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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Commento sui mercati a seguito dei dati su inflazione USA

Posted by fidest press agency su domenica, 16 gennaio 2022

A cura di Paolo Mauri Brusa, gestore del team Multi Asset Italia di GAM (Italia) Prosegue la corsa dei prezzi a livello globale, tra strozzature della produzione e rincaro delle materie prime. Quali conseguenze avrà l’impennata dell’inflazione sui mercati azionari a livello settoriale? +7% è il dato consuntivo per il 2021 di crescita dei prezzi al consumo negli Stati Uniti, il più alto registrato dal 1982 ad oggi. Una corsa impetuosa iniziata nel mese di marzo, quando l’inflazione ha fatto segnare il primo balzo dall’1,4% al 2,6%. Il confronto con il 2020, pesantemente condizionato nei primi trimestri dai lockdown a livello globale, giustifica in buona parte tale aumento ed è in linea con le aspettative degli analisti. L’indice dovrebbe quindi normalizzarsi nei prossimi mesi, venendo meno il cosiddetto “base effect” con il 2020. Powell nella sua recente audizione al Senato americano, ha chiaramente espresso la volontà di agire in maniera adeguata a tenere sotto controllo la crescita dei prezzi, marcando quindi un notevole cambio di retorica rispetto alle dichiarazioni di pochi mesi fa, quando ancora si parlava di transitorietà dell’inflazione. Questo potrebbe voler dire che il primo ritocco dei tassi potrebbe avvenire già a marzo, in concomitanza con la fine del tapering. Fra gli investitori, inoltre, c’è chi stima 4 rialzi per il 2022, invece dei tre prezzati attualmente dal mercato. La reazione dei listini è stata particolarmente erratica, con la forte rotazione settoriale da growth a value nei primi giorni dell’anno, quasi una fotocopia dei primi mesi del 2021. Il divario in termini sia di performance relativa che di valutazioni fra titoli ciclici e di crescita resta ancora ampio ed è possibile che il nuovo regime di politica monetaria della Fed propizi una riduzione del gap in questa prima parte dell’anno. Energia, risorse di base, finanziari e auto i settori che finora hanno beneficiato maggiormente di questo inizio d’anno all’insegna del “monetary tightening”. Un supporto dei settori growth potrebbe venire ancora una volta dalla stagione delle trimestrali che inizia oggi, ma non è da escludere che il repricing dei value possa proseguire almeno fino a marzo, quando la Fed sarà chiamata alla prova dei fatti.

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