Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 221

“La moltiplicazione delle crisi non dà tregua alle imprese”

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2022

L’inattesa crisi pandemica del 2020, trascinatasi nel 2021, aveva già causato nel mondo della ristorazione 56 miliardi di perdite, determinando la chiusura di 45mila imprese, con le immaginabili conseguenze in termini di occupazione, dispersione delle competenze, fragilizzazione delle famiglie e impoverimento del tessuto sociale che proprio la rete dei Pubblici Esercizi italiani anima e caratterizza. Poi, mentre faticosamente calavano la curva e l’impatto dei contagi impennatisi nell’inverno, grazie anche alla diffusione dei vaccini, i primi mesi del 2022 hanno soffiato nuova aria di crisi: gli operatori hanno ormai cominciato a soffrire palesemente le conseguenze del caro energia e di una pericolosa fiammata inflattiva. L’esordio del 2022 per il settore della ristorazione ha visto crescere esponenzialmente il costo delle materie prime e della bolletta energetica delle aziende del settore, che registra aumenti dell’80%, tendenzialmente in ulteriore crescita, determinando un inevitabile aumento di prezzi, che alimenta inflazione aggiuntiva penalizzando la ripresa dei consumi e generando nuove difficoltà nel riscontrare le esigenze del mercato del lavoro. Un circolo vizioso che ha trovato nella guerra un detonatore ulteriore. Guerra vicinissima, aberrante nelle conseguenze umane, desolante per la fiducia dei mercati e i flussi internazionali, nefasta nelle conseguenze economiche anche di medio periodo, tra scarsità di materie prime, sanzioni commerciali moralmente doverose ma inevitabilmente dolorose anche per la parte che le commina.Questa la durissima analisi che l’Ufficio di Presidenza di FIPE-Confcommercio, ha condiviso, manifestando l’enorme preoccupazione per il contesto internazionale e per le ripercussioni sul mondo della ristorazione, dell’intrattenimento e la filiera turistica nel nostro Paese. Rischia di andare definitivamente in crisi il qualificato modello diffuso dei Pubblici Esercizi Italiani e si chiede al Governo di coinvolgere le rappresentanze d’impresa per trovare le soluzioni più efficaci a misura di economia reale.

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