Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Quanto può ancora crescere l’inflazione?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 gennaio 2022

A cura di Richard Flax Chief Investment Officer, Moneyfarm. L’inflazione statunitense a dicembre ha raggiunto il 7% su base annua, la soglia più alta in quasi 40 anni. Per tutta risposta, nel breve termine, il rendimento a 10 anni dei titoli di Stato Usa è sceso e i futures sulle azioni si sono apprezzati. A prima vista, questa non sembrerebbe la reazione ovvia da parte del mercato.Un po’ di contesto: negli ultimi mesi l’inflazione è stata più alta del previsto, per più a lungo di quanto molti sperassero. Di recente ciò ha suscitato la reazione da parte dei banchieri centrali: la Banca d’Inghilterra ha alzato i tassi e la Federal Reserve statunitense dovrebbe aumentarli già a marzo: ciò ha spinto il rendimento decennale degli Stati Uniti verso l’alto. Il tasso resta basso, ma l’impennata è stata abbastanza brusca e ciò ha contribuito ad esercitare una certa pressione sui titoli azionari growth. I rendimenti in aumento hanno aiutato i titoli value a sovraperformare i loro concorrenti growth. I dati mostrano la performance relativa dell’azionario value statunitense rispetto ai titoli growth, mettendo tutto in relazione ai movimenti del rendimento sui titoli decennali a 10 anni. Cosa ci può indicare questa relazione riguardo l’inflazione odierna? Riteniamo che ci siano un paio di variabili, collegate tra loro, da considerare. Primo, abbiamo raggiunto il picco dell’inflazione o la crescita dei prezzi si abbasserà da qui in avanti? In secondo luogo, ora che le banche centrali hanno iniziato a muoversi, con quale aggressività agiranno? Se la Fed aumentasse i tassi quattro volte quest’anno (di 100 punti base), ciò finirebbe per rallentare l’economia statunitense in modo netto? Una possibile interpretazione è che siamo vicini al picco dell’inflazione negli Stati Uniti, in parte per gli effetti base e in parte perché la Fed inizierà a ritirare lo stimolo forse un po’ più rapidamente di quanto ci si sarebbe potuti aspettare qualche mese fa. Da questa prospettiva, l’inflazione che vediamo oggi è alta, ma non superiore alle attese, e ciò potrebbe essere sufficiente per segnalare la fine delle sorprese inflazionistiche. In tale scenario, la Fed potrebbe non aumentare i tassi con la frequenza che molti si aspettano quest’anno, e ciò potrebbe fornire un certo supporto per i titoli growth. È sempre difficile trarre troppe conclusioni da un singolo dato, ma se questa tesi è corretta, pensiamo che questo scenario sia ampiamente positivo per le azioni. Come sempre, continueremo a monitorare i dati in futuro, in particolare sul mercato del lavoro, che probabilmente avrà un ruolo importante nel determinare il corso dell’inflazione”.

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