Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

La distruzione dell’ecosistema sa di antico

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2021

Se mettiamo un campo a coltura intensiva, se seghiamo gli alberi più del dovuto, se continuiamo a costruire megalopoli, noi finiamo con l’annullare gli ecosistemi causando la distruzione degli habitat naturali e le specie che vi vivono sono condannate all’estinzione. Se ciò accade in dimensioni modeste la natura riesce a sopportare il vulnus. Ma se procediamo con le grandi opere, senza porci un confine, il danno finisce con lo sfuggire al controllo ambientale. Questo decadimento è diventato più evidente negli ultimi due secoli e ha dimostrato i limiti oltre i quali noi mettiamo in gioco tutto, non solo per le generazioni presenti, ma soprattutto per quelle future. Lo scriveva a Madame de Grignan Madame de Sévigné già nel 1680, allorché annotava: “Ieri sono andata Buron e ne sono ritornata la sera; sono stata sul punto di piangere vedendo la degradazione di quella terra. C’erano i boschi più belli del mondo, mio figlio in occasione del suo ultimo viaggio, gli ha inferto gli ultimi colpi di scure. Inoltre, ha voluto vendere un boschetto di squisita bellezza; tutto questo è deplorevole. Ne ha ricavato ottocento scudi, e un mese dopo non aveva più un centesimo. È impossibile comprendere quello che fa.” Nel suo recente libro “Verde come la speranza” (San Paolo edizioni) Nicole Ėchivard fa sentire forte il suo messaggio ecologista. Si richiama allo stesso stupore che in passato ha visto la distruzione sistematica dell’ecosistema. Ancora una volta cita Madame de Sévigné allorché scrive: “Tutte queste driadi afflitte che vidi ieri, questi vecchi fauni che non sanno più dove nascondersi, tutti questi corvi antichi che dimorano da duecento anni nell’orrore di questo bosco, queste civette che nell’oscurità annunciavano con i loro gridi funesti le disgrazie di tutti gli uomini, tutto questo ieri elevò dei lamenti che mi ferirono il cuore, e chissà, forse qualcosa di queste vecchie querce ha anche parlato. “Una folle cupidigia ha rotto l’incanto”. (Riccardo Alfonso dal libro “Il pendolo” Edizioni Fidest)

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