Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 276

COP26: un’opportunità per fissare obiettivi climatici più ambiziosi

Posted by fidest press agency su domenica, 21 novembre 2021

A cura di Natalia Luna, Analista senior investimenti tematici, Investimento responsabile e Jess Williams, Analista investimenti tematici, Investimento responsabile di Columbia Threadneedle Investments. Dopo l’ultimo summit, i paesi hanno inoltre compiuto straordinari progressi definendo gli obiettivi di azzeramento netto, pur non trattandosi di una componente formale dell’Accordo di Parigi (che richiede un aumento inferiore a 2 gradi con l’ambizione di fermarsi a 1,5 gradi). Contando anche l’adesione di Cina e Stati Uniti, si sono impegnati ad azzerare le emissioni nette i paesi che rappresentano il 70% delle emissioni globali. A confondere le cose, tuttavia, è il fatto che gli impegni di azzeramento netto non sempre si riflettono negli NDC nazionali. Anche l’Agenzia internazionale per l’energia (International Energy Agency, IEA) fa notare che questi obiettivi di zero emissioni nette non sono ancora avallati da politiche e misure di breve termine, e nel suo recente World Energy Outlook afferma che gli impegni climatici odierni consentono di raggiungere solo il 20% della riduzione delle emissioni entro il 2030 necessaria perché il pianeta possa conseguire lo zero netto entro il 2050. Ne consegue che sono necessari impegni ulteriori e più ambiziosi.Ciò sarà particolarmente rilevante per il settore energetico, in quanto quasi tutti gli obiettivi di zero netto provvisori dei mercati sviluppati prevedono di azzerare le emissioni di carbonio nei settori energetici entro il 2035. La COP26 si concentra inoltre sull’accelerazione dell’abbandono graduale del carbone. La COP26 rappresenta pertanto un’opportunità per i governi di stabilire obiettivi climatici più ambiziosi anche sul fronte delle politiche e degli investimenti, fornendo alle aziende maggiore certezza e trasparenza sugli impegni assunti per l’azzeramento netto. Si prevede che durante la COP26 i paesi sviluppati si assumeranno nuovi impegni in termini di finanziamenti per il clima e che concorderanno un piano concreto per erogare almeno USD 500 miliardi alle nazioni in via di sviluppo tra il 2020 e il 2024. Ma quand’anche si raggiungessero questi obiettivi, difficilmente sarebbero sufficienti. Secondo l’IEA, il rispetto degli impegni dell’Accordo di Parigi in termini di azzeramento netto nel 2050 richiede investimenti di circa USD 5.000 miliardi l’anno, ovvero USD 150.000 miliardi in 30 anni. La COP26 riuscirà a tenere fede a questa promessa? Alcuni sviluppi sembrano indicare se non altro un potenziamento dei finanziamenti. Lo scorso mese, il Presidente statunitense Joe Biden ha promesso di raddoppiare il suo contributo a USD 11,4 miliardi, ma sono fondi stanziati per il 2024 e non sono ancora stati approvati dal Congresso. Tutto ciò conta perché lo schema di negoziazione delle emissioni del Protocollo di Kyoto, il Clean Development Mechanism (CDM), viene visto dai più come un fallimento, e c’è il rischio concreto che l’Articolo 6 vada incontro alla stessa sorte. Piuttosto che promuovere obiettivi più ambiziosi, è opinione diffusa che gran parte delle riduzioni delle emissioni previste dal CDM sarebbe avvenuta comunque, o perché finanziariamente conveniente in assenza di crediti o perché obbligatoria per legge.Gli obiettivi di riduzione delle emissioni poco ambiziosi di Kyoto hanno lasciato molte nazioni con enormi surplus di crediti, pur non avendo conseguito una decarbonizzazione significativa. Un esempio di ciò è dato dalle nazioni dell’ex Unione Sovietica: questi paesi hanno superato gli obiettivi di riduzione delle emissioni in virtù del calo della produttività causato dalla recessione economica, e i crediti ottenuti per tale superamento sono perlopiù immotivati. Questo fenomeno, soprannominato “aria fritta” (“hot air”), è stato segnalato come un altro potenziale problema per l’Accordo di Parigi. Questa conferenza sul clima è la più attesa dopo quella di Parigi del 2015, pertanto la posta in gioco è alta. Tuttavia, i prodromi sono stati a dir poco contrastanti. Il fallimento del summit significherebbe altra incertezza e dunque altri ritardi nell’avanzamento della transizione energetica e nella mobilitazione della finanza verso gli investimenti verdi. Potrebbe inoltre incidere sui progressi delle politiche per il clima nazionali. Ad esempio, eventuali segnali di fallimento della COP26 potrebbero ridimensionare gli sforzi del Presidente Biden tesi ad implementare i suoi obiettivi climatici e far approvare la relativa legislazione negli Stati Uniti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: