli ultimi decenni.

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Sicurezza, i lavoratori della scuola temono di essere contagiati

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Come riporta anche la stampa specializzata, “non bastano i numeri elevati di vaccinati fra il personale scolastico, che ha superato ormai il 90%. E nemmeno l’aumento settimanale di immunizzazioni degli studenti, almeno la fascia 12-19 anni”. Sono ancora molti i lavoratori della scuola che temono di contrarre il Covid a scuola. È altissima infatti la percentuale di docenti che hanno paura di essere contagiati e la questione non spaventa certamente meno i dirigenti scolastici che hanno responsabilità enormi, soprattutto in questo delicato momento storico. Di recente Udir ha commentato le parole del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, alla Camera che ha assicurato, non molti giorni fa, l’esiguo numero di docenti e studenti in quarantena. Il sindacato ribadisce che “la via più giusta da seguire sarebbe quella di contenere la diffusione del virus attraverso il giusto distanziamento sociale, da rendere possibile con l’eliminazione delle classi pollaio”. Marcello Pacifico, presidente Udir, a tal riguardo ha affermato che “bisogna intervenire sulle classi pollaio. Bisogna ancora ricalibrare la distribuzione e la composizione delle aule per rendere possibile il distanziamento sociale ed evitare di conseguenza la diffusione del virus. Come Udir abbiamo presentato molte proposte di modifica e alcune di queste sono state accolte. Il fine sarebbe quello di recuperare almeno 400 sedi di scuole autonome. Bisogna pensare che a oggi abbiamo 8mila scuole autonome per 42mila plessi, 12 anni fa erano più di 12mila”.

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Scuola: In arrivo la circolare Ministeriale sull’anno di formazione e prova neoassunti

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Il Ministero dell’istruzione ha presentato ai sindacati la circolare sul periodo di formazione e prova per i docenti neoassunti e per coloro che hanno ottenuto il passaggio di ruolo nell’anno scolastico 2021/2022. Per ANIEF sono intervenuti i segretari generali Chiara Cozzetto e Marco Giordano. Nessuna novità di rilievo rispetto all’ormai consolidato modello di formazione introdotto dal 2015 con il D.M. 850, di cui vengono confermate le caratteristiche salienti. La durata del percorso sarà di 50 ore complessive: 6 per gli incontri propedeutici e di restituzione finale, 12 per i laboratori formativi, 12 per il peer to peer (attività di osservazione con il tutor), 20 di formazione on line sulla piattaforma INDIRE. Confermato il ruolo educativo, di orientamento e di garanzia del dirigente scolastico, che è chiamato anche a visitare le classi in cui i neoassunti prestano servizio. La nota ribadisce, inoltre, che non devono svolgere nuovamente il periodo di prova coloro che lo hanno già svolto nello stesso grado di immissione in ruolo, gli assunti in ruolo in precedenza con riserva che lo hanno già superato, coloro che rientrano in precedente ruolo per il quale avevano già superato l’anno di prova, coloro che hanno ottenuto trasferimento da posto comune a sostegno (o viceversa) nel medesimo grado. “La nostra delegazione ha chiesto di inserire ulteriori e specifici chiarimenti in modo da evidenziare che anche gli immessi in ruolo da GPS, in base all’articolo 59, comma 4 del DL 73/2021, se hanno superato l’anno di prova in precedente ruolo del medesimo grado, non dovranno sottoporsi nuovamente alla procedura, ma dovranno sostenere solo il colloquio disciplinare che peraltro il nostro sindacato già più volte ha chiarito come sia inutile per chi è già abilitato – commenta Marco Giordano, segretario generale Anief intervenuto all’incontro – Un colloquio disciplinare avrebbe avuto senso laddove si fosse accolta la nostra proposta di immettere in ruolo dalla II Fascia delle GPS, ma per docenti già abilitati davvero a nostro avviso non ha senso. Ma la normativa è andata in altra direzione, come sappiamo”. Numerosi, inoltre, i temi che il Ministero invita a trattare durante i laboratori formativi, che si potranno svolgere in presenza oppure online e che potranno riguardare: iniziative e provvedimenti legati alla gestione delle istituzioni scolastiche in fase di emergenza pandemica; metodologie e tecnologie della didattica digitale e loro integrazione nel curricolo; competenze digitali degli studenti e dei docenti; inclusione sociale e dinamiche interculturali; gestione della classe e dinamiche relazionali, con particolare riferimento alla prevenzione dei fenomeni di violenza, bullismo e discriminazioni; competenze relazionali e competenze trasversali (soft-skills e character skills); bisogni educativi speciali; motivare gli studenti ad apprendere; innovazione della didattica delle discipline; insegnamento di educazione civica e sua integrazione nel curricolo; valutazione finale degli apprendimenti; percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento; educazione sostenibile e transizione ecologica, con particolare riferimento al Piano “Rigenerazione Scuola” presentato nel corso del 2020-2021.Richiesti, infine, dal sindacato specifici chiarimenti già emanati negli anni precedenti per il personale fragile visto il perdurare dell’emergenza sanitaria per cui, laddove dichiarato inidoneo anche temporaneamente e che non dovesse riuscire a svolgere il 120 giorni di attività didattica, l’anno di formazione e prova dovrà essere rinviato all’anno successivo senza alcuna penalizzazione. Senza dimenticare, anche, il personale in part-time per cui è necessario il richiamo alla specifica nota Miur n. 36167 del 5 novembre 2015 che proporziona i 180 giorni di servizio e i 120 giorni di attività didattica all’effettivo monte ore prestato settimanalmente.

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Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell’Università di Parma

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Parma. C’è tempo fino all’11 ottobre alle 12 per iscriversi alla prova di ammissione alla Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell’Università di Parma per l’anno accademico 2021-22 (bando). 70 i posti disponibili. La Scuola, per laureati in Giurisprudenza, ha l’obiettivo formativo di sviluppare negli iscritti l’insieme di attitudini e di competenze caratterizzanti la professionalità dei magistrati ordinari, degli avvocati e dei notai. Ha la durata di due anni: il primo anno comune, il secondo distinto negli indirizzi giudiziario-forense e notarile. Nell’a.a. 2021-22 le lezioni potranno essere seguite anche in streaming oltre che in presenza in aula. Alla Scuola si accede mediante concorso pubblico per titoli ed esame Per iscriversi alla prova di ammissione occorre presentare domanda esclusivamente utilizzando la procedura on line. https://gspi.unipr.it/it/professionilegali

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Il vaccino anti Covid è efficace nei pazienti oncologici

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Ma per ottenere un’adeguata protezione sono indispensabili due dosi. Lo dimostra il più grande studio al mondo sulla risposta immunologica e sulla sicurezza del vaccino a mRNA nelle persone colpite da cancro, condotto presso l’Istituto Regina Elena-Sapienza Università di Roma. Lo studio, pubblicato su “Clinical Cancer Research”, la rivista ufficiale dell’American Association for Cancer Research (AACR), ha arruolato 816 pazienti con diversi tipi di neoplasie solide, in particolare tumore della mammella (31%), del polmone (21%) e melanoma (15%), in trattamento attivo o sottoposti a cure nei 6 mesi precedenti la vaccinazione anti COVID. I risultati del lavoro sono presentati oggi in una conferenza stampa presso Sapienza Università di Roma.“Si tratta di uno studio fondamentale che mostra come la vaccinazione induca una risposta immune in un’elevata percentuale di pazienti affetti da neoplasie solide – spiega Gianni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione, Ministero della Salute -. Si tratta di uno studio estremamente ampio e condotto nella pratica reale. Sarà estremamente importante ora valutare l’effetto a lungo termine della vaccinazione”. È lo studio con la più ampia casistica al mondo sull’efficacia del vaccino anti COVID nei pazienti oncologici in trattamento attivo. Le persone colpite da cancro sono ad alto rischio di conseguenze gravi fino alla morte, se contagiate dal virus. Finora però vi erano evidenze scientifiche molto limitate sull’immunogenicità e sulla sicurezza del vaccino in questa popolazione, perché esclusa dagli studi di fase 3 che hanno portato all’approvazione del siero. Le ricerche già pubblicate fino a oggi hanno considerato solo qualche decina di pazienti oncologici. Inoltre, questo è il primo studio effettuato con valutazioni della sierologia in tre tempi diversi: prima della vaccinazione, dopo la prima inoculazione e successivamente alla seconda. Una ricerca israeliana e una americana su casistiche molto inferiori hanno considerato i risultati solo in due momenti: prima della vaccinazione e alla conclusione del ciclo completo, non analizzando quindi i risultati dopo la prima dose. Dallo studio emerge con chiarezza il valore fondamentale della seconda dose nelle persone colpite da cancro e molto fragili, che devono riceverla entro 21 giorni dalla prima, pena il potenziale rischio di contagio. FOCE (Federazione degli oncologi, cardiologi ematologi) aveva già segnalato le potenziali conseguenze pericolose del ritardo della seconda dose di vaccino per i pazienti oncologici in trattamento attivo, nei quali invece andava rigorosamente rispettata la tempistica delle due somministrazioni.La frequenza di effetti collaterali locali o sistemici, nella maggior parte dei casi lievi, è stata bassa e comunque in linea con quanto osservato nei sani, anzi la comparsa di effetti collaterali espressione dell’attivazione della risposta infiammatoria è stata osservata correlata ad un maggiore tasso di risposta anticorpale. Sono in corso valutazioni sul mantenimento dell’immunoreattività umorale nel corso del tempo. “Dati preliminari in corso di pubblicazione – precisa il Professor Cognetti – mostrano a questo riguardo una notevole diminuzione del tasso anticorpale nei pazienti oncologici in trattamento attivo a 6 mesi dalla prima dose, diminuzione molto più significativa rispetto ai sani ed una previsione di azzeramento degli anticorpi in questi pazienti a circa 9 mesi rispetto ai 16 mesi nei sani e la conferma nel corso del tempo degli stessi fattori clinici già dimostratisi correlati con la diminuzione delle immunoreattività umorale. Questi dati, quindi, sono di indubbia utilità nella selezione delle priorità temporali alla somministrazione della terza dose nei malati oncologici”.By Francesco Cognetti – Professore di Oncologia Medica Sapienza Università di Roma e Direttore Oncologia Medica Regina Elena di Roma (abstract)

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Campidoglio, il Planetario di Roma riapre le porte al pubblico

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Tecnologia digitale, database aggiornabile in tempo reale, esperienze immersive e appuntamenti per pubblici di tutte le età. A sette anni dalla chiusura, avvenuta nel 2014 per lavori di riqualificazione e messa in sicurezza, il Planetario di Roma, ospitato all’interno del Museo della Civiltà Romana, agli inizi del 2022 riaprirà finalmente le sue porte al pubblico, dopo un approfondito intervento di manutenzione. Un modo per restituire alla città una delle sue eccellenze, invitare curiosi e appassionati a scoprire nuovi modi di “guardare” l’universo e, magari, affascinare i giovanissimi, crescendo gli astronomi di domani. L’iniziativa è promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, Servizi museali Zètema Progetto Cultura. Molte le sorprese, tra tecnica, comfort ed eventi. Cardine degli interventi, che hanno interessato la struttura negli ultimi anni e, in parte, sono ancora in corso, è la strumentazione. Il vecchio proiettore ottico supportato da un solo canale digitale proiettato su finestre cederà, infatti, il passo a un software all’avanguardia. Il nuovo planetario digitale, con un articolato sistema di videoproiettori ad altissimo contrasto, con risoluzione 4K, sarà in grado di ricostruire con estremo realismo la superficie di Terra, Luna e Marte, nonché di andare oltre, nei luoghi più lontani dell’universo, tra galassie e nebulose. La possibilità di archiviare una grande mole di dati e di effettuare aggiornamenti in tempo reale, in base alle novità astronomiche, inoltre, permetterà di seguire le scoperte della comunità scientifica. Obiettivo, far sì che i visitatori possano essere incuriositi, divertirsi ed essere informati sulle più recenti scoperte sull’universo.Informazioni e conoscenze non saranno oggetto di lezioni o conferenze, ma nello stile caratteristico del Planetario di Roma Capitale saranno al centro di veri e propri spettacoli astronomici. Realismo e immersività, anche tramite un sistema audio studiato ad hoc, sono le chiavi del progetto, concepito per offrire al pubblico la possibilità di interagire con il “cielo”, diventando protagonista della scena, ovviamente sempre nel pieno rispetto delle dinamiche reali.L’interazione non sarà solo tra astronomi del Planetario e visitatori. Il software consentirà pure di dialogare con una community internazionale di planetari condividendo, anche dal vivo, tramite cloud, esiti di ricerche e studi, nonché spettacoli, modalità di narrazione, soluzioni creative al servizio della divulgazione scientifica. Peculiarità del Planetario di Roma è, infatti, il linguaggio interdisciplinare creato nel corso di questi anni dallo staff scientifico. Il nuovo software non modificherà approccio e filosofia, ma consentirà di promuovere una programmazione culturale e scientifica all’avanguardia, in un gioco di suggestioni immersive, contaminazioni tra linguaggi differenti, sperimentazioni. La riapertura del Planetario segnerà anche la ripresa di attività ed eventi, incentrata sulla trasversalità dei linguaggi, spaziando dall’astronomia alla storia, dalla geologia all’arte.Non soltanto tecnologia. Gli interventi hanno interessato pure l’atrio con i propilei esterni e le scalinate, oltre ad ambienti di servizio e destinati agli uffici. Senza trascurare le finiture dell’edificio e della sala. Sono state sostituite le poltrone, mantenendo però la disposizione circolare per valorizzare l’esperienza del “viaggio” immersivo, evitando l’effetto cinema. Ed è stata effettuata la pulizia della cupola. Tutto il complesso del Museo della Civiltà Romana, che ospita il Planetario, è stato interessato da una serie di importanti interventi. Grazie a un finanziamento di Roma Capitale, si è provveduto al risanamento degli impianti, della pavimentazione esterna e delle coperture, oltre ai lavori finalizzati alla riapertura del Planetario.Il restauro della sala del plastico ricostruttivo di Roma in età costantiniana, realizzato dall’architetto Italo Gismondi, sarà oggetto di un intervento per cui Roma Capitale ha previsto uno stanziamento di 1.100.000 euro.Un’importante fase dei lavori è compresa nel PNRR con l’assegnazione di 18 milioni di euro destinati a interventi di manutenzione straordinaria e di restauro e risanamento conservativo del museo e della collezione, con l’obiettivo di realizzare nuovamente un’esposizione organica e consentire un’esperienza immersiva nella vita di età romana, offrendo un archivio di conoscenze per la comunità scientifica e per gli utenti anche non specialisti. Tra le altre finalità, assicurare la conservazione dell’edificio, il rinnovo degli elementi che abbiano mostrato criticità, l’efficientamento energetico, la revisione del percorso espositivo con ulteriori spazi e servizi a disposizione del pubblico, come attività laboratoriali e aree di sosta e riposo, l’allestimento di un laboratorio di restauro e di riproduzione tridimensionale. Un articolato piano di lavori concepito per permettere ai romani e non solo di tornare a godere pienamente della struttura e a contemplare i suoi tesori.

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“L’esperienza dello ‘smart working’ non va totalmente dissipata”

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

“Dal 15 ottobre la maggior parte dei pubblici dipendenti, distribuiti in tutti i Comuni italiani, tornerà nei propri uffici dopo il largo uso dello smart working a causa della pandemia. Il ministro per la pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ne ha fatto una sorta di crociata indicando nella regolarizzazione del contratto, nell’organizzazione del lavoro per obiettivi, nel monitoraggio dei risultati e nella verifica della soddisfazione dell’utente gli obiettivi, naturalmente condivisibili. Riconoscendo, però, un punto sensibile di non poco conto: la sostenibilità dei trasporti.Se il cosiddetto ‘lavoro agile’, nella fase pre-Covid, veniva indicato come un’opportunità per il futuro, il post-pandemia rischia di riportare indietro le lancette dell’orologio: la regola deve essere la presenza, ammoniscono ora dal ministero.Sui pro e i contro del lavoro da remoto si discute molto, con argomentazioni in genere apprezzabili per entrambi i fronti. In termini aziendali molto dipende dall’efficienza dei processi produttivi, dalla capacità gestionali da parte dei manager e dalla responsabilità individuale dei lavoratori: se un professionista è tale in una sede istituzionale, lo sarà anche – e forse di più – da remoto. Sul piano sociale, lo scontro è tra gli aspetti negativi per il tessuto commerciale intorno alle sedi di lavoro (minori incassi per bar, ristoranti, tabaccai, ecc.), ma positivi sul fronte ambientale grazie ai minori spostamenti e all’abbattimento dei consumi energetici o idrici delle sedi fisiche di lavoro.Secondo noi è importante non vanificare l’esperienza di questi mesi, che comunque ha offerto segnali interessanti. Pertanto una strada condivisibile può essere quella del lavoro ibrido, cioè la coesistenza – e non la contrapposizione – tra lavoro in presenza e da remoto per cumulare i vantaggi delle due modalità. È la proposta avanzata, tra gli altri, dal presidente dell’Inapp Sebastiano Fadda, il quale in un’intervista a PA Magazine sostiene che “non servono camicie di forza per il lavoro agile, ma occorre ristrutturare i processi produttivi in modo da catturare i vantaggi di una combinazione ottimale tra fasi del lavoro svolte in presenza e fasi svolte da remoto: la sfida particolare per la pubblica amministrazione è quella della padronanza delle nuove tecnologie sia da parte dei manager sia da parte dei dipendenti”.Giustamente Fadda indica la strada dello sviluppo di nuove competenze, in particolare su manager in grado di pianificare e riorganizzare organicamente anche nella pubblica amministrazione le fasi dei processi e le procedure operative, i tempi, gli ambienti per il lavoro in presenza individuale e di gruppo, le modalità di leadership, le relazioni interpersonali con e tra i dipendenti, il monitoraggio e il controllo dei risultati. Un modello, in sostanza, analogo a quello dell’impresa privata che funziona”.È quanto scrive, in una nota, Domenico Mamone, presidente dell’Unsic, organizzazione datoriale con oltre tremila sedi – tra Caf, patronati, Caa, ecc. – in tutta Italia.

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Private Capital e Private Banking

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

AIPB (Associazione Italiana Private Banking) ha presentato, in occasione della Conferenza promossa in collaborazione con Neuberger Berman dal titolo: “Il contributo del Private Banking nella crescita degli investimenti in PMI”, le principali evidenze del Progetto di ricerca: “PRIVATE CAPITAL E PRIVATE BANKING, il rapporto fra Private Banking e finanziamento dell’Economia Reale attraverso impieghi illiquidi e alternativi”.Condotto da Vincenzo Butticé Assistant Professor al Politecnico di Milano (Dipartimento di Management, Economia e Ingegneria Gestionale), proprio perché innovativo, il progetto di ricerca aveva ottenuto nel maggio 2020 l’assegnazione del Bando AIPB dedicato a ricercatori di dipartimenti economico–finanziari di Università italiane nel maggio 2020. La borsa di ricerca nasceva, infatti, dal desiderio dell’Associazione di veder sviluppare maggiormente la ricerca applicata in ambito universitario in materia di Private Banking & Wealth management ad oggi ancora poco diffusa sia a livello internazionale che nazionale.Il quaderno di ricerca del Politecnico di Milano indaga la dimensione quantitativa e qualitativa del risparmio gestito dal Private Banking nel finanziamento delle PMI italiane attraverso i fondi di investimento alternativi (FIA) ponendo l’attenzione sulle imprese non finanziarie. I risultati di ricerca mostrano come, soprattutto in anni recenti, il risparmio gestito dal Private Banking abbia finanziato operazioni di aumento di capitale e debito privato attraverso la selezione di FIA con impatti molto significativi sulla crescita delle imprese. Lo studio evidenzia la capacità degli operatori private di individuare i fondi con più alto potenziale di crescita e il valore dell’industria Private, quale leva strategica per permettere in futuro alle PMI di raggiungere gli obiettivi di patrimonializzazione e di sviluppo.Occorrerà, però, da una parte, che il mercato e i gestori riconoscano le peculiarità del “target market” di investitori individuali serviti dal Private Banking, facilitando il loro accesso a prodotti e strategie specializzate in economia reale italiana. Dall’altra, naturalmente, sarà necessario dare continuità alle politiche economiche e fiscali volte ad agevolare gli investimenti in questi strumenti assicurando al mercato finanziario ed agli investitori sia nazionali sia internazionali un respiro almeno decennale alle iniziative messe in atto dalle istituzioni. Sarà anzi fondamentale rimuovere gli ultimi ostacoli che permangono ancora in termini di interpretazione delle normative fiscali nazionali e di coerenza regolamentari tra le diverse Direttive Europee dedicate alla tutela degli investitori, per creare un ecosistema stabile e favorevole a sostegno degli investimenti dell’economia reale. All’incontro saranno presenti anche le Istituzioni con interventi dell’Onorevole Massimo Ungaro, membro VI Commissione Finanze della Camera, e Stefano Cappiello, Dirigente Generale del MEF, VI Direzione Sistema Bancario e Finanziario Dipartimento del Tesoro, che hanno affiancato al tavolo dei relatori, il Presidente AIPB Paolo Langé e Antonella Massari, Segretario Generale di AIPB, Marco Avanzo Barbieri, Head of Client Group – Italy di Neuberger Berman, e Renato Miraglia, Head of Private Banking sales & advisory di Unicredit.

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Le droghe illegali dei proibizionisti. Morisi e non solo

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Avete presente quelle persone gay che vivono in famiglia e non hanno dichiarato i propri gusti ai parenti? Persone che ridono a battute sui gay fatte da qualcuno in casa o amici al bar. Persone che nell’intimo soffrono o si fanno male facendo finta di ignorare se stessi? E’ la stessa cosa di quanto accadeva al leghista mediatizzatore “di peso e di fiducia” Luca Morisi, beccato con droga in casa e che pare fosse aduso ad incontri a base di sostanze proibite. E come il gay beccato in camera a baciarsi con una persona del suo stesso sesso, oggi Morisi è nella stessa situazione. Le reazioni sono diverse. Tra imbarazzo, stupore e comprensione dei suoi prossimi (il capo Salvini soprattutto). Tra derisione, dileggio, sbeffeggio e comprensione da parte di chi lo conosceva solo come persona pubblica. Entrambi – gay e Morisi – vittime della cultura e del regime proibizionista. Certo, la cultura e il regime proibizionista hanno ampi spiragli di accettazione sociale, ma quasi sempre su un filo che separa l’accettazione culturale o meno del diverso (quello che fa sesso con persone dello stesso sesso o che si fa di una qualche sostanza). E poi c’è il risvolto legislativo di entrambi: il gay non è al 100% cittadino come il non-gay e il “drogato” non può che commettere reato per procurarsi la sostanza. E come conseguenza al Morisi “drogato” c’è anche la giustizia. L’euforia di vivere il proprio piacere fa sottovalutare le norme che potrebbero essere violate. E – forse – quando si viene cuccati ci si rende conto di come queste norme non corrispondano alla vita e ai desideri del quotidiano. Chissà se queste riflessioni vengono fatte da Luca Morisi, e tutti quelli impegnati nei partiti e nelle culture proibizioniste… E se non vengono fatte, accade per ingenuità, stupidità, mancanza di senso civico, opportunismo, indole delinquenziale intrinseca? Vincenzo Donvito, Aduc

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Cure domiciliari e altre alternative bidone. Le bufale per accalappiare lettori e voti

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Un tempo i compiti dei bambini delle scuole elementari erano corretti con la classica matita rossa e blu: il colore rosso indicava gli errori meno gravi, il blu quelli gravi e gravissimi.Altri tempi, certo, ma alcune persone dovrebbero essere segnate con la matita blu: scrivono per aumentare la tiratura del proprio giornale o per acquisire consenso elettorale, contando sull’ignoranza o sulle aspettative delle persone. Il problema è che non si tratta di un’esercitazione scolastica ma della salute dei cittadini.E’ da irresponsabili, definire le “cure” domiciliari alternative come il rimedio per sconfiggere il COVID-19. Non ci riferiamo, ovviamente, agli interventi domiciliari, a malati in forma lieve e non grave di COVID-19, definiti dai protocolli del Ministero della Salute, ma alle “cure” domiciliari alternative che utilizzano prodotti, quali la idrossiclorochina, la ivermectina, l’azitromicina e integratori alimentari, ritenuti talmente efficaci da ridurre dell’80% i ricoveri e abbassare drasticamente la mortalità. I sostenitori di questa bufala citano uno “studio” della Fondazione Hume che certificherebbe l’efficacia delle cure “alternative” a quelle del Ministero della Salute. Il problema è che non c’è nessuno “studio” ma semplicemente un articolo, senza evidenze scientifiche, che riporta il pensiero dell’autore, il quale, però, tiene a precisare che non assume responsabilità per l’uso delle informazioni fornite e invita a rivolgersi ai medici. Vediamo questi farmaci miracolosi ai quali va applicato il metodo scientifico (dati, ipotesi, conclusioni). Per queste “cure” domiciliari alternative va fatta una premessa, tanto obbligatoria quanto significativa:il paziente deve firmare una liberatoria che sollevi il curatore da “ogni responsabilità civile, penale e morale per gli effetti collaterali che dovessero conseguire all’applicazione del suddetto approccio terapeutico.” Comodo, no? Entriamo nello specifico: L’idrossiclorochina è un antimalarico e non ci sono evidenze scientifiche che un suo utilizzo porti alla riduzione della mortalità e dei trasferimenti in terapia intensiva. L’ivermectina è un antiparassitario per animali (equini, bovini). Uno studio preliminare sull’efficacia è stato ritirato a causa di errori. La Food and Drug Administration (USA) avverte: “Non sei un cavallo. Non sei una mucca. Davvero, piantatela”. L’azitromicina, è un antibiotico, non serve per il virus. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità gli antibiotici non devono essere usati come mezzo di prevenzione o trattamento di COVID-19. Un recente studio definisce l’azitromicina non più efficace di un placebo. Rimangono gli integratori per i quali non ci sono riscontri sia in merito alla efficacia che alla sicurezza d’uso. La promozione di queste “cure” domiciliari, purtroppo, avviene anche in Parlamento, con convegni nei quali il metodo scientifico è sconosciuto. Alla mente sovviene il caso Stamina, il trattamento per le malattie neurovegetative privo di validità scientifica. Il Parlamento ne autorizzò la sperimentazione, stanziando i relativi finanziamenti, ma era una truffa. Occorre che il cittadino prenda in mano il proprio destino, cambiando, innanzitutto, il proprio medico nel caso in cui scopra che sia no-vax. (Dal quotidiano LaRagione del 28.09.2021) Primo Mastrantoni, Aduc

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Hitachi: così l’Italia può definire una transizione energetica sostenibile

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2021

Ad una settimana dal lancio del Pre-Cop26, Hitachi ha presentato, presso la sede di Boston Consulting Group (BCG) “Race to Zero: How to Define a Sustainability Plan for Italy”, iniziativa patrocinata dal Ministero della Transizione Ecologica. L’incontro è stato occasione per illustrare i risultati di un’analisi approfondita condotta in collaborazione con BCG, contenente una serie di azioni prioritarie per ridurre l’impronta di carbonio italiana attraverso l’applicazione di tecnologie innovative. In primo luogo, l’Italia dovrebbe consumare ed diminuire le emissioni migliorando l’efficienza dei processi esistenti, e in questo la tecnologia digitale è la chiave per raggiungere gli obiettivi. Entro il 2030, l’economia mondiale crescerà del 40% ma dovrà consumare il 7% in meno per essere in linea con l’obiettivo “net zero” entro il 2050. In secondo luogo, l’Italia dovrebbe aumentare l’energia primaria derivante da fonti rinnovabili, cambiando progressivamente il mix. Quasi 1 tonnellata di CO2 su 3 oggi deriva dal solo settore energetico, ma entro il 2050 il settore sarà dominato globalmente dalle rinnovabili e l’elettricità rappresenterà quasi il 50% del consumo totale di energia a livello globale – rispetto al 20% circa di oggi. Per citare una fonte, l’eolico offshore potrebbe diventare un’industria di produzione rinnovabile di 5 GW entro il 2040 – secondo l’ANEV Associazione Nazionale dell’Energia Eolica. La necessità di integrare risorse rinnovabili su larga scala nella rete elettrica aggiunge strati di complessità ai modelli di produzione e distribuzione dell’energia, e tre elementi principali sono necessari per gestire questa crescente complessità: ° Tecnologie di stoccaggio e loro diffusione ° Reti elettriche nuove e migliorate sia a livello di distribuzione che di trasmissione ° Ampia diffusione delle tecnologie digitali per assicurare l’affidabilità e l’efficienza energetica economica e operativa: La digitalizzazione può portare a impatti positivi dal punto di vista di una più facile gestione dei sistemi energetici e della loro ottimizzazione. In terzo luogo, una volta che il processo sarà efficiente e l’energia “pulita”, sarà necessaria l’elettrificazione del consumo quando possibile ed economicamente sostenibile. Questo significa utilizzare l’elettricità come principale fonte di energia: una scelta che il mondo ha già fatto, ma che deve accelerare. Tutti gli ambiti di utilizzo sono coinvolti, dal consumo energetico industriale, alla mobilità, dal riscaldamento alla cucina. Guardando alla mobilità, il settore dei trasporti (aerei, ferroviari, marittimi, autotrasporti pesanti e leggeri) è responsabile di circa il 16% delle emissioni globali di gas serra (GHG) e del 28,6% di quelle italiane (99,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente). Attualmente, il maggior contributo alle emissioni è dato dal trasporto su strada, principalmente auto e autobus (93%). I combustibili fossili rappresentano ancora la principale fonte di energia. Infine, quando l’energia non è un’opzione, per i settori cosiddetti “Hard-to-abate” si devono adottare nuove fonti a basso contenuto di carbonio come l’idrogeno, i biocarburanti, i syn-fuels.

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