Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 25

C’è un futuro per le banche tradizionali?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 novembre 2021

La risposta nel libro di Angelo Deiana e Roberta Caselli “Fintegration. La trasformazione digitale del sistema bancario” Stiamo vivendo un periodo complesso per il sistema bancario e finanziario: erosione del margine finanziario, rimodulazione del margine da servizi, necessità di investimenti tecnologici straordinari per stare al passo dei processi espansivi di Fintech e Big Tech. A tutto ciò, si è aggiunta l’instabilità economica generata dalla pandemia da Covid19 e dalle conseguenti massicce immmisioni di liquidità delle grandi banche centrali nel sistema economico. Denaro facile a tassi negativi o, se va bene, a zero. In sintesi, l’unica certezza è che non ci sono certezze. Viviamo in un mondo nuovo: Marx aveva predetto che quando i tassi sarebbero scesi a zero il capitalismo sarebbe morto. Ora i tassi sono negativi, il capitalismo non è morto ma il problema è lo stesso per tutti: dove trovare un mix virtuoso fra rischio e rendimento che offra un orizzonte di valore per clienti e azionisti? Altrimenti la redditività del capitale diventerà un’araba fenice per molti player, e questo potrebbe determinare la fine del sistema bancario. Almeno di quello che abbiamo conosciuto finora.Ecco perché, se il capitalismo del passato non offre più rendimenti perché sono mutati i parametri strategici di contesto, è necessario provare ad immaginare qualcosa di nuovo. D’altra parte, anche a causa della pandemia, la data driven economy e la digitalizzazione sono in forte accelerazione e i nuovi player, Fintech o Big Tech, gestiscono masse straordinarie di dati che si vanno ad incrociare con persone e comportamenti, creando una nuova domanda di servizi nel sistema finanziario che non si sottrae, ma si aggiunge a quella già esistente. Per questo motivo, gli scenari evolutivi sono diversi: la scomparsa delle banche tradizionali più piccole; un periodo di fusioni e acquisizioni fra soggetti di medio-grandi dimensioni; lo sviluppo di hybrid/challenger banks con prodotti/servizi innovativi; partnership tra banche, Fintech e Big Tech: la Fintegration. Una trasformazione che sta lavorando ai fianchi delle banche grandi le quali, comunque, avranno il potere di assorbire (comprandole) parte delle Fintech e delle digital banks. E investe, invece, in maniera significativa le banche medio-piccole che hanno solo due possibili vie di uscita: iper-territorializzarsi in enclave quasi chiuse di relazioni simil/pseudo familiari; eliminare quasi completamente i rischi del credito, affidando la funzione (e il relativo back-office) a partner esterni specializzati in termini di efficacia ed efficienza. Altre strade sono difficili in un mondo a rete che si sta “amazonificando”, e che vede il minor tempo di servizio come fattore di scelta strategica della clientela. Ecco allora il dilemma del battleground bancario sulla sfida della redditività prossima ventura: andare verso il digitale e sfidare il mondo nuovo Fintech a ricavi altrettanto digitali, oppure gestire l’attuale (ma effimero) vantaggio competitivo del database di clienti del sistema tradizionale? Oppure, ancora, “fintegrarsi”? Non sarà un processo facile per le complesse strutture organizzative delle banche tradizionali. I vincoli posti dalle infrastrutture tecnologiche esistenti e dalla cultura focalizzata sul prodotto stanno facendo emergere una lentezza evolutiva che renderà il riposizionamento competitivo sul sistema digitale particolarmente faticoso. Si tratta di metabolizzare un paradigma nuovo: la “digital/platform economy” è un sistema in cui il problema non è quello di una mera digitalizzazione dei sistemi produttivi e distributivi, ma una transizione phygital verso un modello consulenziale comportamentale dove la tecnologia è il braccio, i soft skills la mente, e i dati il vantaggio competitivo.Ecco perché l’unico possibile salto in avanti strategico non può che essere la Fintegration, l’integrazione a tappeto di tecnologie emergenti (cloud, blockchain, intelligenza artificiale, robo-advisory) come fattori abilitanti nel percorso di trasformazione verso il phygital. Ma la domanda successiva è: in questo scenario, chi governa veramente il mondo finanziario se equity, bond e ETF sono gestiti da algoritmi informati e allenati dall’incrocio tra dati comportamentali e reddituali del sistema? Quali sono i meccanismi di “disaster recovery” se si dovessero verificare una serie di “flash crash” prodotti da ondate di vendite o acquisti basati su fake news o attacchi cibernetici provenienti, anche involontariamente, dal sistema social? Ecco perché bisogna essere veramente pragmatici. La sintesi è una sola: per il sistema bancario l’orizzonte è incerto ma la strada da percorrere è tracciata. Evolversi e “fintegrarsi” per non estinguersi. Altrimenti sarà la fine.

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