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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Cure anti-Covid. Gli ultimi aggiornamenti su anticorpi monoclonali, antivirali e uso domiciliare

Posted by fidest press agency su domenica, 12 dicembre 2021

Nuovi anticorpi monoclonali da utilizzare a domicilio e due antivirali specifici potrebbero presto diventare nuove armi nella lotta al Covid-19. Ad annunciarlo è stato il presidente dell’Agenzia italiana del Farmaco (Aifa) Giorgio Palù, in audizione in Commissione Affari Costituzionali del Senato e lo ha ribadito il direttore generale dell’Agenzia, Nicola Magrini, in audizione in videoconferenza in Commissione Igiene e Sanità del Senato sottolineando come le due pillole antivirali, il molnupiravir (Merck) e il paxlovid (Pfizer), “saranno disponibili in Italia a partire da fine gennaio 2022”.Novità anche da un altro fronte, quello degli anticorpi, farmaci per persone colpite dal virus, da utilizzare nelle prime fasi dell’infezione e non oltre i primi 5 giorni dall’inizio dei sintomi, autorizzati per uso emergenziale in Italia a febbraio 2021 e con il quale sono finora stati trattati quasi 20.000 pazienti a rischio di una forma grave di malattia. All’epoca, ha aggiunto Palù, “sono stati autorizzati quelli di diverse aziende e altri sono ancora oggetto di valutazione, ma finora il loro impiego è stato limitato da inadeguatezza logistica”, perché richiedono infusione endovena per un’ora e osservazione per un’altra ora e questo avviene quasi sempre in regime ospedaliero. “Si stanno oggi valutando nuovi monoclonali diretti contro la proteina S, la stessa utilizzata per indurre risposta anticorpale con i vaccini, e in grado di neutralizzare con altissima efficacia il virus, bloccando l’infezione e non solo la malattia. Credo – ha concluso – che presto avremo a disposizione, monoclonali somministrabili per via sottocutanea o intramuscolare e in questo caso si potrà intervenire a casa del paziente, senza intasare ospedali e pronto soccorso”.Stop invece dall’Oms, dopo le tante polemiche dei mesi passati, all’utilizzo del plasma nei pazienti Covid. L’evidenza scientifica, spiega il settimo aggiornamento delle linee guida sul Covid-19, dimostra che ad oggi il plasma convalescente non migliora la sopravvivenza ne’ riduce la necessità di ventilazione meccanica. Ma la terapia ha “costi significativi”. Per arrivare a questa conclusione un gruppo di esperti indipendenti ha esaminato i dati aggregati di 16 studi con 16.236 pazienti, dal quale è risultato evidente che il plasma non ha dato alcun beneficio nei pazienti non gravi, mentre lo era meno nel caso di chi aveva la malattia in condizioni gravi e critiche. Quindi, secondo l’Oms, dovrebbero continuare gli studi clinici randomizzati proprio per questi due ultimi sottogruppi.Sempre sul fronte delle cure domiciliari uno studio, reso disponibile in anteprima dalla rivista Medical Science Monitor ha eseguito una analisi retrospettiva sugli esiti e sui tassi di ospedalizzazione di pazienti in Italia con diagnosi confermata di Covid-19 precoce e trattati a casa entro 3 giorni o dopo 3 giorni dall’insorgenza dei sintomi con farmaci di prescrizione e non di prescrizione tra novembre 2020 e agosto 2021).Il lavoro ha, come prima firma, quella del professore Serafino Fazio, componente del Consiglio Scientifico del Comitato Cura Domiciliare Covid-19, già professore di medicina Interna all’Università di Napoli. I co-autori sono il prof. Paolo Bellavite (già professore di Patologia generale alle Università di Verona e di NgoziBurundi), la prof. Elisabetta Zanolin (Dipartimento di Diagnostica e Sanita’ Pubblica dell’Università di Verona) , il dr. Peter A. Mc McCullough (Department of Cardiology, Truth for Health Foundation, Tucson, AZ, USA) che ha sottoscritto lo schema terapeutico del Comitato Cura Domiciliare Covid-19, il dr. Sergio Pandolfi (Neurochirurgo – Ozonoterapeuta, Docente al Master di II livello in ossigeno-ozono terapia Universita’ di Pavia) e la dr. Flora Affuso (ricercatrice indipendente).”Va precisato – viene spiegato in un comunicato – che il disegno dello studio (retrospettivo e senza gruppo di confronto) non consente di valutare l’efficacia della terapia utilizzata ma il risultato suggerisce la possibilità di effettuare ulteriori studi “randomizzati” laddove ciò sia possibile e per i quali i ricercatori si dichiarano disponibili a collaborare. (fonte: Doctor33)

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