Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

L’U.E. è nata e si regge sulla negazione del fondamentale principio di “Demo-crazia”

Posted by fidest press agency su domenica, 24 ottobre 2021

By Fausto Carratù. In una calda estate dei primi anni 2000, ho partecipato ad un incontro civico nei giardini di piazza Cavour, a Roma, di fronte al Palazzo della Corte di Cassazione. Erano gli anni in cui si stava introducendo l’euro anche in Italia. Una trentina di persone vi hanno ascoltato gli interventi di Giuliano Amato e di Lamberto Dini. Al termine degli interventi dei due relatori, presi la parola per esprimere la mia perplessità, non tanto a favore o contro l’adozione dell’euro, ma perché questa novità costituiva un preoccupante precedente di imposizione dall’alto, una decisione alla quale il popolo sovrano era stato tenuto completamente all’oscuro, il demos trattato da suddito. Reclamai almeno la indizione di un referendum, con cui il sovrano potesse esprimere il proprio assenso o dissenso sull’abbandono della lira e sull’introduzione della moneta europea. Paventai allora pure la possibilità che sull’onda di quella imposizione, ne potessero seguire altre, su questioni di primario interesse del demos, la Costituzione, la lingua, la difesa militare, i princìpi morali, i confini del territorio nazionale. Tutto poteva certo discutersi, ma sempre – reclamai – nel rispetto della crazia del demos. Mi rispose per primo Lamberto Dini, per ricordare che i trattati internazionali, per Costituzione, non sono assoggettabili a consultazione referendaria. Aveva ragione, ma solo sul piano formale, tanto è vero che Giuliano Amato, oggi membro della Corte Costituzionale, prendendo la parola subito dopo, convenne con la mia obiezione e con i miei timori. Rivolgendosi a Dini, Amato aggiunse con qualche cipiglio che sul punto ci sarebbe stato molto da discutere.Perché racconto questo episodio risalente ad alcuni decenni fa? Perché il tema della sovranità del popolo e delle Costituzioni è da poco stato per la prima volta sollevato all’interno dell’Unione Europea, ad opera della Polonia. Finalmente. Prima o poi doveva succedere che qualcuno, qualche popolo, tirasse fuori la fondamentale domanda sulla legittimità democratica di tante perdite di sovranità fatte passare sulla testa dei popoli europei.Ad esempio, in questi anni siamo di fronte alla lenta ma inesorabile adozione della lingua inglese come lingua dell’Ue. Per carità, difficile opporsi a simili eventi naturali. Ormai l’inglese svolge il ruolo che in altri tempi è stato del persiano, dell’aramaico, poi del greco, poi del latino, questo durato sino a qualche secolo fa. Si tratta tuttavia, anche in questo caso, di assicurare al demos la minima comprensibilità di testi e di termini, al punto che al “latinorum” del manzoniano avvocato Azzeccagarbugli oggi potremmo sostituire l’inglesorum di qualche similare disonesto. Almeno nei documenti più importanti si usasse l’avvertenza di far seguire a certi termini-chiave la traduzione italiana tra parentesi.Ma torniamo a cuore della questione. Se fosse vero che l’Italia ha ceduto sovranità all’Unione europea, qualcuno dovrebbe almeno spiegarci quand’è che il sovrano è stato interpellato ed in che termini inequivocabili si sia espresso a favore di un evento di tanta rilevanza storica e giuridica.Non pretendiamo che simili questioni le intenda una qualche burocrate europeo, ma sarebbe il momento che gli organi costituzionali di tutti i paesi interessati portassero alla luce questo bubbone, proprio allo scopo di evitare conflitti come quelli che la Polonia per la prima volta sta sollevando. Utilmente. (fonte: Associazione “Popolo Sovrano”)

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