Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Archive for 3 febbraio 2022

Rialzo prezzo grano sul mercato italiano

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2022

L’attacco russo all’Ucraina ha comportato pesanti ripercussioni anche sui prezzi delle materie prime agricole scambiate sui mercati internazionali. Da quanto emerge dalle elaborazioni di BMTI, al Matif di Parigi, borsa di riferimento in Europa per gli scambi di cereali, le quotazioni del grano tenero si sono impennate fino a raggiungere, questo pomeriggio, i 318 €/t (dato delle ore 18:15), in rialzo di oltre 40 €/t rispetto a ieri (pari a +11%) e su valori mai toccati in precedenza.Forte rialzo anche per il mais che ha raggiunto i 285 €/t, in aumento di 17 €/t nel giro di 24 ore (+6%). Aumentano anche i semi oleosi, per la produzione degli oli vegetali e delle farine utilizzate per l’alimentazione animale. A Parigi, infatti, i semi di colza hanno toccato i 765 €/t, aumentando di oltre 20 €/t rispetto a ieri (+4%). In realtà è tutto il comparto degli oli vegetali ad essere in tensione: Russia e Ucraina sono, infatti, i due principali paesi produttori di girasole a livello mondiale, con l’Ucraina che da sola rappresenta quasi il 50% delle esportazioni mondiali di olio di girasole.Anche nel mercato italiano si registrano i primi effetti dell’impennata dei prezzi, in particolar modo per grano tenero, orzo e mais. Alla Borsa Merci di Bologna i prezzi del grano tenero, infatti, hanno registrato nella seduta di oggi pomeriggio un incremento di 8 €/t, arrivando sui 308-312 €/t, (+31% rispetto ad un anno fa). Aumenti anche per l’orzo (+7 €/t), che torna vicino alla soglia dei 300 €/t (+41% su base annua). Sale di 10 €/t il mais di origine nazionale, attestato sui 295-297 €/t, (+28% rispetto a dodici mesi fa). Per quanto riguarda il mais, va inoltre ricordato che l’Ucraina rappresenta il secondo Paese fornitore di mais dell’Italia, con un quantitativo di prodotto che nei primi undici mesi del 2021 si è attestato sulle 600mila tonnellate (pari al 13% del mais complessivamente importato dal nostro paese).

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Gli italiani hanno speso di tasca propria oltre 2 miliardi di euro per sottoporsi ai tamponi

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2022

Il dato arriva dall’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, realizzata su un campione rappresentativo* della popolazione nazionale adulta, da cui è emerso che da marzo 2020 ad oggi sono circa 26,8 milioni i maggiorenni che hanno fatto uno o più tamponi a pagamento, con una spesa media pro capite di circa 76 euro.«Il costo dei tamponi è solo una delle spese che, causa pandemia, hanno iniziato a gravare sulle famiglie italiane», spiega Irene Giani, responsabile polizze vita e salute di Facile.it. «Un aiuto economico in questo senso può arrivare dalle assicurazioni a tutela della salute; generalmente il tampone non è escluso dalle coperture per esami diagnostici, ma occorre un certificato medico che dichiari che serve per avere conferma della diagnosi di Covid. Se si tratta di un tampone effettuato prima di un viaggio, invece, è bene sapere che alcune polizze ne rimborsano il costo in caso di positività».Per quasi 1 italiano su 5 l’importo pagato è stato ben più alto della media; 3,4 milioni di individui hanno speso tra i 100 e i 200 euro, mentre quasi 2 milioni hanno dovuto mettere a budget più di 200 euro; le fasce anagrafiche che in media hanno pagato di più sono i 25-34enni (93 euro) e i 45-54enni (81 euro). Il testo completo dell’indagine è disponibile a questo link: https://www.facile.it/ufficio-stampa/comunicati/covid-2-miliardi-spesi-dagli-italiani-per-i-tamponi.html

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Capital Group: nel 2022 si prospettano rendimenti modesti e volatilità contenuta

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2022

By Martyn Hole, Equity Investment Director di Capital Group. Le cifre del PIL per l’Europa pubblicate di recente sono un’indicazione della crescita relativamente forte prevista nel corso dei prossimi 12-18 mesi nelle principali economie europee. Abbiamo visto una forte crescita in Europa negli ultimi due trimestri con l’apertura delle economie. Mentre ci addentriamo nel 2022, l’Europa dovrebbe registrare un impressionante tasso di crescita del PIL del 4-5% – in particolare in Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito. Spinta dalla domanda repressa, dal miglioramento del sentiment dei consumatori e dal boom dell’attività industriale, la maggior parte delle principali economie europee sta crescendo. A questo si aggiunge il continuo sostegno politico, non solo da parte delle banche centrali con una politica monetaria molto accomodante, ma anche da parte dei governi con un continuo sostegno fiscale. Nonostante le prospettive ottimistiche generali, ci troviamo in un ambiente economico altamente incerto e le tre principali incertezze della pandemia, dell’inflazione e dell’accresciuta incertezza politica potrebbero causare maggiore volatilità nei mercati azionari europei nel 2022.Tuttavia, i premi per il rischio azionario negli ultimi anni sono rimasti molto più alti nei principali mercati europei che negli Stati Uniti. In particolare, i premi per il rischio azionario sono rimasti elevati nei mercati più orientati al valore come la Germania e il Regno Unito. I notevoli premi al rischio delle azioni europee dovrebbero fornire un certo isolamento da qualsiasi minaccia globale. Con il previsto aumento dei tassi da parte della Federal Reserve statunitense, questo potrebbe spingere al rialzo i rendimenti dei Treasury USA e questo potrebbe anche portare la BCE e la Banca d’Inghilterra ad attuare anticipatamente una politica monetaria meno accomodante, spingendo al rialzo i rendimenti delle obbligazioni europee e comprimendo il premio al rischio azionario. Ma è concepibile che, in un tale ambiente, le azioni e i mercati europei più orientati al valore possano generare rendimenti relativamente più robusti.Le società statunitensi hanno guidato la ripresa degli utili che riflette il forte rimbalzo economico, ma stiamo iniziando a vedere le stime degli utili in forte aumento nell’UE e nel Regno Unito, guidate dalle società finanziarie, energetiche e dei materiali. Con la ripresa degli utili, i mercati azionari europei – soprattutto il Regno Unito – hanno il potenziale per superare significativamente gli altri mercati regionali.

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All’interno del Movimento 5 Stelle tutti vogliono aprire una riflessione

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2022

Ma se pensano che basti farlo tra parlamentari e a mezzo stampa commettono un grave errore. Ricordo ai miei colleghi che un esercito fatto di tutti generali non può vincere nessuna battaglia, figuriamoci una guerra. E’ paradossale che chi dovrebbe segnare la via maestra per la rigenerazione del nostro progetto consideri solo chi siede sulle poltrone di palazzo Chigi e di palazzo Madama. Esiste un esercito di consiglieri e di persone che in questi anni hanno fatto esperienze importanti che vanno valorizzate; loro sono il vero patrimonio della nostra comunità. Il 90% delle persone che vuole decidere il futuro del Movimento non ha fatto un giorno da consigliere municipale o non sa cosa significhi amministrare una città: insomma, sembra non rendersi conto dei sentimenti degli attivisti e dei simpatizzanti che per anni hanno lottato insieme a noi. Manca sensibilità da parte loro e credo che servirebbe un po’ più di umiltà e della sana considerazione per le esperienze importanti fatte in questi anni, nonché per i sentimenti di chi ha sostenuto in questi anni il nostro progetto. E poi ormai la raccolta di un fallimento dopo l’altro pare abbia raggiunto livelli che non avremmo mai pensato, per cui sarebbe il caso che alcune di queste persone lascino spazio ad altre facendosi da parte il prima possibile.Mi spiace sottolinearlo, ma vedo gente fuori controllo e che non ha cognizione alcuna della realtà vera che li circonda. Quella di tutti i giorni, quella delle persone e dei cittadini comuni”. Così in una nota il consigliere capitolino del M5S e vicepresidente dell’Assemblea capitolina Paolo Ferrara.

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Europa: Orban pro Putin

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2022

Mentre l’Unione europea sta predisponendo sanzioni contro Putin, per evitare un’ulteriore intensificazione della pressione militare della Russia sui confini dell’Ucraina, il premier ungherese Viktor Orban incontra a Mosca il presidente Putin.Un tempo si sarebbe parlato di “intelligenza con il nemico”, ma Orban nega altri intendimenti se non quello di chiedere ulteriori forniture di gas, di avviare la produzione del vaccino Sputnik (non approvato dall’Agenzia europea del farmaco) e di completare le due centrali nucleari finanziate, guarda caso, dalla Russia. Per avviare questo tipo di trattative basterebbero i tecnici perché è del tutto evidente che l’incontro Orban-Putin ha obiettivi prettamente politici: essere la testa di ponte della Russia all’interno della Ue.Risulta chiaro il disegno del premier ungherese di essere elemento destabilizzatore all’interno della Ue: tutte le polemiche sullo Stato di diritto e sulla supremazia della legislazione nazionale su quella europea, sono congeniali alla politica russa.Il contrasto è evidente e Orban deve decidere, una volta per tutte, se vuole rimanere nella democratica Ue o finire sotto il tallone russo. Decenni di occupazione sovietica, la rivolta e, infine, la liberazione non fanno parte della memoria orbaniana. Primo Mastrantoni, Aduc

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La guerra della disinformazione russa

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2022

La guerra si fa anche con la disinformazione e la Russia è particolarmente attrezzata. Nel confronto tra Ucraina e Russia, alcune agenzie russe sono particolarmente attive: RT – Russia Today- è una emittente parte di un network di canali la cui gestione fa riferimento direttamente al Cremlino. Sputnik (ex Voice of Russia e RIA Novosti) è un’agenzia di stampa, un sito di notizie e un’emittente radiofonica russa governativa. Cosa propagandano queste fonti? Che gli Stati Uniti stanno preparando un attacco con armi chimiche in Ucraina per attribuirne la responsabilità alla Russia e che la Nato si prepara ad attaccare la Russia durante le Olimpiadi invernali.Ciliegina sulla torta, il presidente illegittimo della Bielorussia, Alexander Lukashenka, ha dichiarato che il suo paese entrerà in guerra se la Russia verrà attaccata. Da chi non è dato di sapere, ma ricordiamo che il presidente russo Vladimir Putin è uno dei pochi alleati di Lukashenka che lo ha aiutato a reprimere le proteste a seguito delle elezioni presidenziali fraudolente nel 2020.I fatti sono completamente diversi: è stata la Russia che nel 2014 ha invaso e si è annessa la Crimea, territorio ucraino, ed è la Russia che ha ammassato oltre 100 mila militari alla frontiera con l’Ucraina. Questi due fatti dovrebbero aprire gli occhi a chi crede, ancora, alla propaganda russa. I fatti dimostrano il contrario ma, tant’è, i creduloni delle bufale sono sempre in circolazione.

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Inflazione e mercati finanziari: quanto dobbiamo preoccuparci?

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2022

Secondo la celebre definizione di Thomas Carlyle, l’economia è una scienza triste (dismal science). Carlyle si riferiva principalmente alla forte influenza del pensiero cinico e pessimista di Malthus che – soprattutto nella sua epoca – era particolarmente rilevante nella disciplina. L’espressione è stata successivamente ripresa in riferimento alle più svariate sventure di questa disciplina che si può definire scienza solo in senso molto, molto, estensivo e che per troppo tempo ha tentato di scimmiottare la rigorosità delle cosiddette “scienze dure”. In economia non si possono fare esperimenti ripetibili ed è chiaro che l’applicazione delle teorie economiche ha fortissime connessioni con la politica e la necessità di trovare il consenso dei cittadini. Per di più, l’economia (di cui la finanza è una sorta di quintessenza) è il regno delle “profezie auto-avveranti”. Una emerita scempiaggine può diventare vera se viene creduta da un sufficiente numero di persone che si comportano come se fosse tale. A complicare le cose vi è il fatto che la macroeconomia è particolarmente controintuitiva. Comportamenti palesemente virtuosi a livello del singolo attore economico (come ad esempio non spendere più di quanto si incassi o risparmiare per i momenti difficili) diventano gravi errori a livello di sistema economico. Il concetto di debito, ad esempio, è profondamente diverso se applicato a livello di singolo attore economico (persona, famiglia, impresa) o di società nel suo complesso (debito pubblico). I meccanismi di creazione e funzionamento del denaro sono praticamente ignoti perfino ad una fetta molto ampia di persone che lavorano in finanza, non parliamo poi del cittadino medio il quale usa quotidianamente il denaro in modo totalmente inconsapevole. Da tutto questo ne deriva che praticamente non esiste argomento economico rilevante per il quale non vi siano autorevoli opinioni opposte, sia sulla diagnosi che sulle ricette da applicare ai vari problemi economici della società.

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Aduc: consulenza consumatori

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2022

La consulenza di Aduc ai consumatori si è aggiornata e semplificata. Da oggi è anche in videoconferenza o con appuntamento telefonico. Servizio che si aggiunge a quello online, telefono senza appuntamento e presso le sedi territoriali.Il nuovo servizio ha il vantaggio di essere come in presenza ma senza spostamenti e rischi sanitari per il consumatore.Ecco quindi come da oggi si può avere una consulenza: – online per tutti i soci: form di domanda e risposta attraverso il web: https://www.aduc.it/info/scrivici – presso le sedi Aduc per tutti (orari e giorni diversi per ogni città): https://www.aduc.it/info/consedi.php – da remoto: * telefono per tutti: ore 10-18 n.8959697997 * telefono o videoconferenza per i soci sostenitori: appuntamento nella fascia oraria 15-18 https://www.aduc.it/info/prenotait.php La consulenza per alcune materie è solo in questi giorni e orari: – Sanità e RSA: venerdì, ore 15-18 – Immigrazione: venerdì, ore 15-18 – Controversie bancarie (mutui, prestiti, carte, etc.): giovedì ore 16-18 – Diritto penale: venerdì, ore 15-18 Per consulenza finanziaria (investimenti) solo il servizio online: http://investire.aduc.it/info/scrivici

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Il caso del tema del debito pubblico durante la crisi dell’euro è emblematico

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2022

Purtroppo la memoria collettiva, specialmente in Italia, è particolarmente flebile. Poco dopo la grande crisi finanziaria del 2008 (causata essenzialmente dal debito privato USA che ha gonfiato la bolla immobiliare) in Europa per molti anni è stata creduta la follia in base alla quale i debiti di alcuni stati europei potessero non essere sostenibili. Una nazione, la Grecia, ha anche pagato un prezzo salatissimo all’altare di questa follia ideologica nel momento in cui è stata strumentalizzata dalla politica.Per anni si è scritto che il fatto che le banche centrali “stampassero” denaro avrebbe provocato prima o poi inflazione nei beni reali.Questo è semplicemente falso. Solo chi non conosce i meccanismi tecnici del cosiddetto quantitative easing (chiamato dai giornali “stampa di denaro”) può scrivere tali sciocchezze e purtroppo sono in molti. La dinamica dell’inflazione è influenzata da diversi fattori, ne elenchiamo i principali: 1. Produttività. Nel breve termine (trimestri) l’incremento della capacità produttiva (produrre più beni e servizi a parità di lavoro) può variare relativamente poco, nello spazio di anni è fortemente influenzata dalla tecnologia ed è la variabile chiave. A parità di altri fattori, maggiore è la capacità produttiva, minore sarà l’inflazione. 2. La propensione al consumo. Tendenzialmente, più invecchia la popolazione e minore è la propensione al consumo. A parità di altri fattori, ovviamente, minore è la propensione al consumo e minore sarà l’inflazione. 3. Quantità di denaro disponibile nell’economia reale. Nel breve termine, la disponibilità di denaro è fortemente influenzata dalla spesa pubblica e dalla capacità degli operatori di fare debito (per le regole attuali, il debito è il modo principale con il quale si crea denaro). A parità di altri fattori, maggiore denaro è in circolazione nell’economia reale, maggiore sarà l’inflazione. 4. Dinamica dei salari. La crescita dei salari è il principale fattore che può innescare una spirale inflazionistica. Se c’è un eccesso di denaro in circolazione per un periodo relativamente breve di tempo, i prezzi si adeguano per ricreare l’equilibrio fra i beni e servizi che un’economia è in grado di produrre e la quantità di denaro che circola, ma dopo poco i prezzi tornano stabili. Se invece i salari crescono di più della capacità produttiva, questo innesca una spirale inflazionistica che può durare anche per molti anni. 5. Anomalie nelle disponibilità e/o nei prezzi delle materie prime. Le normali variazioni dei prezzi delle materie prime sono facilmente assorbite dalle dinamiche complessive dell’economia, ma se queste sono eccessive e riguardano beni – come il petrolio – direttamente o indirettamente coinvolti praticamente nella produzione di quasi tutti i beni fisici, allora si può generare uno shock economico come quello che avvenne negli anni ‘70 che di fatto determinò la fine delle dominio culturale del pensiero keynesiano. Cosa sta generando l’inflazione attuale? Non v’è dubbio che da un paio di trimestri stiamo vivendo, specialmente negli USA ed in misura leggermente inferiore in Europa, un accentuarsi dell’inflazione. Nel periodo precedente, le banche centrali temevano il problema opposto, ovvero la diminuzione dei prezzi o l’eccessivo immobilismo. Un moderato aumento dei prezzi (sotto, ma nei pressi, del 2%) agevola l’economia complessiva. Una diminuzione è un problema molto grande e ben peggiore di un’inflazione sostenuta ma comunque non fuori controllo. Per molto tempo le banche centrali, da sole, non sono state in grado di stimolare la dinamica dei prezzi, essenzialmente perché i primi due fattori elencati nel paragrafo precedente, che sono forze di lungo termine, nelle economie sviluppate sono potentemente antinflazionistiche. La popolazione invecchia comprimendo la propensione al consumo e la tecnologia sta donando all’umanità una capacità produttiva senza precedenti in continua accelerazione. Al momento niente lascia pensare alla possibilità che nei paesi occidentali si presenti una dinamica inflattiva fuori controllo. Parliamo, per capirci, di un’inflazione a due cifre per un periodo prolungato. Nel 1973 in Italia l’inflazione superò il 10% e rimase sopra il 10% fino al 1984 toccando punte del 20%. Le condizioni oggi sono completamente diverse da allora ed è francamente irragionevole attendersi una cosa del genere. Il principale fattore deflazionistico che l’umanità sta preparando è quello relativo alla produzione dell’energia. Per quanto, nel breve termine, il prezzo del petrolio possa spaventare, nel lungo termine la sua veste di regina delle materie prime ha gli anni contati. Lo si diceva, con troppo anticipo, fin dagli anni ‘70, in particolare con i lavori del Club di Roma sui limiti fisici allo sviluppo economico. Parte di quelle tesi si sono rivelate discutibili (soprattutto nella metodologia), ma oggi la fine dell’era del petrolio, oltre ad essere una indiscutibile necessità per ragioni ecologiche è prima di tutto una questione economica. Potrebbe presentarsi una dinamica inflattiva nell’intorno del 5% all’anno per un numero abbastanza prolungato di tempo? Questa è un’ipotesi che ha scarse possibilità di realizzarsi, ma non praticamente nulle come la precedente. Essenzialmente dipenderà dalla volontà delle banche centrali e dalla capacità dei governi di non cedere alla spirale dei salari. Nello spazio di qualche trimestre, l’inflazione può fare qualche “fiammata” come ha fatto con l’ultimo dato negli USA e la banca centrale ed i governi possono aver bisogno di tempo per dosare le cure affinché non siano eccessive, penalizzando l’economia e l’occupazione, ma dopo poco tempo la fine degli aiuti di stato e l’aumento dei tassi d’interesse riporteranno i prezzi a crescere a ritmi più contenuti. Se, da un punto di vista economico in generale, il problema è molto minore di quanto sia riportato sui giornali, dal punto di vista finanziario il problema è rilevante perché andiamo incontro ad anni nei quali i portafogli prudenti faranno una fatica enorme a battere l’inflazione ed al tempo stesso le componenti volatili del portafoglio, nel breve termine, potrebbero dare più preoccupazioni che soddisfazioni, proprio per l’aumento di tassi d’interesse e l’interruzione delle politiche monetarie espansive da parte della banche centrali. Purtroppo non ci sono soluzioni “magiche”. Andiamo incontro ad anni finanziariamente difficili nei quali sarà particolarmente importante essere pienamente consapevoli delle difficoltà del periodo che sarà comunque transitorio. Fondamentale non farsi prendere dalla paura o dall’avidità, alla ricerca di soluzioni semplici al problema della protezione dei risparmi dall’erosione dell’inflazione. Non ci sono soluzioni semplici. In conclusione, l’affacciarsi di un’inflazione consistente nell’economia cambia profondamente lo scenario finanziario di medio periodo anche se economicamente non è così preoccupante. Se sei un investitore che non ha ancora un piano d’investimento, oggi è ancora più importante di sempre iniziare a costruirlo. Se sei uno dei pochi investitori che ha già un piano, questi sono i momenti nei quali è fondamentale essere disciplinati e coerenti. I movimenti attuali delle principali variabili finanziarie non sono tali da prendere in considerazione l’idea di cambiare un qualsiasi piano finanziario che sia stato realizzato in modo sufficientemente razionale. Se sono fatti bene, i piani finanziari si cambiano quando cambiano le necessità di vita dell’investitore, non perché salgono o scendono i tassi o i prezzi delle azioni. (abstract) Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio

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Benzina: record dall’11 marzo 2013

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2022

“Prosegue la corsa dei prezzi dei carburanti, con la benzina che in modalità self service raggiunge i 1,797 euro al litro e il gasolio che arriva 1,667 euro al litro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, sulla base dei dati settimanali del ministero della Transizione Ecologica.”Anche se la benzina secondo i dati ufficiali del ministero non ha ancora superato la soglia di 1,8 euro al litro, smentendo le anticipazioni diffuse ieri, si tratta di un nuovo record che, secondo la nostra analisi, non si registrava dall’11 marzo 2013, quasi 9 anni fa, quando appunto era arrivata a 1,804 euro al litro. Anche per il gasolio si tocca il primato dal 23 settembre 2013, quando era pari a 1,678 euro al litro” denuncia Dona.”In una sola settimana il rincaro, per un pieno da 50 litri, è di circa 1 euro, 90 cent per la benzina e 1 euro e 1 cent per il gasolio. In un mese esatto, dall’inizio dell’anno, un litro di benzina è aumentato di 7,71 cent, pari a 3 euro e 86 cent a pieno, il gasolio di 8,2 cent, equivalenti a 4 euro e 10 cent per un rifornimento, pari a, rispettivamente, 93 e 98 euro su base annua” prosegue Dona.”In un anno esatto, dalla rilevazione del 1° febbraio 2021, quando la benzina era pari a 1.480 euro al litro e il gasolio a 1.351 euro al litro, un pieno da 50 litri costa 15 euro e 84 cent in più sia per la benzina che per il gasolio, con un’impennata, rispettivamente, del 21,4% e del 23,5%. Un balzo che equivale, su base annua, a una stangata pari a 380 euro all’anno sia per la benzina che per il gasolio” aggiunge Dona.”Il Governo non può più lavarsene le mani. La benzina, al pari di luce e gas, sta innescando una spirale inflazionistica molto pericolosa, con effetti nefasti per il potere d’acquisto e i consumi delle famiglie, e quindi per la ripresa in corso. Per questo nel prossimo Consiglio dei ministri si deve intervenire riducendo le accise di almeno 20 centesimi, sterilizzando gli aumenti che stanno dissanguando gli automobilisti” conclude Dona.

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“Per favore, continuare con il sistema sanitario gratuito, difendetelo!”

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2022

Ai decisori politici ricordiamo le parole pronunciate da Papa Francesco in difesa del nostro SSN, un monito importante quanto purtroppo inascoltato, che in queste ore ci appare più che mai necessario rilanciare come cittadini e pazienti» – dichiara Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani – «La direzione in cui il Ministero della Salute sta andando sembra invece quella opposta. Non basta l’azzeramento delle visite specialistiche, degli screening, degli interventi chirurgici giudicati non urgenti, l’abbandono dei 24 milioni di pazienti cronici che non riescono ad accedere alle cure primarie e che devono confrontarsi con liste d’attesa ormai infinite, non basta la batosta della pandemia con tutto quello che ne consegue, ora arriva anche la notizia che il Ministero della Salute intende introdurre pesanti tagli nel nuovo Nomenclatore tariffario dell’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica, colpendo quasi tutte le prestazioni, con gravissimi rischi per l’operatività delle strutture sanitarie e ospedaliere e di conseguenza per la salute dei pazienti. A seguito dei tagli, infatti, nel privato accreditato saremo costretti a pagare delle addizionali, mentre nel sistema pubblico aumenteranno senz’altro i ticket. Allora si dica chiaramente che si è deciso di demolire la sanità pubblica e universale e di lasciare che i più fragili se ne vadano al Creatore, perché questo sarà l’effetto delle pesantissime decisioni che si stanno assumendo, alla faccia dei tanti proclami sull’importanza di rafforzare il servizio sanitario nazionale messo a dura prova dal Covid. A noi sembra che a dispetto della tanta retorica degli ultimi mesi ci sia la precisa volontà di smantellare l’SSN e di costringere i cittadini a rivolgersi al privato, pagandosi le cure interamente di tasca propria, cosa che ovviamente sarà possibile solo a un ristretto numero di persone. Non sarà certo, infatti, il taglio del tariffario a portare gli ospedali ad aumentare gli interventi e a risolvere così il problema delle liste d’attesa: il risultato sarà, al contrario, quello di abbassare la qualità delle prestazioni, ridurre le possibilità di investire nell’innovazione e nell’aggiornamento tecnologico necessario in tante prestazioni specialistiche e diagnostiche, e infine restringere le possibilità di diagnosi accurate e tempestive per i cittadini. Uno scenario in cui ovviamente a fare le spese delle decisioni ministeriali saranno come sempre i cittadini più fragili, ovvero gli anziani e i malati cronici».

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