Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

MIO ITALIA, Movimento Imprese Ospitalità

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 ottobre 2021

Lettera aperta di Paolo Bianchini, Presidente Nazionale Mio Italia al ministro Cingolani. in rappresentanza dell’associazione di categoria MIO Italia, scriviamo questa lettera solo all’indomani delle elezioni, perché il nostro comparto – costituito da ristoranti, bar, pizzerie, pub e cocktail bar – è stanco di essere strumentalizzato e di fungere da capro espiatorio.Il Centro studi di MIO Italia, per mezzo di un sondaggio effettuato su migliaia di associati, ha analizzato l’incidenza percentuale media delle forniture di gas ed energia elettrica sul fatturato dei piccoli imprenditori del comparto Horeca. Ebbene, le bollette di gas e luce gravano per il 9% sui bar e per il 4,5% sui ristoranti. Considerando gli aumenti previsti, queste percentuali si alzeranno dal 9 al 12% per i bar e dal 4,5 al 6% per i ristoranti. Cifre importanti.Il consumo di energia elettrica della nostra categoria vale, su base nazionale, il 3,7% del totale (analisi dati Ispra 2017), rappresentando una fetta considerevole del fabbisogno energetico.È fin troppo facile prevedere, quindi, che il prospettato aumento delle bollette si trasformerà – inevitabilmente! – in un innalzamento generale dei prezzi al pubblico e/o in una perdita sui ricavi aziendali, andando a influenzare negativamente il mercato.A questo punto è chiaro come sia necessario intervenire, in tempi rapidi e in maniera incisiva, per risolvere la problematica. Le soluzioni finora prospettate dal Governo non saranno infatti sufficienti a scongiurare gli aumenti dei prezzi al dettaglio e le relative, negative, conseguenze. E non dobbiamo dimenticare che, nel “caro bollette”, sono coinvolte tutte le aziende della filiera Horeca. Il quadro d’insieme, quindi, già a tinte fosche, è destinato al peggioramento.Lo scorso anno MIO Italia consegnò al Governo una “Proposta di variazione dell’aliquota Iva nell’ambito delle attività di ristorazione”, chiedendo l’applicazione di quella al 5%, in modo che le piccole imprese potessero fronteggiare l’enorme perdita di fatturato, che poi abbiamo visto ammontare a decine di miliardi di euro.La nostra proposta di riduzione dell’aliquota è stata anche oggetto di una pubblicazione scientifica: Rita Franceschelli, Riflessioni a voce alta: ridurre le aliquote dell’imposta sul valore aggiunto per salvare “un posto a tavola” dalla pandemia, in “Diritto e Pratica tributaria” 4/2021.L’abbassamento dell’Iva al 5% è possibile per la ristorazione. In questo senso ci permettiamo di citare le normative comunitarie di riferimento: Direttiva 2006/112/CE del 28 novembre 2006 e Direttiva 2009/47/CE del 5 maggio 2009. Vogliamo precisare che alla base della nostra richiesta di variazione dell’Iva, non c’è lo scopo di ridurre i prezzi al consumo, ma lo scongiurare il loro inevitabile aumento.

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