Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Per una medicina del territorio

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2021

‘Cure sul territorio appropriate e accessibili ovunque, gestite da personale sanitario e caregiver adeguatamente formati, ad alta resa anche tecnologica e finalmente a misura della qualità di vita di pazienti e del caregiver. È la richiesta dei pazienti oncologici e onco-ematologici che emerge dall’indagine online su Medicina del territorio e Oncologia promossa dal Gruppo di 39 Associazioni ‘La salute: bene da difendere, diritto da promuovere’ condotta in collaborazione con AstraRicerche e alla quale hanno risposto in oltre 800 tra pazienti e caregiver’. Lo comunica in una nota l’associazione ‘La salute. Bene da difendere, diritto da promuovere’. ‘La pandemia ha messo ancora più in evidenza le carenze di cure di prossimità per i pazienti oncologici e onco-ematologici- prosegue l’associazione, che specifica: disuguaglianze nell’accesso alle cure, mancanza di collegamento tra ospedale e territorio, macchinari obsoleti e poco funzionali, disomogeneità nell’accesso a screening, test e terapie e infine carenza di supporto ai caregiver. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è una grande opportunità per ridisegnare il modello di assistenza sul territorio, grazie agli oltre 7 miliardi stanziati per quest’obiettivo nell’ambito della ‘Missione Sanità’, ai quali si aggiungono gli oltre 4 miliardi resi disponibili dalla Commissione Europea per programmi sull’Oncologia. Ma per sanare il grave gap dell’assistenza sul territorio e rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale, l’architettura disegnata nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza va riempita di personale, formazione e tecnologie innovative e ‘amiche’, tenendo conto delle caratteristiche e delle istanze dei potenziali assistiti’.’La distanza dal luogo di cura può influenzare negativamente sia l’adeguatezza delle cure sia la sopravvivenza e proprio per questo l’assistenza da remoto rappresenta una risorsa importante che in questi due anni di pandemia è stata rilanciata e praticata- afferma Luigi Cavanna, presidente CIPOMO, Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri- Ma questo modello non può prescindere da un contatto diretto: la telemedicina deve inserirsi in un confronto già attivo tra medico e paziente perché il rapporto umano, la relazione, la visita medica, la conoscenza del caregiver e dei familiari e del contesto sociale nel quale vive il paziente sono condizioni molto importanti per poter poi proseguire con la visita a distanza’.Quali innovazioni servono per agevolare l’oncologia di prossimità? I pazienti chiedono un pieno e uniforme accesso su tutto il territorio nazionale ai test genomici e alla medicina personalizzata/predittiva per individuare le terapie appropriate (46,9%), a dispositivi medici e diagnostici di ultima generazione resi disponibili su ampia scala e su tutto il territorio (42,5%) e a piani di medicina personalizzata a misura del singolo paziente (40,1%). Figura fondamentale di una oncologia del territorio ben strutturata è la figura del caregiver sia informale (parenti/amici) che formale (badanti/tutor) che deve pertanto essere formata e sostenuta. La metà degli intervistati (49,8%) vorrebbe che il Fondo triennale per le attività di cura non professionale andasse innanzitutto alla formazione dei caregiver su assistenza, terapie e dispositivi. I corsi dovrebbero vertere sulla gestione del dolore (43,8%), sulla specifica patologia in accordo con l’équipe ospedaliera (37,6%) e sulla somministrazione delle terapie e gestione dei presìdi a domicilio (36,6%). Inoltre, per alleggerire il burden fisico ed emotivo del caregiver si chiede di attivare help-line in orari ‘scomodi’ (52,4%) e un costante raccordo con lo psiconcologo e con lo psicologo del territorio (44%)’.Le Associazioni chiedono, in definitiva, di essere ascoltate in occasione della stesura di tutti i grandi strumenti di programmazione che riguardano i pazienti, non solo il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ma anche l’attuazione del Piano oncologico nazionale, del Piano nazionale della Cronicità e del ‘Dm 71’ di riordino dell’assistenza territoriale. ‘Ci auguriamo di essere tenuti sempre in maggiore considerazione sui tavoli decisionali- conclude Annamaria Mancuso- poiché la nostra esperienza sul campo è un prezioso contributo, aggiungerei è un apporto indispensabile, per una reale modernizzazione del Servizio Sanitario Nazionale’.

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