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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Capital Group: Europa, motivi di ottimismo e prudenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2021

By Martyn Hole, Equity Investment Director di Capital Group. Da inizio anno l’Europa ha registrato una ripresa ben avviata. Con la riapertura delle economie, l’attività dei servizi ha registrato un netto rialzo, favorita dall’allentamento delle restrizioni alla mobilità. Con i governi che proteggono i redditi delle famiglie e i consumatori incapaci di mantenere i loro soliti livelli di consumo, i tassi di risparmio hanno registrato un’impennata. Potrebbe innescarsi la liberazione della domanda repressa al consumo, a beneficio di molte società. Stiamo iniziando a osservarne i primi dati con le vendite al dettaglio e la fiducia dei consumatori che diventano più sostenute. In un contesto di maggiore ottimismo in merito alla ripresa economica e di solidi utili aziendali, da inizio 2021 le azioni europee hanno registrato forti guadagni. L’indice MSCI Europe ha archiviato sette mesi consecutivi di rendimenti positivi, salendo di quasi il 20% in euro da inizio anno. Con il ritorno dell’economia globale alla crescita, molte società stanno cercando di riposizionarsi per la crescita futura e gli investitori stanno tentando di investire alti livelli di capitale. Questo elemento, unitamente a condizioni di finanziamento a basso costo, ha portato a un netto aumento delle attività di fusione e acquisizione. Nei primi sei mesi del 20213, l’attività globale di M&A ha raggiunto un massimo storico, con l’Europa in particolare che ha registrato un aumento significativo del flusso di operazioni. I volumi in Europa hanno subito un aumento grazie alle operazioni in una serie di settori, mentre a livello di Paese, la propensione per le attività di fusione e acquisizione nel Regno Unito è solida, dato che gran parte dell’incertezza connessa alla Brexit è venuta meno e una serie di titoli britannici sembrano essere ancora sottovalutati. Il primo fattore è la rapida diffusione della variante del Delta potrebbe penalizzare la ripresa, in particolare durante l’autunno, sebbene i governi sembrino riluttanti a imporre nuovamente restrizioni rigide. Finora, in termini di casi, l’Italia e la Germania hanno registrato tassi più bassi perché i governi sono stati cauti nell’allentare le restrizioni. Hanno sostenuto le rispettive campagne vaccinali sebbene di recente vi sia stato un rallentamento. Il secondo fattore è legato ai crescenti i timori in merito al fatto che la crescita negli Stati Uniti e in Cina possa aver già raggiunto il picco. L’economia europea potrebbe trovare difficile sfuggire all’attrazione gravitazionale dei suoi maggiori partner commerciali. La traiettoria del virus e le vaccinazioni negli Stati Uniti non stanno più progredendo in un modo che sia coerente con la previsione di un ritorno alla normalità nell’economia nazionale entro la fine del 2021. Ciò suggerisce che il ritorno all’equilibrio subirà probabilmente un ritardo, mentre è probabile che le “distorsioni”, in primo luogo l’aumento dell’inflazione, persisteranno. I recenti dati macroeconomici cinesi sono stati deboli e la crescita ha perso terreno più rapidamente del previsto, poiché la variante Delta e le alluvioni hanno interrotto le operazioni commerciali. Se la variante Delta avrà un impatto sulla crescita in Europa, un approccio combinato, fiscale e monetario, sarà fondamentale per la continua ripresa dell’economia nell’Eurozona. Dall’inizio della pandemia, abbiamo assistito a ingenti espansioni di bilancio da parte dei governi di Germania, Francia, Italia e Regno Unito, che rappresentano un profondo cambiamento di approccio rispetto alla crisi finanziaria globale. La politica monetaria continua a essere molto accomodante con la Banca Centrale Europea (BCE) che mantiene il ritmo degli acquisti di asset a sostegno dell’economia dell’Eurozona fino a quando non sarà sostenibile. La recente impennata del dato sull’inflazione ha fatto temere che potremmo assistere a un’ulteriore pressione rialzista sia sull’inflazione primaria che su quella core nei prossimi tre o sei mesi. La BCE ha dichiarato che guarderà oltre l’inflazione temporaneamente più elevata, ma il dibattito chiave in merito alla politica si concentra su quanto la ripresa prevista e la ripresa dell’inflazione possano giustificare tassi di interesse nominali/reali più alti. Negli ultimi 13 anni, il mercato azionario europeo ha sottoperformato gli Stati Uniti. Uno dei motivi risiede nel fatto che dopo la crisi finanziaria globale, l’economia statunitense si è ripresa più rapidamente, sostenuta dalla politica monetaria e dal quantitative easing. Al contrario, l’Europa ha adottato un approccio più prudente di disciplina fiscale, con conseguenti percorsi economici divergenti. Le azioni europee vengono attualmente negoziate a 16,0x in base a rapporti prezzo/utili previsti a 12 mesi, rispetto a 21,3x delle azioni statunitensi. Le società statunitensi hanno trainato la ripresa degli utili, riflettendo il netto rimbalzo economico, ma ora stiamo iniziando ad assistere a un forte aumento delle stime relative agli utili per azione nell’UE e nel Regno Unito, guidate dai settori finanziario e dei materiali. Le misure di premio al rischio azionario dimostrano che le azioni europee rimangono relativamente sottovalutate e sono anche meno vulnerabili all’aumento dei tassi di interesse rispetto agli Stati Uniti. Con la ripresa degli utili, i mercati europei, soprattutto il Regno Unito, potrebbero sovraperformare in maniera significativa. In particolare, la Germania e il Regno Unito sembrano relativamente “convenienti”, mentre la Francia è il più costoso tra i principali mercati europei. Tuttavia, data la loro maggiore ponderazione nei confronti dei titoli ciclici/value, la persistenza di questa valutazione a sconto in Germania e nel Regno Unito dipenderà dalla ripresa o meno del leit motiv della “reflazione” che ha sostenuto i rendimenti nella prima metà del 2021. Se gli investitori saranno più preoccupati per la ripresa, il leit motiv della “reflazione” si indebolirà ulteriormente, penalizzando potenzialmente i rendimenti in Germania e Regno Unito, ma dando slancio a quelli nei mercati con orientamento growth più “costosi”, come la Francia. (abstract)

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