Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Mobilitazioni antifasciste in un Paese messo male

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2021

Ma veramente oggi il centro della politica è lo scontro coi neo-fascisti? E la reazione allo status quo (in cui ci sono ANCHE i neo-fascisti che coi no-vax assaltano la Cgil e i pronto soccorso) è la mobilitazione contro i neo-fascisti? Nella crisi economica in cui stiamo entrando (e i prezzi schizzati in alto dell’energia sono probabilmente solo la punta di un iceberg) l’unica mobilitazione che si riesce ad avere è quella contro i neo-fascisti di Forze Nuova e dintorni? E l’unico guizzo culturale è quello di chi ricorda (come è accaduto in passato) di non dover mai sottovalutare questi rigurgiti di fascismo? Non ci sono altri temi di attualità che infiammino animi e portafogli? Siamo sicuri che la problematicità della situazione generale debba portare a scendere in piazza contro il neo-fascismo, di per sé oggi parola vuota di contenuto e assimilabile solo a fatti storici (passato) e da codice penale (presente)? Politiche sul lavoro. Qualcuno ha politiche che non siano di galleggiamento o di difesa corporativa/sindacale di principi presunti intoccabili come, per esempio, “no allo sblocco dei licenziamenti”, senza considerare che in questo modo il mercato del lavoro e della produzione è immobile? Nulla, anche da parte di un sindacato intrecciato, per il consenso, sugli occhiolini che fa ai no-GreenPass e ora con la mobilitazione antifascista. Conversione ecologica. Qualcuno ci capisce qualcosa? Bla bla, bla e giustamente i giovani intorno a Greta Thunberg prendono in giro tutti perché non una virgola di quanto votato, deciso, promesso, auspicato è stato mantenuto. Scuola. A parte Matteo Renzi che ci ricorda un giorno sì e l’altro pure, che i banchi a rotelle sono stati un magna-magna e che andranno buttati via… a parte le classi che non verranno mandate a casa se solo uno ha il covid, c’è qualche proposta, discussione o manifestazione per strada (magari anche rigidamente antifascista) che prenda in considerazione ciò che accade e ciò che non accade nelle nostre scuole, per programmi, fatiscenza degli edifici, etc? Sanità. Vaccino, vaccino e vaccino. Giusto ed è bene insistere. Ma oltre o indietro? Per esempio, non si riesce ad abortire perché interi ospedali (quando non intere regioni) hanno tutti medici obiettori di coscienza e così non si rispetta la legge che invece sancisce il diritto dal 1978. E liste d’attesa cresciute in maniera paurosa e dilatate nel tempo, causa covid, che non vengono smaltite? Politiche previdenziali. Gli invalidi hanno pensioni con cui pagavano tre bollette su quattro ed ora ne pagheranno due e mezzo. Etc Etc… Per andare in piazza di motivi ce ne sarebbero, ma ci vanno due fascisti e sicuramente si coglierà occasione per nuove leggi, così poi ci chiude la bocca a tutti con leggi più liberticide di quelle che già ci sono. Più che 1922 (marcia su Roma e storicamente inizio del fascismo) ci sembra di essere agli albori del 1970, quando per un decennio attenzione della politica fu quasi esclusivamente la lotta antifascista e quella antiterrorismo interno. Quindi il problema non è la lotta tra fazioni, ma la risposta istituzionale. Che se è quella di leggi più restrittive della libertà, non solo fa il gioco dei criminali (che agognano di diventare vittime e martiri… per loro basterebbe e avanzerebbe l’attuale codice penale), ma non coglie il segno del problema: maggiore certezza economica dell’oggi e del domani. Risposta istituzionale che va di pari passo con cittadini che fanno raduni oceanici contro il neo-fascismo ma sono poco presenti sui problemi di vita quotidiana che li attanagliano. Un Paese con pochi problemi economici si può permettere di fare anche i raduni antifascisti, ma un Paese in difficoltà che fa raduni antifascisti, questi ultimi diventano una sorta di alibi per stringersi con istituzioni (antifasciste) inadempienti. (fonte Aduc)

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