Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Archive for 6 febbraio 2022

Cresce il mercato dei primary deals in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2022

Nel 2021 in Italia si è verificata una rilevante crescita delle attività di investimento con particolare riguardo al segmento dei Buy-Out: nel corso dell’ultimo anno, infatti, si sono registrate 129 operazioni di Buy-Out con una crescita del +37% rispetto al 2020, che pesano per ben il 10% sul totale dei deal realizzati in Europa; una percentuale mai così elevata negli ultimi quattro anni. In questo contesto, particolare rilevanza assumono le operazioni di Primary Buy-Out realizzate nel nostro Paese, la cui incidenza nel periodo 2018-2021 è aumentata del 3% (8% nel 2018 vs 11% nel 2021) rispetto al resto dei Paesi europei (in lieve calo, -3%).È quanto emerge dal report “M&A 2022 Italia mercato di primary deals” realizzato dal network di consulenza internazionale Grant Thornton, che evidenzia come il mercato italiano del Primary Buy-Out stia assumendo una sempre maggiore rilevanza rispetto al contesto europeo. Per quanto riguarda il private equity, che ha dominato le attività di investimento nel 2020, è stato pari a circa 60 miliardi di euro il totale investito in operazioni di Buy-Out in Europa (180 miliardi se si considera il triennio 2018-2020), mentre in Italia l’ammontare investito si è attestato sui 4,4 miliardi (15 miliardi se si considera il periodo 2018-2020). Il peso degli investimenti in Italia, rispetto alla cornice europea, ha rappresentato quindi il 7% nel 2020. In particolare, dall’analisi condotta da Grant Thornton emerge che l’Italia, con 111 operazioni di Primary Buy-Out (1.025 il totale complessivo in Europa), si colloca nel 2021 tra i paesi europei con il maggior trend di crescita (+31% rispetto al 2020), risultando seconda solamente al Regno Unito (+59% vs 2020). Ancora migliori le performance del Secondary Buy-Out, con il numero delle operazioni realizzate in Italia addirittura raddoppiato nel 2021 (si passa da 9 deals nel 2020 a 18), mostrando così una crescita del 100%, superiore a quella riscontrata in tutti gli altri Paesi europei analizzati. L’incidenza delle operazioni di Secondary Buy-Out in Italia rispetto all’Europa invece, è pari al 7%, rimanendo pressoché costante dal 2018.

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Roche S.p.A. chiude il 2021 in crescita, con un fatturato complessivo di 796 milioni di euro

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2022

Un risultato raggiunto al termine di un anno complesso caratterizzato dalla perdita di brevetto di alcuni prodotti di punta dell’Azienda, dalla rinegoziazione dei prezzi e dall’evoluzione pandemica. La crescita è stata determinata da lanci di nuovi prodotti ad alto tasso di innovazione in diverse aree, tra cui Perjeta® e Kadcyla®, due monoclonali per il trattamento del tumore alla mammella, Rozlytrek® una terapia personalizzata e “Made in Italy” per il carcinoma polmonare, e Ronapreve®, una combinazione di monoclonali che si è dimostrata, in un determinato setting di pazienti, un’arma efficace per la cura delle infezioni polmonari da Covid-19. Inoltre, ad incidere positivamente sui risultati economici è stata anche l’eccellente performance di Ocrevus®, il primo farmaco indicato nella sclerosi multipla primariamente progressiva che dal 2018 ha segnato l’importante ritorno di Roche nell’area delle neuroscienze; oltre ai buoni risultati di Tecentriq® ed Alecensa®, due farmaci per il trattamento di alcune forme di tumore al polmone e di Hemlibra®, il primo anticorpo monoclonale ad essere raccomandato per l’uso nei pazienti con emofilia A. Solo nel 2021, grazie alla collaborazione con oltre 190 centri di ricerca di eccellenza, Roche S.p.A. ha registrato 249 studi clinici, di cui hanno beneficiato oltre 19.000 pazienti che hanno intrapreso così un percorso di cura all’avanguardia. Inoltre circa 3.000 pazienti sono stati trattati con programmi di uso compassionevole. Un modello per la misurazione dell’impatto economico delle sperimentazioni cliniche stima che grazie all’impegno in ricerca clinica, l’Azienda contribuisca ogni anno a far risparmiare al Servizio Sanitario Nazionale circa 180 milioni di euro. Sempre sul fronte della sostenibilità del Sistema Salute, area in cui da oltre un ventennio Roche è pioniera, l’Azienda ha confermato la propria attenzione alle risorse pubbliche, continuando a realizzare progettualità, sia a livello regionale, sia nazionale, volte a ridurre al minimo gli sprechi e a ottimizzare le risorse. Inoltre, la divisione Roche Diagnostics nel 2021 ha continuato lo sviluppo di soluzioni contro il COVID-19, arrivando ad oltre 20 soluzioni diagnostiche a supporto della gestione dell’emergenza, fra cui test in grado di fornire informazioni a largo spettro: dall’identificazione dell’agente patogeno, alla rilevazione della risposta anticorpale, effettuabili in contesti differenti, dai grandi laboratori centralizzati, ad ambiti point of care, fino all’utilizzo domestico in modalità autonoma. Di fatto, l’emergenza pandemica ha messo in luce la centralità della diagnostica per la gestione efficace del paziente e la sostenibilità del Sistema Salute, evidenziando il valore generato tramite diagnosi tempestive e monitoraggio della diffusione del virus, nonchè, più in generale, il suo valore nel processo decisionale clinico-terapeutico e nel miglioramento degli esiti clinici, che si traduce inoltre in un importante contributo all’ottimizzazione della spesa sanitaria. Tra il 2021 e il 2022 si prevedono 19 nuovi lanci, tra nuove molecole ed estensioni di indicazioni, in ambito oncologico e di patologie rare, di cui potranno beneficiare oltre 25.000 pazienti in attesa di nuove soluzioni terapeutiche. Importante sarà anche il contributo nella gestione della pandemia: si stima infatti che nel 2022 oltre 30.000 pazienti con Covid-19 potranno essere trattati con terapie Roche. La priorità per l’Azienda sarà nuovamente la ricerca clinica, ambito in cui nonostante un contesto non particolarmente favorevole la filiale italiana continuerà a investire con l’intento di mantenere un ruolo centrale in Europa.

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Istat: giù partecipate pubbliche

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2022

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, nel 2019 le unità economiche partecipate dal settore pubblico sono 8.175, il 3,9% in meno rispetto al 2018.”Calo del tutto insufficiente. Vorremmo sapere che fine ha fatto il famoso obiettivo sbandierato ai 4 venti di avere massimo 1000 partecipate” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Il dato negativo reso noto oggi, è che sono ancora 590 su 8175, il 7,2%, le partecipate pubbliche non attive che hanno presentato il bilancio ma hanno zero addetti, mentre la notizia veramente scandalosa, scovata dalla nostra associazione analizzando con cura il report, è che, nei settori dell’industria e dei servizi, sono ben 1.536 su 5779, ossia il 26,58%, le imprese a partecipazione pubblica che, pur essendo attive, hanno zero addetti” prosegue Dona. “Ci domandiamo, avendo zero addetti, cosa facciano esattamente e quale sia la loro effettiva utilità” conclude Dona.

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Troppi avvocati! – Quali avvocati?

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2022

LC Publishing Group torna in libreria con un’opera che costituisce una riflessione storica sulla questione del sovradimensionamento dei legali italiani. In un unico cofanetto viene riproposto, in copia anastatica, il testo che Piero Calamandrei pubblicò per i Quaderni della Voce di Giuseppe Prezzolini nel 1921. E, accanto ad esso, compare un nuovo saggio intitolato Quali Avvocati?, firmato da Nicola Di Molfetta. Un dialogo a cento anni di distanza. Nel 1921 Piero Calamandrei dà alle stampe Troppi Avvocati!, un pamphlet che denuncia i danni che la crescita fuori controllo della popolazione forense stava producendo per la professione. All’epoca gli avvocati in Italia erano 25mila. Oggi sono quasi 246mila. E la questione del troppismo forense, come la chiama Nicola Di Molfetta nel suo nuovo saggio, Quali Avvocati?, continua a tenere banco, ormai avvitata su una visione arcaica e stereotipata dell’avvocatura e del suo ruolo nella società. Calamandrei, padre costituente, giurista tra i più autorevoli del Novecento, espresse nel suo Troppi Avvocati! una critica mirata a scuotere le coscienze di una categoria che rischiava di perdere il contatto con la consapevolezza di sé, perché sommersa dagli affanni di un’attività sempre più difficile da sostenere. Una condizione molto simile a quella odierna. Il 2021è stato un anno record sul piano delle cancellazioni di avvocati dagli albi. Tanto che molti si chiedono se ci sia futuro per la professione. A questo interrogativo risponde Di Molfetta, giornalista esperto di mercato dei servizi legali, autore dei saggi Avvocati d’Affari e Lex Machine, direttore di Legalcommunity e MAG. “Gli avvocati hanno bisogno di riflettere sul ruolo che la professione può e deve giocare in un contesto socio economico in profonda trasmutazione. Complesso. Globalizzato. Iper-regolamentato. E soprattutto, mediatizzato. Un contesto in cui gli avvocati servono, ma non in modo indistinto”. La categoria deve prendere coscienza della sua natura poliedrica. “Non tutti gli avvocati sono uguali” scrive Di Molfetta intendendo che 246mila avvocati non possono essere tutti impiegati nello svolgimento delle medesime funzioni e che per “smettere di essere troppi” gli avvocati devono distinguersi e specializzarsi. Devono diventare interpreti delle esigenze legali espresse dalla società e dall’economia del loro tempo e organizzarsi nelle modalità più adeguate per rispondere ad esse nella maniera più efficace ed efficiente. “Il riconoscimento della verità – scrive il Calamandrei del 1921 – è la prima condizione di ogni rinascita”. “Lo specchio, dinanzi al quale la professione si è intrattenuta per troppo tempo – gli fa eco un secolo dopo Di Molfetta – deve diventare una finestra affacciata sul mondo e in posizione utile per comprenderne bisogni e necessità. Questa è la condizione indispensabile per l’affermazione di un’avvocatura nuova. Di un’avvocatura utile”. Piero Calamandrei (1921) – Nicola Di Molfetta (2021) TROPPI AVVOCATI! – QUALI AVVOCATI? LC Srl – Milano, ottobre 2021 Pagg. 214 – 132 Prezzo al pubblico: 39,90€

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Banche: Aumentano i costi dei conti correnti

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2022

Lo sono quelli con operatività allo sportello (fino al +21%) mentre calano in misura più o meno uguale quelli con operatività online (fino al -22%); sono queste alcune delle evidenze emerse dall’indagine di Facile.it, anticipata ai microfoni di Sportello Italia (Rai Radio 1). Il comparatore ha ottenuto i dati dopo aver esaminato l’ICC (Indicatore dei Costi Complessivi) dei conti correnti offerti oggi da sei primari istituti bancari e confrontato i valori con quelli disponibili per altrettanti profili di clienti ad ottobre 2020.«Appare evidente una dinamica generale per cui gli istituti di credito cercano di spingere i clienti verso l’online alzando i costi per le operazioni allo sportello», spiegano gli esperti di Facile.it. «Aumentano ad esempio le tariffe per le operazioni in filiale come i bonifici o i costi per il prelievo di denaro contante, che per alcune banche sono diventati a pagamento se al di sotto di un certo importo (solitamente 100€). Con l’obiettivo di incentivare l’online, inoltre, alcuni istituti offrono conti con tariffe agevolate per tutta la durata del rapporto in caso di sottoscrizione via web piuttosto che in filiale.».Guardando ai dati emerge che per i conti con operazioni allo sportello i costi sono aumentati per tutte le tipologie di clientela; si va da un +2% per i pensionati con operatività bassa (124 operazioni) fino ad un +21% per le famiglie con operatività media (228 operazioni annue). Di contro il canale online ha costi quasi sempre in diminuzione, soprattutto per i correntisti con operatività contenuta, in primis i giovani (-15%) e i pensionati con operatività bassa (-22%)

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FIR: ancora troppi risparmiatori attendono l’indennizzo dovuto

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2022

Sono ancora molti i risparmiatori che, nonostante abbiano presentato tempestivamente la domanda di accesso al Fondo Indennizzo Risparmiatori, a distanza di 18 mesi non sono ancora riusciti a ottenere l’indennizzo richiesto.La normativa sul FIR sta mostrando ancora una volta limiti ed imperfezioni, gettando nello sconforto migliaia di risparmiatori che, oggi, non sono rientrati in possesso dei propri risparmi.Motivo di tali inaccettabili ritardi sono, spesso, le richieste di integrazioni documentali difficili da soddisfare da parte del cittadino, poiché riferite a documentazione inesistente o irrecuperabile, oppure ad atti già depositati insieme alla domanda.A questo si aggiungono calcoli liquidatori inesatti, nonché qualche rigetto, in assenza di qualsiasi spazio di interlocuzione, delle istanze dei risparmiatori per presunto superamento dei limiti reddituali e patrimoniali.Da mesi chiediamo chiarimenti e disponibilità al dialogo a Consap e al MEF, allo scopo di poter affrontare in modo condiviso e tempestivo i problemi emersi nella gestione delle molte posizioni ancora aperte, forfettarie e ordinarie, che Federconsumatori ha in carico, a cui si aggiungono i problemi segnalatici dalle persone che hanno agito autonomamente.“Alla luce di queste gravi difficoltà, Federconsumatori ha rinnovato e ribadisce la richiesta di incontro urgente con Consap e MEF, al fine di poter delineare con rapidità un percorso chiaro e inequivocabile che porti alla più veloce e semplice definizione delle molte posizioni ancora aperte. In tal senso sono chiamati a contribuire anche gli Istituti di credito interessati, che possono e devono svolgere un ruolo determinante di facilitatori, ai fini della risoluzione della pratica.” afferma Michele Carrus Presidente Federconsumatori.Federconsumatori, pur valutando ogni possibile percorso di tutela dei diritti dei risparmiatori, ritiene fondamentale considerare l’opportunità di mettere in campo soluzioni conciliative, alternative a quelle offerte dalla giustizia ordinaria, che sconta tempi troppo lunghi e, in molti casi, elevati costi di accesso.

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Uno studio sul disturbo bipolare, il disturbo borderline di personalità ed il disturbo da deficit di attenzione/iperattività

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2022

Un progetto europeo recentemente approvato (DymAMoND), al quale partecipa anche un centro italiano (IRCCS Fatebenefratelli di Brescia), potrebbe fornire importanti conoscenze per meglio distinguere tre disturbi mentali che insorgono in giovane età e che possono avere un impatto significativo sulla vita e le relazioni interpersonali delle persone che ne soffrono. Questi disturbi sono il disturbo bipolare, il disturbo borderline di personalità ed il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD). I coordinatori del progetto, nato nell’ambito del programma europeo Eranet Neuron, sono Andreas Reif, (Goethe University, Francoforte), J. Antoni Ramos-Quiroga (Vall d’Hebron Research Institute, Barcellona), Giovanni de Girolamo (IRCCS Fatebenefratelli, Brescia), Jan Haavik, (università di Bergen) e Nader Perroud (Ospedale Universitario di Ginevra). «La classificazione dei disturbi mentali – spiega de Girolamo – si basa quasi esclusivamente su osservazioni cliniche acquisite su gran numeri di pazienti nel corso degli anni. Questo ampio corpus di conoscenze ha consentito di sviluppare sistemi diagnostici in cui però condizioni cliniche che sembrano avere in comune molti sintomi e fattori di rischio sono considerate invece categorie diagnostiche distinte. Un esempio è rappresentato dal disturbo bipolare, dal disturbo borderline di personalità e dall’ADHD, che, tradizionalmente, sono state studiati e trattati separatamente nell’ambito della psichiatria infantile, della psichiatria degli adulti e dei disturbi di personalità, rispettivamente. Questi tre disturbi sono caratterizzati da marcate fluttuazioni dell’umore, che possono durare ore, giorni o mesi. Queste fluttuazioni dell’umore, chiamate anche “instabilità emotiva”, sono fonte di sofferenza per i pazienti e possono essere difficili da trattare. Tuttavia, non sappiamo se la natura di queste frequenti fluttuazioni dell’umore sia simile tra i tre disturbi qui considerati, o se abbia una radice comune». Questo nuovo studio collaborativo, condotto in Germania, Italia, Norvegia, Spagna e Svizzera, studierà le fluttuazioni dell’umore in 120 pazienti affetti da ADHD, disturbo bipolare o disturbo borderline, nonché in 120 controlli sani, tutti in età compresa tra i 14 ed i 30 anni di età. “Utilizzeremo i dati ottenuti dagli smartphones in tempo reale con un’app creata ad hoc e con dei sensori integrati, al fine di raccogliere dati su umore, attività e stress. I partecipanti forniranno anche campioni di saliva per studi genetici”. In caso di successo, il progetto potrebbe favorire un miglioramento dei trattamenti disponibili, una riduzione del ‘burden’ dovuto alla condizione di malattia ed un incremento della qualità della vita per ampi gruppi di pazienti.L’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio FATEBENEFRATELLI (www.fatebenefratelli.it) è presente in 50 paesi dei 5 continenti, con circa 400 opere apostoliche.

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Sanità, malumore tra i medici del SSN

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2022

Il malumore tra i medici italiani dipendenti del SSN è sempre maggiore. “Mentre attendiamo con ansia che il rilancio della sanità italiana passi dalla fase progettuale e degli annunci a quella imprescindibile dei fatti concreti dobbiamo raccogliere con preoccupazione il malessere che serpeggia tra i nostri camici bianchi” dichiara Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale della Ugl Salute. “I lunghi mesi dell’emergenza Covid – prosegue il sindacalista – hanno portato in superficie delle problematiche già esistenti che, come è emerso da un report di pochi giorni fa, spingerebbero oggi molti medici, nel caso si presentasse un’opportunità, a decidere di abbandonare le corsie degli ospedali pubblici italiani con l’idea di trasferirsi all’estero, di preferire il lavoro in una struttura privata, di dedicarsi esclusivamente all’intramoenia o addirittura di anticipare il pensionamento. Lo stato di prostrazione dei medici nasce dalle condizioni di lavoro critiche in cui si trovano ad operare. È causato da carichi di lavoro sempre meno sostenibili, dalla poca sicurezza come testimoniato dalle continue aggressioni fisiche e verbali subite, dall’eccessiva burocrazia che li impegna troppo spesso alla compilazione di atti amministrativi allontanandoli dall’assistenza ai pazienti. Se è vero che prevenire è meglio che curare allora bisogna intervenire puntando sul giusto adeguamento economico rafforzando la rete ospedaliera con nuove assunzioni. Inoltre servirà adeguare le funzioni dei medici rendendoli sempre più partecipi della governance clinica. Tutto questo andrà fatto con la massima urgenza per evitare un collasso dell’assistenza ospedaliera”.

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Il mercato dell’Artificial Intelligent vale 370 mln, +27%

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2022

Cresce l’ecosistema italiano dell’Artificial Intelligence, sempre più imprese e consumatori si avvicinano a questa tecnologia dal potenziale ancora in parte inesplorato. Il mercato dell’intelligenza artificiale in Italia è cresciuto del +27% nel 2021, raggiungendo quota 380 milioni di euro, un valore raddoppiato in appena due anni, per il 76% commissionato da imprese italiane (290 milioni di euro), per il restante 24% come export di progetti (90 milioni di euro). Emerge però un forte divario nell’adozione per dimensioni di impresa: tra le grandi aziende, sei su dieci hanno avviato almeno un progetto di AI, tra le PMI sono appena il 6%. Si diffonde la conoscenza tra gli utenti: il 95% dei consumatori italiani ha già sentito parlare di AI, anche se solo il 60% ha realmente capacità di riconoscere funzioni di AI nei prodotti/servizi che utilizza. In generale, l’80% esprime un giudizio positivo sull’Intelligenza Artificiale, anche se emergono preoccupazioni legate a privacy, lavoro e etica. Nell’ultimo anno la Commissione europea ha presentato la proposta di Regolamento in materia di Intelligenza Artificiale per disciplinare lo sviluppo, l’uso e la commercializzazione di queste tecnologie. E anche l’Italia ha compiuto un importante passo in avanti, avviando il Programma Strategico per l’Intelligenza Artificiale, che identifica 24 politiche da implementare nel prossimo triennio per potenziare il sistema AI in Italia. Sono i risultati della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano*, presentata durante il convegno online “Intelligenza Artificiale: l’Italia s’è desta!”. Un terzo del mercato italiano dell’Artificial Intelligence (35%) riguarda progetti di algoritmi per analizzare ed estrarre informazioni dai dati (Intelligent Data Processing), ambito che segna anche una delle crescite maggiori, con un +32% rispetto al 2020. Seguono le soluzioni per l’interpretazione del linguaggio naturale (Natural Language Processing) con il 17,5% del mercato (+24%) e gli algoritmi per suggerire ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze (Recommendation System) con un’incidenza del 16% (+20%). In forte crescita rispetto all’anno scorso + 34%, i Chatbot e Virtual Assistant che si aggiudicano l’10,5% degli investimenti e le iniziative di Computer Vision, che analizzano il contenuto di un’immagine in contesti come la sorveglianza in luoghi pubblici o il monitoraggio di una linea di produzione (11% degli investimenti, ma in crescita del 41%). Infine, il 10% del mercato va alle soluzioni con cui l’AI automatizza alcune attività di un progetto e ne governa le varie fasi (Intelligent Robotic Process Automation) In uno scenario fortemente condizionato dalla crisi dei semiconduttori, che ha portato l’attesa per una scheda o un chip hardware ad alte prestazioni per l’Intelligenza Artificiale a una media di 35 settimane, si evidenziano due linee di evoluzione tecnologica per l’AI. Innanzitutto, la crescita di interesse con la pandemia per la Data Analysis, che consente di integrare ed elaborare in tempo reale dati di tipo eterogeneo. E poi l’attenzione alla sostenibilità, alla luce di alcune ricerche che hanno messo in luce come l’1% del consumo mondiale di energia riguardi i Data Center su cui sono eseguiti molti algoritmi di Intelligenza Artificiale e, soprattutto, come il training di una rete neurale profonda possa portare alla stessa generazione di CO2 di 5 automobili durante tutta la loro vita. La sostenibilità energetica entra a far parte del design delle soluzioni di Intelligenza Artificiale e nel futuro giocherà un ruolo sempre più rilevante dal punto di vista algoritmico, soprattutto nel mondo del deep learning. (abstract) fonte Aruba.it

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Deutsche Bank: la Bank for Entrepreneurs si rafforza con un importante ingresso nel Nord Est

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2022

Deutsche Bank annuncia l’ingresso di Paolo Astolfi come Senior Banker per il Nord Est del Business Banking, la struttura della Bank for Entrepreneurs dedicata alle Mid Caps e guidata da Mirko Cecchetto. Paolo Astolfi proviene da SACE dove negli ultimi 3 anni ha gestito il coverage per il Mid- Caps nel territorio dell’Emilia-Romagna e supportato l’export credit di importanti gruppi manifatturieri della Regione. In precedenza, ha maturato oltre 15 anni di esperienza nel Corporate Banking di BNL BNP Paribas in Emilia-Romagna, dove ha ricoperto ruoli di professional nel team di Structured Finance e di coverage settoriale nella divisione Large Corporate in qualità di Senior Banker dell’Industry Fashion & Luxury. Paolo Bartolini, Head of Business Banking di Deutsche Bank per l‘Area Nord Est, ha dichiarato: “L’arrivo nel team di un professionista di riconosciuto standing come Paolo, a cui va il nostro più caloroso benvenuto, rappresenta un ulteriore step per la crescita di Deutsche Bank nel Nord Est, area strategica nella quale abbiamo l’obiettivo di rafforzare la nostra presenza valorizzando, a beneficio delle tante famiglie imprenditoriali di rifermento, l’unicità della piattaforma di prodotti e servizi della Bank for Entrepreneurs”.

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