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Scuola, dal 2022 docenti e collaboratori scolastici di primaria e infanzia potranno lasciare a 63 anni

Posted by fidest press agency su domenica, 2 gennaio 2022

Si è aperto un varco interessante sul fronte dei pensionamenti anticipati tra il personale scolastico: dopo i maestri della scuola dell’infanzia, dal 2022 anche i docenti dalla scuola primaria e dell’infanzia, assieme ai collaboratori scolastici dello stesso ciclo, saranno considerati tra i lavoratori che svolgono mansioni usuranti e quindi inglobati nella lista delle professioni che danno accesso all’anticipo pensionistico Ape Sociale: lo prevedono la Legge di bilancio, in via di approvazione alla Camera, e la nuova normativa sulle condizioni di accesso al pensionamento. Questo significa che tutti i maestri della scuola d’infanzia e primaria, ma anche gli ausiliari in servizio nel medesimo ciclo di studi, con almeno 63 anni di età e 30-36 anni di contributi, a seconda dei casi, potranno lasciare il lavoro senza particolari riduzioni all’assegno di quiescenza. Come preannuncia Orizzonte Scuola, “a loro (come a tutti gli altri lavoratori usuranti) verrà corrisposto un assegno ponte sino al raggiungimento dei requisiti per la pensione piena (67 anni)”. Anief ritiene positivo l’allargamento delle categorie che accedono all’Ape Sociale: la stessa sigla sindacale autonoma ha più volte rivendicato una soluzione di questo genere. Tuttavia, serviva uno sforzo ulteriore da parte di Governo e Parlamento: il giovane sindacato, infatti, ha chiesto nella Legge di Bilancio del 2002 l’equiparazione del trattamento pensionistico del personale delle forze armate a quello scolastico, proprio in virtù dell’elevato stress che comporta l’interazione con gli alunni, con le famiglie e in generale il condurre in modo permanente l’attività lavorativa in un ambiente formativo. Una condizione che dopo i 60 anni fa pagare il “conto” sfociando spesso nel burnout e in patologie purtroppo importanti e anche tumorali. Sempre per lo stesso motivo, il giovane sindacato ha prodotto anche una domanda di modifica alla stessa manovra di bilancio, chiedendo l’estensione del carattere di lavoro gravoso a tutti gli ordini di scuola, considerando anche che “dai più recenti dati OCSE si evince che i nostri docenti sono i più anziani non solo tra i Paesi sviluppati rispetto all’Europa ma anche a tutto il mondo: ben il 58% dei docenti italiani, tra elementari e superiori, ha più di 50 anni, contro una media OCSE del 34%”. Era necessario, dunque, svecchiare la categoria prevedendo pure il riscatto gratuito della laurea, come pure proposto di recente anche dal presidente Inps.

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