Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 25

Archive for 8 dicembre 2021

L’Università di Parma a Dakar per promuovere l’inclusione scolastica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

Il CUCI, Centro Universitario per la Cooperazione Internazionale dell’Ateneo, si trova infatti in questi giorni (fino al 4 dicembre) in missione nella capitale del Senegal rappresentato da Nadia Monacelli, Dimitris Argiropoulos e Maria Ciaramella. La delegazione del CUCI è a Dakar per avviare il progetto DEECLIQ (Décidons d’une éducation pour les enfants handicapés par des choix libres et une approche de qualité) finanziato da AICS Dakar e gestito da un consorzio di Ong italiane e senegalesi con a capo Accra. Scopo del progetto è realizzare un master on line rivolto agli insegnanti e finalizzato all’acquisizione di competenze e pratiche relative all’inclusione scolastica dei minori con disabilità.La missione prevede una serie di incontri con i docenti della Facoltà di Scienze e Tecnologie dell’Educazione e della Formazione dell’Università Chef Anta Diop (UCAD) – in particolare Barrell Gueye e Bamba Dieng – per la definizione dei contenuti del master, pensato per tutta l’area francofona dell’Africa Occidentale. Oltre al master si vuole realizzare un Centro di documentazione sulla disabilità grazie alla collaborazione della Cooperativa sociale italiana Accaparlante – presente sul campo con Nicola Rabbi – da anni impegnata su questo tema. Nell’occasione il progetto è stato presentato a Moustapha Sokhna, decano della Facoltà di Scienze e Tecnologie dell’Educazione e della Formazione (FASTEF), il quale ha auspicato un’implementazione dell’accordo interuniversitario già esistente, rafforzando gli scambi a livello didattico e di ricerca nell’ambito delle Scienze dell’educazione e della formazione degli insegnanti.ll Senegal è da tempo impegnato per l’inclusione di bambini con disabilità. Durante la missione vengono visitate scuole inclusive che, pur in condizioni di sovraffollamento e di carenze materiali, sono alla ricerca di possibili soluzioni sostenibili, collegate al contesto locale e ai contesti internazionali di solidarietà.

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Azionario e inflazione: vincitori e vinti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

A cura di Richard Flax, Chief Investment Officer Moneyfarm. Con la prospettiva di un’inflazione che sembra essere “più alta, più a lungo” è opportuno ragionare su quelli che potrebbero essere i vincitori e gli sconfitti di questo scenario nel contesto dei mercati azionari.In primo luogo, c’è una teoria che sostiene che le azioni rappresentino una discreta copertura contro l’inflazione, questo perchè nel medio periodo le aziende quotate hanno il potere di aumentare i prezzi. Ma la realtà è molto più complessa e l’effettivo potere sul prezzo dipende anche da altri fattori, come lo scenario concorrenziale nel settore. L’altro problema è che le azioni possono essere una copertura accettabile contro l’inflazione fino a quando la crescita dei prezzi raggiunge il punto in cui le banche centrali si sentono obbligate ad agire, stringendo i cordoni della politica monetaria. Ciò può portare il valore delle azioni a diminuire, poiché il valore dei multipli diminuisce e i ricavi aziendali potenzialmente diminuiscono, a seconda di quanto le banche centrali decidano di essere aggressive.Fatte queste considerazioni, ecco alcune ipotesi (non esaustive e anche un po’ contraddittorie) su possibili vincitori e vinti dell’inflazione nel contesto dei mercati azionari. Il primo modo di vedere il problema, in modo piuttosto limitativo, è che le azioni “value” potrebbero sovraperformare, in particolare se l’inflazione è guidata dalla domanda. È l’argomento “la marea solleva tutte le barche”: se l’inflazione è in aumento, allora tutti dovrebbero vedere migliorare i propri ricavi (anche se non necessariamente i propri volumi).La seconda ipotesi è quella che sostiene che le “aziende di qualità” dovrebbero sovraperformare. In questo contesto, l’inflazione non aiuta tutti: ciò che conta davvero è se le aziende riescono a gestire la differenza tra l’inflazione dei ricavi e l’inflazione dei costi. Se la crescita dei ricavi è superiore all’aumento dei costi della produzione, bene. In caso contrario, la capacità di generare utili dovrebbe diminuire. In teoria, le aziende “di qualità” dovrebbero avvantaggiarsi della situazione. Ma come si individuano le aziende di qualità? Si possono utilizzare metriche finanziarie come il margine lordo o il ROI. Da una prospettiva macroeconomica, si potrebbe utilizzare lo spread tra l’inflazione dei prezzi al consumo e quella dei costi di produzione per stabilire se i margini aziendali tendono ad aumentare o diminuire. Sfortunatamente, l’analisi non è così semplice. La terza ipotesi è che le grandi imprese dovrebbero fare meglio delle piccole imprese in un contesto di inflazione. Le grandi aziende potrebbero essere in grado di negoziare in modo più aggressivo con i fornitori e sono solitamente più diversificate e meno suscettibili all’inflazione dei costi.L’ultimo elemento riguarda i tassi d’interesse: se le banche centrali alzano i tassi, cosa potrebbe succedere? Una linea di argomentazione suggerisce che sono le azioni con valutazioni elevate a essere maggiormente a rischio, poiché i tassi di sconto aumentano. È un’analisi semplicistica, ovviamente, ma potrebbe prefigurare uno scenario non del tutto favorevole per i titoli tecnologici che hanno dominato il mercato in questi anni.Negli ultimi mesi, come Moneyfarm, abbiamo mantenuto invariata la nostra esposizione azionaria, riflettendo l’idea che l’inflazione non sarà per ora un ostacolo significativo per le azioni. Per quanto riguarda i vincitori, preferiamo gli argomenti in favore della qualità e delle dimensioni. Crediamo ci siano anche dei meriti nell’argomento in favore dei titoli value, ma pensiamo che un ambiente più inflazionistico favorisca soprattutto le imprese “ad alta qualità”.

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21SHARES annuncia che l’ETP su Polygon sarà quotato anche su Euronext Parigi e Amsterdam

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

Zurigo. 21SHARES AG, società con sede a Zurigo leader negli ETP sulle criptovalute, annuncia oggi la quotazione del suo Polygon ETP (ISIN: CH1129538448) su Euronext Paris ((Ticker: MATIC FP) in euro e su Euronext Amsterdam (Ticker: MATIC NA) in dollari. Il 21Shares Polygon ETP riproduce le performance di Polygon, una piattaforma creata per la scalabilità di Ethereum che avvicina milioni di nuovi utenti alla tecnologia blockchain (detta anche Web3). Supportando oltre 3.000 applicazioni, Polygon è diventata la principale soluzione full-stack per la scalabilità di Ethereum, grazie alla sua rapidità, ai costi sulle transazioni ridotti e alla compatibilità con il network.21SHARES gestisce oltre 2,9 miliardi di dollari di asset, suddivisi in 20 ETP sulle criptovalute e 81 quotazioni, comprendenti l’unico ETP al mondo su Binance, il suo Crypto Index Basket e I suoi ETP su Tezos e Solana, che prevedono remunerazioni sulla staking per gli investitori. I suoi prodotti sono quotati su otto piattaforme di scambio regolamentate europee e svizzere.

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Volatilità dei mercati finanziari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

A cura di Massimo De Palma, Head of Multi Asset Team di GAM (Italia) SGR. In questi ultimi giorni abbiamo vissuto una improvvisa reazione emotiva dei mercati finanziari dovuta a due avvenimenti dirompenti. Il primo è stato la scoperta in Sudafrica della nuova variante Omicron. Le notizie inizialmente sono sembrate particolarmente allarmanti, sia in termini di diffusione, sia per quanto riguarda la copertura vaccinale. Oltretutto l’Europa stava vivendo una situazione particolarmente delicata, per le evidenti difficoltà nel gestire la quarta ondata pandemica. Tutto ciò ha determinato un‘intensa correzione dei mercati azionari, sono stati colpiti specialmente i settori più sensibili ai lockdown, come ad esempio “viaggi e tempo libero” che in Europa hanno cancellato le performance positive prodotte da inizio anno. Le commodity legate al ciclo economico, come ad esempio il petrolio, hanno subito pesanti discese, superiori al 10%. Perfino il dollaro, sul potenziale cambio di scenario, ha ritracciato rispetto alle principali valute. Gli operatori pensavano che prezzare tre rialzi dei tassi nel corso del 2022 fosse diventato eccessivo. I titoli governativi sono tornati ad essere una forma di protezione dalle tensioni generalizzate. Le informazioni successive sono risultate più rassicuranti, i sintomi evidenziati sembrano infatti essere lievi e le prime indicazioni che arrivano dalla ricerca israeliana mostrano che coloro che hanno un richiamo vaccinale dovrebbero essere protetti da questa variante. I mercati hanno fatto appena in tempo a riprendere il fiato quando è arrivato il secondo evento, ovvero le parole di Jerome Powell durante l’audizione davanti alla Commissione bancaria del Senato.Il presidente della Fed, appena confermato per un altro mandato quadriennale, ha dichiarato che è giunto il momento di smettere di usare la parola “transitoria” quando si parla di crescita dei prezzi. Ha però ribadito che la FED è pronta ad usare gli strumenti necessari per assicurare che l’inflazione più alta non si radichi. In pratica è probabile un’accelerazione del tapering, terminando gli acquisti di asset prima del previsto. Un cambio di tono che può portare ad una modifica nella politica monetaria. Se la ripresa del lavoro proseguisse nei prossimi mesi, Powell sarà effettivamente pronto a introdurre tassi d’interesse più elevati. L’azionario ha reagito negativamente, riprendendo a correggere, mentre i titoli governativi sono risultati più contrastati, senza prendere una direzione netta. Se prevarrà lo scenario di una crescita economica in carreggiata, come stanno segnalando i dati macro specialmente di Cina e Stati Uniti, con le strozzature produttive in progressiva risoluzione, il mercato azionario dovrebbe ritrovare un suo equilibrio e riprendere nella sua tendenza positiva di fondo. I tassi americani dovrebbero salire sulla parte breve della curva ma stabilizzarsi sulla parte lunga una volta incorporata la nuova politica monetaria. Questo a condizione che gli effetti delle nuove varianti del coronavirus non creino nuove limitazioni ai processi produttivi.

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Variante Omicron e mercati: cosa dobbiamo aspettarci?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

Fino a pochi giorni fa, l’andamento della pandemia di Covid-19 in Europa non era incoraggiante, ma era comunque diffusa la speranza che questo virus diventasse endemico in breve tempo, grazie a una nuova ripresa delle vaccinazioni, ai richiami e alla diffusione di medicinali antivirali. Sebbene questo scenario non sia ancora del tutto da scartare, l’arrivo di una nuova variante lo ha reso ancora meno probabile. Ovviamente, noi di LGIM non siamo virologi e nemmeno epidemiologi, ma sentiamo di poter fare alcune considerazioni sul virus.L’insorgere della variante B.1.1.529, ribattezzata “Omicron”, è nella fase iniziale e i dati in nostro possesso sono ancora scarsi, ma sembra che questa sia in grado di diffondersi più rapidamente rispetto a quanto visto con la variante Delta in Sud Africa; inoltre, presenta molteplici mutazioni, che in altre varianti sono state associate a una trasmissibilità maggiore e alla capacità di sfuggire alle immunizzazioni.Le domande a cui è necessario dare una risposta immediata sono: È più contagiosa? È più letale o comunque aumenta la probabilità di ospedalizzazione? I vaccini e i trattamenti antivirali sono comunque efficaci? Se sì, in che misura? Un altro aspetto da monitorare attentamente è la reazione dei policymaker. Per le principali banche centrali è relativamente semplice prendere tempo e non modificare niente dei loro piani attuali, dato che i tassi d’interesse sono già a zero. Un po’ più complicata è la situazione della Banca d’Inghilterra, dato che il mercato si aspettava un incremento dei tassi per dicembre, mentre è cruciale che la Federal Reserve in questo mese non velocizzi il suo processo di tapering.Anche il supporto fiscale non dovrebbe essere diverso rispetto a quello osservato durante le precedenti ondate della pandemia. In Europa, le ultime settimane hanno dimostrato che i Paesi che stanno aumentando le restrizioni sono altrettanto disposti a rinnovare le misure di sostegno fiscale come in precedenza. Negli Stati Uniti, il fatto che i democratici abbiano il controllo sia della Camera che del Senato – e con le elezioni in arrivo a novembre 2022 – dovrebbe rendere più facile ottenere il consenso per sostenere l’economia rispetto al 2020. Proprio perché molti Paesi europei hanno già iniziato a adottare misure restrittive in vista dell’ondata invernale, l’avvento di una nuova variante potrebbe accelerare il processo; ma per gli Stati Uniti la situazione è diversa, in quanto la Omicron potrebbe causare un inasprimento molto più forte dello status quo. Infine, le misure estremamente severe adottate in Cina potrebbero essere più difficili da mantenere nel caso di una variante più contagiosa.Anche l’obbligo vaccinale è diventato sempre più probabile in molte nazioni europee e la nuova variante potrebbe dare ulteriore stimolo a questa misura, che potrebbe non avere grossi impatti economici nel breve periodo, ma rappresentare un elemento di vantaggio nel 2022.È chiaro che la sensibilità dei mercati a notizie riguardanti la pandemia rimarrà alta, ma la nostra linea di pensiero è che la loro debolezza nei confronti della variante Omicron, così come verso le tensioni geopolitiche, potrebbe rappresentare un’opportunità per accrescere la dose di rischio in portafoglio. By Andrea Bianchi

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Jones Day con Banca Akros e Banco BPM in una cartolarizzazione di crediti commerciali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

Jones Day ha assistito Banca Akros (nel ruolo di arranger) e Banco BPM (nei ruoli di investitore senior, account bank e sponsor) nella strutturazione di una operazione di cartolarizzazione avente ad oggetto crediti commerciali originati da un primario player operante nel settore della commercializzazione di acciaio e altri materiali non ferrosi nei confronti dei propri clienti in varie giurisdizioni europee.L’operazione è stata realizzata tramite l’emissione, da parte di una società veicolo costituita ai sensi della legge 130/1999, di più classi titoli asset-backed a ricorso limitato con struttura c.d. “partly-paid” che sono stati sottoscritti da una pluralità di investitori fra cui Banco BPM (quale investitore senior) e Trinity Fund per il tramite di P&G SGR (quale investitore junior). Jones Day ha assistito Banca Akros in qualità di arranger e Banco BPM in qualità di investitore senior, sponsor e account bank per gli aspetti di diritto italiano della cartolarizzazione con un team composto dal partner Vinicio Trombetti e da Fabio Maria Guidi, Maddalena Catello e Cristina Savoca. I profili fiscali dell’operazione sono stati curati dagli of counsel Luca Ferrari e Carla Calcagnile. Gli aspetti di diritto svizzero dell’operazione sono stati curati dallo studio legale Bernasconi, Martinelli, Alippi & Partners con un team composto dal partner Fabio Alippi e da John Dell’Oro e Tania Naef.Nel contesto dell’operazione sono stati coinvolti anche gli uffici legali interni di Banca Akros e Banco BPM con un team composto da Maria Teresa Guerra, Raffaele Carfora, Olga Primiani, Fernando Apa e Roberto Rambelli.Nel contesto dell’operazione, Zenith Service S.p.A. ha agito nei ruoli di master servicer, rappresentate dei portatori dei titoli, agente di calcolo, portfolio agent e corporate servicer, mentre The Bank of New York Mellon SA/NV, Milan Branch ha agito in qualità di paying agent della cartolarizzazione.

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Come sostenere le difese immunitarie durante l’inverno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

Con l’avvicinarsi della stagione fredda è importante preparare il nostro organismo a proteggersi da fattori esterni. Il sistema immunitario, per svolgere al meglio le sue funzioni, necessita di un adeguato apporto di vitamine e minerali: in particolare vitamina D, zinco, selenio e vitamina C sono indispensabili nel sostenere il sistema immunitario e le difese naturali in generale. Ma non solo; molte sostanze di origine vegetale o fungina hanno dimostrato di essere efficaci nell’aiutare l’organismo ad avere la massima resilienza e resistenza di fonte agli attacchi invernali.Nel panorama degli integratori alimentari a sostegno dell’immunità Metagenics, uno dei più importanti produttori e distributori di micronutrizione ad alto impatto, lancia ImmuDefense,una nuova linea di prodotti che contengono, oltre ai micro-nutrienti classici, anche ingredienti innovativi: quercetina, estratto di tè verde e il beta-glucano Wellmune®.Gli integratori ImmuDefense contengono i principali micro-nutrienti classici che sostengono il normale funzionamento del sistema immunitario e le difese naturali. Si tratta di vitamina D, sostanza da tempo nota per i suoi effetti sull’omeostasi del calcio e oggi conosciuta anche per il suo effetto; vitamina C, che svolge un’importante azione di sostegno all’attività dei macrofagi, principali attori dell’immunità innata; zinco ad alta biodisponibilità, di cui necessitiamo un apporto giornaliero per coadiuvare numerosi meccanismi biochimici che coinvolgono tutte le cellule del sistema immunitario; e selenio, micronutriente essenziale che svolge un ruolo fondamentale.«La quercetina – spiega Maurizio Salamone, direttore scientifico di Metagenics Italia – è un flavonoide naturalmente presente in alimenti come capperi, cipolle o uva. È nota principalmente per le sue proprietà antiossidanti, ma studi recenti ne hanno evidenziato le straordinarie caratteristiche e potenzialità». Gli integratori della linea Immudefense contengono quercetina a diversi dosaggi: 50mg per capsula per Immudefense, prodotto indicato per tutti i soggetti adulti, e 125mg per capsula per ImmuDefense Forte, indicato per chi necessita di un sostegno maggiore. Metagenics propone inoltre ImmuDefense Junior, specificamente formulato per i bambini.ImmuDefense Forte contiene inoltre estratto di tè verde concentrato al 40% in Epigallocatechina gallato che aiuta il buon funzionamento del sistema immunitario.Immudefense Forte contiene ancheWellmune®. «Si tratta di un beta-glucano derivato da lievito – spiega sempre Salamone –. Il brevetto Wellmune® si basa su un metodo di estrazione che garantisce una forma con struttura molecolare più ramificata e di conseguenza più resistente». Wellmune® è un ingrediente approvato dalla Comunità Europea come “novel food”, unico beta-glucano da lievito ad avere ottenuto questo riconoscimento.Gli integratori della linea ImmuDefense sono formulati in modo da sfruttare le sinergie tra gli ingredienti per il massimo risultato a fronte di un dosaggio fisiologico. La scelta delle forme chimiche permette il massimo assorbimento senza che ci sia competizione tra gli ingredienti. ImmuDefense e ImmuDefense Forte sono sicuri e ben tollerati nella maggior parte dei soggetti, anche negli anziani e nei soggetti in trattamento con farmaci. Possono essere assunti in qualsiasi momento della giornata, sia a stomaco vuoto che a stomaco pieno, e svolgono appieno la loro azione se abbinati a uno stile di vita sano.Lo slogan “La tua forza interiore” di Metagenics ImmuDefense è stato insignito del premio Comunicare Salute di Farmaffari nel corso dell’ultima edizione di Pharmaexpo Napoli.

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Due mutazioni genetiche alla base della straordinaria resistenza al freddo dei Fuegini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

Nel 1881 Science pubblicava un articolo sulle testimonianze dei viaggi dei primi esploratori nella Terra del Fuoco, incluse quelle di Charles Darwin che nel 1871 aveva descritto gli abitanti dell’estremo sud della Patagonia nel libro The Descent of Man. Uno dei tratti distintivi degli uomini che vivevano in quella terra lontana e inospitale era una incredibile resistenza al freddo, anche a fronte di sistemi di protezione insufficienti. La peculiarità di questi uomini, detti Fuegini, di essere spesso nudi o al massimo coperti da un pezzo di pelle gettato sopra le spalle, colpì infatti i primi viaggiatori europei. I Fuegini, decimati dalle malattie e ormai quasi estinti già dai primi decenni del Novecento, hanno lasciato molti interrogativi senza risposta, primo fra tutti come riuscissero a sopportare le basse temperature cui erano esposti, senza una adeguata protezione. Oggi, grazie a una ricerca internazionale coordinata dai Dipartimenti di Medicina sperimentale, Biologia ambientale e Medicina molecolare della Sapienza e pubblicata sulla rivista Scientific Reports, emergono dati che potrebbero far luce sull’elevata capacità di adattamento al freddo di questi antichi abitanti della Terra del Fuoco.Il team di scienziati, sotto la guida di Lucio Gnessi e Giorgio Manzi della Sapienza ha analizzato alcuni resti scheletrici dei Fuegini conservati presso il Museo di Antropologia Giuseppe Sergi dell’Ateneo. Dall’analisi dei reperti ci si sarebbe aspettati di rilevare una certa fragilità ossea, data l’esposizione di questi antichi abitanti alle basse temperature; è stata osservata invece una densità minerale ossea simile a quella di coloro che vivono in un clima temperato. Diverse, le domande che si sono posti i ricercatori in questo studio: che cosa ha protetto, dunque, le ossa dei Fuegini dagli effetti negativi del freddo? Esiste una correlazione tra condizioni dell’osso e resistenza alle basse temperature? Grazie alla collaborazione con esperti genetisti e bioinformatici, interrogando le banche dati che raccolgono informazioni sul patrimonio genetico di molte popolazioni, i ricercatori hanno individuato due piccole varianti genetiche mai descritte prima, presenti solo nei Fuegini e non in altri popoli esposti anch’essi al freddo estremo. Queste varianti sono collegate a uno dei meccanismi più importanti di adattamento metabolico al freddo, ovvero allo sviluppo e all’attivazione del grasso bruno, un particolare tipo di grasso la cui funzione principale è quella di produrre calore in risposta alle basse temperature, bruciando energia. Il grasso bruno ha, inoltre, un effetto protettivo sullo scheletro. Nell’uomo, la sua quantità è proporzionale alla densità ossea; è noto, peraltro, che topi privati del grasso bruno perdono massa ossea, se esposti al freddo. “Oggi è possibile predire gli effetti potenziali di varianti genetiche molto piccole o anche non codificanti, ricorrendo alla cosiddetta analisi in silico – spiega Lucio Gnessi della Sapienza, coordinatore della ricerca – che sfrutta simulazioni matematiche tramite l’utilizzo di software sofisticati e algoritmi complessi”.“L’analisi in silico ha costantemente mostrato un effetto causale di alta probabilità tra le mutazioni identificate nel genoma dei Fuegini e lo sviluppo, l’accumulo e l’attivazione del grasso bruno” – conclude Giorgio Manzi della Sapienza, altro coordinatore del lavoro. Dopo oltre un secolo dalle testimonianze degli esploratori dell‘800, questi dati possono finalmente confermare l’ipotesi che lo straordinario adattamento al freddo dei Fuegini sia stato il risultato di varianti genetiche responsabili di un eccezionale accumulo di tessuto adiposo bruno.La ricerca è stata condotta in collaborazione con altri centri internazionali come il Centre for Neuropsychiatric Genetics and Genomics di Cardiff, l’Unità di Medicina Nucleare dell’IRCCS Regina Elena di Roma, il Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze, l’Unità di Endocrinologia e Diabete dell’Università Campus Biomedico di Roma e il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università Politecnica delle Marche di Ancona.

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Tre progetti per aiutare i cristiani oppressi in Siria, Libano e India

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

In occasione del Natale la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) si rivolge ai propri benefattori, a tutti i cattolici italiani e quanti sono sensibili alle drammatiche condizioni dei cristiani in Siria, Libano e India. Lo fa proponendo di donare per il sostegno di tre iniziative. Il primo progetto ha lo scopo di assicurare medicine e accertamenti clinici a 150 malati cronici di Homs, in Siria. Dopo dieci anni di guerra la popolazione continua a soffrire e a morire per l’aggravarsi della situazione sanitaria. Metà degli ospedali e dei centri di prima assistenza sono infatti distrutti o inagibili e si stima che circa il 70% del personale sanitario sia emigrato e che ci sia un solo medico ogni 10.000 abitanti. Il sistema sanitario non è dunque in grado di far fronte alla domanda di cure mediche, tanto che l’aspettativa di vita si è ridotta di 15 anni per gli uomini e di 10 per le donne. La Chiesa sta assistendo anche dal punto di vista sanitario i cristiani più poveri, in particolare i malati cronici e gli anziani che non riescono ad accedere alle cure e alle sempre più costose terapie farmacologiche, ma ha bisogno di essere finanziariamente sostenuta in questo quotidiano sforzo. La seconda iniziativa intende fornire cibo a 2.500 famiglie cristiane di Zahleh, in Libano, nazione in cui anche a seguito della catastrofica esplosione nel porto di Beirut del 4 agosto 2020 la crisi economica e politica si è aggravata. Il potere d’acquisto è ridotto a un decimo, il tasso di povertà è al 74%, i prezzi dei beni di consumo sono aumentati fino al 120%. A causa della carenza di elettricità, tale da causare blackout anche di 20 ore al giorno, e della mancanza di combustibile, gli ospedali hanno ridotto drasticamente la loro attività. La priorità per migliaia di famiglie libanesi è sfamarsi e la Chiesa è attivamente impegnata per la loro sopravvivenza. L’arcidiocesi di Furzol e Zahleh, nella valle della Beqaa, si è rivolta ad ACS per finanziare l’acquisto di beni alimentari (tra cui zucchero, riso, latte e pane) a beneficio di 2.500 famiglie cristiane. I sacerdoti delle parrocchie provvederanno alla distribuzione del “cibo della speranza” ogni domenica alla fine delle Messe. Il terzo progetto riguarda aiuti per 190 sacerdoti e 800 suore che sostengono poveri e malati nella diocesi di Calicut, in India. L’andamento della pandemia da Covid-19 continua ad essere drammatico e il sistema sanitario è sottoposto a una pressione senza precedenti. Mancano posti letto nonché presidi essenziali per affrontare la malattia, a cominciare dall’ossigeno. Le ripercussioni sociali della pandemia sono enormi considerato che i tanti poveri che lavoravano saltuariamente e senza contratto sono rimasti disoccupati a causa dei lockdown. In India si muore di Covid e di fame, per questo la Chiesa è impegnata con sacerdoti e suore nell’assistenza ai più bisognosi, soprattutto ai poveri e ai malati delle zone rurali dove l’assistenza sanitaria è totalmente assente. Per continuare a prestare questo servizio essenziale anche a Calicut è tuttavia necessario il supporto finanziario che questo progetto di ACS intende garantire.

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L’aridità in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

La prima immagine è quella di un’Italia, che si gira sul proprio asse come un dormiente: dopo la crescente aridità estiva lungo la dorsale adriatica, l’emergenza siccità si sposta sul versante tirrenico, coinvolgendo gran parte di Toscana e Lazio oltre all’Umbria: a segnalarlo è l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, analizzando le indicazioni dell’European Drought Observatory nel periodo Agosto-Ottobre, dopo il quale la carenza di piogge si è estesa anche alla Campania. Per questo, le piogge sono arrivate quantomai opportune per i territori centro-meridionali, provati da settimane di sofferenza idrica.In Toscana le portate dei corsi d’acqua, pur rimanendo sotto media, sono ora superiori a quelle di un anno fa, compreso l’Ombrone che, dopo mesi di “secca”, registra una fluenza di quasi 9 metri cubi al secondo.Altrettanto positivo è l’andamento dei corsi d’acqua marchigiani, che segnano tutti il record di portata nel recente quadriennio (il Sentino è stato a lungo al di sotto del Minimo Deflusso Vitale); trend in crescita anche per gli invasi che, in un mese, hanno visto crescere di circa 5 milioni di metri cubi, il volume d’acqua trattenuta, superando la disponibilità idrica di un anno fa.Resta, invece, largamente deficitario l’andamento delle piogge sull’Abruzzo, in particolare sulle zone de L’Aquila e della Marsica.Nel Lazio va segnalata la performance della stazione pluviometrica di Acquapendente-Monte Rufeno, dove in un giorno si sono registrati 464,13 millimetri di pioggia, equivalenti ad oltre la metà della media annuale e più del doppio delle piogge cadute nei 10 mesi scorsi (fonte: MeteoNetwork); per il resto, crescono i fiumi Sacco e Liri, così come Garigliano, Volturno, Sele, Sarno in Campania, dove sono in aumento anche i livelli del lago di Conza e dei bacini del Cilento. Ottima la performance settimanale dei bacini in Basilicata, dove la disponibilità idrica è cresciuta di oltre 26 milioni e mezzo di metri cubi (fonte: Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale; stesso andamento in Puglia, dove l’incremento si è fermato a +12 milioni di metri cubi, garantendo però un surplus di oltre 41 milioni sulla disponibilità di un anno fa (fonte: Consorzio di bonifica della Capitanata).Situazione idrica positiva anche in Calabria, dove il bacino Sant’Anna, trattenendo 6,38 milioni di metri cubi d’acqua, segna la seconda performance dal 2015.Risalendo la Penisola a fare da spartiacque verso Nord, nel vero senso della parola, è l’Emilia Romagna, i cui alvei principali hanno ripreso vigore, seppur in maniera differenziata e Savio, Taro, Lamone tornano sopra media dopo mesi di deficit (fonte: ARPAE). Con 2,74 milioni di metri cubi d’acqua trattenuti, tornano nella regolarità del periodo anche i bacini piacentini, grazie soprattutto all’ottima performance dell’invaso del Molato, che ha livelli praticamente doppi rispetto agli anni recenti.Nella stessa regione, pur registrando una portata superiore allo scorso anno, è però sotto media la portata del fiume Po, in calo anche nei tratti a monte, così come tutti i fiumi piemontesi.In Valle d’Aosta sale la Dora Baltea e decresce il torrente Lys, mentre in Lombardia è costante l’andamento del fiume Adda.Stabili i livelli dei laghi d’Iseo e Maggiore, calano quelli del Lario (al 28,2% del riempimento), mentre cresce il Garda.Dopo settimane siccitose sono in leggera ripresa le portate dei fiumi veneti ad eccezione dell’Adige (fonte: ARPA Veneto).“Le cartine satellitari sono lì a dimostrare una Penisola, dove cresce l’aridità, lenita solo temporaneamente dai fenomeni atmosferici. Per continuare a garantire i 56 miliardi di Prodotto Interno Lordo agricolo, è indispensabile incrementare e adeguare una rete idraulica che, per il 70%, ha oltre 30 anni di vita” conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.

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Antonella Muraro al top della ricerca mondiale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

Antonella Muraro dell’Università di Padova è stata inclusa per il secondo anno consecutivo nella lista degli “Highly Cited Researchers”,classifica stilata annualmente dalla società di data analysis Clarivate, che analizza, attraverso esperti di bibliometrica (tecnica matematico/statistica che studia i modelli di distribuzione delle pubblicazioni scientifiche e ne verifica il loro impatto all’interno delle comunità scientifiche) e scienziati, i flussi di dati generati da ricerche pubblicate condotte in tutto il mondo. Clarivate™ identifica i ricercatori più influenti: un ristrettissimo gruppo che sono stati citati più frequentemente dai loro colleghi nell’ultimo decennio. Nel 2021 sono meno di 6.700, circa lo 0,1%, i ricercatori mondiali nei 21 settori scientifici analizzati che si sono guadagnati questo riconoscimento esclusivo.La lista annuale pubblicata da Clarivate riconosce Antonella Muraro come una dei migliori ricercatori che ha dimostrato un’influenza significativa nella ricerca scientifica mondiale negli ultimi dieci anni. Maria Antonella Muraro è responsabile della UOSD Allergie Alimentari – Centro di Specializzazione Regionale per lo Studio e la Cura delle Allergie e delle Intolleranze Alimentari nell’Azienda Ospedaliera – Università di Padova. Si è dedicata a diversi settori dell’allergologia con particolare riferimento all’allergia alimentare e pediatrica. Oltre che Presidente dell’European Academy of Allergy and Clinical Immunology (EAACI) la Società Scientifica Internazionale di allergologia e immunologia clinica con oltre 10.000 membri, Muraro è Direttrice del Centro di Specializzazione Regionale del Veneto per lo Studio e la Cura delle Allergie e delle Intolleranze Alimentari. Si è laureata in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Padova nel 1981 con 110/110 e Lode, nel 1985 si specializza in Pediatria con 70/70 e Lode, nel 1988 in Allergologia ed Immunologia Clinica con 70/70 e Lode sempre a Padova. Nel 1992 ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze dello Sviluppo all’Università di Roma. È docente nella Scuola di Specializzazione di Allergologia e Immunologia Clinica presso l’Università di Padova ed è stata docente per la stessa disciplina ai Master di Allergologia e Immunologia presso l’Università Tor Vergata di Roma e presso l’Università di Bologna. È docente di allergia alimentare presso la scuola di specializzazione di Scienze della Nutrizione presso l’Università di Padova. Inoltre Antonella Muraro ha contribuito al coinvolgimento dei pazienti nella gestione delle malattie allergiche fondando il Comitato dei Pazienti nella società europea, che comprende 28 organizzazioni internazionali di pazienti. è inoltre membro del comitato scientifico dell’associazione Food Allergy Italia. È Associate Editor delle riviste Allergy e Clinical Translational Allergy, membro del comitato editoriale della rivista Pediatric Allergy and Immunology e reviewer per numerose riviste internazionali come The Lancet, Journal of Allergy and Clinical Immunology, Pediatrics, Journal of Pediatrics e reviewer per progetti europei al DG Research presso la Commissione Europea. Antonella Muraro ha coordinato e coordina tuttora nell’ambito dell’attività del Centro di Specializzazione Regionale per lo Studio e la Cura delle Allergie e delle Intolleranze Alimentari, progetti di ricerca europei e internazionali per l’identificazione di biomarkers per la diagnosi e la terapia di malattie allergiche per trattamenti innovativi dell’allergia alimentare come l’immunoterapia per latte, uovo, grano e arachide.

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Scoperta del nuovo pianeta GJ 367 b

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

Un team internazionale di ricerca, che include Luisa Maria Serrano, Elisa Goffo e il Prof. Davide Gandolfidel Dipartimento di Fisica dell’Università di Torino, ha recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Science la scoperta del nuovo pianeta GJ 367 b. Si tratta di un esopianeta (ossia quei pianeti che orbitano attorno ad altre stelle) con una massa pari alla metà di quella della Terra, uno dei più leggeri tra i quasi 5000 esopianeti ad oggi conosciuti. Con un diametro di poco più di 9000 km, GJ 367 b è leggermente più grande di Marte, ed impiega solo 8 ore a compiere una rivoluzione attorno alla sua stella. Il lavoro è stato recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Science. GJ 367 b è stato scoperto grazie alle osservazioni condotte con il telescopio spaziale TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite) della NASA utilizzando il metodo dei transiti, che consiste nel misurare la diminuzione di luce di una stella quando questa viene parzialmente occultata da un suo pianeta che le transita di fronte. Osservazioni successive condotte utilizzando lo spettrografo HARPS dell’European Southern Observatory (ESO) hanno permesso di determinare la massa del pianeta. Pianeti con periodo orbitale più breve di 24 ore vengono chiamati in gergo scientifico ultra-short period planets, ossia pianeti con periodo orbitale molto corto. “Si tratta generalmente di pianeti rocciosi con dimensioni più piccole di una volta è mezza quella della Terra. Tra i pianeti appartenenti a questa famiglia, GJ 367 b è il più piccolo membro di cui sia stata misurata la massa”, aggiunge il Prof. Gandolfi. “Anche se non conosciamo bene le sue origini, riteniamo che GJ 367 b si sia formato a distanze molto più grandi dalla sua stella e che successivamente sia migrato verso le regioni più interne del sistema planetario, raggiungendo la sua orbita attuale.” Determinando il raggio e la massa con una precisione rispettivamente del 7 e del 14 %, i ricercatori sono stati in grado di dedurre informazioni importanti sulla struttura e composizione interna dell’esopianeta. “GJ 367 b ha una densità di circa 8 grammi per centimetro cubo, maggiore di quella della Terra. Questo suggerisce che il pianeta abbia un nucleo molto esteso di ferro e nichel, simile a quello di Mercurio, il pianeta più interno del Sistema Solare”, spiega la ricercatrice Maria Luisa Serrano. La vicinanza del pianeta alla sua stella lo espone ad un livello di radiazioni estremamente elevato, oltre 500 volte più intenso di quello che riceve la Terra dal Sole. “Stimiamo che la temperatura superficiale sia di circa 1500 gradi Celsius. A questa temperatura le rocce ed i metalli fondono ricoprendo la superficie di GJ 367 b con un mare di lava”, aggiunge la ricercatrice Elisa Goffo.Il pianeta appena scoperto orbita attorno ad una stella nana rossa avente un raggio pari a circa il 45% di quello del Sole e una temperatura superficiale di circa 3500 K che le conferisce un colore rossastro. Le nane rosse sono le stelle più comuni nella nostra Galassia e si stima che attorno ad esse orbitino in media da due a tre pianeti, ciascuno dei quali è più piccolo di Nettuno. “Il nostro team sta intensivamente osservando GJ 367 con HARPS alla ricerca di altri pianeti esterni, al fine di studiare l’architettura esterna del sistema e studiare meglio le sue origini”, sottolinea il Prof. Gandolfi. La scoperta è stata resa possibile grazie alla collaborazione di 78 ricercatori afferenti ad atenei e centri di ricerca di Giappone, Svezia, Italia, Danimarca, Germania, Repubblica Ceca, Stati Uniti, Canada, Argentina, Cile, Brasile, Paesi Bassi, Austria, Spagna, Portogallo e Francia coordinati da Kristine W. F. Lam e Szilárd Csizmadia dell’Institute of Planetary Research at the German Aerospace Center.

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Istituto Serafico: Medaglia del Presidente della Repubblica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha conferito la Medaglia del Presidente della Repubblica, quale suo premio di rappresentanza, al primo Convegno Internazionale Assisi-Cambridge sui disturbi del neurosviluppo, disabilità e neuroscienze, organizzato il 3 e il 4 dicembre dall’Istituto Serafico di Assisi, in collaborazione con il Centre for Mental Health Research associato all’Università di Cambridge. Il premio è stato simbolicamente consegnato questa mattina, nel corso della giornata inaugurale dell’iniziativa, dalla Presidente dell’Istituto Serafico Francesca Di Maolo ai due Direttori Scientifici Sandro Elisei, Istituto Serafico di Assisi e Rashid Zaman, Centre for Mental Health Research, University of Cambridge promotori, a livello nazionale ed internazionale, della kermesse scientifica.Il Convegno, che vede la partecipazione di esperti e ricercatori provenienti da tutta Europa, rappresenta un’importante opportunità di confronto e di condivisione interdisciplinare di evidenze scientifiche, percorsi e strategie sanitarie, che oggi risultano indispensabili per affrontare i nuovi problemi e le sfide cliniche sempre più complesse legate al mondo della disabilità. Attraverso la due giorni, organizzata il 3 e il 4 dicembre in occasione della Giornata Internazionale delle persone con disabilità e nell’ambito delle celebrazioni del 150° anniversario della sua fondazione, l’Istituto Serafico intende inoltre evidenziare la necessità di adottare un approccio multidisciplinare integrato, capace di superare i confini tra le diverse professionalità e competenze, al fine di facilitare la presa in carico e la gestione di patologie complesse – dovute alla presenza di vari deficit, limitazioni e bisogni di salute che riguardano le componenti organiche, funzionali, comportamentali e relazionali – di un individuo con disabilità.

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Labomar riceve il Premio Venezia 2021

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

Montréal (Canada) Labomar SpA (Ticker: LBM), azienda nutraceutica italiana attiva a livello internazionale quotata sul mercato Euronext Growth Milan, ha ricevuto il Premio Venezia 2021, assegnato dalla Camera di Commercio Italiana in Canada. Il riconoscimento, giunto alla sua 16esima edizione e conferito il 30 novembre scorso nella cornice del Fairmount Queen Elizabeth Hotel di Montréal, premia annualmente cinque tra organizzazioni, istituzioni, singoli imprenditori, professionisti e ricercatori che si sono distinti per aver rafforzato i legami d’affari e di partnership tra Canada e Italia.A Labomar, in particolare, è stato assegnato il premio per la categoria “Investimenti in Canada”, valorizzando il percorso della società trevigiana a Montréal e nel Nord America. La realtà di Istrana è infatti presente oltreoceano dal novembre 2019, quando ha acquisito il 100% di Enterprises ImportFab Inc., società canadese con sede proprio nella città di Montréal, la più popolosa della provincia del Québec. Enterprises ImportFab Inc. opera da 30 anni nel mercato farmaceutico, cosmetico e nutraceutico nordamericano realizzando prodotti liquidi, semi-liquidi e in crema in conto terzi. La cerimonia del Premio Venezia 2021, presentato da RBC Royal Bank of Canada alla presenza delle più alte cariche diplomatiche dei due Paesi e della Camera di Commercio Italiana, ha visto la presenza di Walter Bertin, fondatore e presidente di Labomar, accompagnato dal figlio Giacomo Bertin. La selezione dei cinque vincitori, scelti sulla base di risultati di business, progressi tecnologici e successi culturali, è affidata ad una giuria di top manager. Tutti gli assegnatari del premio sono direttamente coinvolti in relazioni Canada-Italia e spesso si tratta di aziende o istituzioni canadesi che trovano un vantaggio competitivo nell’includere un prodotto, una tecnologia, un design italiano nel loro processo di business.

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Dino Battaglia: «San Francesco d’Assisi»

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

Dino Battaglia è uno degli autori storici di fumetto a livello mondiale, nonché il primo italiano ad aver conquistato il premio come “Miglior Disegnatore Straniero” presso il prestigioso Festival di Angoulême. Nel conferimento di questo riconoscimento, grande peso ebbe l’opera “Frate Francesco e i suoi fioretti” universalmente considerata in senso critico un autentico capolavoro e ora riproposta in un nuova edizione cartonata a colori con il titolo «San Francesco d’Assisi».Pubblicata originariamente a episodi sul periodico «Messaggero dei Ragazzi» nel 1974 e poi raccolta in volume, è considerata l’opera più rappresentativa di Battaglia, l’espressione più alta e matura della sua arte. Fu l’allora direttore del quindicinale padovano, il dotto biblista e frate antoniano Giovanni Maria Colasanti, a convincere Battaglia a integrare la propria personalità artistica, già ben nota sul piano “laico”, con un côté “religioso”. Un lavoro che costituì per il Maestro un trampolino di lancio a livello internazionale e che gli valse traduzioni e importanti riconoscimenti in vari Paesi.Sull’esempio dei testi del Trecento, Battaglia ripercorre la vita di Francesco d’Assisi reinventando in senso fumettistico gesti e parole del Santo con una strepitosa capacità di ricorrere a citazioni figurali, tra riferimenti alla pittura italiana del Rinascimento, al cinema e all’arte in genere – totalmente laici – interpretati attraverso il filtro della propria cultura ed emotività d’artista. In un gioco di elegante raffinatezza, i fatti remoti e leggendari narrati dal Maestro prendono vita davanti agli occhi del lettore. I colori, come sempre delicati, sono di sua moglie Laura De Vescovi che, insieme a Colasanti, ha collaborato anche ai testi. «San Francesco d’Assisi» è l’undicesima uscita della collana “Dino Battaglia”, un’occasione per conoscere o riscoprire una figura storica e approcciarsi a un grande artista. In libreria dal 16 dicembre.

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Molti ipertesi assumono farmaci che aumentano la pressione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

Negli Stati Uniti, circa il 18% degli adulti con ipertensione prenda farmaci che possono causare un aumento della pressione sanguigna. A dirlo è uno studio apparso su Jama Internal Medicine basato su dati di un sondaggio e i cui risultati mostrano un’associazione tra l’uso di tali medicinali e maggiori probabilità di ipertensione non controllata tra chi non prende antipertensivi e maggior uso di antipertensivi tra chi soffre di ipertensione, che sia controllata o meno.Come spiegano gli autori, la maggioranza degli adulti statunitensi con ipertensione non raggiunge gli obiettivi di pressione raccomandati e l’uso di farmaci che possono aumentarla è una questione trascurata. «Date le tendenze nazionali di aumento della polifarmacia, l’uso di farmaci che aumentano la pressione sanguigna può contribuire a scarsi tassi di controllo della pressione e anche peggiorare la polifarmacia» scrivono. Scopo dello studio era quindi caratterizzare la prevalenza dell’uso di farmaci che possono elevare la pressione e valutarne l’associazione con il controllo della pressione stessa e con l’uso di antipertensivi. Nello studio cross-sectional sono stati esaminati i dati di 5 cicli del sondaggio National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), relativi agli anni 2009-2018, per un totale di 27.599 adulti inclusi. Dall’analisi è emerso che il 14,2% dei partecipanti ha riportato l’uso di farmaci che possono causare pressione elevata. Questo valeva anche per il 18,5% degli individui con ipertensione. I farmaci più prescritti erano antidepressivi, farmaci antinfiammatori non steroidei, steroidi ed estrogeni. Si è poi visto che, solo tra chi assumeva antipertensivi, l’uso di farmaci che possono alzare la pressione si associava a maggiori probabilità di ipertensione non controllata. Inoltre, il loro uso si associava a un maggior uso di antipertensivi, sia tra i soggetti con ipertensione controllata sia in quelli con ipertensione non controllata. Come sottolineato dagli autori, esistono alternative terapeutiche a molti farmaci che aumentano la pressione. «I nostri risultati indicano, quindi, un’importante opportunità per migliorare il controllo della pressione sanguigna ottimizzando i regimi terapeutici, un approccio che ha il potenziale di ridurre anche la polifarmacia e la complessità dei regimi terapeutici» scrivono, e aggiungono che i medici che assistono i pazienti con ipertensione dovrebbero eseguire regolarmente lo screening dei farmaci che possono causare pressione elevata e considerare la possibilità di non prescriverli, sostituirli o, se ciò non fosse possibile, ridurne il dosaggio o la durata di utilizzo. (fonte Doctor33)

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Nuove etichette alimentari. Cosa ci aspetta tra informazione e sovranismo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

Entro la fine del 2022, la Commissione europea dovrebbe presentare una proposta legislativa per introdurre un’etichetta informativa per i prodotti alimentari. L’etichettatura “Nutri-score” servirebbe ad informare il consumatore più sinteticamente e direttamente rispetto all’attuale basata sulla lista di ingredienti e valori nutrizionali. In Ue non c’è ad oggi obbligo di etichette uniche, ma nel contesto della strategia F2F (Farm to Fork), Nutri-score dovrebbe diventare un obbligo.In questa etichetta una scala di cinque colori indica la qualità nutrizionale complessiva di un alimento. Con la lettera A, in verde scuro, sono indicati quelli con il miglior equilibrio nutritivo, che peggiora scendendo la graduatoria: B (verde chiaro), C (giallo), D (arancione) E (rosso). A calcolare l’apporto ottimale delle sostanze nutrienti è un algoritmo che considera negativamente calorie, zuccheri, grassi saturi, sale e positive proteine, fibre, quantità di frutta e verdure. Dal 2018 Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Spagna già raccomandano questa etichetta. Alcune multinazionali dell’alimentazione come PepsiCo, Nestlé, Auchan, Danone e Kelloggs si sono già fatte avanti per adeguarvisi. In Italia è particolarmente attivo il fronte dei contrari, con la Coldiretti in prima fila. Motivo principale: la semplificazione basata sull’equilibrio nutritivo tratterebbe male diversi prodotti italiani con grassi tipo olio d’oliva. L’informazione del “Nutri-score” non considera la quantità di ciò che si ingerisce, ma si basa su uno standard discutibile e, di conseguenza, sostanze grasse (come olio d’oliva) verrebbero ingiustamente penalizzate. Poi ovviamente ci sono una serie di alimenti che di per sé, come il prosciutto crudo, dovrebbero risultare peggiori rispetto ad altri come il prosciutto cotto. Come alternativa, i contrari al “Nutri-score” propongono il sistema italiano “Nutriform-battery” basato grossomodo sul sistema attuale di elencazione di contenuti (con l’indicazione percentuale della loro presenza).Ben venga quindi questa riduzione del danno, “Nutri-score”, che ci propone l’Ue. All’Ue e ai singoli Stati il compito di favorire la transizione al consumatore consapevole. Transizione che già si avvantaggerebbe col sistema “Nutri-score”, ma che sarebbe opportuno incentivare con agevolazioni ed esenzioni fiscali proprio per quei prodotti che fanno meno male e che – ironia del mercato e dato di fatto – oggi sono quelli che costano di più e, quindi, meno attraenti per i consumatori. In tutto questo occorre fare attenzione ad alcuni assunti che talvolta si danno per migliori solo perché fanno parte della nostra cultura: non è detto che il cibo italiano (generalmente eccellente), così com’è oggi, sia quello che serva alla transizione verso il consumatore consapevole. Forse l’occasione che ci viene offerta dal “Nutri-score” può essere motivo di affrontare il problema non come difesa di una sorta di sovranismo delle nostre presunte eccellenze, ma per farle diventare ancora più eccellenze al passo con il consumatore di questo millennio. Senza nulla togliere, ovviamente, al diritto di ognuno di provare piacere anche rischiando di farsi male. COMUNICATO STAMPA DELL’ADUC URL: http://www.aduc.it

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The Future Generation Art Prize and XOMEHKOPresent a Limited Edition of Upcycled Sweatshirts

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

The Future Generation Art Prize invited Yasia Khomenko to create a special design inspired by the idea of the Future Generation Art Prize. It brings together the most exciting emerging artists from around the world and one of the most exciting emerging Ukrainian fashion designers.Yasia Khomenko offered a limited edition of multi-coloured sweatshirts made with XOMEHKO’s signature technology of compressing upcycled textiles. Her design was inspired by themes in the exhibition of 21 shortlisted artists for the Future Generation Art Prize 2021 and reflects on an inclusive future. Yasia Khomenko and XOMEHKO become the first participant in a series of conversations between the Future Generation Art Prize and Ukrainian designers. XOMEHKO’s team is a part of the art and culture community and feels deeply about young artists’ growth, development, and opportunities to realize artists’ creative potential. It represents and caters to the contemporary art and culture community that continuously reflects and questions the notions of identity, self-identification, and tradition. Established by the Victor Pinchuk Foundation in 2009, the Future Generation Art Prize is a biannual global contemporary art prize to discover, recognise and give long-term support to a future generation of artists. All artists aged from 18 to 35 from anywhere in the world, working in any medium are invited to apply. The main prize winner receives US $100,000 split between a $60,000 cash prize and a $40,000 investment in their practice. A further $20,000 is awarded as a special prize/s between up to five artists at the discretion of the jury for supporting projects that develop their artistic practice. Official website: pinchukartcentre.org

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Strategy to fight against the Covid-19

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

According to the World Health Organisation, two million Europeans may die between November 2021 and March 2022 in the European region. The new Omicron variant and the deterioration of the general health situation in Europe in the autumn of 2021 show that the strategy to fight against the Covid19 must necessarily be European and global.As long as the majority of the world’s population is not vaccinated, all people are at risk and dangerous mutations will continue to appear. In the face of the sixth wave, the right to free movement must also be preserved. Thus, it is essential to take coordinated measures at European level.Despite lack of hard competences at European level, the EU succeeded in developing a strategy to face the COVID crisis and responded to the main concerns of the European citizens during the pandemic, with the launch of the Health Union advocated by UEF and the common purchase of vaccines.Furthermore, with more than 725 million EU Digital COVID Certificates issued since July 2021, the EU restored the freedom of movement in the EU, a fundamental right according to the EU Charter for EU citizens and people living in the EU but also for third country nationals travelling to and from EU countries. The EU managed to set an international standard facilitating people mobility as currently 25 third countries from 5 continents are connected to the EU system and 35 applied to be connected.The UEF welcomes the initiative of the European Commission recommending a third dose of the Covid 19 vaccine made on November 25, 2021 for the entire population and its inclusion in the EU Digital COVID certificate.However, it is urgent to further strengthen the common European strategy against COVID, since vaccination rates are low in many Member States, and sizeable pockets of population still refuse to be vaccinated.

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What we know (and don’t) about Omicron

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 dicembre 2021

Just over a week ago, the World Health Organisation designated a new “variant of concern” of the SARS-CoV-2 virus—Omicron. It was first spotted by South African scientists and has dominated the story of the pandemic ever since. Although it is still early days in the world’s attempts to understand the new variant, governments and markets have already started to react.Our Briefing this week lays out what is known so far about the new variant. Omicron looks ominous but we examine how bad it is likely to be—the good news is that a lot has been learnt about how to treat covid-19 and how to live with it. In The Economist Explains, we examine why new variants like Omicron might spread more easily. In our “Babbage” podcast, we look for scientific clues to investigate how the Omicron variant might shape the future course of the pandemic. Our data journalists have been tracking the spread of the new variant around the world and raise the concern that a lack of genomic sequencing in many places means that lots of cases are likely to have gone undetected. Though variants of the coronavirus are inevitable, we argue that Omicron is not a punishment for vaccine inequity. Some good news on the vaccine front is that BioNTech’s boss, Ugur Sahin, remains sanguine about the new variant, saying his company’s mRNA jab may need a tweak, but it is most important to speed up the delivery of boosters to people.Meanwhile, the variant and travel bans are hurting southern Africa—South Africans feel unjustly punished for their country’s scientific rigour.In our Finance section, we explain why China’s economy looks especially vulnerable to the spread of Omicron and in an accompanying leader, we look at what the Omicron variant means for the world economy. On our “Money Talks” podcast, our correspondents discuss the Omicron calculus and explain why it has put the world economy in a tight spot.You can also see a film that tackles questions around Omicron, featuring two of our correspondents covering covid, Slavea Chankova and Hal Hodson. By Zanny Minton Beddoes Editor-In-Chief The Economist

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